Pietro di Sicilia
San Pietro il Taumaturgo, vescovo di Argo nel Peloponneso, visse tra il IX e l’inizio del X secolo, ed era stato cresciuto da genitori pii. I genitori di San Pietro, e poi anche i suoi fratelli Paolo, Dionysios, Platon e lo stesso San Pietro, divennero tutti monaci. San Pietro si dedicò con zelo alle fatiche monastiche, superando tutti i suoi confratelli. Questo attirò l’attenzione del vescovo italiano Nikolaos (che dal 895 fu Patriarca di Costantinopoli), il quale desiderava elevarlo al grado di vescovo. San Pietro rifiutò, ritenendosi indegno di un tale onore.
Il vescovo Nikolaos consacrò Paolo, fratello di San Pietro, come vescovo di Corinto, e San Pietro andò da suo fratello e visse con lui, assumendo su di sé la lotta spirituale del silenzio. Dopo un anno alcuni emissari giunsero dal vescovo Paolo, provenienti dalla città di Argo, dove il vescovo era morto, e chiesero San Pietro come loro vescovo. Dopo lunghe ed intense suppliche, San Pietro alla fine diede il suo consenso. Come vescovo, San Pietro si affaticò con zelo nella guida del suo gregge. Era straordinariamente compassionevole, prendendosi cura di quanti erano nel bisogno, specialmente orfani e vedove.
Il santo nutrì gli affamati negli anni di carestia. Per mezzo delle sue preghiere il cibo messo da parte per gli affamati non veniva mai a mancare. Il santo inoltre riscattava i prigionieri, guariva i malati e gli afflitti, e possedeva il dono della chiaroveggenza. Il santo predisse il giorno della sua morte, e si dipartì verso il Signore all’età di settant’anni. Le sue reliquie furono trasferite da Argo a Nauplos nel 1421, stillando myron e compiendo miracoli e guarigioni.



