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Santa Aquilina, martire - immagine

Santa Aquilina, martire

04-07

Dopo l’abdicazione degli imperatori Diocleziano e Massimiano nel 305, Massimino Daia fu elevato al grado di Cesare e ricevette il governo delle province orientali e dell’Egitto. Egli continuò la severa persecuzione dei cristiani iniziata da Diocleziano, e nel 306 emanò un editto che richiedeva a ogni uomo, donna e bambino di offrire sacrifici alle “divinità” pagane. Perfino i neonati venivano costretti a mangiare la carne delle vittime sacrificate, il cui sangue veniva spruzzato su ogni prodotto venduto nei mercati.

Quando Massimino divenne imperatore nel 310, Rufino, diacono della Chiesa di Sinope (Σινώπη) sul Mar Nero, stava convertendo molti alla fede cristiana. Per questa ragione, fu arrestato e imprigionato.

Una nobile donna cristiana di nome Aquilina fu anch’ella arrestata e gettata in prigione perché visitava Rufino e si prendeva cura di lui. Entrambi i Santi furono condotti davanti a un giudice, che ordinò che fossero sottoposti a terribili tormenti dopo che essi ebbero confessato la loro fede in Cristo. Infine, il santo Rufino fu decapitato, e la santa Aquilina ricevette la corona del martirio mediante il fuoco. Le mani le furono legate dietro la schiena mentre le veniva bruciato il ventre, causando così la sua morte.

Dopo aver assistito alle sofferenze e ai miracoli dei santi Rufino e Aquilina, duecento soldati furono convertiti a Cristo per la grazia di Dio. Il sovrano, furibondo, ordinò che ognuno di loro fosse messo a morte. Furono legati e condotti al luogo dell’esecuzione, dove tutti i martiri furono decapitati e ricevettero dal Signore le loro incorruttibili corone di gloria.