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Basilio il Grande e sua madre Emmelia

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San Basilio il Grande, Arcivescovo di Cesarea in Cappadocia, “non appartiene soltanto alla Chiesa di Cesarea, né soltanto al suo tempo, né fu di beneficio solo ai suoi parenti, ma piuttosto a tutte le terre e alle città del mondo, e a tutti gli uomini egli portò e porta ancora beneficio, e per i cristiani egli fu e sarà sempre un maestro sommamente salvifico.” Così parlò del santo suo contemporaneo, sant’Amfilochio, vescovo di Iconio (23 novembre).

San Basilio nacque nell’anno 330 a Cesarea, il centro amministrativo della Cappadocia. Era di illustre stirpe, famosa per il prestigio e la ricchezza, e zelante per la fede cristiana. Il nonno e la nonna del santo dalla parte del padre dovettero nascondersi nelle foreste del Ponto per sette anni durante la persecuzione sotto Diocleziano.

La madre di san Basilio, sant’Emmelia, era figlia di un martire. Nel calendario greco è commemorata il 30 maggio. Il padre di san Basilio si chiamava anch’egli Basilio. Era un avvocato e rinomato retore, e viveva a Cesarea.

Dieci figli nacquero al più anziano Basilio ed Emmelia: cinque figli e cinque figlie. Cinque di loro furono poi annoverati tra i santi: Basilio il Grande; Macrina (19 luglio), che fu un esempio di vita ascetica e esercitò una forte influenza sulla vita e sul carattere di san Basilio il Grande; Gregorio, poi vescovo di Nissa (10 gennaio); Pietro, vescovo di Sebaste (9 gennaio); e Teosebia, diaconessa (10 gennaio).

San Basilio trascorse i primi anni della sua vita in una proprietà appartenente ai suoi genitori sul fiume Iris, dove fu allevato sotto la supervisione di sua madre Emmelia e della nonna Macrina. Erano donne di grande raffinatezza, che ricordavano un precedente vescovo di Cappadocia, san Gregorio il Taumaturgo (17 novembre). Basilio ricevette la sua prima istruzione sotto la guida del padre, e poi studiò presso i migliori maestri a Cesarea di Cappadocia, e fu qui che fece la conoscenza di san Gregorio il Teologo (25 gennaio e 30 gennaio). In seguito Basilio si trasferì in una scuola a Costantinopoli, dove ascoltò eminenti oratori e filosofi. Per completare la sua formazione san Basilio andò ad Atene, il centro dell’illuminazione classica.

Dopo un soggiorno di quattro o cinque anni ad Atene, Basilio aveva padroneggiato tutte le discipline allora disponibili. “Studiò ogni cosa a fondo, più di quanto gli altri siano soliti studiare una sola materia. Egli studiò ogni scienza nella sua completa totalità, come se non dovesse studiare nient’altro.” Filosofo, filologo, oratore, giurista, naturalista, che possedeva una profonda conoscenza di astronomia, matematica e medicina, “era una nave completamente carica di dottrina, per quanto consentito alla natura umana.”

Ad Atene si sviluppò una stretta amicizia tra Basilio il Grande e Gregorio il Teologo (Nazianzo), che durò poi per tutta la loro vita. Di fatto, essi consideravano se stessi come un’anima sola in due corpi. Più tardi, nel suo elogio funebre di Basilio il Grande, san Gregorio il Teologo parla con gioia di quel periodo: “Varie speranze ci guidavano, e in verità inevitabilmente, nell’apprendimento… Due strade si aprivano davanti a noi: l’una verso i nostri templi sacri e i maestri che vi si trovavano; l’altra verso i precettori delle discipline mondane.”

Verso l’anno 357, san Basilio tornò a Cesarea, dove per un certo tempo si dedicò alla retorica. Ma presto, rifiutando le offerte dei cittadini di Cesarea che volevano affidargli l’educazione dei loro figli, san Basilio intraprese il cammino della vita ascetica.

Dopo la morte del marito, la madre di Basilio, la figlia maggiore Macrina e diverse serve si ritirarono nella proprietà di famiglia a Iris e lì iniziarono a condurre una vita ascetica. Basilio fu battezzato da Dianio, vescovo di Cesarea, e fu tonsurato Lettore (Sullo Spirito Santo, 29). Per primo leggeva le Sacre Scritture al popolo, poi le spiegava.

