Massimo il Greco
San Massimo il Greco era figlio di un ricco dignitario greco della città di Arta (Epiro), e ricevette un’educazione splendida. In gioventù viaggiò molto e studiò lingue e scienze (cioè discipline intellettuali) in Europa, trascorrendo del tempo a Parigi, Firenze e Venezia.
Tornato nella sua terra natale, si recò all’Athos e divenne monaco nel monastero di Vatopedi. E con entusiasmo studiò gli antichi manoscritti lasciati sull’Athos dagli imperatori bizantini Andronico Paleologo e Giovanni Kantakuzeno (che erano divenuti monaci).
In quel periodo il Gran Principe di Mosca Basilio III (1505-1533) voleva fare un inventario dei manoscritti e dei libri greci di sua madre, Sophia Paleologina, e chiese al Protos della Santa Montagna, l’igumeno Simeone, di mandargli un traduttore. San Massimo fu scelto per andare a Mosca, poiché fin dalla giovinezza era stato formato sui libri secolari ed ecclesiastici. Al suo arrivo, gli fu chiesto di tradurre in slavo libri patristici e liturgici, cominciando dal Salterio con annotazioni.
San Massimo cercò di adempiere il suo compito, ma poiché lo slavo non era la sua lingua nativa, vi furono alcune imprecisioni nelle traduzioni.
Il metropolita Varlaam di Mosca stimava grandemente l’opera di san Massimo, ma quando la sede di Mosca fu occupata dal metropolita Daniele, la situazione cambiò.
Il nuovo metropolita ordinò a san Massimo di tradurre in slavo la Storia Ecclesiastica di Teodoreto di Cirro. San Massimo rifiutò categoricamente questo incarico, facendo notare che «in questa storia sono incluse lettere dell’eretico Ario, e ciò potrebbe presentare un pericolo per i semianalfabeti». Questo rifiuto causò una frattura tra Massimo e il metropolita. Nonostante le loro divergenze, san Massimo continuò a lavorare per l’illuminazione spirituale della Rus’. Scrisse lettere contro i musulmani, i cattolici romani e i pagani. Tradusse i Commenti ai Vangeli di Matteo e di Giovanni di san Giovanni Crisostomo, e scrisse anche diverse opere proprie.
Quando il Gran Principe desiderò divorziare dalla moglie Solomonia a causa della sua sterilità, l’intrepido confessore Massimo mandò al Principe i suoi «Capitoli istruttivi per l’inizio del retto credere», nei quali dimostrava con forza che il Principe era tenuto a non cedere alle passioni bestiali. Il Principe non perdonò mai a Massimo la sua audacia, e rinchiuse san Massimo in prigione. Da quel momento ebbe inizio nella vita del monaco un nuovo periodo, pieno di molte sofferenze.
Gli errori nelle sue traduzioni furono considerati come corruzioni deliberate e intenzionali del testo da parte di san Massimo. Gli era difficile in prigione, ma nelle sue sofferenze il santo ottenne anche la grande misericordia di Dio. Un angelo gli apparve e disse: «Sopporta, Abba! Attraverso questo dolore temporaneo sarai liberato dai tormenti eterni».
In prigione l’anziano scrisse un Canone allo Spirito Santo con il carbone su un muro, che ancora oggi viene letto nella Chiesa: «Come Israele fu nutrito un tempo con la manna nel deserto, così, o Sovrano, riempi la mia anima con lo Spirito Onnipossente, affinché per mezzo di Lui io possa servirTi sempre….»
Dopo sei anni, san Massimo fu liberato dalla prigione e mandato a Tver. Lì visse sotto la supervisione del benevolo vescovo Acacio, che trattò con bontà l’innocente sofferente. Il santo scrisse poi nella sua autobiografia: «Mentre ero rinchiuso in prigione e afflitto, mi consolavo e rafforzavo con la pazienza». Ecco altre parole tratte da questo testo vivido: «Non rattristarti, né essere triste, anima amata, per aver sofferto ingiustamente, poiché si addice a te accettare tutto per il tuo beneficio».
Solo dopo vent’anni a Tver decisero di permettere a Massimo di vivere liberamente, e di rimuovere la scomunica della Chiesa. San Massimo, ormai circa settantenne, trascorse gli ultimi anni della sua vita alla Lavra della Trinità-San Sergio. Le oppressioni e il lavoro logorarono la sua salute, ma il suo spirito rimase vigoroso, e continuò la sua opera. Insieme al suo attendente di cella e discepolo Nilo, il santo tradusse il Salterio dal greco in slavo.
San Massimo si addormentò nel Signore il 21 gennaio 1556. Fu sepolto presso il muro nord-occidentale della chiesa del Santo Spirito della Lavra della Trinità-San Sergio. Molte manifestazioni di grazia avvennero presso la tomba di san Massimo, e furono composti in suo onore un Tropario e un Kontakion. San Massimo è raffigurato nell’icona della Sinassi dei Santi di Radonezh (6 luglio).



