Ashot m.
Nell’anno 786, Ashot, figlio di Adarnerse, salì al trono di Kartli. Fin dall’inizio del suo regno combatté fieramente per la riunificazione della Georgia. Il suo primo passo fu quello di approfittare della stanchezza degli arabi musulmani e scacciarli da Tbilisi.
Passarono tre anni e, sotto la guida di un nuovo sovrano, i musulmani rinvigoriti iniziarono a dare la caccia ad Ashot. Il re fu costretto a fuggire dopo aver tardato ad agire contro di loro. Il nemico aveva nuovamente conquistato Tbilisi.
Ashot fu costretto a lasciare Kartli, e partì per Bisanzio con la sua famiglia e un piccolo esercito. I profughi giunsero fino al Javakheti, nella Georgia meridionale, e si fermarono per riposare presso il lago Paravani. Ma mentre dormivano, un esercito saraceno assalì il loro accampamento. L’esercito del re era condannato, ma “Dio aiutò Ashot Kuropalates e il suo esiguo esercito. Gli concesse forza, ed essi sconfissero un nemico di gran lunga superiore di numero.” Il re fu profondamente commosso dall’intervento miracoloso di Dio e decise che, invece di proseguire verso Bisanzio come aveva intenzione di fare, sarebbe rimasto nella regione di Shavshet-Klarjeti.
In quel tempo la Georgia meridionale soffriva grandi calamità. Un’epidemia di colera aggravava le difficoltà di un popolo devastato da un nemico spietato. Pochissimi erano sopravvissuti, ma quel resto impotente e sfinito accolse con gioia Ashot Kuropalates come loro nuovo condottiero, e il re iniziò subito a restaurare la regione.
Ashot Kuropalates restaurò il castello di Artanuji, che era stato originariamente costruito dal re Vakhtang Gorgasali e in seguito devastato dal generale arabo Marwan “il Sordo”. Ashot fondò una città nelle vicinanze e la proclamò residenza della famiglia reale dei Bagrationi di Klarjeti. Costruì anche una chiesa in onore dei santi Pietro e Paolo. Come è scritto, “Dio concesse ad Ashot Kuropalates grande forza e molte vittorie.”
La regione di Klarjeti riprese vita, e per mezzo degli sforzi di San Grigol di Khandzta e dei suoi compagni, l’antico deserto fu trasformato in un borgo fervente di chiese, monasteri e scuole. I nobili georgiani ben presto iniziarono a recarsi a Klarjeti per forgiare il futuro della loro nazione con il re Ashot e gli altri capi timorati di Dio.
Ashot Kuropalates non era solo un condottiero che si impegnava vigorosamente per l’unificazione della Georgia: era davvero un uomo di mente divina. Con grande onore e gioia ospitò il padre Grigol di Khandzta, “uomo celeste e angelo terreno”. Il padre Grigol benedisse il regno di Ashot e la sua eredità.
A coloro che lavoravano nel monastero di Khandzta, Ashot Kuropalates concesse le migliori terre, compresa Shatberdi, perché servissero da tenute rurali atte a fornire il sostentamento al monastero. I suoi figli, Adarnerse, Bagrat e Guaram, in seguito avrebbero contribuito con gran parte delle loro sostanze alla rinascita dei monasteri nel Deserto di Klarjeti (Udabno in georgiano. Tradotto come “deserto”, questi luoghi abbandonati dove gli eremiti stabilivano le loro dimore spesso attiravano monaci e laici pii man mano che si diffondeva la fama di questi uomini santi. Nel corso dei secoli, con la fondazione di numerosi monasteri, questi deserti divennero vere e proprie città e conservarono il nome di “deserto” solo in senso figurato.)
Ma dopo qualche tempo il solitamente virtuoso re Ashot si innamorò di una certa donna. Dimenticò il suo onore, le sue imprese e la sua fedeltà a Dio e alla nazione e la condusse al castello di Artanuji, una tenuta che era stata costruita per la regina. San Grigol, però, venne a sapere della relazione adulterina del re e ne fu estremamente rattristato.
Egli affrontò il re riguardo alla sua condotta, e il disperato Ashot promise di lasciare la donna, ma non riuscì a trovare in sé la forza di mantenere la promessa. Allora il padre Grigol la condusse al monastero di Mere e la affidò all’igumena, Madre Pebronia, senza dirlo ad Ashot. Quando seppe ciò che era accaduto, il re Ashot supplicò Madre Pebronia di restituirgli la donna, ma l’igumena rifiutò. Alla fine Ashot chinò il capo davanti alla monaca e si pentì, dicendo: “Beato l’uomo che non è più vivo a questo mondo.”
Il re riscoprì il suo amore per Dio e per la sua patria, e si preparò a ritornare in Kartli. Ma i suoi piani furono sventati quando un certo guerriero musulmano di nome Khalil invase, conquistando le terre di Kartli, Hereti e Kvemo Kartli.
Ashot mandò i suoi uomini a radunare un esercito, ma prima che le truppe fossero state raccolte, i Saraceni attaccarono e li costrinsero alla fuga. Il re si recò allora nella gola di Nigali con l’intenzione di ingrandire il suo esercito. Alcuni dei coscritti si rivelarono traditori, e quando il re scoprì il tradimento, era già troppo tardi. Si nascose in una chiesa, ma gli empi lo trovarono e lo trafissero a morte nel santuario. “Lo uccisero sull’altare, come se immolassero un agnello sacrificale, e il suo sangue vi rimane fino ad oggi”, scrive Sumbat, figlio di Davit, nel suo libro Le Vite dei Bagrationi.
Così il primo re Bagrationi, “credente, sul quale fu stabilita l’eredità del popolo georgiano”, fu anche martire. I georgiani si vendicarono degli assassini del loro amato re. Quando il popolo di Doliskana sentì che Ashot era stato ucciso, inseguì i suoi assassini e li uccise presso il fiume Chorokhi. Il venerabile Grigol e il popolo georgiano piansero amaramente per la perdita del loro re e della loro speranza. Le sante reliquie di San Ashot furono sepolte nella chiesa dei santi Pietro e Paolo che egli stesso aveva costruito.



