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Sant’Eupsichio, martirizzato a Cesarea - immagine

Sant’Eupsichio, martirizzato a Cesarea

04-09

Il santo martire Eupsichio nacque nella città di Cesarea in Cappadocia e ricevette un’educazione cristiana dai suoi illustri genitori.

Durante il regno di Giuliano l’Apostata (361-363), sant’Eupsichio contrasse un matrimonio cristiano.

A Cesarea vi era un tempio pagano dedicato alla dea Fortuna, che Giuliano l’Apostata venerava. Mentre Eupsichio si recava alle sue nozze, i pagani offrivano sacrifici alla dea Fortuna.

Sant’Eupsichio, colmo di zelo per il Signore, distrusse il tempio. Egli sapeva che ciò avrebbe inevitabilmente portato al suo castigo. Sant’Eupsichio distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si preparò al martirio.

L’infuriato imperatore Giuliano scatenò la sua ira non solo contro sant’Eupsichio, ma contro tutti gli abitanti di quella città. Alcuni cittadini furono giustiziati, mentre i più rispettabili furono mandati in esilio. Il clero cristiano fu arruolato nel servizio militare, ed egli spogliò le chiese di qualsiasi cosa di valore. La città fu privata del suo titolo di Cesarea [cioè “Imperiale”] e riprese il suo nome originario di Maza. Egli impose anche una pesante tassa agli abitanti. L’imperatore minacciò di annientare del tutto la città, se il popolo non avesse costruito un nuovo tempio pagano al posto di quello distrutto.

Giuliano cercò di costringere sant’Eupsichio a offrire sacrifici agli idoli. Per molti giorni essi tormentarono il santo sulla ruota, e anche con artigli di ferro. Ma la sua fede rimase salda, e il giudice condannò il martire a essere decapitato con la spada.

Poi Giuliano intraprese una campagna contro i Persiani, marciando attraverso la Cappadocia e avvicinandosi a Cesarea. Un pericolo minacciava la città, poiché l’imperatore intendeva raderla fino alle fondamenta. Ma allora san Basilio il Grande (1 gennaio), mostrando a Giuliano il dovuto rispetto come autorità sovrana, gli andò incontro portando con sé tre pagnotte di pane d’orzo, che egli mangiava. L’imperatore ordinò ai suoi di prendere le pagnotte, e di dare a san Basilio un mucchietto di fieno dicendo: «Voi ci avete dato orzo, foraggio per il bestiame. Ora ricevete da noi del fieno in cambio».

Il santo rispose: «O Imperatore, noi ti portiamo ciò che noi stessi mangiamo, e tu ci dai cibo per il bestiame. Tu ci deridi, poiché tu, con tutta la tua potenza, non sei in grado di trasformare il fieno in pane, il cibo essenziale per il genere umano».

Giuliano replicò con ira: «Ti ficcherò questo fieno in gola quando ritornerò di qui dalla Persia. Raderò questa città fino alle sue fondamenta, e arerò questo suolo trasformandolo in un campo. So che è stato su tuo consiglio che il popolo ha osato distruggere le statue e il tempio di Fortuna».

Dopo questo l’imperatore proseguì il suo cammino, ma presto perì nella sua campagna contro i Persiani. Egli fu colpito nell’anno 363 dal santo grande martire Mercurio (24 novembre).

Dopo la morte dell’imperatore, i cristiani della città di Cesarea costruirono una splendida chiesa sopra la tomba di sant’Eupsichio, e dalle sue sante reliquie ricevettero aiuto e guarigioni.