osiomartire Eufrosino del lago azzuro di Novgorod
San Eufrosino del lago Azzurro (nel mondo Efraim) nacque in Carelia, vicino al lago Ladoga, nella seconda metà del XVI secolo. Da giovane visse vicino al monastero di Valaam, e in seguito si trasferì nella Grande Novgorod. Dopo aver trascorso là qualche tempo, il Santo si ritirò poi in un luogo alla periferia di Novgorod – il “pentar’” di Bezhetsk (un quinto delle “Pyatiny Novgorodskiya,” che comprendevano cinque distretti periferici della Grande Novgorod).
Divenne lettore per le funzioni della Chiesa nel villaggio di Doloska, a venti verste dalla città di Ustiuzhna di Zhelezopolska. Fu tonsurato al monastero della Dormizione di Tikhvin con il nome di Eufrosino. Dopo aver vissuto là per qualche tempo, riferì all’igumeno il suo desiderio di andare nel deserto per una maggiore solitudine, e una vita di digiuno e silenzio. L’igumeno gli parlò di alcuni dei pericoli della vita eremitica, quindi gli diede la benedizione. Così, nel 1600 egli iniziò la sua vita solitaria nelle selvagge terre paludose sulla riva del lago Azzurro. Qui il Santo piantò una Croce e scavò una caverna. Visse là per due anni, nutrendosi soltanto di vegetazione selvatica, bacche e funghi.
Inaspettatamente, abitanti dei villaggi vicini lo trovarono, e vennero da lui per ricevere istruzione, preghiera e consiglio spirituale. Alcuni di loro rimasero con lui. Ben presto divenne necessario costruire una chiesa, dove tutti i fratelli potessero pregare insieme. Disboscarono la foresta, squadrarono il legname, e costruirono una chiesa di tronchi. Poiché l’anziano, per umiltà, non era stato ordinato, la chiesa fu consacrata dal suo conasceta, san Guria di Shalatsk (15 novembre), e dedicata all’Annunciazione alla Santissima Theotokos. Ciò fu fatto con la benedizione dell’arcivescovo Isidoro di Novgorod (1603-1609). San Guria talvolta visitava il lago Azzurro per pregare insieme ai fratelli, conversare con loro di argomenti spirituali e dar loro la santa Comunione. In una di queste visite san Eufrosino fu tonsurato nel Grande Schema da san Guria.
Nel 1612, quando le truppe polacche devastavano la Russia, molti salvarono la propria vita rifugiandosi nel monastero dell’Annunciazione nel deserto. Il 19 marzo, san Eufrosino rivelò a tutti che i Polacchi stavano arrivando al monastero, e consigliò a tutti di fuggire.
«Fratelli miei e figli amati in Cristo, chiunque desideri scampare a morte certa, lasci il monastero della Madre di Dio e salvi se stesso da questa grande calamità, poiché è conforme al giusto giudizio di Dio che presto verranno nemici in questo santo luogo».
Molti non gli credettero. «Allora perché tu stesso non lasci questo posto?» chiesero.
L’anziano rispose: «Io sono venuto qui per morire per Cristo».
Coloro che obbedirono al Santo e lasciarono il monastero furono risparmiati, ma tutti quelli che rimasero subirono una morte orribile.
San Giona era uno dei monaci del monastero. Spaventato dalla previsione chiaroveggente dell’anziano, voleva fuggire con gli altri, ma san Eufrosino lo trattenne, ispirandolo allo zelo per la casa di Dio.
«Fratello Giona», gli disse, «perché permetti a una paura pusillanime di entrare nella tua anima? Quando la battaglia comincia, quello è il momento del coraggio. Per amore di Cristo, non temiamo un timore passeggero. Abbiamo promesso di vivere e morire qui nel deserto. Dobbiamo essere fedeli al nostro voto, fatto davanti al Signore. È diverso per i laici, che non sono vincolati da un voto. Essi devono risparmiarsi per amore dei loro figli».
Infiammandosi nello spirito, san Giona ripose tutta la sua speranza in Dio e decise di morire là nel deserto con il suo anziano.
Dopo di ciò san Eufrosino si rivestì del Grande Schema e passò tutta la notte nella preghiera. Il giorno seguente, 20 marzo, le forze polacche piombarono sul monastero. Con l’abito di uno schemamonaco, il Santo uscì dalla sua cella e si fermò accanto alla Croce che aveva piantato. I nemici gli dissero: «Vecchio, dacci tutti i beni del monastero».
«Tutti i miei beni, e quelli di questo monastero, sono nella chiesa della Tutta-Pura Theotokos», rispose.
Egli si riferiva ai tesori spirituali che non possono essere rubati (Matteo 6,19-21). Non comprendendo ciò, i Polacchi si precipitarono nella chiesa. Uno di loro sguainò la spada e colpì san Eufrosino. Il suo collo fu reciso per metà, e il santo anziano cadde a terra morto. Quando i Polacchi tornarono, adirati perché non avevano trovato nulla in chiesa, uno di loro colpì la testa del Santo con un’ascia. San Giona perì nell’attacco insieme con il suo anziano, e oggi è commemorato anch’egli insieme con san Eufrosino.
Un certo pio cristiano, Ioann Suma, era rimasto anch’egli al monastero con i monaci. Quando i Polacchi attaccarono, egli si trovava nella cella dell’anziano. Nonostante le gravi ferite infertegli da quei malfattori, Ioann rimase in vita, ma privo di sensi. Dopo la partenza dei Polacchi, riacquistò i sensi e raccontò a suo figlio Emilian ciò che era accaduto. Da loro gli abitanti dei dintorni vennero a sapere della distruzione del monastero e della morte martirica di san Eufrosino.
Il 28 marzo, i corpi di san Eufrosino, di san Giona, e di tutti gli altri che erano periti trafitti dalla spada, furono sepolti con la debita riverenza presso la Croce dove avevano subito il martirio.
Trentaquattro anni dopo la morte del Santo, una nuova chiesa fu costruita da un uomo di nome Mosè, e dedicata alla Santissima Trinità. Con la benedizione del metropolita Makarios di Novgorod, le reliquie incorrotte di san Eufrosino furono trasferite in una nuova teca sotto il campanile il 25 marzo 1655.
Secondo i registri del monastero, il monaco martire Eufrosino era di statura media, con spalle larghe e petto ampio. I suoi capelli erano castani, con tracce di grigio. La sua barba era lunga e divisa in due nella parte inferiore.
San Eufrosino fu glorificato dalla Chiesa Ortodossa Russa il 29 giugno 1912.



