Sant’Onesimo apostolo
Il santo apostolo Onesimo, uno dei Settanta, da giovane era servo di Filémone, un cristiano di stirpe illustre che viveva nella città di Colosse, in Frigia. Colpevole di un’offesa contro il suo padrone e temendo il castigo, sant’Onesimo fuggì a Roma, ma, come schiavo fuggiasco, finì in prigione. In carcere incontrò l’apostolo Paolo, fu da lui illuminato e fu battezzato.
In prigione sant’Onesimo servì l’apostolo Paolo come un figlio. San Paolo conosceva personalmente Filémone e gli scrisse una lettera piena di amore, chiedendogli di perdonare lo schiavo fuggiasco e di accoglierlo come un fratello. Mandò sant’Onesimo dal suo padrone con questa lettera, privandosi così dell’aiuto di cui aveva grandissimo bisogno.
Dopo aver ricevuto la lettera, san Filémone non solo perdonò Onesimo, ma lo rimandò anche a Roma dall’apostolo. San Filémone (4 gennaio, 19 febbraio e 22 novembre) fu poi consacrato vescovo della città di Gaza.
Dopo la morte dell’apostolo Paolo, sant’Onesimo servì gli apostoli fino alla loro fine, e fu costituito vescovo. Dopo la morte dei santi apostoli, predicò il Vangelo in molte regioni e città: in Spagna, in Carpetania, a Colosse, a Patrasso. In vecchiaia, sant’Onesimo occupò il trono episcopale di Efeso, dopo l’apostolo Timoteo. Quando sant’Ignazio il Portatore-di-Dio (20 dicembre) fu condotto a Roma per il martirio, il vescovo Onesimo uscì incontro a lui con altri cristiani, come sant’Ignazio stesso ricorda nella sua Epistola agli Efesini.
Durante il regno dell’imperatore Traiano (89-117), sant’Onesimo fu arrestato e condotto a giudizio davanti all’eparca Tertillo. Lo tenne in prigione per diciotto giorni, poi lo mandò in carcere nella città di Puteoli. Dopo qualche tempo, l’eparca fece chiamare il prigioniero e, avendo constatato che sant’Onesimo manteneva la sua fede in Cristo, ordinò che fosse lapidato; dopo di ciò, il santo fu decapitato con la spada. Una donna illustre prese il corpo del martire e lo depose in una cassa d’argento. Questo avvenne nell’anno 109.



