Boris e Gleb uguali agli Apostoli
Traslazione delle reliquie dei Santi portatori della Passione Boris e Gleb. San Boris (24 luglio) era fratello del Gran Principe di Kiev Yaroslav il Saggio (1019-1054), e fu battezzato con il nome di Roman. Il principe Boris, assassinato, fu sepolto nella chiesa di San Basilio il Grande a Vyshgorod, presso Kiev.
Il metropolita Giovanni I di Kiev (1008-1035) e il suo clero accolsero solennemente le reliquie incorrotte del santo portatore della Passione Gleb e le collocarono nella chiesa dove riposavano le reliquie di San Boris. Ben presto il luogo di sepoltura fu glorificato da miracoli. Allora le reliquie dei santi fratelli Boris e Gleb furono tolte da terra e poste in una cappella costruita appositamente. Il 24 luglio 1026 fu consacrata una chiesa a cinque cupole, costruita da Yaroslav il Saggio, in onore dei santi martiri.
Negli anni successivi, la chiesa dei Santi Boris e Gleb a Vyshgorod, che conteneva le reliquie dei santi portatori della Passione, divenne la chiesa di famiglia degli Yaroslavichi, il loro santuario dell’amore fraterno e del servizio alla nazione. Il simbolo della loro unità era la celebrazione della Traslazione delle reliquie di Boris e Gleb, osservata il 2 maggio. La storia dell’istituzione di questa festa è legata agli eventi precedenti della storia russa. Il 2 maggio 1069 il Gran Principe Iziaslav, che era stato scacciato dal principato per sette mesi (cioè da settembre 1068) a causa di una rivolta del popolo di Kiev, entrò in Kiev. In ringraziamento per l’aiuto di Dio nel ristabilire la pace nella terra russa, il principe costruì una nuova chiesa in sostituzione di una struttura più antica. Due metropoliti, Giorgio di Kiev e Neofito di Chernigov, parteciparono alla sua consacrazione con altri vescovi, igumeni e chierici. Il trasferimento delle reliquie, al quale parteciparono tutti e tre gli Yaroslavichi (Iziaslav, Svyatoslav, Vsevolod), fu fissato per il 2 maggio e fu designato come celebrazione annuale.
Svyatoslav Yaroslavich, Principe di Kiev tra il 1073 e il 1076, si adoperò per trasformare il tempio dei Santi Boris e Gleb in una chiesa di pietra, ma riuscì a costruirne le mura solo fino a otto cubiti di altezza. In seguito Vsevolod (+ 1093) portò a termine la costruzione della chiesa, ma essa crollò durante la notte.
La venerazione dei Santi Boris e Gleb si sviluppò al tempo dei nipoti di Yaroslav, producendo spesso tra loro una singolare gara di pietà. Il figlio di Iziaslav, Svyatopolk (+ 1113), fece realizzare reliquiari d’argento per i santi. Nel 1102 il figlio di Vsevolod, Vladimir Monomakh (+ 1125), mandò dei maestri artigiani di notte e in segreto adornò i reliquiari d’argento con foglia d’oro. Il figlio di Svyatoslav, Oleg (+ 1115), li superò. Egli era chiamato “Gorislavich” ed è menzionato nel “Canto della schiera di Igor”. Egli “intendeva rialzare la pietra (chiesa) crollata e assunse dei costruttori.” Provvide a tutto ciò che era necessario.
La chiesa fu pronta nell’anno 1111 e Oleg “fece pressione e supplicò Svyatopolk di trasferirvi le sante reliquie.” Svyatopolk non voleva farlo, “perché non era lui ad aver costruito questa chiesa.”
La morte di Svyatopolk Iziaslavich (+ 1113) portò una nuova insurrezione a Kiev, che per poco non costò la vita a Vladimir Monomakh, che era diventato Gran Principe di quella città. Egli decise di coltivare l’amicizia con i Svyatoslavichi attraverso la solenne traslazione delle reliquie nella chiesa di Oleg. “Vladimir radunò i suoi figli, e David e Oleg con i loro figli. Tutti giunsero a Vyshgorod. Vennero tutti gli ierarchi, gli igumeni, i monaci e i sacerdoti, riempendo tutta la città e non vi rimase più spazio per i cittadini lungo le mura.”
La mattina del 2 maggio 1115, domenica delle Mirofore, si cominciò a cantare il Mattutino in entrambe le chiese, quella vecchia e quella nuova, e iniziò la traslazione delle reliquie. I tre furono separati. “Per primo portarono San Boris su un carro, e con lui andavano il metropolita Vladimir e il suo clero.” Su altri carri andava San Gleb “e David con i vescovi e il clero.” (Oleg li attendeva nella chiesa).
