Michele folle per Cristo del Monastero di Klops b.
Il beato Michele di Klops era di stirpe nobile ed era parente del Gran Principe Demetrio del Don (1363-1389). Egli intraprese l’ascesi della follia per Cristo per evitare la lode degli uomini. Lasciando Mosca vestito di stracci, giunse al monastero di Klops, vicino a Novgorod.
Nessuno sapeva come fosse entrato nella cella chiusa dello ieromonaco Macario, che stava passando per la cella con l’incenso durante la Nona Ode del Canone. Un uomo in abito monastico sedeva là sotto una candela, copiando gli Atti dei Santi Apostoli. Dopo la fine del Mattutino l’igumeno venne con alcuni dei fratelli e chiese allo sconosciuto chi fosse e come si chiamasse. Ma egli rispose soltanto ripetendo le domande e non rivelò la sua origine.
In chiesa lo sconosciuto cantava nel coro e leggeva l’Epistola, e leggeva anche le Vite dei Santi durante i pasti. Tutti coloro che ascoltavano erano commossi dalla bellezza e dalla spiritualità della sua lettura. Nella festa della Trasfigurazione del Signore, il monastero di Klops fu visitato dal principe Costantino Dimitrievič (figlio del Gran Principe Demetrio del Don).
Dopo la Comunione egli era nella trapeza con la principessa, durante la quale lo sconosciuto leggeva dal Libro di Giobbe. Udendo la lettura, il principe si avvicinò al lettore e lo osservò. Poi si prostrò davanti a lui, chiamando suo parente Michele Maksimovič per nome. Il folle osservò: «Solo il Creatore mi conosce, e sa chi sono», ma confermò che il suo nome era Michele.
San Michele ben presto divenne un esempio per i fratelli in tutti gli sforzi monastici. Visse al monastero di Klops per quarantaquattro anni, sfinendo il suo corpo con il lavoro, le veglie e varie privazioni, e ricevette dal Signore il dono della chiaroveggenza.
Egli denunciava i vizi delle persone, senza temere i potenti di questo mondo. Predisse la nascita del Gran Principe Ivan III il 22 gennaio 1440, e la sua conquista di Novgorod. Denunciò il principe Demetrio Šemjaka per aver accecato suo fratello, il Gran Principe Basilio l’Oscuro (1425-1462).
In un luogo sabbioso san Michele fece scaturire una sorgente d’acqua, dopo aver scritto sulla terra: «Io alzerò il calice della salvezza (Sal 115/116,13), spunti in questo luogo la sorgente». E in tempo di carestia, le riserve di pane nel granaio del monastero non diminuivano, benché distribuissero abbondantemente grano agli affamati.
Dopo aver indicato in precedenza il luogo della sua sepoltura, il santo morì l’11 gennaio 1453.



