Alessio di Teklati.
San Alessio (Shushania) nacque il 23 settembre 1852 nel villaggio di Noqalaqevi, nel distretto di Senaki in Samegrelo, da una pia coppia cristiana. Suo padre morì nel 1868, dopo aver dato la sua benedizione al futuro ieromonaco sedicenne perché si prendesse cura della famiglia.
Lo stesso anno in cui morì suo padre, Alessio si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme e da lì a Costantinopoli per visitare suo zio, Islam Shushania, un mercante di successo e un uomo astuto e pio. Durante quella visita, Alessio rimase affascinato dal mondo del commercio e decise di diventare a sua volta un mercante. Ma ben presto avrebbe scoperto che la volontà di Dio era diversa dalla sua.
Un giorno Alessio prese in prestito una piccola icona di San Giovanni il Battista da suo zio, si rinchiuse nella sua camera e lì cominciò a sperimentare una grande lotta interiore. Era commosso da un profondo amore per sua madre, le sue sorelle, i suoi fratelli e i suoi amici, ma allo stesso tempo percepiva una forza invisibile che lo chiamava alla vita spirituale.
Dopo alcune ore angosciose, Alessio finalmente si chiese: “Come posso compiere la volontà di mio padre? Mi ha affidato la responsabilità di prendermi cura della famiglia: come posso conciliare questo con la chiamata di Dio?”
Con sua grande meraviglia, un istruttore invisibile gli rispose, dicendo: “Se tu morissi ora, chi si farebbe carico delle tue responsabilità?” La risposta fu chiara. “Dio lo farà!” proclamò Alessio. E udì di nuovo la voce.
“Dunque muori al mondo, affida tutto a Dio, ed Egli provvederà alla tua famiglia.”
L’incontro trasformò la vita di Alessio. In seguito si rinchiuse nella sua stanza per mesi, leggendo le Sacre Scritture e osservando un rigoroso digiuno. Vedendo il radicale cambiamento nel modo di vivere di Alessio, suo zio ritenne che fosse meglio lasciare Costantinopoli e tornare in Georgia.
Non passò molto tempo prima che le persone care ad Alessio si rendessero conto che egli aveva stretto un patto con Dio e che sarebbe entrato nella vita monastica. I suoi fratelli e le sue sorelle furono addolorati nell’udire la notizia, ma sua madre rese grazie a Dio e benedisse suo figlio.
All’età di vent’anni Alessio si trasferì nel Monastero femminile di Teklati. Iniziò a condurre una rigorosa vita ascetica e andava di villaggio in villaggio, curando i malati di tubercolosi, colera e altre gravi malattie, e seppellendo i cadaveri dei senzatetto.
Passarono diversi anni, e molti si convinsero che Alessio fosse un folle in Cristo. Egli predicava la Parola di Dio con intensità e la sua vita era di esempio per molti. La sua predicazione ispirò sua madre Elene, la sorella minore Salome e il fratello Besarion a unirsi a lui nella vita monastica. Dopo essere stato tonsurato monaco, Besarion fece un pellegrinaggio a Gerusalemme e vi rimase per diversi anni.
A causa del suo esemplare servizio al Signore, fu ordinato sacerdote nel Monastero di Martvili. In seguito fu tonsurato nel grande schema. Alessio trascorse anche un periodo sul Monte Athos. Dopo essere tornato dalla Santa Montagna, fece un pellegrinaggio al Monastero delle Grotte di Kiev, poi tornò in Georgia per continuare le sue fatiche.
Intorno all’anno 1885 San Alessio si trasferì al Monastero di Gelati, dove continuò a studiare e produsse diverse opere originali. Nel 1886 fu trasferito al Monastero di Khobi e ordinato diacono dal vescovo Grigol, e nel 1888 fu ordinato ieromonaco. Due anni dopo, nel 1890, si ammalò e tornò a stare con sua madre e le sue sorelle nel Monastero di Teklati.
Secondo la volontà di Dio la sua salute fu ristabilita e nel 1891 Alessio si costruì una cella nel villaggio montano di Menji (chiamato anche “Collina degli Arcangeli”), vicino al luogo dove era nato. Raccolse i suoi discepoli e intraprese una vita ascetica ancora più severa. La salute di padre Alessio migliorò a tal punto che poté di nuovo celebrare i divini servizi.
Il santo padre riceveva elemosine, ma distribuiva la maggior parte di ciò che gli veniva dato. Divideva le elemosine in tre parti: la prima la metteva da parte per i suoi bisogni personali, la seconda per la chiesa e i suoi ospiti, e la terza per i poveri e gli infermi.
San Alessio teneva nella sua cella una croce a grandezza naturale, e quando pregava sosteneva la croce sulle sue spalle, poiché gli ricordava la posizione in cui San Simone di Cirene portò la Santa Croce verso la Crocifissione di Cristo sul Golgota.
Nonostante la sua rigorosa vita ascetica, lo ieromonaco Alessio era straordinariamente vicino alle persone della sua comunità ed era amato da molti per il calore spirituale che irradiava.
Dopo molti anni la severa vita ascetica finì per minare la salute di padre Alessio. Egli congedò i suoi discepoli e trascorse gli ultimi anni della sua vita terrena (a partire circa dall’anno 1915) con le sue cugine, le monache di grande schema Akepsima e Pasto. San Alessio si addormentò nel Signore il 18 gennaio 1923, indebolito da una lunga vita colma di fatiche al servizio del Signore.
Per quaranta giorni dopo la sua morte, le monache di grande schema Akepsima e Pasto rimasero nella sua cella per timore che gli sgherri del governo comunista distruggessero la sua umile dimora. In seguito seppellirono il corpo di padre Alessio a Teklati e iniziarono esse stesse a faticare nel Monastero degli Arcangeli. Con la benedizione del metropolita Eprem di Batumi-hemokmedi e Chqondidi, la monaca di grande schema Akepsima e l’iguMena Pasto trasferirono le reliquie incorrotte di padre Alessio da Teklati al Monastero degli Arcangeli e le seppellirono vicino al muro orientale del tempio l’8 gennaio 1960.
San Alessio fu canonizzato il 18 settembre 1995.

