Giovanni Climaco
San Giovanni della Scala è onorato dalla Santa Chiesa come grande asceta e autore del rinomato libro spirituale chiamato LA SCALA, dal quale è detto anche “della Scala” (Climaco).
Non abbiamo quasi alcuna informazione sulle origini di san Giovanni. Una tradizione suggerisce che egli sia nato a Costantinopoli intorno all’anno 570, e che fosse figlio dei santi Xenofonte e Maria (26 gennaio).
Giovanni andò al Sinai quando aveva sedici anni, sottomettendosi ad Abba Martyrio come suo istruttore e guida. Dopo quattro anni, san Giovanni fu tonsurato monaco. Abba Strategio, che era presente alla tonsura di san Giovanni, predisse che egli sarebbe divenuto un grande luminare nella Chiesa di Cristo.
Per diciannove anni san Giovanni progredì nel monachesimo nell’obbedienza al suo padre spirituale. Dopo la morte di Abba Martyrio, san Giovanni intraprese una vita solitaria, stabilendosi in un luogo selvaggio chiamato Thola, dove trascorse quarant’anni faticando nel silenzio, nel digiuno, nella preghiera e nelle lacrime di pentimento.
Non è un caso che nella SCALA san Giovanni parli delle lacrime del pentimento: “Come il fuoco brucia e distrugge il legno, così le lacrime pure lavano via ogni impurità, sia esteriore che interiore”. La sua santa preghiera era forte ed efficace, come si può vedere da un esempio tratto dalla vita del santo gradito a Dio.
San Giovanni aveva un discepolo di nome Mosè. Un giorno il santo ordinò al suo discepolo di portare del letame per concimare l’orto. Quando ebbe compiuto l’obbedienza, Mosè si sdraiò a riposare all’ombra di una grande roccia, a causa del torrido calore estivo. San Giovanni era nella sua cella in un leggero sonno. Improvvisamente, un uomo di aspetto straordinario gli apparve e svegliò il santo asceta, rimproverandolo: “Giovanni, perché dormi così sconsideratamente, mentre Mosè è in pericolo?”
San Giovanni si svegliò immediatamente e cominciò a pregare per il suo discepolo. Quando Mosè tornò la sera, san Giovanni gli chiese se gli fosse capitata qualche disgrazia.
Il monaco rispose: “Una grande roccia sarebbe caduta su di me mentre dormivo sotto di essa a mezzogiorno, ma lasciai quel posto perché mi parve di udire che mi chiamavi tu”. San Giovanni non raccontò al suo discepolo la sua visione, ma rese grazie a Dio.
San Giovanni mangiava il cibo permesso dalla regola monastica, ma solo con moderazione. Non dormiva molto, solo quanto bastava per mantenere le forze, affinché non rovinasse la mente con una veglia ininterrotta. “Non digiuno eccessivamente”, diceva di sé stesso, “né mi do a intense veglie notturne, né mi stendo a terra, ma mi trattengo…, e il Signore presto mi ha salvato”.
Il seguente esempio dell’umiltà di san Giovanni è degno di nota. Dotato di discernimento, e avendo raggiunto la sapienza attraverso l’esperienza spirituale, accoglieva con amore tutti coloro che venivano da lui e li guidava alla salvezza. Un giorno alcuni monaci invidiosi lo rimproverarono di essere troppo loquace, e così san Giovanni mantenne il silenzio per un intero anno. I monaci compresero il loro errore, e andarono dall’asceta pregandolo di non privarli del profitto spirituale della sua conversazione.
Celando le sue fatiche ascetiche agli altri, san Giovanni a volte si ritirava in una grotta, ma la fama della sua santità si diffuse ben oltre le vicinanze. Visitatori di ogni ceto venivano da lui, desiderosi di ascoltare le sue parole di edificazione e di salvezza. Dopo quarant’anni di ascesi solitaria, fu scelto come igumeno del Sinai quando aveva settantacinque anni. San Giovanni governò il santo monastero per quattro anni. Verso la fine della sua vita, il Signore gli concesse i doni della chiaroveggenza e dei miracoli.
Su richiesta di san Giovanni, igumeno del monastero di Raithu (commemorato nel Sabato di Carnevale), egli scrisse l’incomparabile SCALA, un libro di istruzione per i monaci che desideravano raggiungere la perfezione spirituale.
