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Santa Maria Egiziaca

04-01

San Zosima (4 aprile) era monaco in un certo monastero palestinese alla periferia di Cesarea. Avendo dimorato nel monastero fin dalla sua infanzia, vi visse in ascesi fino all’età di cinquantatré anni. Poi fu turbato dal pensiero di avere raggiunto la perfezione e di non aver bisogno di nessuno che lo istruisse. «C’è forse un monaco da qualche parte che possa mostrarmi una forma di ascesi che io non abbia già raggiunto? C’è qualcuno che mi abbia superato nella sobrietà spirituale e nelle opere?»

All’improvviso, un angelo del Signore gli apparve e disse: «Zosima, tu hai combattuto valorosamente, per quanto ciò sia in potere dell’uomo. Tuttavia, non c’è nessuno che sia giusto (Rm 3,10). Affinché tu conosca quanti altri modi conducono alla salvezza, lascia la tua terra natale, come Abramo dalla casa di suo padre (Gen 12,1), e va’ al monastero presso il Giordano».

Abba Zosima lasciò immediatamente il monastero e, seguendo l’angelo, andò al monastero del Giordano e vi si stabilì.

Qui incontrò Anziani esperti nella contemplazione e anche nelle loro lotte ascetiche. Nessuno pronunciava parole oziose. Invece, cantavano costantemente e pregavano tutta la notte. Abba Zosima cominciò a imitare l’attività spirituale dei santi monaci.

Così passò molto tempo, e si avvicinava il santo Digiuno di Quaranta Giorni. C’era una certa consuetudine nel monastero, ed è per questo che Dio aveva condotto là san Zosima. La Prima Domenica della Grande Quaresima l’igumeno serviva la Divina Liturgia, tutti ricevevano il Purissimo Corpo e Sangue di Cristo. Dopo, si recavano alla trapeza per un piccolo pasto, e poi si riunivano di nuovo in chiesa.

I monaci pregavano e facevano metanie, chiedendosi reciprocamente perdono. Poi facevano una metania davanti all’igumeno e chiedevano la sua benedizione per la lotta che era loro posta davanti. Durante il Salmo «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò paura?» (Sal 26/27,1), aprivano la porta del monastero e si incamminavano nel deserto.

Ognuno prendeva con sé tanto cibo quanto gli era necessario, e andava nel deserto. Quando il loro cibo finiva, mangiavano radici e piante del deserto. I monaci attraversavano il Giordano e si disperdevano in varie direzioni, affinché nessuno potesse vedere come un altro digiunava o come trascorreva il suo tempo.

I monaci ritornavano al monastero la Domenica delle Palme, ciascuno avendo la propria coscienza come testimone delle sue lotte ascetiche. Era una regola del monastero che nessuno chiedesse come un altro avesse faticato nel deserto.

Abba Zosima, secondo la consuetudine del monastero, andò in profondità nel deserto sperando di trovare qualcuno che vivesse là e che potesse giovargli.

Camminò nel deserto per venti giorni e poi, mentre cantava i Salmi dell’Ora Sesta e faceva le preghiere consuete. Improvvisamente, alla destra della collina dove stava, vide una figura umana. Ebbe paura, pensando che potesse essere un’apparizione demoniaca. Allora si protesse con il Segno della Croce, che scacciò il suo timore. Si volse a destra e vide una figura che camminava verso sud. Il corpo era nero per il sole rovente, e i capelli corti sbiaditi erano bianchi come il vello di una pecora. Abba Zosima si rallegrò, poiché non aveva visto alcun essere vivente per molti giorni.

L’eremita del deserto vide Zosima avvicinarsi e tentò di fuggire da lui. Abba Zosima, dimenticando la sua età e la fatica, affrettò il passo. Quando fu abbastanza vicino da poter essere udito, gridò: «Perché fuggi da me, vecchio peccatore? Aspettami, per amore di Dio».

Lo straniero gli disse: «Perdonami, Abba Zosima, ma non posso voltarmi e mostrarti il mio volto. Sono una donna e, come vedi, sono nuda. Se vuoi esaudire la richiesta di una donna peccatrice, gettami il tuo mantello così che io possa coprire il mio corpo, e allora potrò chiedere la tua benedizione».

