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San Leandro, vescovo di Siviglia

02-27

San Leandro, vescovo di Siviglia, maestro della Chiesa e illuminatore della Spagna, visse nel VI secolo ed era rampollo di una famiglia aristocratica. Suo padre Severiano era duca e apparteneva a un illustre casato bizantino, mentre sua madre era la figlia maggiore del re visigoto Levigid, che regnava a Siviglia, capitale del Regno visigoto. In giovane età entrò in un monastero e si distinse per la sua cultura e le sue virtù. Per questo motivo, la Chiesa lo fece vescovo nell’anno 579.

Egli fondò una scuola teologica con lo scopo di diffondere l’Ortodossia, ma anche di coltivare le scienze e le arti in generale, per il popolo di quel regno barbaro. I due figli reali Ermeneghild e Rekared, suoi nipoti dal lato materno, erano tra i discepoli di San Leandro. Ermeneghild fu allevato alle sorgenti dell’Ortodossia. La sua fede nella Chiesa fu rafforzata grazie alla sua pia moglie Ingard, figlia di Sigeberto, re dei Franchi. Quando suo padre trasferì la capitale a Toledo, egli scelse Siviglia come sua dimora quando scoppiò una persecuzione contro gli Ortodossi. L’eretico Levegild venne in conflitto con il figlio ortodosso Ermeneghild. Tale fu l’intensificarsi della persecuzione e la furia degli eretici, come è stato scritto, che non lasciava nessuno libero in alcun luogo. Sia gli uomini, sia la stessa terra, persero la loro antica fertilità. Il re eretico assediò Siviglia e gettò suo figlio in una oscura prigione, dove lo fece strangolare nella Festa di Pascha del 586.

In quel tempo, poco prima di essere esiliato insieme ad altri confessori dell’Ortodossia, San Leandro fuggì a Costantinopoli in cerca dell’aiuto dell’Imperatore. Lì incontrò San Gregorio Dialogo (12 marzo) e si unì a lui con fortissimi vincoli di amicizia. Quando la persecuzione contro gli Ortodossi giunse al suo culmine, il re Levegild, colpito da una malattia mortale, mutò il suo atteggiamento, invitando San Leandro al suo letto di morte e, dopo essersi pentito, lo pregò di portare il suo successore Rekarèd alla vera Fede ortodossa. Il nuovo re, che prestò ascolto al suo antico maestro, si convertì e intraprese immediatamente la convocazione del Terzo Concilio di Toledo, dove lesse a tutti le confessioni di fede e le decisioni del Sinodo Ecumenico di Nicea, e annunciò che i popoli uniti dei Goti e dei Suevi ritornavano all’unità della Chiesa. San Leandro, che presiedette il Concilio di Toledo, decise allora di dedicare il resto della sua vita a istruire il suo gregge, anzitutto con il proprio esempio, e anche attraverso i suoi ispirati scritti. Egli preparò anche suo fratello, Sant’Isidoro, a succedergli come vescovo di Siviglia e della Chiesa di Spagna. Aiutò persino sua sorella, Santa Florentia, a diventare fondatrice e igumena di quaranta monasteri e di migliaia di monache, componendo per esse un Typikon monastico che fu chiamato “I Canoni di San Leandro”. Organizzò anche i divini Servizi della Chiesa di Spagna, che furono chiamati “mozarabici”.

Il santo vescovo di Siviglia, dopo aver sopportato molte avversità e prove, consegnò la sua santa anima al Signore il 27 febbraio del 600 (o 601). Sul suo rotolo si legge: “La Fede ortodossa definita dal Concilio di Nicea è l’arma della Chiesa contro le spine dell’eresia”.