San Cirillo il Taumaturgo
San Cirillo del Nuovo Lago nacque in una pia famiglia. Il Signore lo segnò come uno degli eletti ancora prima che nascesse. La madre di Cirillo stava pregando in chiesa durante la Divina Liturgia, e il bambino nel suo grembo gridò: “Santo, Santo, Santo, Signore Sabaoth!”
Fin dall’infanzia il santo amava la solitudine e la preghiera, e sognava la vita monastica. All’età di quindici anni Cirillo lasciò segretamente la casa dei genitori, con l’intenzione di entrare nel monastero delle Grotte di Pskov. Non conosceva la strada per il monastero, e non prese nulla da casa per il viaggio. Andò per la sua via, riponendo tutta la sua fiducia nel Signore e nella Sua Tutta-Pura Madre. A venti verste dalla città il giovane incontrò un magnifico Anziano monaco, che lo condusse al monastero. Nel congedarsi, lo benedisse con queste parole: “Dio ti benedica, figlio mio, e ti conceda lo schema angelico, e che tu sia un vaso eletto dello Spirito Divino.” Detto questo, l’Anziano divenne invisibile. Il ragazzo comprese che si trattava di un messaggero di Dio, e rese grazie al Signore.
L’igumeno, san Cornelio (20 febbraio), vide con il suo occhio chiaroveggente la grazia che si manifestava nel giovane. Gli diede molti consigli e lo tonsurò nello schema monastico con il nome di Cirillo. Il monaco quindicenne stupì i fratelli con le sue fatiche ascetiche. Macerava la carne con il digiuno e la preghiera, e adempiva con zelo alle obbedienze. Giorno e notte era pronto a studiare la Parola di Dio. Già allora pensava di terminare i suoi giorni in solitudine nel deserto.
I genitori del ragazzo lo piansero come morto, ma un giorno un Anziano del monastero di san Cornelio venne da loro e raccontò del loro figlio e della sua vita in monastero. La gioiosa notizia confermò nell’anima della madre di Cirillo il suo amore per Dio. Ella parlò con il marito del lasciare al monastero la sua parte di eredità, poi lasciò il mondo e divenne monaca con il nome di Elena. Morì in pace poco tempo dopo.
Il padre del santo si recò al monastero, e l’igumeno Cornelio disse a Cirillo di incontrarlo. Il santo era turbato, ma non osando disobbedire all’igumeno, si gettò ai piedi del padre, implorando perdono per aver lasciato di nascosto la casa. Il padre perdonò il figlio, e lui stesso rimase nel monastero. San Cornelio lo tonsurò al monachesimo con il nome di Barsanufio, e lo affidò al figlio perché lo istruisse.
Tre anni dopo, egli si addormentò pacificamente nel Signore. Suo figlio continuò a faticare con ancora maggior fervore per il Signore, disprezzando la propria volontà, ed era obbediente non solo all’igumeno, ma anche ai fratelli. Ardentemente desiderava percorrere tutta la terra russa, venerando i suoi santuari, e trovare per sé un luogo di deserto per una vita di silenzio.
Con la benedizione di san Cornelio, san Cirillo lasciò il monastero in cui si era fortificato spiritualmente, e si recò nelle regioni costiere, vagando per le foreste e i luoghi selvaggi, nutrendosi di radici di alberi e di bacche. Il santo passò circa vent’anni in questa ardua impresa di errante, e giunse ai dintorni di Mosca, Novgorod e Pskov, ma non entrò mai in nessuna casa né accettò elemosine. Vagava durante il giorno, e trascorreva le notti in preghiera sui vestiboli delle chiese, e partecipava alle funzioni liturgiche.
Una volta, mentre era in preghiera, san Cirillo vide una luce celeste che indicava la direzione in cui egli doveva fondare un monastero. Si mise subito in cammino e, giunto al monastero di Tikhvin, vi trascorse tre giorni e tre notti in incessante preghiera alla Santissima Theotokos. La Madre di Dio gli apparve in sogno. Mostrandogli il Suo compiacimento, gli disse: “Mio servo Cirillo, compiacitore della Santissima Trinità, va’ nella regione orientale del Lago Bianco, e il Signore, mio Figlio, ti mostrerà il luogo di riposo per la tua vecchiaia.”
Il santo si diresse verso il Lago Bianco, versando copiose lacrime per la visione miracolosa. Sul lago vide una piccola isola, dalla quale si innalzava verso il cielo una colonna di fuoco. Là, sotto un abete secolare, san Cirillo costruì una capanna, e poi eresse due celle: una per sé, l’altra per i futuri fratelli. L’eremita costruì anche due piccole chiese, una in onore della Risurrezione di Cristo e l’altra in onore della Madre di Dio Odighitria. Subì molte tentazioni da parte dei nemici invisibili, e da parte di oziosi vagabondi, ma superò ogni cosa con coraggiosa sopportazione e preghiera incessante. La notizia della sua vita santa si diffuse ovunque, e attorno a lui si raccolsero dei fratelli.
Vi furono molti casi di guarigione per mezzo delle sue preghiere, e il Signore concesse inoltre al Suo santo il dono della preveggenza. Sentendo avvicinarsi la propria fine, san Cirillo convocò i fratelli. Con lacrime di umiltà il santo istruì per l’ultima volta i suoi figli spirituali, finché la voce gli venne meno. Per lungo tempo poi rimase in silenzio, ma all’improvviso esclamò tra forti singhiozzi: “Io vado al Signore per la vita eterna, ma vi affido a Dio Verbo e alla Sua Grazia, che dispensa eredità e santificazione a tutti. Che essa vi aiuti. Ma vi supplico, non diventate negligenti nel digiuno e nelle preghiere, guardatevi dalle insidie del Nemico, e il Signore, nella Sua ineffabile misericordia, non condannerà la vostra umiltà.”
Detto questo, il santo diede l’ultimo bacio ai fratelli, ricevette i Santi Misteri, si segnò con il Segno della Croce, e con le parole: “Gloria a Dio per tutto!” rese la sua purissima anima al Signore il 4 febbraio 1532.