Conoscendo la sapienza e i doni spirituali di san Giovanni del Sinai, l’igumeno di Raithu gli chiese di mettere per iscritto tutto ciò che era necessario per la salvezza di coloro che vivevano nella vita monastica. Un tale libro sarebbe stato “una scala poggiata sulla terra” (Gen. 28,12), che conduce gli uomini alle porte del Cielo.
San Giovanni riteneva che un tale compito fosse al di là delle sue capacità, tuttavia per obbedienza esaudì la richiesta. Il santo chiamò la sua opera LA SCALA, poiché il libro è “una scala fissa che conduce dalle cose terrene al Santo dei Santi….” I trenta gradini della perfezione spirituale corrispondono ai trent’anni dell’età del Signore. Quando avremo completato questi trenta gradini, ci troveremo con i giusti e non inciamperemo. LA SCALA comincia con la rinuncia al mondo, e termina con Dio, che è amore (1 Gv 4,8).
Benché il libro fosse stato scritto per i monaci, ogni cristiano che vive nel mondo vi troverà una guida infallibile per salire verso Dio, e un sostegno nella vita spirituale. I santi Teodoro Studita (11 novembre e 26 gennaio), Sergio di Radonež (25 settembre e 5 luglio), Giuseppe di Volokolamsk (9 settembre e 18 ottobre), e altri, si basarono sulla SCALA come su una guida importante alla salvezza.
Il ventiduesimo gradino della SCALA tratta delle varie forme di vanagloria. San Giovanni scrive: “Quando digiuno, sono vanaglorioso; e quando mi permetto del cibo per nascondere agli altri il mio digiuno, sono di nuovo vanaglorioso per la mia prudenza. Quando mi vesto con abiti eleganti, vengo vinto dalla vanità, e se indosso abiti dimessi, ancora una volta vengo sopraffatto dalla vanità. Se parlo, la vanagloria mi sconfigge. Se voglio tacere, di nuovo vengo abbandonato a essa. Ovunque questo spino spunta, se ne sta ritto con le sue punte.
Una persona vana sembra onorare Dio, ma si sforza di piacere agli uomini piuttosto che a Dio.
Le persone d’animo elevato sopportano l’offesa con calma e volentieri, ma solo i santi e i giusti possono udire le lodi senza danno.
Quando senti che il tuo vicino o amico ti ha calunniato alle spalle, o persino in faccia, lodalo e amalo.
Non è colui che si rimprovera da sé che mostra umiltà, poiché chi non sopporterebbe sé stesso? È colui che viene calunniato da un altro, e tuttavia continua a mostrargli amore.
Chiunque si vanta dei suoi doni naturali, intelligenza, cultura, abilità nella lettura, chiara pronuncia e altre qualità simili, che si acquisiscono senza molta fatica, non otterrà mai doni soprannaturali. Chi non è fedele nelle cose piccole (Lc 16,10), è infedele anche nelle grandi, ed è vanaglorioso.
Accade spesso che Dio umili il vanaglorioso, mandandogli una disgrazia improvvisa. Se la preghiera non distrugge un pensiero superbo, richiamiamo alla mente la partenza dell’anima da questa vita. E se questo non aiuta, temiamo la vergogna che segue il disonore. “Perché chiunque si umilia sarà esaltato, e chi si esalta sarà umiliato” (Lc 14,11). Quando coloro che ci lodano, o piuttosto ci seducono, cominciano a lodarci, ricordiamo i nostri molti peccati, e allora scopriremo che non siamo degni di ciò che essi dicono o fanno per onorarci.”
Nella SCALA san Giovanni descrive l’ascesa verso la perfezione spirituale, che è essenziale per chiunque desideri salvare la propria anima. È il resoconto scritto dei suoi pensieri, basato sulla sapienza raccolta di molti saggi asceti, e sulla sua stessa esperienza spirituale. Il libro è di grande aiuto sul cammino verso la verità e la virtù.
I gradini della SCALA procedono gradualmente “di valore in valore” sul cammino della perfezione. La vetta non si raggiunge all’improvviso, ma gradualmente, come dice il Salvatore: “Il Regno dei Cieli soffre violenza, e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12).
San Giovanni è commemorato anche nella quarta domenica della Grande Quaresima.



