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Davide IV b. re di Georgia

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Alla fine dell’XI secolo la Chiesa georgiana attraversò una prova di proporzioni fisiche e spirituali catastrofiche.

Il sultano selgiuchide Jalal al-Dawlah Malik Shah (1073-1092) catturò il villaggio di Samshvilde, imprigionò il suo capo, Ioane Orbeliani, figlio di Liparit, devastò Kvemo (Bassa) Kartli e infine conquistò tutta la Georgia, nonostante le vittorie isolate del re Giorgi II (1072-1089). I georgiani atterriti fuggirono dalle loro case per nascondersi sui monti e nelle foreste.

Tentato e profondamente afflitto dai tempi difficili, il popolo che un tempo aveva promesso il suo amore incondizionato a Cristo cominciò a cadere nel peccato e nella corruzione. Gente di ogni età e temperamento peccò contro Dio e si volse sulla via della perdizione. Dio manifestò la Sua ira verso il popolo georgiano mandando un terribile terremoto che devastò le loro celebrazioni pasquali.

Nell’anno 1089, durante questo periodo di devastazione e disperazione, il re Giorgi II abdicò, designando suo unico figlio sedicenne, Davide (in seguito conosciuto come “il Restauratore”), erede al trono. È scritto che il Padre celeste disse: Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato (Sal 88,20).

Il neoincoronato re Davide si assunse un’enorme responsabilità per il benessere della Chiesa. Egli sostenne gli sforzi del Concilio di Ruisi-Urbnisi per restaurare e rafforzare l’autorità della Chiesa georgiana e per reprimere i superbi signori feudali e i chierici indegni. Durante il regno del re Davide, le attività più significative del governo furono compiute a beneficio della Chiesa. Allo stesso tempo, il Concilio di Ruisi-Urbnisi riaffermò il ruolo vitale della Fede ortodossa nel liberare il popolo georgiano dal pantano empio nel quale era sprofondato.

Fra i primi obiettivi del re Davide all’inizio del suo regno vi fu il rimpatrio di coloro che erano fuggiti dalla Georgia durante il dominio turco. Il re convocò i suoi nobili e iniziò a riunificare la nazione. Gli sforzi del re per riunificare la Georgia cominciarono nella regione orientale di Kakheti-Hereti, ma i Turchi e i signori feudali traditori non erano disposti a cedere il potere che avevano acquisito in quella zona. Tuttavia, l’esercito del re Davide era nelle mani di Dio, e i georgiani combatterono valorosamente contro il massiccio esercito turco. Lo stesso re Davide combatté come qualunque altro soldato: tre dei suoi cavalli furono uccisi, ma egli montò un quarto per portare a termine la battaglia con una vittoria straordinaria. La presenza turca fu eliminata dal suo paese.

Ben presto, tuttavia, l’inflessibile sultano selgiuchide Mehmed (Muhammad) I di Baghdad (1105-1118) ordinò a un esercito di centomila soldati di marciare sulla Georgia. Quando il re Davide venne a sapere dell’avvicinarsi del nemico, radunò immediatamente una forza di millecinquecento uomini e la guidò verso Trialeti. Una battaglia ebbe inizio di primo mattino e, con l’aiuto di Dio, il nemico fu sconfitto. Contemporaneamente, il consigliere del re, Giorgi di Chqondidi, riconquistò la città di Rustavi nel 1115, mentre l’esercito georgiano riprese la gola del fiume Mtkvari. (Giorgi di Chqondidi fu il maestro e il consigliere più vicino del re Davide. Egli ricopriva la carica di cancelliere-procuratore. Al concilio di Ruisi-Urbnisi, il re Davide introdusse una nuova legge, combinando l’ufficio di cancelliere-procuratore con l’arcivescovado di Chqondidi, l’episcopato più influente della Georgia.) Un anno dopo, i Turchi, che erano stati accampati tra le città di Karnipori e Basiani, furono scacciati dal paese. Le “Grandi Guerre” continuarono, e il santo re fu incoronato con nuove vittorie. Il figlio di Davide, Demetre (in seguito il venerabile Damiane), un giovane distinto per “sapienza, santità, aspetto e coraggio”, fu un grande aiuto per suo padre. Il principe guidò una guerra contro Shirvan, catturò Kaladzori e tornò da suo padre con schiavi e grandi ricchezze, bottino di guerra di quei tempi. Un anno dopo, i villaggi di Lore e Agarani furono riuniti alla Georgia.

Nonostante le sue vittorie, il re Davide sapeva che sarebbe stato difficile per il suo esiguo esercito proteggere le città e le fortezze riconquistate, continuando al contempo a servire come forza militare permanente. Divenne quindi necessario istituire un esercito permanente separato. Il saggio re progettò di arruolare uomini tra i Qipchak, una tribù del Caucaso settentrionale, per formare questo esercito. Conosceva bene il carattere di questo popolo ed era certo che fosse coraggioso e temprato alla guerra. Inoltre, la moglie di Davide, la regina Gurandukhti, era figlia di Atrak, il sovrano dei Qipchak. Atrak acconsentì con gioia alla richiesta del genero, il re.

