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31 DICEMBRE

Conclusione della festa della Natività nella carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Venite a vedere, fedeli, dove Cristo è nato; seguiamo inoltre, con i magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta inneggiano. I pastori vegliano nei campi, dicendo un’ode degna: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in una grotta è stato partorito dalla Vergine Theotòkos, a Betlemme di Giudea.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Perché stupisci, Maria? Perché sei sbigottita per ciò che è in te? Perché, dice, ho generato nel tempo il Figlio senza tempo, senza conoscer per lui il concepimento. Sono senza uomo e come partorisco? Chi ha mai visto un concepimento senza seme? Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura, com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Betlemme di Giudea (2).

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma, uguale.

L’assolutamente incontenibile come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle, così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è divenne ciò che non era e non uscendo dalla natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il Salmo 50. Seguono i canoni. Il seguente canone, di Cosma, ha questo Acròstico: Cristo, fatto mortale, rimane, qual era, Dio.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice lo riplasma, perché si è glorificato.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegando i cieli, discende e ne assume tutta l’essenza dalla divina Vergine pura, prendendo veramente carne, perché si è glorificato.

Il Cristo Dio, sapienza, Verbo, potenza, Figlio e splendore del Padre, restando nascosto a tutte le potenze ultramondane e terrestri, facendosi uomo, ci ha riacquistati, perché si è glorificato.

Altro canone giambico.

Del monaco Giovanni. Stesso tono. Irmòs.

Ha salvato il suo popolo tra i prodigi, il Sovrano, riducendo un tempo a terra asciutta l’umida onda del mare. Ma nascendo volontariamente dalla Vergine, apre per noi un sentiero praticabile per i cieli. Noi dunque glorifichiamo lui, per essenza uguale al Padre e ai mortali.

Viscere santificate, chiaramente prefigurate dal roveto che non si consumava, hanno portato il Verbo Dio unito alla natura degli uomini per liberare il seno di Eva, menomato dall’antica maledizione; e noi mortali lo glorifichiamo.

O Verbo il cui splendore precede il sole e che sei venuto a mettere fine al peccato, la stella ti ha mostrato chiaramente ai Magi in una povera grotta, Dio compassionevole; e nelle fasce che ti avvolgevano ti videro, pieni di gioia, insieme mortale e Signore.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine senza seme incarnato, a Cristo Dio gridiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

L’Adamo fatto di terra, che aveva partecipato di quel soffio superiore, ma era caduto nella corruzione, sedotto dalla donna, scorgendo il Cristo nato da una donna, grida: O tu che per me sei divenuto come me, santo tu sei, Signore.

Ti sei reso simile a un vile oggetto di fango, o Cristo; partecipando alla realtà inferiore della carne, ci hai dato di comunicare alla divina natura, divenendo uomo e rimanendo Dio; hai sollevato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Rallegrati, Betlemme, regina dei capoluoghi di Giuda: poiché il Cristo che pasce Israele e sta sulle spalle dei cherubini, uscendo manifestamente da te e sollevando la nostra fronte, è divenuto re di tutti.

Irmòs giambico.

Accetta, benefattore, gli inni dei tuoi servi e umilia lo sguardo altero del nemico; tu che tutto vedi, o beato, porta al di sopra del peccato i tuoi cantori, saldamente confermati sul fondamento della fede.

Il coro dei pastori, ammesso a contemplare l’augustissimo parto della Sposa senza macchia, stupì per il prodigio oltre comprensione, quando la schiera degli angeli incorporei cantava il Cristo, Re verginalmente incarnato.

Colui che regna nei cieli altissimi nella sua misericordia giunge tra noi dalla Vergine non sposata; essendo prima immateriale, il Verbo in questi ultimi tempi si è gravato della nostra carne, perché il primo creato possa elevarsi fino a lui dopo la sua caduta.

Katavasìe. I due irmì.

Ypacoì. Tono pl. 4.

Il cielo ha portato la primizia delle genti a te, bambino che giaci in una mangiatoia, chiamando i magi per mezzo di una stella: ed essi rimasero stupiti non alla vista di scettri o troni, ma della povertà estrema; che cosa infatti più misero di una grotta? Che cosa più umile delle fasce? Qui risplendeva la ricchezza della tua divinità, Signore, gloria a te.

Quando leggiamo l’Ypacoì il kàthisma viene omesso come riportato nei Typikà liturgici.

Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Il cielo si rallegra e la terra esulta di gioia, poiché è nato sulla terra l’Agnello di Dio, donando al mondo la redenzione: il Verbo, che è nel seno del Padre, infatti, è sorto senza seme dalla Vergine; i Magi stupirono, vedendolo nascere a Betlemme come un bambino: l’universo lo glorifica.

Ode 4. Irmòs.

Virgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa procedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Giacobbe un tempo ti aveva predetto come attesa delle genti, o Cristo, sorto dalla tribù di Giuda e venuto a predare le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria, mutando l’errore in fede a Dio gradita. Gloria alla tua potenza, Signore.

Sorgendo come stella da Giacobbe, o Sovrano, colmasti di gioia gli iniziati alle parole dell’antico indovino Balaàm, i sapienti scrutatori degli astri, a te condotti come primizia delle genti e li accogliesti pubblicamente con i loro doni accetti.

Sei sceso nel grembo della Vergine come pioggia sul vello, o Cristo e come gocce stillanti sulla terra; gli etiopi, la gente di Tarsis, le isole dell’Arabia, di Saba e della Media, i capi di tutta la terra, ti adorarono, Salvatore. Gloria alla tua potenza, Signore.

Irmòs giambico.

Il profeta Avvacùm, con i suoi canti, prediceva un tempo la riplasmazione della stirpe umana, fatto degno di vederla ineffabilmente in figura. Come bimbo neonato infatti il Verbo è uscito dalla montagna della Vergine per riplasmare i popoli.

Volontariamente simile agli uomini, o Dio altissimo, sei nato dalla Vergine assumendone la carne, per distruggere il veleno della testa del serpente e condurre ogni mortale dalle porte senza sole alla luce e alla vita.

O nazioni, un tempo affondate nell’abisso della corruzione, scampando tutti i colpi del nemico, levate le mani, ritmate i vostri canti per onorare Cristo, unico benefattore, che viene per misericordia in mezzo a noi.

O Vergine sorta dalla radice di Iesse, tu hai superato gli orizzonti della natura dei mortali partorendo il Verbo anteriore ai secoli, quando lui stesso volle varcare con lo strano svuotamento un grembo sigillato.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 5. Irmòs.

Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Per ubbidire al decreto di Cesare ti registrasti tra gli schiavi e liberasti noi, schiavi del nemico e del peccato, o Cristo, divenendo del tutto povero come noi e divinizzando ciò che era di terra con questa stessa unione e comunione.

Ecco, come un tempo fu detto, la Vergine ha concepito e partorito il Dio fatto uomo e vergine rimane. Riconciliati con Dio grazie a lei, cantiamola dunque con fede, noi peccatori, come vera Theotòkos.

Irmòs giambico.

Sii propizio a noi, che da una notte di opere di tenebroso inganno, in veglia ora compiamo un inno a te, come benefattore, o Cristo; vieni spianando quel sentiero sul quale correndo troviamo gloria. 

Il Sovrano, che con la sua venuta nella carne spezzò la crudele inimicizia tra gli uomini e Dio, ha distrutto la funesta forza dell’omicida, riunendo il mondo con gli esseri immateriali e ristabilendo il favore del Padre verso il creato.

Il popolo un tempo ottenebrato ha visto in pieno giorno la luce degli splendori altissimi: il Figlio infatti porta in eredità a Dio le genti e distribuisce la grazia ineffabile anche dove il peccato fioriva molto.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro marino dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Cristo nostro Dio, incarnato dal Padre prima della stella del mattino, è venuto incarnato; colui che tiene le redini delle potenze immacolate è deposto nella greppia di animali senza ragione, avvolto in povere pezze, ma scioglie le aggrovigliate catene delle colpe.

Il Figlio fu partorito come neonato dall’argilla di Adamo e venne dato ai fedeli: egli è padre e principe del secolo futuro ed è chiamato angelo del gran consiglio, Dio forte e con potenza domina il creato.

Irmòs giambico.

Stando Giona nei penetrali marini, ti pregava di venire e di fermare la tempesta. E io, ferito dal dardo del tiranno, o Cristo, ti chiedo di venire, come distruttore del male, prevenendo la mia indolenza.

Dio Verbo, in principio presso Dio, vedendo che un tempo la nostra natura non poté custodirsi, oggi la consolida, scendendo lui stesso per una seconda comunione, mostrandola di nuovo impassibile.

Sorto per noi dalla discendenza di Abramo per rialzare i suoi figli caduti nelle tenebre del peccato, che li aveva piegati a terra, colui che abita la luce volle giacere, malgrado la sua dignità, nella greppia per la salvezza dei mortali.

