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Rufino e compagni mm. - immagine

Rufino e compagni mm.

03-10

I santi martiri Quadrato di Nicomedia, Saturnino, Rufino e altri soffrirono durante le persecuzioni dell’imperatore Decio (249-251) e del suo successore Valeriano (253-259).

San Quadrato discendeva da una famiglia illustre. Possedendo notevoli ricchezze, il santo non risparmiava i suoi mezzi per aiutare i cristiani suoi fratelli, che languivano in prigione per la fede.

Quando l’inviato dell’empio Decio, il proconsole Perennius, giunse a Nicomedia, san Quadrato si presentò volontariamente davanti a lui, per rafforzare il coraggio dei fratelli incarcerati con la sua decisione di autosacrificio. In un primo momento Perennius cercò di attirare Quadrato lontano da Cristo, promettendogli ricompense e onori. Poi, vedendo la futilità dei suoi tentativi, gettò il santo in prigione e diede ordine di stenderlo su un letto di chiodi e di porre su di lui una grande pietra.

Partendo per Nicea, il proconsole comandò che tutti i cristiani incarcerati fossero condotti dietro di lui. In quel numero vi era san Quadrato. Giunto nella città, san Quadrato implorò che li conducessero al tempio pagano. Non appena gli sciolsero le mani e i piedi, egli cominciò a rovesciare e distruggere gli idoli. Per ordine del proconsole, consegnarono Quadrato ai tormenti. Sopportando terribili torture, il santo rimase saldo nello spirito e con il suo atto incoraggiava gli altri martiri, le cui ferite venivano bruciate con ceri accesi.

Durante la sofferenza dei martiri, all’improvviso brillò una nube splendente, ma i pagani si trovarono in una totale oscurità. Nel silenzio che seguì si udì il canto degli angeli che glorificavano Dio. Molti di quelli presenti confessarono di essere cristiani. Perennius attribuì il miracolo alla stregoneria e ordinò che li portassero in prigione.

Da Nicea i martiri camminarono dietro il proconsole fino ad Apamea, poi a Cesarea, Apollonia e all’Ellesponto, dove li torturarono in ogni sorta di modi, sperando di indurli a rinnegare Cristo.

Legarono san Quadrato in un sacco pieno di serpenti velenosi e lo gettarono in una fossa profonda. La mattina seguente, tutti furono stupiti nel vedere il martire intero e illeso. Quando cominciarono a picchiarlo senza pietà, due nobili, Saturnino e Rufino, furono presi da compassione per il martire. Ciò fu notato, e Saturnino e Rufino furono decapitati.

Perennius sottopose il martire a torture ancora più feroci e raffinate, ma non riuscì a spezzarne lo spirito. Il santo perse le forze ed era quasi incapace di muoversi. Per l’ultima volta il proconsole esortò il martire a rinnegare Cristo. Raccogliendo le sue forze, il santo rispose fermamente: “Fin dall’infanzia ho riconosciuto Cristo come l’unico e solo Dio, e non ne conosco un altro”.

Il proconsole diede ordine di accendere il fuoco, rendere la graticola di ferro rovente e gettarvi sopra il martire. Dopo essersi benedetto con il Segno della Croce, san Quadrato si distese sulla rovente giacitura come su un morbido letto, uscendo incolume dalle fiamme. Disperato, il proconsole diede ordine di decapitare san Quadrato.