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Fotida

03-20

La Santa Martire Fotini (Photinḗ/Svetlana) la Samaritana, i suoi figli Vittore (chiamato Photinos) e Iosḗs; e le sue sorelle Anatolḗ, Photó, Fotida, Paraskevḗ, Kyriakḗ, la figlia di Nerone Domnina; e il Martire Sebastiano.

La santa Martire Fotini era la Samaritana con la quale il Salvatore conversò al Pozzo di Giacobbe (Giovanni 4,5-42).

Al tempo dell’Imperatore Nerone (54-68), che mostrò una crudeltà eccessiva contro i cristiani, Santa Fotini viveva a Cartagine con il figlio più giovane Iosḗs e là predicava senza paura il Vangelo. Il suo figlio maggiore Vittore combatteva valorosamente nell’esercito romano contro i barbari, e fu nominato comandante militare della città di Attalia (Asia Minore). Più tardi, Nerone lo chiamò in Italia per arrestare e punire i cristiani.

Sebastiano, un funzionario in Italia, disse a San Vittore: «So che tu, tua madre e tuo fratello siete seguaci di Cristo. Come amico ti consiglio di sottometterti alla volontà dell’Imperatore. Se denuncerai dei cristiani, riceverai le loro ricchezze. Scriverò a tua madre e a tuo fratello, chiedendo loro di non predicare Cristo in pubblico. Che pratichino la loro fede in segreto».

San Vittore rispose: «Voglio essere predicatore del Cristianesimo come mia madre e mio fratello». Sebastiano disse: «O Vittore, sappiamo tutti quali mali attendono te, tua madre e tuo fratello». Allora Sebastiano sentì all’improvviso un dolore acuto negli occhi. Rimase sbalordito, e il suo volto si fece cupo.

Per tre giorni giacque là cieco, senza proferire parola. Il quarto giorno dichiarò: «Il Dio dei cristiani è l’unico vero Dio». San Vittore chiese perché Sebastiano avesse improvvisamente cambiato idea. Sebastiano rispose: «Perché Cristo mi sta chiamando». Fu ben presto battezzato, e recuperò immediatamente la vista. Dopo aver visto il miracolo, anche i servi del Santo Sebastiano furono battezzati.

La notizia giunse a Nerone, e questi comandò che i cristiani fossero condotti da lui a Roma. Allora il Signore stesso apparve ai confessori e disse: «Non temete, perché Io sono con voi. Nerone, e tutti coloro che lo servono, saranno vinti».

Il Signore disse a San Vittore: «D’ora innanzi il tuo nome sarà Photinos, perché per mezzo tuo molti saranno illuminati e crederanno in Me». Il Signore quindi disse ai cristiani di fortificare e incoraggiare San Sebastiano a perseverare fino alla fine. Tutte queste cose, e perfino eventi futuri, furono rivelati a Santa Fotini. Ella lasciò Cartagine in compagnia di diversi cristiani e si unì ai confessori a Roma.

A Roma l’Imperatore ordinò che i Santi fossero condotti al suo cospetto e domandò loro se davvero credessero in Cristo. Tutti i confessori rifiutarono di rinnegare il Salvatore. Allora Nerone ordinò che fossero spezzate le giunture delle dita dei martiri. Durante i loro tormenti, i confessori non sentirono alcun dolore, e le loro mani rimasero intatte.

Nerone ordinò che i Santi Sebastiano, Photinos e Iosḗs fossero accecati e rinchiusi in prigione, e che Santa Fotini e le sue cinque sorelle Anatolḗ, Photó, Fotida, Paraskevḗ e Kyriakḗ fossero inviate alla corte imperiale sotto la sorveglianza della figlia di Nerone, Domnina. Santa Photinḗ convertì a Cristo sia Domnina che tutte le sue serve. Convertì anche un mago che le aveva portato del cibo avvelenato.

Passarono tre anni, e Nerone mandò alla prigione per uno dei suoi servi, che era stato rinchiuso. I messaggeri gli riferirono che i Santi Sebastiano, Photinos e Iosḗs, che erano stati accecati, avevano riacquistato la vista, e che la gente li andava a trovare per ascoltare la loro predicazione, e in realtà tutta la prigione era stata trasformata in un luogo luminoso e profumato, dove Dio era glorificato.

Nerone allora comandò che i Santi fossero crocifissi, e che i loro corpi nudi fossero percossi con cinghie. Il quarto giorno l’Imperatore mandò dei servi a vedere se i martiri fossero ancora vivi. Ma, avvicinandosi al luogo dei tormenti, i servi divennero ciechi. Un Angelo del Signore liberò i martiri dalle loro croci e li guarì. I Santi ebbero pietà dei servi accecati e ristabilirono la loro vista con le loro preghiere al Signore. Quelli che furono guariti vennero alla fede in Cristo e furono ben presto battezzati.

Infuriato, Nerone ordinò che fosse scorticata la pelle dal corpo di Santa Fotini e che poi fosse gettata in un pozzo. A Sebastiano, Photinos e Iosḗs furono amputate le gambe, e furono gettati ai cani. Poi anche la loro pelle fu scorticata. Le sorelle di Santa Fotini subirono anch’esse terribili tormenti. Nerone ordinò ai soldati di tagliare loro i seni, e poi di scorticarne la pelle. Esperto nella crudeltà, l’Imperatore preparò il supplizio più doloroso per Santa Fotida. I suoi piedi furono legati alle cime di due alberi che erano stati piegati fino a terra. Quando le corde furono tagliate, gli alberi balzarono in alto, lacerando la martire. L’Imperatore ordinò che le altre fossero decapitate. Santa Fotini fu tirata fuori dal pozzo e rinchiusa in prigione per venti giorni.

Dopo ciò Nerone la fece condurre a sé e le chiese se ora avrebbe ceduto e offerto sacrifici agli idoli. La coraggiosa Fotini sputò in faccia all’Imperatore. Deridendolo, disse: «O più empio fra i ciechi, tu, dissoluto e stolto uomo! Pensi che io sia così illusa da acconsentire a rinnegare il mio Signore Cristo e invece offrire sacrifici a idoli che sono ciechi quanto te?»

Dopo aver udito tali parole, Nerone ordinò che la martire fosse nuovamente gettata nel pozzo. Là rese la sua anima a Dio (+ ca. 66).

Nell’uso greco Santa Fotini è commemorata il 26 febbraio.

A Costantinopoli c’erano due chiese dedicate a Santa Fotini, dove avvenivano molti miracoli, specialmente guarigioni di malattie degli occhi.

La testa di Santa Fotini è conservata al Monastero di Grigoriou sul Monte Athos.