In seguito, “desiderando acquistare una guida alla conoscenza della verità”, il santo intraprese un viaggio in Egitto, Siria e Palestina, per incontrare i grandi asceti cristiani che vi dimoravano. Tornato in Cappadocia, decise di fare come loro. Distribuì le sue ricchezze ai bisognosi, poi si stabilì sull’altra riva del fiume, non lontano da sua madre Emmelia e da sua sorella Macrina, raccogliendo attorno a sé monaci che vivevano una vita cenobitica.

Con le sue lettere, Basilio attirò nel monastero il suo buon amico Gregorio il Teologo. I santi Basilio e Gregorio faticavano in rigorosa astinenza nella loro dimora, che non aveva né tetto né camino, e il cibo era molto umile. Essi stessi rimuovevano le pietre, piantavano e annaffiavano gli alberi e trasportavano carichi pesanti. Le loro mani erano costantemente callose per il duro lavoro. Per vestiario Basilio aveva solo una tunica e un mantello monastico. Indossava un cilicio, ma solo di notte, affinché non fosse evidente.

Nella loro solitudine, i santi Basilio e Gregorio si occupavano di un intenso studio della Sacra Scrittura. Erano guidati dagli scritti dei Padri e dei commentatori del passato, specialmente i buoni scritti di Origene. Da tutte queste opere essi compilarono un’antologia chiamata Filocalia. Sempre in questo periodo, su richiesta dei monaci, san Basilio mise per iscritto una raccolta di regole per la vita virtuosa. Con la sua predicazione e con il suo esempio san Basilio contribuì alla perfezione spirituale dei cristiani in Cappadocia e nel Ponto; e molti in verità si rivolsero a lui. Furono organizzati monasteri per uomini e per donne, nei quali Basilio cercò di combinare lo stile di vita cenobitico (koinè bios, o vita comune) con quello dell’eremita solitario.

Durante il regno di Costanzo (337-361) gli insegnamenti eretici di Ario si diffondevano, e la Chiesa chiamò al suo servizio entrambi i suoi santi. San Basilio tornò a Cesarea. Nell’anno 362 fu ordinato diacono dal vescovo Melezio di Antiochia. Nel 364 fu ordinato al santo sacerdozio dal vescovo Eusebio di Cesarea. “Ma vedendo,” come riferisce Gregorio il Teologo, “che tutti lodavano e onoravano in modo straordinario Basilio per la sua sapienza e la sua pietà, Eusebio, per debolezza umana, soccombette alla gelosia nei suoi confronti e cominciò a manifestargli avversione.” I monaci insorsero in difesa di san Basilio. Per evitare di causare discordia nella Chiesa, Basilio si ritirò nel proprio monastero e si occupò dell’organizzazione dei monasteri.

Con l’ascesa al potere dell’imperatore Valente (364-378), che era un risoluto aderente dell’arianesimo, ebbe inizio per l’Ortodossia un tempo di tribolazioni, l’avvio di una grande lotta. San Basilio tornò in fretta a Cesarea su richiesta del vescovo Eusebio. Secondo le parole di Gregorio il Teologo, egli fu per il vescovo Eusebio “un buon consigliere, un giusto rappresentante, un interprete della Parola di Dio, un bastone per la vecchiaia, un sostegno fedele nelle questioni interne e un attivista nelle questioni esterne.”

Da questo momento il governo della Chiesa passò a Basilio, sebbene egli fosse subordinato al gerarca. Predicava ogni giorno, e spesso due volte, al mattino e alla sera. In questo periodo san Basilio compose la sua Liturgia. Scrisse un’opera “Sui sei giorni della Creazione” (Esamerone) e un’altra sul profeta Isaia in sedici capitoli, un’altra ancora sui Salmi, e inoltre una seconda raccolta di regole monastiche. San Basilio scrisse anche tre libri “Contro Eunomio”, un maestro ariano che, con l’aiuto di concetti aristotelici, aveva presentato il dogma ariano in forma filosofica, convertendo l’insegnamento cristiano in uno schema logico di concetti razionali.

