San Caralampo ieromartire
Il santo Ieromartire Haralampo, vescovo di Magnesia, i martiri Porfirio e Batto e tre sante donne martiri soffrirono nell’anno 202.
San Haralampo, vescovo di Magnesia (Asia Minore), diffuse con grande successo la fede in Cristo Salvatore, guidando il popolo sulla via della salvezza. La notizia della sua predicazione giunse a Luciano, governatore del distretto, e al comandante militare Lucio. Il santo fu arrestato e condotto a giudizio, dove confessò la sua fede in Cristo e rifiutò di offrire sacrifici agli idoli.
Nonostante la veneranda età del vescovo (aveva 113 anni), egli fu sottoposto a torture mostruose. Gli lacerarono il corpo con uncini di ferro e raschiarono via tutta la pelle dal suo corpo. Durante questo il santo si rivolse ai suoi tormentatori dicendo: «Vi ringrazio, fratelli, perché avete ridato libertà al mio spirito, che anela a passare a una vita nuova ed eterna!»
Vedendo la resistenza dell’Anziano e la sua completa assenza di malizia, due soldati (Porfirio e Batto) confessarono apertamente Cristo, per il che furono immediatamente decapitati con la spada. Tre donne che stavano osservando le sofferenze di san Haralampo cominciarono anch’esse a glorificare Cristo e furono presto martirizzate.
Lucio, fuori di sé dalla rabbia, afferrò gli strumenti di tortura e cominciò a torturare il santo martire, ma all’improvviso gli avambracci gli furono recisi come da una spada invisibile. Il governatore allora sputò in faccia al santo e immediatamente la sua testa si girò all’indietro, così che egli rimase rivolto all’opposto.
Allora Lucio supplicò il santo di avere misericordia di lui, e ambedue i torturatori furono guariti per le preghiere di san Haralampo. Durante questo, una moltitudine di spettatori giunse a credere in Cristo. Tra loro c’era anche Lucio, che cadde ai piedi del santo vescovo chiedendo di essere battezzato.
Luciano riferì questi eventi all’imperatore Settimio Severo (193-211), che allora si trovava ad Antiochia di Pisidia (Asia Minore occidentale). L’imperatore ordinò che san Haralampo fosse condotto da lui ad Antiochia. I soldati attorcigliarono la barba del santo come una corda, la avvolsero attorno al suo collo e la usarono per trascinarlo. Gli conficcarono anche un chiodo di ferro nel corpo. L’imperatore quindi ordinò di tormentare il vescovo ancor più intensamente, e cominciarono a bruciarlo a poco a poco con il fuoco. Ma Dio proteggeva il santo, ed egli rimase illeso.
Molti miracoli furono compiuti per mezzo della sua preghiera: risuscitò un giovane morto e guarì un uomo tormentato dai demoni per trentacinque anni, così che molti cominciarono a credere in Cristo Salvatore. Anche Galina, figlia dell’imperatore, giunse a credere in Cristo e due volte ruppe gli idoli in un tempio pagano. Per ordine dell’imperatore percossero il santo alla bocca con pietre. Vollero anche dargli fuoco alla barba, ma le fiamme bruciarono il torturatore.
Pieni di malvagità, Settimio Severo e un funzionario di nome Crispo scagliarono bestemmie contro il Signore, chiamandolo beffardamente a scendere sulla terra e vantandosi della propria forza e potenza. Il Signore mandò un terremoto, e un grande timore cadde su tutti; gli empi furono sospesi a mezz’aria, trattenuti da legami invisibili, e solo per la preghiera del santo furono rimessi a terra. L’imperatore, stordito, fu scosso nella sua precedente empietà, ma ricadde ben presto nell’errore e diede ordine di torturare ancora il santo.
Infine, l’imperatore condannò san Haralampo alla decapitazione con la spada. Durante l’ultima preghiera di san Haralampo, i cieli si aprirono e il santo vide il Salvatore e una moltitudine di angeli. Il santo martire gli chiese di concedere che il luogo dove le sue reliquie avrebbero riposato non soffrisse mai carestia né malattie. Supplicò anche che in quel luogo vi fossero pace, prosperità e abbondanza di frutti, grano e vino, e che le anime di quella gente fossero salvate. Il Signore promise di adempiere la sua richiesta e ascese al cielo, e l’anima dello ieromartire Haralampo lo seguì. Per misericordia di Dio, il santo morì prima che potesse essere giustiziato. Galina seppellì il corpo del martire con grande onore.
Nell’agiografia e nell’iconografia greca san Haralampo è considerato un sacerdote, mentre le fonti russe sembrano considerarlo un vescovo.



