Giovanni il calivìta b.
San Giovanni il Calivìta era figlio di genitori ricchi e illustri, e nacque a Costantinopoli all’inizio del V secolo. Ricevette un’ottima istruzione e, all’età di dodici anni, aveva già padroneggiato la retorica e la filosofia. Amava anche leggere libri spirituali. Comprendendo la vanità della vita mondana, scelse la via stretta ed estremamente difficile. Pieno di desiderio di entrare in un monastero, confidò la sua intenzione a un monaco di passaggio. Giovanni lo fece promettere di tornare a prenderlo, quando fosse rientrato dal suo pellegrinaggio a Gerusalemme, per condurlo al suo monastero.
Chiese ai suoi genitori un Vangelo, affinché potesse studiare le parole di Cristo. I genitori di Giovanni ingaggiarono un calligrafo perché ne copiasse il testo e fecero rilegare il volume in una copertina d’oro tempestata di gemme. Giovanni leggeva il Vangelo continuamente, trovando gioia nelle parole del Salvatore.
Il monaco mantenne la sua promessa di tornare a prendere Giovanni, e partirono in segreto per la Bitinia. Nel monastero dei “Non Dormienti” (Akoimitoi), egli ricevette la tonsura monastica. Il giovane monaco iniziò con zelo le sue fatiche ascetiche, stupendo i fratelli con la sua preghiera incessante, la sua umile obbedienza, il suo rigoroso digiuno e la sua perseveranza nel lavoro.
Dopo sei anni, cominciò a subire tentazioni. Si ricordava dei suoi genitori, di quanto lo amassero e del dolore che aveva causato loro. Si pentiva di averli lasciati ed era colmo di un ardente desiderio di rivederli.
San Giovanni spiegò la sua situazione all’igumeno san Marcello (29 dicembre) e chiese di essere sciolto dall’obbedienza al monastero. Supplicò l’igumeno di concedergli la sua benedizione e le sue preghiere per il ritorno a casa. Si congedò dai fratelli, nella speranza che, grazie alle loro preghiere e con l’aiuto di Dio, avrebbe potuto sia rivedere i suoi genitori, sia superare le insidie del diavolo. L’igumeno allora lo benedisse per il viaggio.
San Giovanni tornò a Costantinopoli non per riprendere l’antica vita di lusso, ma vestito da mendicante, e sconosciuto a chiunque. Si sistemò in un angolo presso il portone della casa dei suoi genitori. Suo padre notò quel “poveretto” e iniziò a mandargli del cibo dalla propria tavola, per amore di Cristo. Giovanni visse in una piccola capanna per tre anni, oppresso e insultato dai servi, sopportando freddo e gelo, e conversando incessantemente con il Signore e con i santi angeli.
Prima della sua morte, il Signore apparve in visione al monaco, rivelandogli che si avvicinava la fine delle sue sofferenze, e che in tre giorni sarebbe stato accolto nel Regno Celeste. Perciò chiese all’amministratore della casa di portare un messaggio a sua madre perché venisse da lui, poiché aveva qualcosa da dirle.
All’inizio, ella non volle andare, ma era curiosa di sapere che cosa quel mendicante volesse dirle. Allora egli le mandò un altro messaggio, dicendo che sarebbe morto entro tre giorni. Giovanni la ringraziò per la carità ricevuta e le disse che Dio l’avrebbe ricompensata per questo. Le fece poi promettere di seppellirlo sotto la sua capanna, vestito con i suoi cenci. Solo allora il santo le diede il suo Vangelo, che portava sempre con sé, dicendo: “Possa questo consolarti in questa vita, e guidarti alla vita futura”.
Ella mostrò il Vangelo a suo marito, dicendo che somigliava a quello che avevano dato al loro figlio. Egli capì che era, in realtà, proprio il Vangelo che avevano fatto preparare per Giovanni. Tornarono al portone, con l’intenzione di chiedere al povero dove avesse preso il Vangelo e se sapesse qualcosa del loro figlio. Non riuscendo più a trattenersi, egli ammise di essere loro figlio. Tra lacrime di gioia lo abbracciarono, piangendo perché aveva sopportato tante privazioni per così lungo tempo proprio alle porte della casa paterna.
Il santo morì a metà del V secolo, quando non aveva ancora venticinque anni. Nel luogo della sua sepoltura i genitori costruirono una chiesa e, accanto ad essa, un ospizio per stranieri. Quando morirono, furono sepolti nella chiesa che avevano edificato.
Nel XII secolo il capo del santo fu portato dai Crociati a Besançon (in Francia), e altre reliquie del santo furono portate a Roma.