San Gregorio il Teologo, parlando dell’attività di Basilio il Grande durante questo periodo, indica “la cura per i miserabili e l’accoglienza degli stranieri, la supervisione delle vergini, le regole monastiche scritte e non scritte per i monaci, l’ordinamento delle preghiere [Liturgia], il felice ordinamento degli altari e d’altro ancora.” Alla morte di Eusebio, vescovo di Cesarea, san Basilio fu scelto a succedergli nell’anno 370. Come vescovo di Cesarea, san Basilio il Grande era il più recente tra cinquanta vescovi in undici province. Sant’Atanasio il Grande (2 maggio), con gioia e con rendimento di grazie a Dio, accolse la nomina in Cappadocia di un vescovo come Basilio, famoso per la sua pietà, la profonda conoscenza della Sacra Scrittura, la grande erudizione e i suoi sforzi per il bene della pace e dell’unità della Chiesa.

Sotto Valente, il governo esteriore apparteneva agli ariani, che avevano varie opinioni riguardo alla divinità del Figlio di Dio, e si erano divisi in diverse fazioni. Queste dispute dogmatiche riguardavano questioni sullo Spirito Santo. Nei suoi libri Contro Eunomio, san Basilio il Grande insegnò la divinità dello Spirito Santo e la Sua uguaglianza con il Padre e il Figlio. Successivamente, per dare una piena spiegazione dell’insegnamento ortodosso su questa questione, san Basilio scrisse il suo libro “Sullo Spirito Santo” su richiesta di sant’Amfilochio, vescovo di Iconio.

Le difficoltà di san Basilio furono aggravate da varie circostanze: la Cappadocia fu divisa in due nella nuova riorganizzazione dei distretti provinciali. Poi ad Antiochia si produsse uno scisma, provocato dalla consacrazione di un secondo vescovo. Vi era l’atteggiamento negativo e altezzoso dei vescovi occidentali verso i tentativi di coinvolgerli nella lotta contro gli ariani. E vi fu anche il passaggio di Eustazio di Sebaste al partito ariano. Basilio era stato legato a lui da vincoli di stretta amicizia. In mezzo ai pericoli costanti san Basilio dava incoraggiamento agli ortodossi, li confermava nella fede, chiamandoli al coraggio e alla perseveranza. Il santo vescovo scrisse numerose lettere alle Chiese, ai vescovi, al clero e ai singoli. Vincendo gli eretici “con l’arma della sua bocca e con le frecce delle sue lettere”, come un instancabile campione dell’Ortodossia, san Basilio affrontò per tutta la vita l’ostilità e le macchinazioni degli eretici ariani. È stato paragonato a un’ape, che punge i nemici della Chiesa e tuttavia nutre il suo gregge con il dolce miele del suo insegnamento.

L’imperatore Valente, che senza pietà mandava in esilio ogni vescovo che gli dispiacesse, e dopo aver impiantato l’arianesimo nelle altre province dell’Asia Minore, apparve all’improvviso in Cappadocia con il medesimo scopo. Egli mandò il prefetto Modesto da san Basilio. Questi cominciò a minacciare il santo con la confisca dei suoi beni, l’esilio, le percosse e perfino la morte.

San Basilio disse: “Se mi togli i miei beni, non ti arricchirai, né farai di me un povero. Non hai bisogno dei miei vestiti vecchi e logori, né dei miei pochi libri, nei quali è compresa la totalità della mia ricchezza. L’esilio per me non è nulla, dal momento che non sono legato a nessun luogo particolare. Questo luogo in cui ora dimoro non è mio, e qualunque luogo tu mi mandi sarà mio. Meglio dire: ogni luogo è di Dio. Dove potrei non essere uno straniero e un pellegrino (Sal 38/39,13)? Chi può torturarmi? Sono così debole, che il primo colpo mi renderebbe insensibile. La morte sarebbe un atto di bontà verso di me, poiché mi condurrà tanto più presto a Dio, per il Quale vivo e fatico, e al Quale mi affretto.”

L’ufficiale rimase sbalordito dalla sua risposta. “Nessuno mi ha mai parlato con tanta audacia,” disse.

“Forse,” osservò il santo, “ciò accade perché tu non hai mai parlato prima con un vescovo. In tutto il resto noi siamo miti, i più umili di tutti. Ma quando si tratta di Dio, e gli uomini si levano contro di Lui, allora noi, contando ogni altra cosa come nulla, guardiamo solo a Lui. Allora il fuoco, la spada, le bestie feroci e le verghe di ferro che lacerano il corpo servono a riempirci di gioia, piuttosto che di paura.”

