San Macario il Nuovo Ieromartire
San Macario (Cristoforo nel mondo) nacque a Costantinopoli nel 785. Perse entrambi i genitori quando era ancora bambino, e un pio zio assunse la responsabilità della sua crescita e della sua educazione, insegnandogli anche ad amare Dio. In breve tempo la sua conoscenza della Sacra Scrittura aumentò, ed egli comprese che esistono cose terrene e corruttibili, e anche cose celesti, incorruttibili ed eterne.
Poiché era attratto dalla vita monastica, abbandonò il mondo e fuggì nel monastero di San Giovanni il Teologo, chiamato anche Pelēketḗ, a Triglia di Proussa in Bitinia, dove il rinomato asceta, Sant’Ilarione (28 marzo), era igumeno. Dopo aver ricevuto la tonsura monastica, gli fu dato il nome di Macario. Il giovane monaco cominciò a intraprendere le lotte ascetiche e la preghiera. In seguito, per volontà di Dio, San Macario fu scelto come igumeno del monastero dopo il riposo di Sant’Ilarione.
San Macario divenne padre spirituale per tutti, non solo per i monaci, ma anche per i fedeli, che accorrevano a lui cercando i suoi consigli, le sue preghiere e la guarigione sia dell’anima che del corpo, poiché Dio gli aveva concesso lo straordinario dono (χάρισμα) di operare miracoli.
Il patriarca Tarasio (784 – 806) era a conoscenza della fama del Santo, perciò lo mandò dal patrizio Paolo, che soffriva di una malattia incurabile. San Macario lo guarì, e in seguito guarì anche la moglie di Paolo dalla stessa malattia. Dopo di ciò, il patriarca Tarasio condusse il Santo a Costantinopoli e lo ordinò al sacro presbiterato. Il santo Anziano si sottomise alla volontà del patriarca perché, come disse egli stesso, «odio la disobbedienza e amo l’obbedienza».
L’eresia dell’iconoclastia esplose durante il regno degli imperatori bizantini Leone V l’Armeno (813-820) e Michele II il Balbuziente (820-829). Leone esiliò il santo patriarca Niceforo e fece torturare, esiliare o gettare in prigione molti monaci e presbiteri.
San Macario soffrì anch’egli come confessore a causa della sua venerazione delle Sante Icone. Poiché era amato e rispettato, fu condannato alla prigione, dove rimase fino alla morte di Leone. L’imperatore Michele il Balbuziente succedette a Leone nell’anno 820 e liberò l’Anziano dalla prigione. Era però un iconoclasta; perciò cercò di blandire il Santo, esortandolo a condannare la venerazione delle icone, ma egli rimase saldo nella sua fede.
Vedendo che la tortura e le minacce erano inefficaci, Michele fece esiliare il Santo sulla piccola isola di Aphousia, che si trova nel Mar di Marmara, vicino ad Alona. Là egli visse in durezza e privazioni per molti anni, rendendo continuamente grazie a Dio.
San Macario si recò al Signore verso l’anno 830, e fu succeduto come igumeno dal monaco Sergio il Solitario, che scrisse la sua Vita.