Katavasìe. I due irmì.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Ikos.

Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: troviamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radice non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo aveva desiderato bere: là è la Vergine che, partorendo il bambino, subito ha estinto la sete di Adamo e Davide: affrettiamoci dunque al luogo dove è stato partorito, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Sinassario.

Il 31 di questo mese memoria della nostra beata madre Melania la romana.

Stichi. Non una mano materiale, ma divina iscrisse Melania con nero inchiostro nel libro della vita. Il 31 Melania lasciò questa vita.

Lo stesso giorno memoria del santo martire e presbitero Zotico, orfanòtrofo.

Stichi. Trascinato da cavalli Zotico volò in cielo, dopo esser partito dalla terra.

Lo stesso giorno san Gelasio si addormentò in pace.

Stichi. Gelasio all’inizio e alla fine di questa vita irrise questa ridicola esistenza.

Lo stesso giorno perirono le sante dieci vergini alle quali furono estirpati gli occhi e lacerati i fianchi a Nicomedia.

Stichi. Il coro delle dieci vergini subì una nobile passione ai fianchi e agli occhi.

Lo stesso giorno la santa martire Olimpiodòra periva tra le fiamme.

Stichi. Olimpiodòra, che subisce stoicamente il fuoco, riceve in dono il mio inno, non la palma olimpica.

Lo stesso giorno san Gaio si addormentò in pace.

Stichi. Molte pene affrontò il divino Gaio e ora riceve le splendide ricompense.

I santi martiri Vussiris, Gaudenzio e Nemi perirono di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

I pastori che vegliavano nei campi ricevettero una luminosa visione che li stupì: la gloria di Dio rifulse intorno a loro e un angelo gridava: Inneggiate, perché è nato Cristo. O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Subito, mentre ancora l’angelo parlava, le schiere del cielo presero ad acclamare: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza: Cristo è rifulso. Dio dei padri, tu sei benedetto.

Che discorso è questo? Si dissero i pastori; andiamo a vedere l’evento, il Cristo divino. Raggiunta Betlemme, con la Madre adoravano cantando: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Irmòs giambico.

Adescàti dall’amore per il Re dell’universo, i fanciulli sdegnarono l’empio vaniloquio del tiranno, che tremendamente infuriava. Si ritirò il fuoco incessante davanti ad essi, che dicevano al Sovrano: in eterno tu sei benedetto.

Brucia i servi senza pietà, ma salva i giovani, la fiamma ardente e crepitante ardendo sette volte di più, poiché su coloro che essa avvolgeva, il Signore ha effuso per la loro pietà l’abbondante rugiada.

Tu che ci vieni in aiuto, Gesù Cristo, prendendo ineffabilmente come scudo l’incarnazione, hai svergognato l’avversario dei mortali, donando loro in questa forma la divinizzazione, il cui desiderio ci aveva fatto cadere dall’alto nei marosi della tenebra.

Di un mondo dominato dalle passioni, o Altissimo, hai distrutto il peccato con il suo feroce sguardo, il suo infinito orgoglio, il suo delirio indecente; quanti un tempo aveva sedotto, oggi, Benefattore, li salvi dalle sue reti incarnandoti volontariamente.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 8. Irmòs.

La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di un prodigio soprannaturale: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

La figlia di Babilonia trascinò via da Sion i figli di Davide presi in guerra; ma le inviò poi i magi suoi figli, per supplicare la figlia di Davide che accolse Dio. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Il lutto aveva fatto deporre gli strumenti del canto: non cantavano fra i barbari i figli di Sion: ma il Cristo, sorto da Betlemme, scioglie ogni inganno di Babilonia e mette fine all’armonia delle sue musiche; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Babilonia ricevette le spoglie della regina Sion e le sue ricchezze conquistate con la lancia; ma Cristo, con la guida della stella, trae a Sion i suoi tesori e i suoi re astrologi. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Irmòs giambico.

I fanciulli dell’antico patto, avvolti dalle fiamme senza venir consumati, sono figura del grembo della Vergine che genera oltre natura, restando sigillato. Compiendo questo e quello con un unico prodigio, la grazia fa sorgere le genti ad inneggiare.

Liberato dall’impura tentazione di esser divinizzato per la seduzione, tutto il creato come i fanciulli canta con tremore il Verbo eterno e la sua discesa, temendo di offrire una lode senza credito, essendo corruttibile, malgrado la sapienza che lo sostiene.

