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Serapide del Basso Egitto. - immagine

Serapide del Basso Egitto.

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San Serapion visse in Egitto durante il IV secolo. È conosciuto come “il Sindonita” perché indossava soltanto rozze vesti di lino (sindona). Fin dalla giovinezza visse come gli uccelli del cielo (Matteo 6,26). Non aveva riparo, e per diversi giorni di seguito non mangiava alcun cibo, perché non aveva denaro per comprare il pane. Quando vedeva un mendicante rabbrividire per il freddo, gli dava la sua sindone, e restava mezzo nudo. Si rivelò un esempio eminente di filantropia e misericordia, distribuendo le proprie ricchezze, e tutto ciò che i fedeli visitatori gli donavano per sé, ai poveri. Poi divenne monaco e visse nel deserto di Sketis. Si dedicò a diffondere la Parola di Dio in molti modi diversi.

Una volta cadde nelle mani di un bandito e, grazie al suo potere di persuasione, riuscì a capovolgere la situazione e a rendere questo brigante un servo di Dio. Riuscì anche a convertire alla Ortodossia l’eretico manicheo Lakedaimon.

Un certo filosofo greco, che voleva mettere alla prova l’onestà del monaco, gli diede una moneta d’oro e cominciò a osservarlo. Il Santo andò da un venditore di pane, prese una pagnotta e diede la moneta d’oro al venditore, allontanandosi senza avere la minima idea del valore della moneta.

San Serapion condusse molte persone sul sentiero della salvezza in modi particolari. Una volta si vendette come schiavo a un attore greco che desiderava convertirsi a Cristo. L’attore rimase stupito dalla vita santa del giusto, e così credette e fu battezzato con la sua famiglia. Supplicò San Serapion di rimanere con lui, non come schiavo, ma come guida e amico. Il monaco però se ne andò, senza prendere il denaro che gli era stato offerto.

Partendo per Roma, San Serapion salì su una nave ma non pagò nulla ai marinai per il suo passaggio. All’inizio essi cominciarono a rimproverarlo per questo, ma quando videro che l’Anziano non mangiava nulla per cinque giorni, iniziarono a nutrirlo per amore di Dio, adempiendo così al comandamento del Signore. A Roma il monaco continuò a viaggiare, andando di casa in casa, senza possedere nulla, raccogliendo soltanto ricchezze spirituali per sé e per il suo prossimo.

Più tardi fu fatto vescovo di Thmuis nel Basso Egitto. Era stato discepolo di Sant’Antonio il Grande (17 gennaio) e in seguito scrisse una Lettera sulla morte di Sant’Antonio. Fu anche amico e sostenitore di Sant’Athanasios di Alessandria (18 gennaio e 2 maggio). Alla fine del XIX secolo fu scoperta una raccolta di testi liturgici attribuiti a San Serapion.

Alla fine tornò al suo amato deserto, dove si addormentò in pace in età molto avanzata, nell’anno 370, divenendo un esempio per tutti i monaci.