Gabriele vescovo di Imereti
Il vescovo Gabriele (Kikodze) nacque il 15 novembre 1825 nel villaggio di Bachvi, nel distretto georgiano occidentale di Ozurgeti in Guria. Suo padre era il sacerdote Maxime Kikodze.
Dal 1840 al 1845 Gabriele (Gerasime nel mondo) studiò a Tbilisi e nei seminari teologici di Pskov e di San Pietroburgo. Nel 1849 si laureò all’Accademia Teologica di San Pietroburgo con un master e, nello stesso anno, si sposò e tornò in Georgia. Al suo ritorno fu nominato rettore del Seminario di Tbilisi. Nel 1854 San Gabriele fu ordinato diacono e poi presbitero.
Nel 1856 una terribile sventura colpì San Gabriele: sua moglie e i suoi cinque figli morirono durante un’epidemia che devastò la capitale. Dopo questa tragedia San Gabriele ricevette la benedizione dell’esarca Isidore per essere tonsurato monaco nel monastero di Davit-Gareji e, nel 1858, fu intronizzato come igumeno di questo monastero. Nello stesso anno fu consacrato vescovo di Gori e poi, il 2 luglio 1860, fu trasferito nella regione dell’Imereti. Egli pascolò il gregge di questa diocesi fino alla fine della sua vita. Nel 1869 anche la diocesi di Abkhazeti fu posta sotto la sua guida. San Gabriele si sforzò instancabilmente di rafforzare la fede del suo gregge e, a questo scopo, viaggiava continuamente per i villaggi, predicando e aiutando i bisognosi. Alla fine fu proprio il suo carattere e il suo esempio ad esercitare l’influenza più potente sui suoi figli spirituali.
Non esisteva alcuna differenza tra i richiedenti agli occhi del vescovo Gabriele: vecchi o giovani, principi o poveri, parenti, conoscenti o sconosciuti — tutti erano uguali per lui ed egualmente degni del suo aiuto, del suo sostegno e della sua protezione. Non tollerava l’illegalità né l’immoralità.
La semplicità del suo carattere era evidente persino nel suo abbigliamento, nella sua dimora e nel cibo che mangiava. Non era raro che i visitatori, vedendo l’anziano vestito con una logora veste monastica, lo scambiassero per un servo. Il vescovo Gabriele era un misericordioso elemosiniere e distribuiva generosamente aiuti alle vedove e agli orfani della sua comunità.
Egli partecipava profondamente alle lotte della gente semplice e cercò di istituire un sistema di istruzione primaria universale. Offrì il suo aiuto a molti giovani, fornendo loro un tetto e spesso finanziandone gli studi. Organizzava cene per i giovani, guidando lunghe discussioni per infondere in loro pensieri virtuosi e coltivare l’amore per l’umiltà nelle loro giovani anime. Il vescovo Gabriele viveva secondo l’assioma: «Nulla è mio; tutto appartiene a Dio».
Sappiamo dai diari del vescovo Gabriele il numero dei mendicanti che egli seppellì, dei nudi che vestì, delle persone per le quali spianò la via alla sopravvivenza, degli studenti ai quali diede la possibilità di studiare, e dei malati per i quali acquistò le medicine. Spesso, d’inverno, San Gabriele inviava anonimamente legna da ardere e denaro alle famiglie che soffrivano la fame e il freddo.
Nonostante tutto ciò, il vescovo Gabriele riceveva lettere che lo accusavano di ingiustizia, immoralità, ambizione e vendita non autorizzata di proprietà della Chiesa.
I forti sentimenti nazionalisti del vescovo Gabriele (specialmente quelli riguardanti la lingua georgiana) causarono spesso conflitti con l’esarca russo Evsevi. Per questa ragione il vescovo Gabriele si trovò invischiato nella politica delle relazioni georgiano-russe e fu tenuto in grande sospetto dai funzionari del potere russo in Georgia. Il vescovo Gabriele cominciò a essere considerato «inaffidabile» dal proprio governo, e i funzionari gli assegnarono delle spie per sorvegliare ogni sua azione.
Nel 1885 il segretario del vescovo Gabriele, il pubblicista Evstati Mchedlidze (Bosleveli), fu ucciso. Lo stesso vescovo cominciò a ricevere lettere minacciose e decise di lasciare la Georgia. «La mia debolezza spirituale era tale che mi spaventai», scrisse nelle sue memorie. «Non era solo per me che avevo paura, vedendo come ero già invecchiato e mi restava poco tempo in questo mondo. Piuttosto, se mi avessero ucciso, una grande vergogna sarebbe caduta sulla nazione che si era dedicata con tanta fedeltà al proprio pastore».
Ma il vescovo Gabriele non lasciò mai la Georgia. Negli ultimi anni cominciò a soffrire di severi tormenti interiori e vide spesso terribili visioni: il nemico del genere umano lanciò una campagna finale per sconfiggere spiritualmente l’anziano ormai fisicamente indebolito. Il vescovo Gabriele ripeteva incessantemente la preghiera: «Dio, sii misericordioso con me peccatore».
Spirando, egli pregò: «Ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo Regno!»
Il vescovo Gabriele si addormentò nel Signore a Kutaisi il 25 gennaio 1896. Quell’anno l’inverno era insolitamente rigido nella Georgia occidentale. Le strade erano coperte di neve ed era impossibile traslare le sue sante reliquie da Kutaisi alla vicina Gelati. Il popolo attese un clima più favorevole e, fino al suo arrivo, le reliquie di San Gabriele rimasero nella cattedrale cittadina di Kutaisi (questa cattedrale fu distrutta durante il periodo comunista).
Per quarantasei giorni tutta la Georgia pianse la scomparsa del vescovo Gabriele e, durante quel periodo, il suo corpo non mostrò alcun segno di corruzione. In conformità con la sua volontà, i beni personali dell’ierarca furono distribuiti a vedove, orfani e poveri. Il suo discorso d’addio, nel quale rimetteva i peccati a tutto il suo gregge e chiedeva il perdono per i propri peccati, fu pubblicato come ultimo, duraturo testamento della sua grande fede.



