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Isidoro e Mirope di Chio - immagine

Isidoro e Mirope di Chio

05-14

San Isidoro visse durante il regno dell’imperatore Decio (249-251) e proveniva da Alessandria d’Egitto. Era un ufficiale della marina romana quando la flotta comandata dall’ammiraglio Numerio si trovò per caso ancorata presso l’isola greca di Chio. Lì il cristianesimo non era perseguitato, e forse san Isidoro non fu cauto quanto avrebbe dovuto. In qualche modo il centurione Giulio scoprì che Isidoro era cristiano, e lo denunciò all’ammiraglio Numerio.

L’ammiraglio lo fece convocare per accertare se l’accusa fosse vera o no. San Isidoro ammise di essere davvero cristiano e rifiutò di offrire sacrifici agli idoli inanimati. Numerio lo esortò a obbedire al decreto dell’imperatore di offrire sacrifici, affinché non fosse sottoposto a tortura. San Isidoro rispose: «Tu puoi essere in grado di uccidere il mio corpo, ma non hai potere sulla mia anima. Il vero Dio vivente, Gesù Cristo, dimora in me; anche dopo la mia morte Egli sarà con me, e io con Lui. Io dimorerò in Lui e non cesserò mai di confessarLo finché ci sarà respiro nel mio corpo».

San Isidoro fu condotto a subire la tortura. In mezzo alle sofferenze, egli lodava Cristo Dio e scherniva gli idoli pagani. Poiché san Isidoro continuava a rifiutare di offrire il sacrificio prescritto, fu gettato in prigione.

Quando il padre del santo venne a sapere ciò, si recò a Chio per convincere Isidoro a rinnegare Cristo. Riuscì a persuadere Numerio a consegnargli Isidoro in custodia, dicendo che avrebbe cercato di ricondurlo indietro. Il santo, però, supplicò suo padre di aprire gli occhi della sua anima e di conoscere la verità su Cristo. Suo padre fu molto contrariato da queste parole, e non riusciva ad accettare che suo figlio avesse scelto di credere in Cristo piuttosto che seguire l’idolatria dei suoi antenati. Vedendo che san Isidoro non avrebbe cambiato idea, lo ripudiò e lo rimandò all’ammiraglio Numerio, chiedendogli di mettere a morte suo figlio immediatamente.

Per prima cosa, l’ammiraglio ordinò che Isidoro fosse percosso con fruste, e poi trascinato su un terreno roccioso. In seguito, gli fu tagliata la lingua. Anche senza la lingua, san Isidoro era ancora in grado di parlare, per la grazia di Dio, e continuò a confessare Cristo. Nel frattempo, Dio punì Numerio facendo sì che perdesse il potere della parola. Infine, l’ammiraglio diede il segnale di decapitare Isidoro. All’udire la sentenza, il santo martire fu colmo di gioia. Lodando Dio, fu condotto al luogo dell’esecuzione, dove fu decapitato.

Dopo il martirio del santo, il suo corpo fu gettato in un pozzo perché fosse divorato dagli animali, ma due cristiani, i santi Ammonios (4 settembre) e Mirope (2 dicembre), presero di nascosto il suo corpo e lo seppellirono in un luogo segreto, con tutti gli onori dovuti. Il malvagio Numerio seppe che il corpo del martire era stato trafugato e volle uccidere le due guardie alle quali era stato ordinato di impedire che il corpo fosse portato via. Venendo a sapere che uomini innocenti avrebbero sofferto per la sua buona azione, santa Mirope si presentò davanti alle autorità e dichiarò di essere stata lei a trafugare il corpo del martire e a seppellirlo, ma rifiutò di rivelare dove.

Numerio ordinò che la santa vergine fosse frustata, e infine ella fu rinchiusa in prigione, coperta di ferite. Ma il Signore non lasciò senza consolazione la sua martire. A mezzanotte una luce celeste illuminò la prigione, e numerosi angeli le apparvero con san Isidoro in mezzo a loro. «Pace a te, Mirope», egli le disse. «Dio ha ascoltato la tua preghiera, e presto sarai con noi e riceverai la corona che è stata preparata per te».

La santa martire esultò e in quello stesso istante rese la sua anima a Dio. Dal suo corpo emanò una soave fragranza, che riempì l’intera prigione. Una delle guardie, vedendo tutto questo e sentendo la fragranza, raccontò la visione a un sacerdote. Egli credette in Cristo e fu battezzato. Poco dopo, subì anch’egli il martirio. In seguito, lo stesso sant’Ammonios fu messo a morte nella città di Kyzikos.

Il corpo di santa Mirope fu deposto accanto a quello del martire Isidoro, e fu edificata una cappella sopra le tombe. Nel V secolo, san Markianos (10 gennaio), Oikonomos della Grande Chiesa di Hagia Sophia (Santa Sapienza) a Costantinopoli, edificò una cappella presso la chiesa di Hagia Eirene (Santa Pace). Egli trasferì anche il cranio del santo e una parte delle sue reliquie a Costantinopoli, e le collocò nella chiesa della Santissima Theotokos a Peran.

Nel VI secolo, l’esistenza del resto delle reliquie del santo sull’isola di Chio, e i numerosi miracoli che vi avvenivano, sono attestati da san Gregorio di Tours (17 novembre) nel suo libro Liber in Gloria Martyrum (Libro della Gloria dei Martiri):

«Il martire Isidoro è sepolto sull’isola di Chio. Nella chiesa del santo c’è un pozzo nel quale si dice che egli sia stato gettato. Dopo aver bevuto l’acqua di questo pozzo, persone possedute, coloro che hanno febbri e altri malati vengono spesso guariti. Si dice che i credenti spesso vi vedano una luce, simile a una candela accesa. Io stesso ho incontrato un sacerdote che insisteva di aver spesso visto questa luce dall’apertura del pozzo. Su quest’isola si raccoglie un seme dagli alberi di lentisco che, a quanto dicono, non si trovano in altre regioni».

La tradizione locale concorda che nel luogo dove san Isidoro fu martirizzato, i lentischi versano lacrime profumate a causa della sofferenza del santo martire. La tradizione ritiene che il mastice, che è un importante prodotto dell’isola di Chio, possa essere raccolto e preparato solo dagli alberi vicini al luogo del martirio del santo.