Simeone il nuovo teologo
San Simeone il Nuovo Teologo nacque nell’anno 949 nella città di Galatea (Paflagonia), e fu educato a Costantinopoli. Suo padre lo preparò a una carriera a corte, e per un certo tempo il giovane occupò un’alta posizione alla corte imperiale. Quando aveva quattordici anni, incontrò il rinomato anziano Simeone il Pio al Monastero di Studion, il quale avrebbe esercitato una grande influenza sul suo sviluppo spirituale. Rimase nel mondo per diversi anni, preparandosi alla vita monastica sotto la guida dell’anziano, e infine entrò in monastero all’età di ventisette anni.
San Simeone il Pio raccomandò al giovane gli scritti di san Marco l’Asceta (5 marzo) e di altri autori spirituali. Egli lesse questi libri con attenzione e cercò di mettere in pratica ciò che vi leggeva. Tre punti esposti da san Marco nella sua opera «Sulla legge spirituale» (vedi vol. I della Philokalia in inglese) lo colpirono particolarmente. Primo, bisogna ascoltare la propria coscienza e fare ciò che essa dice se si vuole che l’anima sia guarita (Philokalia, p. 115). Secondo, solo mediante l’adempimento dei comandamenti si può ottenere l’energia dello Spirito Santo. Terzo, chi prega solo con il corpo e senza conoscenza spirituale è come il cieco che gridava: «Figlio di Davide, abbi pietà di me» (Luca 18,38) (Philokalia, p. 111). Quando però il cieco ricevette la vista, chiamò Cristo Figlio di Dio (Giovanni 9,38).
San Simeone fu ferito da un amore per la bellezza spirituale, e cercò di acquistarla. Oltre alla Regola datagli dal suo anziano, la sua coscienza gli diceva di aggiungere qualche altro Salmo e metanie, e di ripetere costantemente: «Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me». Naturalmente, egli obbedì alla sua coscienza.
Durante il giorno, si prendeva cura delle necessità delle persone che vivevano nel palazzo di Patricius. Di notte, le sue preghiere si facevano più lunghe ed egli rimaneva in preghiera fino a mezzanotte. Una volta, mentre pregava in questo modo, una luminosissima radianza divina discese su di lui e riempì la stanza. Non vedeva altro che luce tutt’intorno a sé, e non si rendeva nemmeno conto del suolo sotto i suoi piedi.
Gli sembrò che egli stesso diventasse luce. Allora la sua mente si elevò verso il cielo, e vide una seconda luce, più brillante della luce che lo circondava. Poi, al margine di questa seconda luce, gli parve di vedere san Simeone il Pio, che gli aveva dato da leggere san Marco l’Asceta.
Sette anni dopo questa visione, san Simeone entrò in monastero. Lì accrebbe i suoi digiuni e la sua vigilanza, e imparò a rinunciare alla propria volontà.
Il Nemico della nostra salvezza sollevò i fratelli del monastero contro san Simeone, che era indifferente alle lodi e ai rimproveri degli altri. A causa del crescente malcontento nel monastero, san Simeone fu mandato al Monastero di San Mamas a Costantinopoli.
Lì fu tonsurato nello schema monastico e intensificò le sue lotte spirituali. Raggiunse un alto livello spirituale, e accrebbe la sua conoscenza delle cose spirituali mediante la lettura delle Sacre Scritture e degli scritti dei Padri, nonché nelle conversazioni con santi anziani.
Attorno all’anno 980, san Simeone fu costituito igumeno del Monastero di San Mamas e rimase in questo ufficio per venticinque anni. Riparò e restaurò il monastero, che aveva sofferto per la negligenza, e riportò ordine nella vita dei monaci.
La rigorosa disciplina monastica, alla quale san Simeone mirava, portò a un grande malcontento tra i fratelli. Un giorno, dopo la Liturgia, alcuni monaci lo assalirono e quasi lo uccisero. Quando il Patriarca di Costantinopoli li espulse dal monastero e volle consegnarli alle autorità civili, san Simeone chiese che fossero trattati con mitezza e che fosse loro permesso di vivere nel mondo.
Intorno all’anno 1005, san Simeone rinunciò alla sua posizione di igumeno a favore di Arsenios, mentre egli stesso si stabilì in pace nei pressi del monastero. Lì compose le sue opere teologiche, porzioni delle quali appaiono nella Philokalia.
Il tema principale delle sue opere è l’attività nascosta del perfezionamento spirituale, e la lotta contro le passioni e i pensieri peccaminosi. Scrisse istruzioni per i monaci: «Capitoli teologici e pratici», «Trattato sui tre metodi della preghiera» (nel vol. IV della Philokalia in inglese) e «Trattato sulla fede». Inoltre, san Simeone fu un eminente poeta ecclesiastico. Scrisse anche gli «Inni dell’Amore Divino», circa settanta poesie colme di profonde meditazioni oranti.
Le sublimi dottrine di san Simeone sui misteri della preghiera mentale e della lotta spirituale gli hanno valso il titolo di «Nuovo Teologo». Questi insegnamenti non furono un’invenzione di san Simeone, ma erano semplicemente stati dimenticati col passare del tempo.
Alcuni di questi insegnamenti parvero inaccettabili e strani ai suoi contemporanei. Ciò portò a un conflitto con le autorità ecclesiastiche di Costantinopoli, e san Simeone fu bandito dalla città. Egli si ritirò oltre il Bosforo e si stabilì nell’antico monastero di Santa Makrina.
Il santo si addormentò serenamente nel Signore nell’anno 1021. Durante la sua vita ricevette il dono di operare miracoli. Numerosi miracoli avvennero anche dopo la sua morte; uno di essi fu il miracoloso ritrovamento della sua icona.
La sua Vita fu scritta dal suo attendente di cella e discepolo, san Nicetas Stethatos.
Poiché il 12 marzo cade durante la Grande Quaresima, la festa di san Simeone è trasferita al 12 ottobre.



