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San Cirillo, vescovo di Turov

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San Cirillo, vescovo di Turov, nacque da genitori ricchi negli anni Trenta del XII secolo nella città di Turov, sul fiume Pripjat.

Fin dalla giovinezza San Cirillo leggeva con zelo i libri sacri e ne raggiunse una profonda comprensione. Studiò non solo in russo, ma anche in greco. Giunto alla maturità, San Cirillo rifiutò la sua eredità e fu tonsurato nel monastero dei Santi Boris e Gleb di Turov. Lottò molto nel digiuno e nella preghiera e insegnò ai monaci a obbedire all’igumeno. Un monaco che non è obbediente all’igumeno non adempie il suo voto e perciò non può essere salvato.

Ci sono giunti tre scritti di San Cirillo sulla vita monastica, uno dei quali, “Un racconto sul clero nero secondo l’Antica Legge e secondo la Nuova”, può essere attribuito al periodo del suo soggiorno in monastero.

Dopo un certo tempo San Cirillo visse su una colonna, dove accrebbe le sue ascesi e meditava sulla Sacra Scrittura. Molti si rivolgevano a lui per consiglio nella vita spirituale.

La santità di vita di San Cirillo e la sua profonda illuminazione divennero note a molti, perciò fu scelto come vescovo di Turov. Nel 1169 San Cirillo prese parte a un concilio che censurò il vescovo Teodoro, che occupava la cattedra di Vladimir-Suzdal e che cercava di separarsi dalla metropolia di Kiev. San Cirillo denunciò l’eresia di Teodoro e scrisse molte lettere al santo principe Andrea Bogoljubskij (4 luglio), nelle quali gli offriva istruzione e guida per scoprire la causa dei disordini ecclesiastici nella regione di Rostov.

A causa del suo amore per la solitudine, San Cirillo lasciò la sua sede (già nell’anno 1182 il vescovo Lorenzo è menzionato come vescovo di Turov) e si dedicò interamente alla scrittura spirituale. Compose un discorso sul ciclo annuale delle feste del Signore, ma non tutte ci sono pervenute. Le opere di San Cirillo meritano un posto accanto alle opere dei santi Padri nelle raccolte di libri.

La raccolta più completa delle opere di San Cirillo di Turov, pubblicata dal vescovo Eugenio di Turov nel 1880, comprende:

Omilia per la Domenica delle Palme, dai racconti evangelici

Omilia per la Santa Pasqua nel Giorno Radioso della Risurrezione di Cristo, dai racconti profetici

Omilia per la Domenica dopo Pasqua, sul Rinnovamento della Risurrezione, sull’Artos [pagnotta benedetta a Pasqua], e sul Tocco di Tommaso al Fianco del Signore

Omilia sulla Deposizione del Corpo di Cristo e sulle Mirofore, dal racconto evangelico, e in lode di Giuseppe nella Terza Domenica dopo Pasqua

Omilia sul Paralitico dalla Genesi e dal racconto evangelico, nella Quarta Domenica dopo Pasqua

Omilia sul Cieco e sull’inimicizia dei Giudei dal racconto evangelico, nella Quarta Domenica dopo Pasqua

Omilia sull’Ascensione del Signore, nel Giovedì della Sesta Settimana dopo Pasqua, dai decreti profetici, e sul Rialzare la stirpe di Adamo dagli inferi

Omilia sui Santi 318 Padri, dai Libri Santi, su Cristo Figlio di Dio, e in lode dei Padri del Santo Concilio di Nicea, nella Domenica prima di Pentecoste

Parabola sul Cieco e lo Zoppo

Parabola sull’Anima Umana, e sul Corpo, e sulla Trasgressione dei Comandamenti di Dio, e sulla Risurrezione del Corpo Umano, e sul Futuro Giudizio, e sul Tormento

Racconto sul clero nero, dall’Antico Testamento e dal Nuovo, che ha una forma comune, e sul compimento di questa realtà

Alll’igumeno Basilio: una Parabola sul clero bianco, e sul Monachesimo, e sull’Anima, e sul Pentimento

Lettera di un certo Anziano al beato archimandrita Basilio sul Grande Schema

Quattro Preghiere della Domenica (dopo il Mattutino, le Ore, e due dopo i Vespri)

Quattro Preghiere del Lunedì

Quattro Preghiere del Martedì

Cinque Preghiere del Mercoledì (dopo il Mattutino, le Ore, e tre dopo i Vespri)

Tre Preghiere del Giovedì (dopo il Mattutino, le Ore, i Vespri)

Quattro Preghiere del Venerdì (dopo il Mattutino, le Ore, e due dopo i Vespri)

Sei Preghiere del Sabato (due dopo il Mattutino, una dopo le Ore, e tre dopo i Vespri)

Canone di Molieben

Confessione e Ricordo.

Più tardi fu scoperta l’“Omilia sull’Illuminazione del Signore nostro Gesù Cristo”. Il santo compose anche un “Grande Canone di Pentimento al Signore in Capitoli Alfabetici”. Come teologo San Cirillo riteneva che il suo compito fosse discernere il significato vero e nascosto dei vari testi della Sacra Scrittura.

San Cirillo morì il 28 aprile 1183. I suoi contemporanei lo consideravano un Crisostomo russo. Il santo scrisse umilmente di se stesso: “Io non sono un mietitore, ma raccolgo covoni di grano; non sono un artista nelle cose letterarie.” Fu sempre consapevole del sublime servizio gerarchico al quale il Signore lo aveva chiamato: “Se io parlassi secondo le mie opinioni, fareste bene a non venire in chiesa, ma io vi annuncio la Parola di Dio. Vi leggo i racconti di Cristo. Vi presento le parole di Dio, più preziose dell’oro o di altre pietre, più dolci del mèle o del favo, e voi ne sareste privati non venendo in chiesa, … ma io lodo e benedico quelli di voi che vengono.”