Allora Abba Zosima fu preso dal timore, rendendosi conto che ella non avrebbe potuto chiamarlo per nome se non avesse posseduto intuizione spirituale.

Coperta dal mantello, l’asceta si voltò verso Zosima: «Perché vuoi parlare con me, donna peccatrice? Che cosa desideravi apprendere da me, tu che non hai esitato dinanzi a così grandi fatiche?»

Abba Zosima cadde a terra e chiese la sua benedizione. Anche lei si inchinò davanti a lui, e per lungo tempo rimasero a terra chiedendosi reciprocamente di benedire. Infine, la donna asceta disse: «Abba Zosima, tu devi benedire e pregare, poiché sei onorato con la grazia del sacerdozio. Per molti anni sei stato davanti al santo altare, offrendo i Santi Doni al Signore».

Queste parole spaventarono ancor più san Zosima. Con lacrime le disse: «O Madre! È chiaro che tu vivi con Dio e sei morta a questo mondo. Mi hai chiamato per nome e mi hai riconosciuto come sacerdote, sebbene tu non mi abbia mai visto prima. La grazia che ti è stata concessa è evidente, perciò benedicimi, per amore del Signore».

Cedendo infine alle sue suppliche, ella disse: «Benedetto è Dio, che si prende cura della salvezza degli uomini». Abba Zosima rispose: «Amen». Poi si alzarono in piedi. La donna asceta disse di nuovo al Vecchio: «Perché sei venuto, Padre, da me che sono peccatrice, priva di ogni virtù? Apparentemente, la grazia dello Spirito Santo ti ha condotto per rendermi un servizio. Ma dimmi prima, Abba, come vivono i cristiani, come è guidata la Chiesa?»

Abba Zosima le rispose: «Per le tue sante preghiere Dio ha concesso alla Chiesa e a tutti noi una pace duratura. Ma adempi la mia indegna richiesta, Madre, e prega per il mondo intero e per me peccatore, affinché il mio errare nel deserto non sia inutile».

La santa asceta rispose: «Tu, Abba Zosima, in quanto sacerdote, devi pregare per me e per tutti, poiché a questo sei chiamato. Tuttavia, poiché dobbiamo essere obbedienti, farò come chiedi».

La santa si volse verso Oriente e, alzando gli occhi al cielo e stendendo le mani, cominciò a pregare a bassa voce. Pregava così piano che Abba Zosima non poté udire le sue parole. Dopo molto tempo, il Vecchio alzò lo sguardo e la vide stare in aria a più di un piede da terra. Vedendo ciò, Zosima si gettò a terra, piangendo e ripetendo: «Signore, abbi misericordia!»

Allora fu tentato da un pensiero. Si domandò se ella non fosse uno spirito, e se la sua preghiera non potesse essere insincera. In quel momento ella si voltò, lo sollevò da terra e disse: «Perché i tuoi pensieri ti confondono, Abba Zosima? Io non sono un’apparizione. Sono una donna peccatrice e indegna, sebbene sia custodita dal santo Battesimo».

Poi si fece il Segno della Croce e disse: «Dio ci protegga dal Maligno e dalle sue insidie, poiché dura è la sua lotta contro di noi». Vedendo e udendo ciò, il Vecchio cadde ai suoi piedi con lacrime dicendo: «Ti supplico per Cristo nostro Dio, non nascondermi chi sei e come sei giunta in questo deserto. Raccontami tutto, affinché siano rivelate le opere meravigliose di Dio».

Lei rispose: «Mi affligge, Padre, parlarti della mia vita svergognata. Quando udirai la mia storia, potresti fuggire da me come da un serpente velenoso. Ma ti dirò tutto, Padre, senza nascondere nulla. Tuttavia, ti esorto: non cessare di pregare per me peccatrice, affinché io trovi misericordia nel Giorno del Giudizio.

«Sono nata in Egitto e quando avevo dodici anni, lasciai i miei genitori e andai ad Alessandria. Là persi la mia castità e mi diedi a una sensualità sfrenata e insaziabile. Per più di diciassette anni vissi così e feci tutto gratuitamente. Non pensare che rifiutassi il denaro perché ero ricca. Vivevo nella povertà e lavoravo filando il lino. Per me, la vita consisteva nella soddisfazione delle mie brame carnali.

