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30 Dicembre

Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania, dal momento che il 31 del mese si celebra la conclusione della festa del Natale.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

L’assolutamente incontenibile come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle, così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è, divenne ciò che non era e non uscendo dalla natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kathisma, uguale.

Perché stupisci, Maria? Perché sei sbigottita per ciò che è in te? Perché, dice, ho generato nel tempo il Figlio senza tempo, senza conoscer per lui il concepimento. Sono senza uomo e come partorisco? Chi ha mai visto un concepimento senza seme? Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura, com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Betlemme di Giudea.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

I canoni della festa e dei santi.

Canone di santa Anisìa. Di san Teofane.

Ode 1. Tono 4.

Quando ebbe attraversato a piedi asciutti l’abisso del Mar Rosso, l’antico Israele mise in fuga nel deserto la potenza di Amalìk grazie alle mani di Mosè distese in forma di croce.

Come cantore della tua luminosa memoria, invia su di me il chiarore, tu che stai con gioia presso il Padre delle luci, illustre martire, respingendo con le tue preghiere l’uragano delle mie passioni.

Rinnovando con l’ascesi il campo dell’anima, o ispirata da Dio, coltivasti la spiga del martirio, mettendolo nel granaio dal divino Giardiniere, che ti diede forza, vergine martire ammirabile.

Distribuendo con la tua mano generosa la ricchezza provvisoria, guadagnasti la vita che arricchisce e che non passerà mai, l’eterno tesoro e la gloria dei cieli.

Theotokìon. Oggi il Creatore dell’universo nasce nella nostra carne da te, santissima ed è avvolto in fasce colui che circonda di nubi il mare, o Madre sempre vergine.

Canone di santa Melania. Di Teofane.

Stesso tono. Aprirò la mia bocca

Purifica me, annerito dall’oscurità delle passioni, o filantropo, con i raggi delle preghiere della tua santa Melania e infondimi un verbo per lodarla.

Seguisti con fervore colui che volle patire per te, portando sulle tue spalle, o beata, con ardore la tua croce e osservando i precetti di Cristo.

Rinunciasti del tutto all’amore dei cari, ai piaceri della carne, bramando soltanto l’amabile bellezza di Cristo, il quale desidera che tutto partecipi al Verbo.

Rigettando il giogo della vita comune nella carne, convincesti il marito a portare con te il giogo divino e a prendere la via che porta alle dimore immateriali.

Theotokìon. Da ricco che era, Dio si fece povero e arricchì me, che l’intemperanza aveva impoverito; ecco, colui che è senza tempo prende un inizio nascendo dalla Vergine ancella di Dio.

Della martire. Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e a te grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e sostegno.

Amando la bellezza della tua anima, il Creatore, o martire, ti prese per sé come sposa realmente bella e incontaminata.

Amando la passione dell’Impassibile e la morte di cui morì per noi, muori la morte dei martiri.

Come sacrificio spirituale, come perfetta e pura vittima si offrì a te, o Dio, l’amante della tua croce.

Theotokìon. Sei divenuta, o Piena di grazia, il luogo che contenuto l’incontenibile Creatore, contenendolo nella carne, o purissima.

Della santa.

Allontanandoti da ogni inclinazione per le cose di quaggiù, con fervore e fermezza indirizzasti ogni tuo desiderio a ciò che rimane in eterno.

Parlando o tacendo ti sei rivelata un monito, sostegno di chi ne è privo, modello delle monache, o gloriosa Melania, perciò ti inneggiamo.

Con l’applicazione alle preghiere regolasti i sentimenti, perciò sei divenuta lucente per i raggi dello Spirito, imitando la vita immateriale in un corpo.

Theotokìon. Colui che avvolge di nubi il cielo si lascia avvolgere come un bambino da una mano virginale, per strapparmi dalla mano del nemico.

Irmòs. Non è la sapienza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, Sapienza enipostàtica del Padre; non c’è infatti altro santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma della martire.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dominando le seducenti passioni, regnasti grazie alla passione vivificante, tingendo con la porpora del tuo sangue una veste incorruttibile; perciò piamente, o Anisìa, apparisti pura sposa del nostro Re; libera dunque da ogni pericolo noi, che con fede celebriamo la tua memoria.

Gloria. Della beata.

Stesso tono. Presto intervieni

Compiendo i precetti divini, Melania, disperdesti moltitudini d’oro donandole ai poveri; presa la tua croce sulle spalle, con tuo marito seguisti nella fede il Cristo crocifisso nella sua carne, nostro unico Dio.

E ora. Della festa.

Stesso tono. Stupì Giuseppe.

