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San Niceforo, martire - immagine

San Niceforo, martire

02-09

Il Santo Martire Niceforo (Nikēphóros) visse nella città di Antiochia di Siria. In questa città viveva anche il presbitero Sapricio, con il quale Niceforo era molto amico, tanto che erano considerati come fratelli. Essi litigarono per qualche dissenso, e il loro amore di un tempo si trasformò in inimicizia e odio.

Dopo un certo tempo Niceforo rientrò in sé, si pentì del suo peccato e più di una volta chiese, tramite amici comuni, che Sapricio lo perdonasse. Sapricio, però, non volle perdonarlo. Allora Niceforo andò dal suo antico amico e gli chiese con fervore perdono, ma Sapricio rimase irremovibile.

In quel periodo gli imperatori Valeriano (253-259) e Gallio (260-268) iniziarono a perseguitare i cristiani, e uno dei primi condotti davanti al tribunale fu il presbitero Sapricio. Egli confessò con fermezza di essere cristiano, subì torture per la sua fede e fu condannato a morte per decapitazione con la spada. Mentre conducevano Sapricio al luogo dell’esecuzione, Niceforo gli chiedeva piangendo il suo perdono, dicendo: «O martire di Cristo, perdonami se in qualche modo ho peccato contro di te».

Il presbitero Sapricio rimase ostinato, e persino mentre si avvicinava alla morte rifiutò di perdonare il suo fratello cristiano. Vedendo la durezza del suo cuore, il Signore ritirò la Sua benedizione da Sapricio e non gli permise di ricevere la corona del martirio. All’ultimo momento, egli fu preso all’improvviso dalla paura della morte e acconsentì a offrire sacrifici agli idoli. Invano San Niceforo esortò Sapricio a non perdere la sua ricompensa attraverso l’apostasia, poiché già stava sulla soglia del Regno celeste.

Allora San Niceforo disse al boia: «Io sono cristiano e credo nel Signore nostro Gesù Cristo. Eseguite su di me la sentenza al posto di Sapricio». I carnefici riferirono questo al governatore. Egli decise di liberare Sapricio e di decapitare Niceforo al suo posto. Così San Niceforo ereditò il Regno e ricevette la corona del martirio.