Come vero diplomatico, desideroso di mantenere relazioni pacifiche con i Qipchak, il re Davide prese con sé il suo consigliere, Giorgi di Chqondidi, e si recò nella regione dell’Ossezia, nel Caucaso settentrionale. Lì, Giorgi di Chqondidi, “consigliere del suo padrone e partecipe delle sue grandi opere e vittorie”, si addormentò nel Signore. In seguito a ciò, il re Davide, afflitto, dichiarò che il suo regno avrebbe fatto lutto per quaranta giorni. Ma egli portò a compimento ciò che si era proposto di fare e selezionò quarantamila Qipchak da aggiungere ai cinquemila soldati georgiani che aveva già arruolato. Da quel momento in poi il re Davide ebbe un esercito permanente di quarantacinquemila uomini.

Il grande esercito del re estirpò infine in modo permanente la presenza turca in Georgia e nei suoi dintorni. I Turchi sconfitti tornarono con vergogna dal loro sultano a Baghdad, avvolti nel nero come segno di lutto e di sconfitta. Tuttavia, l’irremovibile sultano Mahmud II (1118-1131) radunò una coalizione di paesi musulmani per attaccare la Georgia. Il sultano convocò il capo arabo Durbays bin Sadaka, comandò al proprio figlio Malik (1152-1153) di servirlo, raccolse un esercito di seicentomila uomini e marciò ancora una volta verso la Georgia.

Era l’agosto del 1121. Prima di partire per la battaglia, il re Davide ispirò il suo esercito con queste parole: “Soldati di Cristo! Se combattiamo valorosamente per la nostra Fede, sconfiggeremo non solo i servi del diavolo, ma il diavolo stesso. Otterremo la più grande arma della guerra spirituale quando faremo un patto con Dio Onnipotente e prometteremo che preferiremmo morire per il Suo amore piuttosto che fuggire dal nemico. E se qualcuno di noi volesse ritirarsi, prendiamo rami e blocchiamo l’ingresso della gola per impedirglielo. Quando il nemico si avvicina, attacchiamo fieramente!”

Nessuno dei soldati pensò a ritirarsi. Le sorprendenti tattiche di battaglia del re e i miracoli di Dio terrorizzarono il nemico. Come è scritto, “La mano di Dio lo fortificò, e il Grande Martire Giorgio lo guidò visibilmente in battaglia. Il re annientò il nemico empio con la sua potente mano destra.”

La battaglia di Didgori debilitò il nemico per molti anni. L’anno seguente, nel 1122, il re Davide riconquistò la città capitale di Tbilisi, che aveva portato il giogo della schiavitù per quattrocento anni. Il re restituì la città alla sua madrepatria. Nel 1123 il re Davide dichiarò il villaggio di Dmanisi un possedimento georgiano e così, finalmente, l’unificazione del paese fu completa.

Una vittoria seguì l’altra, mentre il Signore difendeva il re che glorificava il suo Creatore.

Nel 1106 il re Davide aveva iniziato la costruzione del Monastero di Gelati nella Georgia occidentale e, per tutta la sua vita, questo sacro complesso fu il fulcro dei suoi sforzi per la rinascita della Chiesa georgiana. Il Monastero di Gelati era il più glorioso di tutti i templi esistenti dedicati a Dio. Per abbellire l’edificio, il re Davide offrì molti dei grandi tesori che aveva acquisito come bottino di guerra. Poi raccolse tutte le persone sagge, rette, generose e pie tra i suoi connazionali e dall’estero e fondò l’Accademia Teologica di Gelati. Il re Davide aiutò molte persone nelle chiese georgiane sia dentro che fuori dal suo regno. Il re benevolo costruì una sorta di ambulanza primitiva per i malati e fornì tutto il necessario per la loro guarigione. Visitava gli infermi, li incoraggiava e si prendeva cura di loro come un padre. Il re portava sempre con sé una piccola borsa in cui teneva le elemosine per i poveri.

Il re intelligente e colto passava il suo tempo libero leggendo le Sacre Scritture e studiando le scienze. Portava con sé i suoi libri anche in guerra, servendosi di asini e cammelli per trasportare la sua biblioteca. Quando si stancava di leggere, il re Davide faceva leggere gli altri, mentre ascoltava attentamente. Uno dei biografi del re ricorda: “Ogni volta che Davide finiva di leggere le Epistole, metteva un segno sull’ultima pagina. Alla fine di un anno, abbiamo contato che le aveva lette ventiquattro volte.”

Il re Davide fu anche uno scrittore esemplare. I suoi “Inni di pentimento” sono pari, per valore, alle opere dei più grandi scrittori della Chiesa.

Questo re georgiano valoriosissimo, potente e giusto lasciò ai suoi eredi una splendida confessione al momento della sua morte. Essa ricordava, con profondo lamento, tutti i peccati che aveva commesso e supplicava Dio Onnipotente per il perdono.

Il re Davide completò il suo testamento nel 1125 e nello stesso anno abdicò e designò suo figlio Demetre come suo successore. Affidò a suo figlio una spada, benedisse il suo futuro e gli augurò molti anni in buona salute e servizio al Signore. Il re si addormentò in pace all’età di cinquantatré anni.

San Davide il Restauratore fu sepolto all’ingresso del Monastero di Gelati. Il suo ultimo desiderio fu inciso nella pietra della sua tomba: Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterò, perché l’ho scelto (Sal 131,14).