Pacomio atonita m
Il santo Nuovo Martire Pacomio era originario della Piccola Russia, e fu catturato da Tatari musulmani che lo resero schiavo. Fu condotto a Usaki, vicino all’antica città di Philadelphia in Asia Minore, dove fu venduto a un conciatore musulmano.
Mentre insegnava a Pacomio il proprio mestiere, il conciatore cercava anche di istruirlo nella religione islamica e di convertirlo. Sebbene Pacomio fosse desideroso di imparare il nuovo lavoro del suo padrone, non aveva alcun desiderio di diventare musulmano. Poiché non voleva rinnegare Cristo, talvolta veniva picchiato e privato del cibo.
Questo fedele guerriero di Cristo visse per ventisette anni come schiavo, lavorando per il padrone nella conceria. Il conciatore era così soddisfatto del lavoro del suo servo che gli offrì in moglie la propria figlia e volle farne il proprio erede, benché il giusto rifiutasse di convertirsi all’Islam. Poiché avrebbe dovuto diventare musulmano per sposare la figlia del conciatore e per ereditare qualcosa da lui, Pacomio rifiutò l’offerta. Colpito dalla posizione di principio del suo servo, il conciatore liberò il Santo e gli disse che poteva andare dove voleva.
San Pacomio si ammalò proprio poco prima di lasciare il suo padrone. Alcuni musulmani diffusero la voce che egli aveva già rinnegato Cristo e accettato la loro religione. A causa della sua malattia non lo circonciserono, ma lo vestirono con abiti verdi, come quelli che portano i musulmani. Ai cristiani non era permesso indossare il colore verde. Quando si riprese, Pacomio si recò a Smirne e divenne mercante.
Dopo qualche tempo, il santo abbandonò i suoi abiti musulmani e si recò al Monastero di San Paolo sul Monte Athos. Là incontrò lo ieromonaco Giuseppe, gli confessò i segreti del suo cuore e gli disse che desiderava farsi monaco. Visse con l’anziano Giuseppe per i dodici anni successivi, conducendo la vita monastica e acquisendo le virtù.
Dopo aver sentito parlare di Sant’Acacio di Kavsokalyvia (12 aprile), si trasferì in quel monastero e divenne discepolo dell’anziano Acacio. Per sei anni si dedicò alla vita di incessante preghiera, e divenne il vero modello e paradigma di un monaco virtuoso.
Giorno dopo giorno, in lui cresceva il desiderio di diventare martire per Cristo, perché temeva di aver pronunciato, quand’era malato e fuori di sé, qualche parola avventata e di aver rinnegato il Signore. Sant’Acacio cercò di persuaderlo a non seguire questa strada, perché pensava che tale desiderio potesse nascere dall’orgoglio di Pacomio.
Sant’Acacio non voleva lasciare partire Pacomio, e perciò decise di metterne alla prova la determinazione. Per l’anno seguente gli impose diverse regole e obbedienze, ed entrambi pregarono che Dio manifestasse loro la Sua volontà. Consultarono anche i Padri più virtuosi della Santa Montagna, i quali furono tutti d’accordo che Pacomio dovesse essere benedetto a lasciare il monastero e a cercare il martirio. Egli depose l’abito monastico e indossò i vestiti di un semplice cristiano. Lo fece affinché le sue azioni non provocassero rappresaglie contro i monasteri del Monte Athos.
Accompagnato dall’anziano Giuseppe, Pacomio tornò a Usaki, il luogo del suo supposto rinnegamento di Cristo. L’anziano Giuseppe si fermò in una locanda, mentre Pacomio si recò alla casa del suo antico padrone, e poi si mise a camminare per il mercato, sperando di essere riconosciuto. Non passò molto tempo prima che fosse arrestato e condotto davanti al kadi. Fu accusato di aver accettato l’Islam e poi di essere tornato alla fede cristiana, un “crimine” punibile con la morte. I suoi accusatori additavano l’abbigliamento cristiano del santo come prova. «Ecco che sorta di vesti indossa», gridavano.
Il kadi disse a Pacomio che non gli era permesso indossare abiti cristiani, poiché in precedenza aveva rinnegato Cristo. Lo esortò a tornare a essere musulmano, altrimenti sarebbe stato messo a morte. Con coraggio risoluto, San Pacomio rispose che aborriva la loro religione e che non avrebbe mai rinnegato il Salvatore. Inoltre dichiarò di essere del tutto disposto a sopportare qualsiasi tortura e a morire per Cristo molte volte, se una cosa del genere fosse stata possibile.
Il santo fu gettato in prigione, dove fu privato del cibo, del sonno e di ogni genere di conforto. In quel periodo fu sostenuto unicamente dalla sua fiducia nel Signore. Dopo tre giorni, fu condannato a morte. Il martire esultò e disse al kadi di eseguire la sentenza senza indugio.
Legato e trascinato al luogo dell’esecuzione, San Pacomio fu maledetto e sputato da alcuni dei Turchi presenti nella folla, mentre altri lo esortavano a ritornare all’Islam. Mentre il santo atleta di Cristo si inginocchiava per essere decapitato, perfino il boia lo scongiurò di salvarsi accettando la religione musulmana. San Pacomio rimase fermo nella sua decisione e disse al boia di fare senza indugio ciò che gli era stato ordinato. Il vittorioso martire fu decapitato il 7 maggio 1730 (che in quell’anno cadeva nella Festa dell’Ascensione), ricevendo così da Cristo una corona incorruttibile.
Il corpo di San Pacomio rimase esposto alle intemperie per tre giorni, poi fu concesso agli Ortodossi di seppellirlo. Dopo la sepoltura, il boia fu posseduto dai demòni, e correva per la città urlando e schiumando alla bocca. Morì qualche giorno dopo.
L’anziano Giuseppe lasciò la locanda dove si nascondeva e si recò nel luogo dove si trovava il corpo del santo. Parlò a San Pacomio come se fosse ancora vivo. «Mio caro Pacomio», disse, «hai raggiunto ciò che desideravi. Intercedi presso il Signore per me e per tutti coloro che invocano te».
Padre Giuseppe era angosciato al pensiero di tentare di lasciare la regione senza essere catturato. San Pacomio gli apparve in sogno e disse: «Non temere, o anziano, perché non ti capiterà alcun male». Fidandosi delle parole del santo, lasciò la città e tornò alla Santa Montagna senza alcun problema.
Una donna cristiana del luogo, che soffriva da molti anni di forti emicranie, pregò San Pacomio e chiese il suo aiuto. Mise un po’ del suo sangue sulla testa, e fu guarita. Scrisse ai monaci del Monte Athos, chiedendo loro di dipingere per lei un’icona del martire. Poiché lo avevano conosciuto quando viveva lì, ricordavano il suo aspetto e poterono dipingere l’icona. La donna ricevette l’icona e onorò con riverenza la memoria di San Pacomio ogni anno, nel giorno anniversario del suo martirio.
In seguito, le sue sante reliquie furono portate al Monastero di San Giovanni sull’isola di Patmos. Il 26 gennaio 1953 il Monastero di San Giovanni donò una parte delle reliquie di San Pacomio al Monastero di San Paolo sul Monte Athos, dove il santo aveva vissuto per un certo tempo.
Per le preghiere del santo Nuovo Martire Pacomio, possa anche a noi essere concesso di essere trovati degni del Regno dei Cieli.

