Teodoto di Ancira con Alessandra
Il Santo Martire Teodoto e le Sante Sette Vergini Tekusa, Faine, Claudia, Matrona, Giulia, Alessandra ed Eufrasia vissero nella seconda metà del terzo secolo nella città di Ancira, in Galazia, e morirono come martiri per Cristo all’inizio del quarto secolo. San Teodoto era un locandiere ed era sposato.
Teoteknos, prefetto di Ancira, emanò un proclama con il quale informava i cristiani che erano obbligati a offrire sacrifici agli idoli, e che, se si fossero rifiutati, sarebbero stati torturati e uccisi. I pagani consegnavano i cristiani ai tormenti, e poi si spartivano i loro beni.
Teodoto non ebbe paura di seppellire le reliquie dei santi martiri, portandole via di nascosto oppure riscattandole dai soldati. Quando le chiese cristiane di Ancira furono distrutte e chiuse, la Divina Liturgia veniva celebrata nella sua locanda. Sapendo che lo attendeva il martirio, San Teodoto predisse al sacerdote Phrontonos che presto gli avrebbero portato le reliquie di martiri, in un luogo scelto da entrambi. In pegno delle sue parole, San Teodoto diede al sacerdote il suo anello.
In quel tempo sette sante vergini morirono per Cristo. La più anziana, Santa Tekusa, era la zia di San Teodoto. Le sante vergini Tekusa, Faine, Claudia, Matrona, Giulia, Alessandra ed Eufrasia si erano consacrate a Dio fin dalla giovinezza, vivendo in continua preghiera, digiuno, temperanza e opere buone. Tutte avevano raggiunto un’età avanzata.
Portate a giudizio come cristiane, le sante vergini confessarono con coraggio la loro fede in Cristo davanti a Teoteknos e furono consegnate ai tormenti, ma rimasero salde. Il prefetto le diede poi a giovani svergognati perché le disonorassero. Le sante vergini pregarono intensamente, chiedendo aiuto a Dio. Santa Tekusa cadde ai piedi di un giovane e, scostando il suo velo, gli mostrò i capelli grigi. I giovani si spaventarono e fuggirono piangendo. Il prefetto ordinò allora che le sante prendessero parte all’offerta di sacrifici agli idoli, ma di nuovo le sante vergini rifiutarono. Per questo furono condannate a morte. A ciascuna venne legata una pesante pietra alle gambe, e tutte e sette le sante vergini furono annegate in un lago.
La notte seguente Santa Tekusa apparve in sogno a San Teodoto, chiedendogli di prendere il suo corpo e di dargli sepoltura cristiana. San Teodoto, prendendo con sé il suo amico Policronio e diversi altri cristiani, andò al lago. Era buio, e una torcia illuminava la loro via. Il santo martire Sosandro apparve davanti alla guardia che i pagani avevano posto sulla riva del lago. La guardia, spaventata, fuggì in preda al terrore.
I cristiani trovarono i corpi dei santi martiri e li portarono in chiesa, dove furono sepolti. Venuto a sapere che i corpi dei santi martiri erano stati trafugati, il prefetto si infuriò e diede ordine di arrestare tutti i cristiani e di tormentarli. Anche Policronio fu catturato. Non potendo sopportare la tortura, egli accusò San Teodoto di aver rubato i corpi. San Teodoto era pronto a morire per Cristo. Parlando con altri cristiani, lasciò in eredità il suo corpo al sacerdote Phrontonos, al quale aveva dato il suo anello.
Il racconto della vita e del martirio di San Teodoto e delle sofferenze delle sante vergini fu compilato da Nilo, contemporaneo e compagno di San Teodoto. Nilo visse nella città di Ancira durante la persecuzione dei cristiani sotto l’imperatore Diocleziano, e fu testimone della morte del santo.
San Teodoto è commemorato anche il 7 giugno.



