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San Sukios martire e i diciannove martiri con lui - immagine

San Sukios martire e i diciannove martiri con lui

04-15

Il santo martire Suchias e i suoi sedici compagni georgiani erano illustri dignitari che servivano alla corte del sovrano albanese (Hagbanita) (cioè l’“Albania caucasica” nell’attuale territorio dell’Azerbaigian).

Scortando la figlia del sovrano albanese, Satenika, moglie dell’imperatore armeno Artaxar (88-123), san Suchias e i suoi sedici compagni giunsero ad Artashat, l’antica capitale dell’Armenia (la città fu poi distrutta dai Romani nell’anno 163).

In quel tempo predicava là un cristiano greco di nome Chrysos, che era stato illuminato e ordinato dal santo apostolo Taddeo (21 agosto). I dignitari georgiani giunsero alla fede in Cristo Salvatore e decisero di consacrare la loro vita al servizio di Dio. Tutti e diciassette i neoconvertiti seguirono Chrysos in Mesopotamia. Quando il vescovo Chrysos li battezzò nelle acque dell’Eufrate, fu loro concesso di contemplare il Signore della Gloria, Gesù Cristo.

I santi martiri eressero una croce nel luogo del loro Battesimo e la chiamarono “Croce dell’Annunciazione”. Il vescovo Chrysos diede a tutti i santi nuovi nomi: il più anziano fu chiamato Suchias (in sostituzione del suo vecchio nome Bagadras), e i suoi compagni furono chiamati Andrea, Anastasio, Talale, Theodoritus, Ivherion, Giordano, Kondrat, Lukian, Mimnenus, Nerangius, Polyeuctus, Giacomo, Phoka, Domentian, Vittore e Zosimas.

Dopo la morte martirica del vescovo Chrysos, san Suchias divenne la guida spirituale dei fratelli. Ben presto tutti si stabilirono in un luogo selvaggio sul monte Sukaketi, non lontano dal villaggio di montagna di Bagrevandi. Qui gli antichi dignitari condussero una vita ascetica molto severa. La scarsa vegetazione montana serviva loro da cibo, e bevevano da una fredda sorgente d’acqua.

Il nuovo sovrano della pagana Albania, Datianos, seppe che i suoi antichi funzionari avevano abbracciato il Cristianesimo ed erano andati a vivere in solitudine. Mandò il suo collaboratore Barnapas con un distaccamento di soldati per persuaderli a tornare a corte e a ritornare anche alla loro antica fede. Barnapas cercò san Suchias e i suoi compagni, ma, mantenendo il loro voto di servizio a Dio, essi rifiutarono ogni supplica.

Allora, per ordine di Barnapas, san Suchias e i suoi compagni furono distesi e inchiodati a terra, e poi bruciati. Dopo di ciò, i loro corpi furono fatti a pezzi e sparsi tutt’intorno al monte Sukaketi, dal quale i martiri ricevettero anche il titolo di “Mesukevians” (più correttamente, “Sukaketians”). Ciò avvenne nell’anno 123 (secondo un altro racconto, nell’anno 130; sebbene un manoscritto athonita dell’XI secolo, del monastero di Ivḗron, indichi l’anno 100).

Le sante reliquie dei martiri rimasero incorrotte e insepolte fino al IV secolo, quando furono deposte in tombe e consegnate alla terra dai cristiani del luogo (i nomi dei santi martiri furono trovati scritti su una parete rocciosa).

Il santo ieromartire Gregorio, Illuminatore dell’Armenia (30 settembre), costruì una chiesa in quel luogo e vi fondò un monastero. In seguito, vi fu scoperta una sorgente d’acqua miracolosa.