Elpidio ed Eterio mm. del Chersoneso
I Santi Ieromartiri Basilio, Efraim, Eugenio, Elpidio, Agatodoro, Eterio e Capitone portarono il Vangelo di Cristo nella regione settentrionale del Mar Nero, dal Danubio al Dnepr, includendo la Crimea. Furono vescovi di Cherson in diversi periodi del IV secolo, e suggellarono la loro attività apostolica con il martirio. Solo Eterio morì in pace.
Molto tempo prima del Battesimo della Rus’ sotto San Vladimiro, la fede cristiana si era già diffusa in Crimea, che nell’antichità era chiamata Tauridia ed era governata dall’Imperatore romano. L’inizio dell’illuminazione della Tauridia è attribuito al santo Apostolo Andrea il Primo-Chiamato (30 novembre).
I nemici della Chiesa contribuirono senza volerlo all’ulteriore diffusione del cristianesimo. Gli imperatori romani spesso bandivano in quella regione i traditori. Durante i primi tre secoli, i cristiani erano considerati traditori perché non seguivano la religione di stato. Nel regno di Traiano (98-117), San Clemente, vescovo di Roma (25 novembre), fu mandato a lavorare in una cava di pietra vicino a Cherson. Là egli continuò la sua predicazione e subì il martirio.
I pagani che abitavano la Crimea si opponevano ostinatamente alla diffusione del cristianesimo. Ma la fede di Cristo, attraverso i suoi predicatori auto-sacrificanti, si irrobustì e fu affermata. Molti missionari diedero la vita in questa lotta.
All’inizio del IV secolo fu istituita una sede vescovile a Cherson. Questo fu un periodo critico, quando Cherson serviva da base per gli eserciti romani che passavano costantemente per la regione. Durante il regno di Diocleziano (284-305), il Patriarca di Gerusalemme inviò molti vescovi a predicare il Vangelo in varie terre. Due di essi, Efraim e Basilio, giunsero a Cherson e vi piantarono la Parola di Dio.
Più tardi, il Santo Efraim andò presso i popoli che vivevano lungo il Danubio, dove subì molte tribolazioni e dolori. Fu decapitato all’inizio della persecuzione. La predicazione a Cherson fu continuata da San Basilio, compagno di San Efraim. Egli mise molti adoratori di idoli sulla via della verità. Altri abitanti traviati della città, irritati dalla sua attività, si sollevarono contro di lui. Il santo fu arrestato, battuto senza pietà ed espulso dalla città.
Egli andò su un monte e si stabilì in una caverna, dove incessantemente pregava Dio per coloro che lo avevano scacciato, chiedendo che Egli li illuminasse con la luce della vera conoscenza. E il Signore concesse agli increduli un miracolo. L’unico figlio di un importante cittadino di Cherson morì. Il bambino morto apparve ai suoi genitori in sogno e disse che un certo uomo chiamato Basilio poteva risuscitarlo dai morti con le sue preghiere.
Quando i genitori ebbero trovato il santo e lo ebbero supplicato di compiere il miracolo, San Basilio rispose che egli stesso era un uomo peccatore e non aveva il potere di risuscitare i morti, ma il Signore Onnipotente poteva adempiere la loro richiesta se essi avessero creduto in Lui. Per lungo tempo il santo pregò, invocando il Nome della Santa Trinità. Poi benedisse dell’acqua e la asperse sul morto, che fu riportato in vita. Il santo tornò in città con onore, e molti credettero e furono battezzati.
Presto, per ordine dell’imperatore Massimiano Galerio (305-311), la persecuzione contro i cristiani si diffuse con rinnovata forza. Coloro che odiavano Cristo si sollevarono anche contro San Basilio. Il 7 marzo 309 egli fu trascinato fuori dalla sua casa durante la notte. Lo legarono, lo trascinarono lungo le strade e lo percossero a morte con pietre e bastoni. Il corpo del santo fu gettato fuori dalla città perché fosse mangiato da cani e uccelli, e per molti giorni rimase insepolto, ma restò intatto. Poi i cristiani seppellirono segretamente il corpo del santo martire in una caverna.
Un anno dopo il martirio di San Basilio, tre suoi compagni, i vescovi Eugenio, Elpidio e Agatodoro, cessarono la loro predicazione nell’Ellesponto e arrivarono a Cherson per continuare la sua santa opera. Essi sopportarono molte sofferenze per la salvezza delle anime umane. Tutti e tre i vescovi condivisero la sorte del loro predecessore: furono lapidati dai pagani il 7 marzo 311.
Quando Costantino il Grande (21 maggio) salì al trono, il vescovo Eterio fu mandato da Gerusalemme a Cherson dall’imperatore Costantino. All’inizio anch’egli incontrò ostilità da parte dei pagani, ma il santo imperatore non tollerò atti di violenza contro il predicatore. Egli emanò un decreto che permetteva ai cristiani di Cherson di celebrare i servizi divini senza impedimento. Per mezzo degli sforzi di Sant’Eterio fu edificata una chiesa in città, dove il santo governò pacificamente il suo gregge.
Sant’Eterio si recò a Costantinopoli per ringraziare l’imperatore per la protezione accordata ai cristiani. Si ammalò e morì durante il viaggio di ritorno.
Il santo imperatore Costantino allora inviò il vescovo Capitone a Cherson per sostituire Sant’Eterio. I cristiani lo accolsero con gioia, ma i pagani esigevano un segno dal nuovo vescovo, affinché credessero nel Dio che egli predicava. Ponendo tutta la sua speranza nel Signore, San Capitone indossò il suo omoforio ed entrò in una fornace ardente. Pregò nel fuoco per circa un’ora e ne uscì illeso. «Può forse alcuno portare il fuoco nel suo seno e non bruciare le sue vesti?» chiede Salomone (Prov. 6,27). San Capitone portò carboni ardenti nel suo felonio, e tuttavia né il suo corpo né le sue vesti furono bruciati. Molti tra gli increduli furono allora persuasi della potenza del Dio cristiano.
Questo miracolo e la grande fede di San Capitone furono riferiti a San Costantino e ai santi Padri del Primo Concilio Ecumenico (325), e tutti glorificarono Dio.
Dopo alcuni anni, San Capitone si recò a Costantinopoli per motivi di servizio, ma la nave incontrò una tempesta alla foce del fiume Dnepr. La popolazione locale (pagana) prese la nave e annegò tutti quelli che erano a bordo, incluso San Capitone. Benché ciò sia avvenuto il 21 dicembre, San Capitone è commemorato con gli altri ieromartiri di Cherson il 7 marzo.