«Un’estate vidi una folla di persone dalla Libia e dall’Egitto che si dirigevano verso il mare. Erano in cammino verso Gerusalemme per la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Anch’io volli imbarcarmi con loro. Poiché non avevo né cibo né denaro, offrii il mio corpo in pagamento del passaggio. Così salii sulla nave.

«Ora, Padre, credimi, sono molto meravigliata che il mare abbia tollerato la mia sfrenatezza e fornicazione, che la terra non abbia aperto la sua bocca e non mi abbia inghiottita viva nell’inferno, poiché avevo irretito tante anime. Penso che Dio cercasse il mio pentimento. Non desiderava la morte del peccatore, ma attendeva la mia conversione.

«Così giunsi a Gerusalemme e passai tutti i giorni che precedevano la festa vivendo allo stesso modo, e forse anche peggio.

«Quando arrivò la santa festa dell’Esaltazione della Venerabile Croce del Signore, andavo in giro come prima, cercando giovani uomini. All’alba vidi che tutti si dirigevano alla chiesa, così andai anch’io con gli altri. Quando si avvicinò l’ora della Santa Elevazione, cercavo di entrare nella chiesa insieme con tutto il popolo. Con grande sforzo giunsi quasi alle porte e tentai di intrufolarmi all’interno. Sebbene fossi giunta fino alla soglia, era come se una forza mi trattenesse, impedendomi di entrare. Fui respinta dalla folla e mi ritrovai sola sul portico. Pensai che forse ciò fosse avvenuto a causa della mia debolezza di donna. Mi feci strada nella folla e di nuovo tentai di spingere la gente da parte. Per quanto mi sforzassi, non potevo entrare. Appena i miei piedi toccavano la soglia della chiesa, venivo fermata. Gli altri entravano nella chiesa senza difficoltà, mentre solo a me non era concesso. Ciò accadde tre o quattro volte. Finalmente le mie forze si esaurirono. Mi allontanai e stetti in un angolo del portico della chiesa.

«Allora capii che erano i miei peccati a impedirmi di vedere il Legno Datore di Vita. La grazia del Signore allora toccò il mio cuore. Piangevo e lamentavo, e cominciai a battermi il petto. Sospirando dal profondo del cuore, vidi sopra di me un’icona della Santissima Theotokos. Rivolgendomi a Lei, pregai: “O Sovrana Vergine, che hai partorito nella carne Dio Verbo! So che sono indegna di guardare la tua icona. A ragione ispiro odio e disgusto davanti alla tua purezza, ma so anche che Dio si è fatto Uomo per chiamare i peccatori al pentimento. Aiutami, o Tuttapura. Permettimi di entrare nella chiesa. Concedimi di contemplare il Legno sul quale il Signore fu crocifisso nella carne, versando il Suo Sangue per la redenzione dei peccatori, e anche per me. Sii mia testimone davanti a tuo Figlio che non contaminerò mai più il mio corpo con l’impurità della fornicazione. Non appena avrò visto la Croce di tuo Figlio, rinuncerò al mondo e andrò dove tu mi guiderai”.

«Dopo aver parlato così, sentii fiducia nella compassione della Madre di Dio e lasciai il luogo dove avevo pregato. Mi unii a quelli che entravano nella chiesa e nessuno mi respinse né mi impedì di entrare. Andai avanti con timore e tremore ed entrai nel luogo santo.

«Così vidi anch’io i Misteri di Dio, e come Dio accoglie il penitente. Caddi a terra santa e la baciai. Poi mi affrettai a tornare a stare davanti all’icona della Madre di Dio, dove avevo fatto il mio voto. Piegando le ginocchia davanti alla Vergine Theotokos, pregai:

“O Sovrana, tu non hai respinto la mia preghiera, sebbene indegna. Gloria a Dio, che accoglie il pentimento dei peccatori. È tempo che io compia il mio voto, del quale tu sei stata testimone. Perciò, o Sovrana, guidami sul sentiero del pentimento”.

«Allora udii una voce dall’alto: “Se attraversi il Giordano, troverai un riposo glorioso”.

«Credetti subito che questa voce fosse rivolta a me, e gridai alla Madre di Dio: “O Sovrana, non abbandonarmi!”.

«Poi lasciai il portico della chiesa e iniziai il mio cammino. Un certo uomo mi diede tre monete mentre uscivo dalla chiesa. Con esse comprai tre pagnotte e chiesi al venditore di pane la strada per il Giordano.