Vieni facendo tornare da colli deserti al pascolo fiorito l’umanità errante, o risveglio delle nazioni. Spegni la forza violenta dell’omicida, per provvidenza appari uomo e Dio.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 9. Irmòs.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui venne posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Magnifica, anima mia, il Dio partorito nella carne dalla Vergine.

Vedendo l’insolito corso di una stella del cielo luminosissima, inconsueta e nuova, appena apparsa, i magi compresero che nella terra di Betlemme era nato Cristo Re per la nostra salvezza.

Magnifica, anima mia, il Re partorito nella grotta.

Dicevano i magi: Dov’è il Re bambino neonato, la cui stella è apparsa? Siamo venuti infatti a venerarlo. Il folle Erode, nemico di Dio, si turbò, pensando di uccidere Cristo.

Magnifica, anima mia, il Dio adorato dai magi.

Erode precisò il tempo della stella, che guidò i magi a Betlemme per adorare con doni Cristo, ma da lui guidati in patria, essi lasciarono il crudele infanticida, giocandolo.

Irmòs giambico.

Oggi la Vergine, dentro alla grotta, partorisce il Sovrano.

E’ facile, perché privo di pericolo, accontentarci del silenzio, per timore; mentre è cosa difficile intessere per amore, o Vergine, inni di ardente fervore. Donaci dunque, o Madre, forza adeguata all’intenzione.

Oggi da Madre Vergine, il Sovrano è partorito come piccolo bimbo.

E’ facile, perché privo di pericolo (come sopra).

Gloria.

Magnifica anima mia, la forza della divinità trisipostàtica e indivisibile.

Contemplando, pura Madre, le immagini oscure e le ombre passate del Verbo, ora che egli è apparso dalla porta chiusa; fatti degni della luce della verità, giustamente benediciamo il tuo grembo.

E ora.

Magnifica anima mia, colei che ci ha riscattati dalla maledizione.

Raggiunto l’oggetto del suo desiderio e ottenuta la venuta di Dio, il popolo che gioisce in Cristo implora ora la rigenerazione, perché questa gli dà la vita: tu dunque, Vergine senza macchia, concedi la grazia di adorarne la gloria.

Katavasìe. I due irmì.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso, ecc.

Magi e pastori sono venuti ad adorare Cristo, nato nella città di Betlemme.

E facile ecc.

Exapostilarion. Autòmelo.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno Dio Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è incarnato e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo; una stella lo indica, i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Vergine Theotòkos, partorendo il Salvatore, rovesciasti l’antica maledizione di Eva, perché divenisti Madre del beneplacito del Padre, portando in seno Dio

Verbo incarnato; non può questo mistero esser scrutato; con la sola fede tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, apparsa ancora vergine dopo il parto: salve, città vivente del Re e Dio, in cui Cristo dimorò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo acclamando: O Theotòkos, prega per la nostra salvezza colui che da te si è incarnato.

Gloria. Tono pl. 2. Di Germano.

Quando il primo censimento dell’ecumène segnò l’ora della tua venuta sulla terra, tu ti accingevi a registrare i nomi degli uomini che credono alla tua nascita; perciò fu promulgato da Cesare questo decreto, perché si inaugurava il tuo regno eterno e senza principio; anche noi dunque ti offriamo, Dio e Salvatore delle nostre anime, più che un tributo in denaro, la ricchezza della retta teologia.

E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi colui che è senza principio assume un principio e il Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i pastori proclamano il prodigio e noi senza fine acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Divina Liturgia.

I Antifona. Tono 2.

Stico. Ti loderò, Signore, con tutto il cuore, proclamerò tutte le tue meraviglie.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Nel consiglio dei retti e nell’assemblea, grandi le opere del Signore, scelte in tutto ciò che egli vuole.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

II Antifona. Tono 2.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore e nei suoi comandamenti porrà tutto il suo volere.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Potente sulla terra sarà la sua stirpe.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Gloria e ricchezza nella sua casa e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. E’ sorto nelle tenebre, luce per i retti.

Gloria. E ora.

O Unigenito Figlio di Dio.

III Antifona. Tono 4.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

La tua nascita, Cristo Dio nostro, fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Stico. Lo scettro della tua potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Stico. Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Issodikòn. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedèk. Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Quindi a voce più alta

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Invece del Trisagio

Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

Kinonikòn. Il Signore inviò al suo popolo la liberazione. Alliluia.