San Policarpo, vescovo di Smirne
San Policarpo, vescovo di Smirne, che fu “fecondo in ogni opera buona” (Col 1,10), nacque nel primo secolo e visse a Smirne, in Asia Minore. Rimasto orfano in tenera età, per indicazione di un angelo fu allevato dalla pia vedova Kallista. Dopo la morte della madre adottiva, Policarpo distribuì i suoi beni e cominciò a condurre una vita casta, prendendosi cura dei malati e degli infermi. Era molto legato a San Bucolo, vescovo di Smirne (6 febbraio), che lo amava particolarmente. Questi ordinò Policarpo diacono, affidandogli il compito di predicare la Parola di Dio in chiesa. Poi lo ordinò anche al santo sacerdozio.
In quel tempo era ancora in vita il santo apostolo Giovanni il Teologo. San Policarpo era particolarmente vicino a San Giovanni, e talvolta lo accompagnava nei suoi viaggi apostolici.
Poco prima della sua morte, San Bucolo espresse il desiderio che Policarpo fosse fatto vescovo di Smirne. Quando San Policarpo fu consacrato vescovo, gli apparve il Signore Gesù Cristo. San Policarpo guidò il suo gregge con zelo apostolico, ed era anche grandemente amato dal clero. Anche Sant’Ignazio il Portatore di Dio di Antiochia (20 dicembre) lo stimava grandemente. Mettendosi in viaggio verso Roma, dove lo attendeva il martirio, scrisse a San Policarpo: “Questo secolo ha bisogno di te se vuole raggiungere Dio, come i piloti hanno bisogno dei venti, e come il marinaio sbattuto dalla tempesta ha bisogno di un porto.”
L’imperatore Marco Aurelio (161-180) salì sul trono di Roma e scatenò una persecuzione violentissima contro i cristiani. I pagani esigevano che il giudice cercasse San Policarpo, “il padre di tutti i cristiani” e “il seduttore di tutta l’Asia”.
In quel tempo San Policarpo, dietro le insistenti suppliche del suo gregge, si tratteneva in un piccolo villaggio non lontano da Smirne. Quando i soldati giunsero per arrestarlo, egli uscì loro incontro e li invitò ad entrare per mangiare. Chiese del tempo per pregare, al fine di prepararsi al martirio. Le sue sofferenze e la sua morte sono narrate nella “Epistola dei cristiani della Chiesa di Smirne alle altre Chiese”, uno dei più antichi monumenti della letteratura cristiana.
Condotto a giudizio, San Policarpo confessò fermamente la sua fede in Cristo, e fu condannato ad essere bruciato vivo. I carnefici vollero inchiodarlo a un palo, ma egli dichiarò che Dio gli avrebbe dato la forza di sopportare le fiamme, sicché bastava che lo legassero con delle corde. Le fiamme circondarono il santo ma non lo toccarono, riunendosi sopra il suo capo a forma di volta. Vedendo che il fuoco non gli recava alcun danno, i pagani lo trafissero con un pugnale. Dal colpo sgorgò tanto sangue che spense le fiamme. Il corpo del geromartire Policarpo fu poi cremato. I cristiani di Smirne raccolsero con grande venerazione ciò che restava delle sue sante reliquie, e ogni anno celebravano il giorno del suo martirio.
Si è conservato un racconto riguardante San Policarpo tramandato dal suo discepolo, Sant’Ireneo di Lione, che Eusebio cita nella sua STORIA ECCLESIASTICA (V, 20):
“Ero ancora molto giovane quando ti vidi in Asia Minore, da Policarpo,” scrive Sant’Ireneo al suo amico Florino, “ma sarei ancora in grado di indicare il luogo dove il beato Policarpo sedeva e conversava, e di ritrarre il suo modo di camminare, i suoi modi di vivere, il suo aspetto esteriore, il suo parlare con la gente, il suo andare in compagnia di Giovanni, e come egli stesso raccontava, insieme ad altri testimoni oculari del Signore, quelle cose che ricordava dalle parole degli altri. Egli narrava anche ciò che aveva udito da loro riguardo al Signore, ai suoi insegnamenti e ai suoi miracoli….
“Per la misericordia di Dio verso di me, già allora ascoltavo con attenzione Policarpo e scrivevo le sue parole, non su tavolette, ma nelle profondità del mio cuore. Perciò, posso rendere testimonianza davanti a Dio che, se questo beato ed apostolico Anziano avesse udito qualcosa di simile alla tua fallacia, egli immediatamente si sarebbe turato le orecchie ed avrebbe manifestato la sua indignazione con la sua solita esclamazione: ‘Buon Dio! Che Tu abbia permesso che io fossi in vita in un tempo simile!’”
Durante la sua vita il santo vescovo scrisse diverse Epistole al gregge e lettere a varie persone. L’unica che è giunta fino ai nostri giorni è la sua Epistola ai Filippesi che, come testimonia San Girolamo, veniva letta nelle chiese dell’Asia Minore durante i servizi divini. Fu scritta dal santo in risposta alla richiesta dei Filippesi di inviare loro alcune lettere del geromartire Ignazio (20 dicembre) che San Policarpo aveva in suo possesso.
Il compositore H. I. F. Bibier (1644-1704) ha scritto una Sonata “Scti Polycarpi” per otto trombe in onore del santo martire.