«Erano le nove quando vidi la Croce. Al tramonto raggiunsi la chiesa di san Giovanni il Battista sulle rive del Giordano. Dopo aver pregato nella chiesa, scesi al Giordano e lavai il volto e le mani nelle sue acque. Poi in questo stesso tempio di san Giovanni il Precursore ricevetti i Misteri Datore di Vita di Cristo. Poi mangiai metà di una delle mie pagnotte, bevvi l’acqua del santo Giordano e dormii là quella notte a terra. Al mattino trovai una piccola barca e attraversai il fiume fino alla riva opposta. Di nuovo pregai che la Madre di Dio mi guidasse dove Lei voleva. Allora mi ritrovai in questo deserto».

Abba Zosima le chiese: «Quanti anni sono passati da quando hai cominciato a vivere nel deserto?»

«Credo», rispose, «che siano passati quarantasette anni da quando sono venuta dalla Città Santa».

Abba Zosima chiese ancora: «Che cibo trovi qui, Madre?»

E lei disse: «Avevo con me due pagnotte e mezzo quando attraversai il Giordano. Presto si seccarono e indurirono. Mangiate a poco a poco, le terminai dopo alcuni anni».

Ancora Abba Zosima chiese: «È possibile che tu sia sopravvissuta per tanti anni senza malattia, e senza soffrire in alcun modo da un cambiamento così radicale?»

«Credimi, Abba Zosima», disse la donna, «ho trascorso diciassette anni in questo deserto [dopo aver passato diciassette anni nell’immoralità], combattendo con le bestie selvagge: desideri folli e passioni. Quando cominciai a mangiare il pane, pensavo alla carne e al pesce che avevo in abbondanza in Egitto. Mi mancava anche il vino che amavo tanto quando ero nel mondo, mentre qui non avevo nemmeno l’acqua. Soffrivo la sete e la fame. Avevo anche un folle desiderio di canzoni oscene. Mi sembrava di udirle, turbando il mio cuore e il mio udito. Piangendo e percuotendomi il petto, ricordavo il voto che avevo fatto. Alla fine contemplai una Luce radiosa che risplendeva su di me da ogni parte. Dopo una violenta tempesta, seguì una calma duratura.

«Abba, come posso raccontarti i pensieri che mi spingevano alla fornicazione? Un fuoco sembrava bruciare dentro di me, destando in me il desiderio di abbracci carnali. Allora mi gettavo a terra e la innaffiavo con le mie lacrime. Mi sembrava di vedere davanti a me la Santissima Vergine e che Ella mi minacciasse perché non mantenevo il mio voto. Giacevo a faccia in giù giorno e notte sulla terra e non mi alzavo finché quella beata Luce non mi circondava, dissipando i cattivi pensieri che mi turbavano.

«Così vissi in questo deserto i primi diciassette anni. Tenebra dopo tenebra, miseria dopo miseria mi circondavano, me peccatrice. Ma da quel tempo fino ad ora la Madre di Dio mi aiuta in tutto».

Abba Zosima chiese di nuovo: «Come mai non hai bisogno né di cibo né di vestiti?»

Ella rispose: «Dopo aver finito il mio pane, vissi di erbe e di ciò che si trova nel deserto. I vestiti che avevo quando attraversai il Giordano si lacerarono e caddero a pezzi. Soffrivo sia per il caldo estivo, quando il sole rovente cadeva su di me, sia per il freddo invernale, quando tremavo per il gelo. Molte volte cadevo sulla terra come morta. Lottai con varie afflizioni e tentazioni. Ma da quel tempo fino ad oggi la potenza di Dio ha custodito la mia anima peccatrice e il mio corpo umile. Sono stata nutrita e vestita dalla parola onnipotente di Dio, poiché non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio (Dt 8,3; Mt 4,4; Lc 4,4), e coloro che hanno deposto l’uomo vecchio (Col 3,9) non hanno rifugio, nascondendosi nelle spaccature delle rocce (Gb 24,8; Eb 11,38). Quando ricordo da quale male e da quali peccati il Signore mi ha liberata, ho un cibo incorruttibile per la salvezza».

Quando Abba Zosima udì che la santa asceta citava a memoria la Sacra Scrittura, dai Libri di Mosè e di Giobbe e dai Salmi di Davide, allora chiese alla donna: «Madre, hai letto i Salmi e gli altri libri?»

