Sant’Acacio il Nuovo, il Kavsokalyvita
San Acacio il Nuovo era un monaco del monastero della Santa Trinità di San Dionisio dell’Olimpo (24 gennaio) a Zagora. Dopo aver visitato diversi monasteri sul Monte Athos, il santo, su consiglio del suo padre spirituale, il padre Galacteon, si stabilì nello skete-monastero di San Massimo il Kavsokalyvita (“Kavsokalyvites”, 13 gennaio), il quale più volte apparve all’asceta.
Le fatiche ascetiche di San Acacio erano estremamente severe: al posto del pane egli mangiava erba secca, che tritava con un pezzo di marmo. Quando gli fu chiesto quanto un monaco dovesse dormire, rispose che per un vero monaco anche mezz’ora era sufficiente. Diceva: «Per vincere la carne, un monaco deve praticare due virtù: il digiuno e la veglia.» Nonostante la sua età e la malattia, egli ne era un esempio.
Una volta, quando San Acacio era venuto di domenica alla chiesa dello skete, l’igumeno Neofito gli porse il proprio bastone e disse: «Padre, prendi il bastone e sii il Superiore di tutti questi fratelli fino al tuo ultimo respiro.» San Acacio baciò la mano dell’igumeno e accettò il bastone con tutta umiltà. Sebbene in precedenza camminasse con un bastone a causa dell’età, da quel momento in poi il giusto non tenne più alcun bastone in mano.
Per le sue elevate fatiche ascetiche, a San Acacio furono concessi i doni della preghiera mentale incessante e delle rivelazioni divine. Si addormentò nel Signore il 12 aprile 1730, quasi centenario.