Questa separazione fu mantenuta nelle generazioni successive. San Boris fu considerato protettore celeste dei Monomashichi; San Gleb, degli Ol’govichi e dei Davidovichi. Quando Vladimir Monomakh parla di Boris nel suo “Testamento”, non menziona Gleb. Nella linea degli Ol’govichi, nessuno dei principi ricevette il nome Boris.
In generale i nomi Boris e Gleb, e così pure Roman e David, furono stimati da molte generazioni di principi russi. I fratelli di Oleg Gorislavich si chiamavano Roman (+ 1079), Gleb (+ 1078), David (+ 1123), e uno dei suoi figli portava il nome di Gleb (+ 1138).
Da Monomakh vennero i figli Roman e Gleb; da Yuri Dolgoruky, Boris e Gleb; da San Rostislav di Smolensk, Boris e Gleb; da Sant’Andrea Bogoliubsky, San Gleb (+ 1174); da Vsevolod Nido Grande, Boris e Gleb. Tra i figli di Vseslav di Polotsk (+ 1101) vi era l’intera serie dei nomi dei “Santi Boris e Gleb”: Roman, Gleb, David, Boris.
I santuari di Vyshgorod non erano gli unici centri di venerazione liturgica dei Santi Boris e Gleb. Questa si diffuse in tutta la terra russa. Prima di tutto vi erano chiese e monasteri in luoghi specifici legati al martirio dei santi e al loro aiuto miracoloso alle persone: il tempio di Boris e Gleb a Dorogozhich, sulla strada per Vyshgorod, dove morì San Boris; il monastero dei Santi Boris e Gleb a Tmo, presso Tver, dove il cavallo di Gleb si ferì a una zampa; un monastero con lo stesso nome a Smyadyno, nel luogo dell’assassinio di Gleb; e presso il fiume Tvertsa, vicino a Torzhok (fondato nel 1030), dove era conservata la testa di San Giorgio l’Ungaro [nota del traduttore: il servo prediletto di San Boris fu decapitato per rubare il medaglione d’oro che San Boris gli aveva donato]. Chiese dedicate ai Santi Boris e Gleb furono costruite sull’Alta, in memoria della vittoria di Yaroslav il Saggio su Svyatopolk il Maledetto il 24 luglio 1019; e anche a Gzena presso Novgorod, dove Gleb Svyatoslavich sconfisse un mago.
Gli Ol’govichi e i Monomashichi gareggiavano tra loro nel costruire chiese dedicate ai santi martiri. Lo stesso Oleg, oltre alla chiesa di Vyshgorod, costruì la cattedrale dei Santi Boris e Gleb nella Vecchia Ryazan nel 1115 (perciò la diocesi fu poi chiamata dei Santi Boris e Gleb). Suo fratello David costruì anch’egli a Chernigov (nel 1120). Nell’anno 1132 Yuri Dolgoruky costruì una chiesa di Boris e Gleb a Kideksh, sul fiume Nerla, “dove era stato l’accampamento di San Boris.” Nel 1145, San Rostislav di Smolensk “pose una chiesa di pietra a Smyadyno”, presso Smolensk. L’anno seguente fu costruita la prima chiesa (in legno) dei Santi Boris e Gleb a Novgorod. Nel 1167 le fondamenta di pietra sostituirono il legno, e la chiesa fu completata e consacrata nell’anno 1173. Le Cronache di Novgorod nominano il leggendario Sotko Sytinich come costruttore della chiesa.
I santi portatori della Passione Boris e Gleb furono i primi santi russi glorificati dalle Chiese russa e bizantina. Un servizio in loro onore fu composto poco dopo la loro morte, e il suo autore fu San Giovanni I, metropolita di Kiev (1008-1035), come conferma un Menaion del XII secolo. Le innumerevoli copie della loro Vita, i resoconti delle reliquie, i miracoli e le lodi nei manoscritti e nei libri a stampa dei secoli XII-XIV testimoniano la speciale venerazione dei santi martiri Boris e Gleb in Russia.
[nota del traduttore: Né questo racconto né quelli delle singole feste danno i dettagli del loro martirio. Forse si presume che il lettore conosca la storia, o forse è troppo doloroso narrarla. I santi scelsero di non prendere le armi per difendersi, né di fuggire per mettersi in salvo. Nelle loro preghiere finali essi fanno riferimento alla volontaria sofferenza e morte del Signore, come riportato dai cronisti. Poiché accettarono mansuetamente una morte ingiusta per amore di Cristo, sono conosciuti come “portatori della Passione”.]