Lei sorrise sentendo questa domanda e rispose: «Credimi, non ho visto volto umano all’infuori del tuo dal momento in cui ho attraversato il Giordano. Non ho mai imparato dai libri. Non ho mai sentito nessuno leggere o cantare da essi. Forse la Parola di Dio, che è viva e operante, insegna essa stessa la scienza all’uomo (Col 3,16; 1 Ts 2,13). Questa è la fine della mia storia. Come ti chiesi quando cominciai, ti supplico per il Verbo di Dio incarnato, santo Abba, prega per me peccatrice.

«Inoltre ti prego, per Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, non dire a nessuno ciò che hai udito da me finché Dio non mi avrà tolta da questa terra. L’anno prossimo, durante la Grande Quaresima, non attraversare il Giordano, come è consuetudine del tuo monastero».

Ancora una volta Abba Zosima si meravigliò che la pratica del suo monastero fosse conosciuta dalla santa donna asceta, sebbene egli non le avesse detto nulla al riguardo.

«Rimani al monastero», continuò la donna. «Anche se cercherai di lasciare il monastero, non potrai farlo. Nel Grande e Santo Giovedì, il giorno dell’Ultima Cena del Signore, poni il Corpo e il Sangue Datore di Vita di Cristo nostro Dio in un santo vaso e portamelo. Aspettami da questo lato del Giordano, al margine del deserto, affinché io possa ricevere i Santi Misteri. E dì ad Abba Giovanni, l’igumeno della tua comunità: “Bada a te stesso e ai tuoi fratelli (1 Tm 4,16), perché c’è molto che dev’essere corretto”. Non dirglielo ora, ma quando il Signore lo indicherà».

Chiedendo le sue preghiere, la donna si voltò e scomparve nelle profondità del deserto.

Per un intero anno il Vecchio Zosima rimase in silenzio, non osando rivelare a nessuno ciò che aveva visto, e pregava che il Signore gli concedesse di vedere di nuovo la santa asceta.

Quando tornò la prima settimana della Grande Quaresima, san Zosima fu obbligato a rimanere al monastero a causa della malattia. Allora si ricordò delle parole profetiche della donna, che egli non sarebbe stato in grado di lasciare il monastero. Dopo alcuni giorni, san Zosima fu guarito dalla sua infermità, ma rimase al monastero fino alla Settimana Santa.

Nel Giovedì Santo, Abba Zosima fece ciò che gli era stato comandato. Mise una parte del Corpo e del Sangue di Cristo in un calice e un po’ di cibo in un piccolo cesto. Poi lasciò il monastero, andò al Giordano e aspettò l’asceta. La santa tardava, e Abba Zosima pregò che Dio gli permettesse di vedere la santa donna.

Infine la vide in piedi sull’altra riva del fiume. Rallegrandosi, san Zosima si alzò e glorificò Dio. Poi si domandò come potesse attraversare il Giordano senza una barca. Ella fece il Segno della Croce sull’acqua, poi camminò sull’acqua e attraversò il Giordano. Abba Zosima la vide al chiaro di luna, mentre camminava verso di lui. Quando il Vecchio volle fare una metania davanti a lei, ella lo proibì, gridando: «Che fai, Abba? Tu sei sacerdote e porti i Santi Misteri di Dio».

Giunta alla riva, disse ad Abba Zosima: «Benedicimi, Padre». Egli le rispose con tremore, stupito di ciò che aveva visto. «In verità Dio non ha mentito quando ha promesso che coloro che si purificano saranno come Lui. Gloria a Te, o Cristo nostro Dio, per avermi mostrato attraverso la tua santa serva quanto io sia lontano dalla perfezione».

La donna gli chiese di recitare sia il Credo che il “Padre nostro”. Quando le preghiere furono terminate, ella si comunicò ai Santi Misteri di Cristo. Poi alzò le mani al cielo e disse: «Signore, ora lascia andare il tuo servo in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza».

La santa si volse al Vecchio e disse: «Ti prego, Abba, adempi un’altra richiesta. Ora va’ al tuo monastero e tra un anno vieni nel luogo dove per la prima volta abbiamo parlato».

Egli disse: «Se solo fosse possibile per me seguirti e vedere sempre il tuo santo volto!»

