Daniele di Mosca
Il santo e glorioso Principe Daniele di Mosca nacque a Vladimir nell’anno 1261. Era il quarto figlio di sant’Alexander Nevsky (30 agosto e 23 novembre) e della sua seconda moglie Bassa. Quando aveva due anni perse il padre. La data del riposo di sua madre non è indicata nelle Cronache; sappiamo soltanto che fu sepolta nella chiesa della Natività di Cristo presso il monastero della Dormizione di Vladimir (il monastero delle Principesse), e che la gente dei dintorni la venerava come “Giusta”.
Nel 1272 il principe Daniele ricevette in sorte la città di Mosca e le terre ad essa adiacenti. Il santo principe costruì una chiesa (e accanto ad essa un monastero) in onore del suo santo patrono, san Daniele lo Stilita (11 dicembre), sulle rive del fiume Moscova.
In quel periodo il principato di Mosca era piccolo e poco appariscente. Crescendo, il principe Daniele lo rafforzò e lo espanse, non in modi ingiusti o coercitivi, ma pacificamente e con benevolenza. Era un tempo di sconvolgimenti. Le lotte fratricide tra i principi dei vari appannaggi erano diffuse. Spesso si evitava lo spargimento di sangue grazie al principe Daniele e al suo incessante sforzo per l’unità e la pace nella Terra russa.
Nel 1293 suo fratello, il Gran Principe Alexander, con i Tatari convocati dall’Orda e guidati da Diuden (“la schiera di Diudenev”), devastò le città russe: Murom, Suzdal, Kolomna, Dmitrov, Mozhaisk e Tver. Il principe Daniele decise di unirle a Mosca per salvare il loro popolo dalla rovina, poiché non erano abbastanza forti per resistere.
Il principe si preparò a una terribile distruzione e a un saccheggio. Difendendo i suoi diritti, il santo Daniele fu costretto ad uscire contro suo fratello presso un luogo chiamato Yurievo Tolčische (“Aia di Yurievo”), ma il suo desiderio di pace prevalse e lo spargimento di sangue fu evitato.
Nel 1300, quando il principe di Ryazan Costantino stava preparando in segreto un improvviso assalto al principato di Mosca, il principe Daniele si recò a Ryazan con un esercito. Sconfisse il nemico, fece prigioniero Costantino e distrusse una moltitudine di Tatari. Questa fu una prima vittoria sui Tatari, sebbene non immensa, ma degna di nota come primo impulso verso la libertà.
Dopo aver sconfitto il principe di Ryazan e disperso i suoi alleati, i Tatari, il principe Daniele non approfittò della sua vittoria per impadronirsi di terre altrui o per prendere bottino, come era l’uso in quei tempi. Invece, diede un esempio di vera non-cupidigia, di amore e di fraternità. Il santo principe non ricorse mai alle armi per impadronirsi delle terre altrui, né tolse mai i beni ad altri principi con la forza o con l’inganno. E così il Signore si degnò di ampliare i confini del suo dominio principesco.
Il principe Giovanni di Pereslavl-Zalessk, nipote di Daniele, era mite, pio e benevolo verso i poveri, ed egli stimava e amava suo zio. Morendo senza figli nel 1302, lasciò in eredità il suo principato al santo Daniele. Le terre di Pereslavl insieme a Dmitrov avevano il maggior numero di abitanti dopo Rostov, con le corrispondenti fortificazioni degne di una grande città. Pereslavl-Zalessk era ben protetta da ogni lato. Ma il santo principe rimase fedele a Mosca e non trasferì la capitale del suo principato alla più forte e più significativa sede di Pereslavl. Questa annessione rese possibile considerare Mosca come il principato più importante. Qui fu posto il principio dell’unificazione della Terra russa in un unico potente regno.
Attraverso i secoli la provvidenza di Dio riguardo alla Russia e al suo destino si manifestò chiaramente!
Grato per le costanti benedizioni dell’Hodēgḗtria (Colei che guida la Via) sia nella sua vita personale che nella vita del regno russo, il padre di san Daniele, sant’Alexander Nevsky, disse: “Dio non è nella potenza, ma nel diritto!”
Nel 1303 san Daniele si ammalò gravemente. Ricevette il grande schema e comandò di essere sepolto nel monastero di Danilov. Nella sua profonda umiltà volle essere sepolto non all’interno della chiesa, ma nel cimitero comune del monastero. Il santo principe morì il 4 marzo.
Meno di trent’anni dopo il riposo del santo Principe Daniele, il monastero di Danilov da lui fondato fu trasformato nel Cremlino di Mosca, la chiesa fu trasformata in chiesa parrocchiale e il cimitero divenne non monastico.
Al tempo del Gran Principe Ivan III (1462-1505), san Daniele fece giungere dei richiami di sé ai suoi discendenti smemorati. Apparve come uno straniero a un giovane che serviva il Gran Principe e disse: “Non aver paura di me. Io ero cristiano e padrone di questo luogo, il mio nome è Daniele Principe di Mosca, e per volontà di Dio mi trovo qui. Di’ al Gran Principe Giovanni di me, dicendo: tu ti godi la vita mentre mi hai dimenticato, ma Dio non mi ha dimenticato.”
Dopo questo, il Gran Principe ordinò che fossero cantate panichide per i suoi principi antenati nella cattedrale. Al tempo dello zar Ivan il Terribile, il figlio morente di un mercante di chiatte fu guarito presso la tomba di san Daniele. Lo zar, colpito dal miracolo, restaurò l’antico monastero di Danilov e istituì una processione annuale. Il Metropolita guidava il cammino verso la tomba del santo principe e vi celebrava una panichida.
Nel 1652 il santo Principe Daniele fu glorificato con il ritrovamento delle sue reliquie incorrotte, che furono trasferite il 30 agosto nella chiesa dedicata ai Santi Padri del Settimo Concilio Ecumenico.
Le sante reliquie furono collocate in una lipsanoteca “a gloria della Santa Trinità e per la guarigione degli infermi”. Il Metropolita Platon di Mosca (+ 1812), nella Vita del santo principe da lui composta, scrive: “Il fondatore pose le fondamenta della grandezza di Mosca, tracciando modestamente solo un piccolo sentiero verso di essa. Come ogni edificio che non viene costruito in eccessiva fretta, ma piuttosto con grande arte e abilità, riceve una particolare solidità e rimane indistruttibile per lungo tempo; come un albero alto che cresce per molti secoli dopo essere iniziato come una piccola piantina, e poi lentamente si irrobustisce, con i suoi rami che si distendono tutt’intorno lontano, così questa città doveva crescere da inizi piccoli ma saldi, affinché il suo primo scintillio non abbagliasse gli occhi degli invidiosi, e affinché non fosse scossa o abbattuta troppo presto, prima che avesse raggiunto la sua piena altezza. Così questo fondatore preparò la grande città che gli era stata donata, conferendole un raggio modesto ma costante, non turbato da alcuna raffica di vento. Lasciò la grande gloria del suo sorgere a suo figlio, il Gran Principe Giovanni, detto Kalita.”