Riferendo a Valente che san Basilio non si lasciava intimidire, Modesto disse: “Imperatore, siamo stati vinti da un capo della Chiesa.” Basilio il Grande mostrò ancora una volta fermezza davanti all’imperatore e al suo seguito e fece una tale impressione su Valente che l’imperatore non osò cedere agli ariani che esigevano l’esilio di Basilio. “Nel giorno della Teofania, in mezzo a una moltitudine innumerabile di popolo, Valente entrò nella chiesa e si mescolò alla folla, per dare l’apparenza di essere in unità con la Chiesa. Quando nella chiesa cominciò il canto dei Salmi, fu come un tuono per il suo udito. L’imperatore vide un mare di popolo, e nell’altare e tutt’intorno c’era splendore; davanti a tutti stava Basilio, che non riconobbe, né con un gesto né con uno sguardo, che nella chiesa stesse accadendo qualcosa d’altro.” Tutto era rivolto soltanto a Dio e alla santa Mensa, e il clero che vi serviva stava in timore e riverenza.

San Basilio celebrava i servizi divini quasi ogni giorno. Era particolarmente attento alla rigorosa osservanza dei Canoni della Chiesa e si preoccupava che solo persone degne entrassero nel clero. Senza posa faceva il giro della propria chiesa, affinché in nessun luogo vi fosse una violazione della disciplina ecclesiastica, e correggendo qualsiasi cosa sconveniente. A Cesarea, san Basilio costruì due monasteri, uno maschile e uno femminile, con una chiesa in onore dei Quaranta Martiri (9 marzo), le cui reliquie erano sepolte lì. Seguendo l’esempio dei monaci, il clero del santo, perfino i diaconi e i presbiteri, vivevano in una povertà straordinaria, per faticare e condurre una vita casta e virtuosa. Per il suo clero san Basilio ottenne l’esenzione dalle tasse. Egli usò tutte le sue sostanze personali e le entrate della sua chiesa a beneficio dei miserabili; in ogni centro della sua diocesi costruì un ospizio per i poveri; e a Cesarea, una casa per i viandanti e i senzatetto.

Debole di salute fin dalla giovinezza, la fatica dell’insegnamento, la vita di astinenza e le preoccupazioni e le afflizioni del servizio pastorale ebbero la meglio su di lui. San Basilio morì il 1° gennaio 379 all’età di 49 anni. Poco prima della sua morte, il santo benedisse san Gregorio il Teologo ad accettare la sede di Costantinopoli.

Dopo la deposizione di san Basilio, la Chiesa iniziò immediatamente a celebrare la sua memoria. Sant’Amfilochio, vescovo di Iconio, nel suo elogio a san Basilio il Grande, disse: “Non senza motivo né per caso il santo Basilio ha preso congedo dal corpo ed è passato dal mondo a Dio nel giorno della Circoncisione di Gesù, celebrato tra il giorno della Natività e il giorno del Battesimo di Cristo. Pertanto, questo beatissimo, predicando e lodando la Natività e il Battesimo di Cristo, esaltando la circoncisione spirituale, egli stesso abbandonando la carne ora ascende a Cristo nel giorno sacro di memoria della Circoncisione di Cristo. Perciò sia stabilito anche in questo giorno presente di onorare ogni anno la memoria di Basilio il Grande in modo festivo e solenne.”

San Basilio è chiamato anche “il rivelatore dei misteri celesti” (Ouranofantor), “una stella rinomata e luminosa” e “la gloria e la bellezza della Chiesa.” Il suo venerabile capo si trova nella Grande Lavra sul Monte Athos.

In alcuni paesi è consuetudine cantare oggi dei particolari canti natalizi in onore di san Basilio. Si crede che egli visiti le case dei fedeli, e gli viene riservato un posto alla tavola. Si visitano le case di amici e parenti, e la padrona di casa dà un piccolo dono ai bambini. Un pane speciale (Vasilopita) viene benedetto e distribuito dopo la Liturgia. Nel pane è cotta una moneta d’argento, e chiunque riceva la fetta con la moneta si dice che riceva la benedizione di san Basilio per l’anno a venire.