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Isidoro di Rostov - immagine

Isidoro di Rostov

05-14

San Isidoro Tverdislov (“Fermezza di parola”), folle per Cristo, taumaturgo di Rostov. Nacque in Germania da genitori ricchi. Fin dalla giovinezza condusse “una vita incontaminata e possedeva un’intelligenza piena di compassione”. Lasciata la casa paterna e “desiderando il Regno di Dio”, san Isidoro distribuì le sue ricchezze ai poveri. Preso il bastone del pellegrino, visitò molte terre e città.

Fu cresciuto nel cattolicesimo, e non è noto dove abbia accettato la santa fede ortodossa. Infine giunse in Russia e decise di vivere a Rostov. Qui san Isidoro, “nella sporcizia e nella neve e nella pioggia e nel freddo” e “sopportando ogni oltraggio”, si stabilì in una baracca di legno sconnessa che egli stesso aveva costruito. Scelse una vita di follia per amore di Cristo, quale san Paolo la descrive nella sua Epistola (1 Cor 4,10-13).

San Isidoro passava tutto il suo tempo in ininterrotta preghiera, non permettendosi molto sonno o riposo. “Stava in veglia e lode per tutta la notte” per dedicare il suo corpo “per sempre a Dio”.

Di giorno il beato percorreva la città, comportandosi come un folle. “Come il Giobbe di un tempo nella sua pazienza”, il beato Isidoro, pur essendo ancora in vita, era “un angelo terreno e un uomo celeste”, “un’anima compassionevole, e pura di pensiero, e un cuore vigilante e una fede inespugnabile, e un amore vero senza finzione”. Durante la sua vita ricevette la grazia di operare miracoli.

San Isidoro si addormentò nel Signore nell’anno 1474. Si seppe della sua morte solo quando, passando accanto alla sua baracca, notarono una fragranza particolare. Sul luogo della sua sepoltura nella città di Rostov fu costruita la chiesa dell’Ascensione del Signore, nella quale le sue reliquie riposano in una cripta come fonte di miracoli fino ad oggi.

Il beato Isidoro è chiamato “Tverdislov” [“Fermezza di parola”] poiché parlava in continuazione. [Il titolo “Tverdislov” sembra essere unico per san Isidoro. Questo racconto supplementare su di lui è tratto dalla Nastolnaya Kniga di Bulgakov (1900).]