Ella rispose: «Per amore del Signore, prega per me e ricordati della mia miseria».

Di nuovo fece il Segno della Croce sul Giordano e camminò sull’acqua come prima, e scomparve nel deserto. Zosima ritornò al monastero con gioia e timore, rimproverando se stesso per non aver chiesto il nome della santa. Sperava di farlo l’anno seguente.

Passò un anno e Abba Zosima andò nel deserto. Raggiunse il luogo dove aveva visto per la prima volta la santa donna asceta. Ella giaceva morta, con le braccia incrociate sul petto e il volto rivolto a oriente. Abba Zosima le lavò i piedi con le sue lacrime e li baciò, non osando toccare nient’altro. A lungo pianse su di lei e cantò i Salmi consueti, e disse le preghiere funebri. Cominciò a domandarsi se la santa desiderasse che la seppellisse oppure no. Aveva appena pensato questo, quando vide qualcosa di scritto a terra vicino al suo capo: «Abba Zosima, seppellisci in questo luogo il corpo dell’umile Maria. Rendi alla polvere ciò che è polvere. Prega il Signore per me. Mi sono addormentata il primo giorno di aprile, nella stessa notte della salvifica Passione di Cristo, dopo essermi comunicata alla Mistica Cena».

Leggendo questa nota, Abba Zosima gioì nel conoscere il suo nome. Allora comprese che santa Maria, dopo aver ricevuto i Santi Misteri dalla sua mano, era stata trasportata istantaneamente al luogo dove morì, sebbene a lui fossero occorsi venti giorni per percorrere quella distanza.

Glorificando Dio, Abba Zosima disse a se stesso: «È tempo di fare ciò che ella chiede. Ma come posso scavare una tomba, non avendo nulla tra le mani?» Allora vide un piccolo pezzo di legno lasciato da qualche viandante. Lo raccolse e cominciò a scavare. Il terreno era duro e secco, e non riusciva a scavarlo. Alzando lo sguardo, Abba Zosima vide un enorme leone che stava presso il corpo della santa e le leccava i piedi. Il Vecchio fu preso dalla paura, ma si protesse con il Segno della Croce, credendo che sarebbe rimasto illeso grazie alle preghiere della santa donna asceta. Allora il leone si avvicinò al Vecchio, mostrando la sua amicizia in ogni movimento. Abba Zosima comandò al leone di scavare la tomba, per seppellire il corpo di santa Maria. Alle sue parole, il leone scavò una fossa abbastanza profonda per seppellire il corpo. Poi ciascuno prese la sua strada. Il leone andò nel deserto e Abba Zosima ritornò al monastero, benedicendo e lodando Cristo nostro Dio.

Giunto al monastero, Abba Zosima raccontò ai monaci e all’igumeno ciò che aveva visto e udito da santa Maria. Tutti furono pieni di stupore, ascoltando i miracoli di Dio. Essi ricordarono sempre santa Maria con fede e amore nel giorno del suo riposo.

Abba Giovanni, l’igumeno del monastero, prestò ascolto alle parole di santa Maria e con l’aiuto di Dio corresse ciò che non andava nel monastero. Abba Zosima visse una vita gradita a Dio nel monastero, raggiungendo quasi i cento anni di età. Là terminò la sua vita temporale e passò alla vita eterna.

I monaci trasmisero la vita di santa Maria d’Egitto oralmente, senza metterla per iscritto.

«Io però», dice san Sofronio di Gerusalemme (11 marzo), «ho scritto la Vita di santa Maria d’Egitto come l’ho udita dai santi Padri. Ho registrato tutto, ponendo la verità sopra ogni cosa».

«Possa Dio, che compie grandi miracoli e dona grazie a tutti coloro che si rivolgono a Lui con fede, ricompensare coloro che ascoltano o leggono questo racconto, e coloro che lo copiano. Possa Egli concedere loro una sorte beata insieme con santa Maria d’Egitto e con tutti i santi che hanno piaciuto a Dio con i loro pensieri e le loro opere pie. Diamo gloria a Dio, Re Eterno, affinché possiamo trovare misericordia nel Giorno del Giudizio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, al Quale è dovuta ogni gloria, onore, maestà e adorazione insieme con il Padre Increato e con il Santissimo e Datore di Vita Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.»