Venite a vedere, fedeli, dove Cristo è nato; seguiamo inoltre, con i magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta inneggiano. I pastori vegliano nei campi, dicendo un’ode degna: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in una grotta è stato partorito dalla Vergine Theotòkos, a Betlemme di Giudea

Della martire. Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, sole di giustizia, elevato sulla croce, la Chiesa stette al suo posto e a ragione acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Seguendo l’orma vivifica dei tuoi passi, la tua serva fu trafitta al fianco da una lancia, ma sana e salva sorpassò la spada fiammeggiante, cantando a te, Cristo nostro Dio.

Risplendendo dello splendore dei martiri e cingendo la corona dell’immortalità, ora sei con gioia presso Cristo tuo Sposo, illustre martire Anisìa.

Hai messo in fuga e gettato a terra colui da cui la prima Eva fu ingannata; riducendolo all’impotenza, cantavi con gioia: Gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Colui che creò le essenze immateriali, corporalmente come uomo da te, Madre di Dio, oggi nasce. A lui cantiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Della beata. Colui che siede.

Mortificando con la continenza i desideri della carne, servisti da abitazione alla Vita dell’universo e sei passata dalla terra verso di lei per dimorarvi deliziandoti del regno dei cieli.

Distribuisti ai poveri il tuo oro a profusione; in tal modo lo ponesti tra i tesori che non invecchiano; ormai per i secoli essi ti assicurano davvero la stabilità eterna.

Il tesoro della tua compassione era come un fiume che irrigava tutti i bisogni degli indigenti, o illustre, lavando la macchia della povertà e assicurandoti l’inviolabile felicità di un tesoro che mai si esaurisce.

Theotokìon. Agli assalti delle passioni ho ceduto come un animale, io che sono razionale e mi sono assimilato alle bestie, ma tu che generasti il Verbo immateriale, non disprezzare me, completamente rovinato.

Della martire.

Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Riconoscendoti come fonte di salvezza, Signore, la tua martire, senza esitare, bevve il calice del martirio.

O agnella di Cristo, vittima a Dio gradita, sacro agnello, vittoriosa lottatrice del Signore, prega per la nostra salvezza.

Avvicinandoti alla grande luce, sei divenuta una luce più splendida e hai illuminato quanti festeggiano la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Il flusso della corruzione si è fermato perché la Vergine partorisce con purezza colui che libera la natura umana corrotta.

Della santa. Gli empi non vedranno.

Raschiando via ogni immagine informe delle passioni, nella tua anima, o santa, dipingesti con i colori della temperanza l’amore non ipocrita liberato dalle passioni.

Come terso specchio accogliesti l’irraggiamento del divino Spirito, o venerabile e illuminasti i fedeli con lo splendore della tua vita.

Estinguendo con la continenza il fuoco delle passioni, accendesti nella tua anima la fiaccola che illuminò tutta la tua vita respingendo l’oscurità dei demòni.

Theotokìon. La Vergine ha generato l’Emmanuele, il Dio che nella grotta di Betlemme ha aperto l’Eden un tempo chiuso per me a causa della mia golosità e dell’astuzia del serpente.

Della martire. Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Assumendo in un corpo femminile mentalità virile, o martire, uscisti contro i nemici incorporei e li uccidesti con la spada della pazienza.

Con l’inondazione del tuo sangue prosciugasti il mare della cattiva fede e irrigasti la santa Chiesa di Cristo, o atleta Anisìa, vanto delle vergini.

A piedi asciutti attraversasti la tempesta delle lotte, guidata dalla mano del Verbo creatore, per raggiungere, o Anisìa, il porto calmo della salvezza.

Theotokìon. Colui che plasmò la stirpe umana a sua immagine, uscendo da te, Vergine Madre di Dio, lo riplasma rivestendosene completamente per grande compassione.

Della santa. Lo stesso.

A piedi asciutti attraversasti la tempesta della vita, perciò senza naufragio sbarcasti al porto sicuro e realmente ti delizi della quiete, o illustre.

Grazie alle scintille del tuo amore così ardente per il Signore, consumasti ogni freccia infiammata del peccato e si allontanò da te del tutto la malvagità dei demòni.

Unito al bene sommo, il tuo spirito divinizzato, per volere dell’Onnipotente, si separò dall’amore carnale per sottomettersi agli sforzi ascetici.

Theotokìon. Il Signore nascendo dalla Vergine mi divinizza, venendo avvolto in fasce mi scioglie dai lacci del peccato e si ripara in una grotta colui che nessuno spazio contiene.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion di santa Melania.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Con l’anima rischiarata dai fulgori di colui che per noi dalla Vergine rifulse, brillasti per le virtù, o lodatissima: disperdendo infatti sulla terra la ricchezza corrotta, hai messo in serbo la celeste ricchezza e splendidamente brillasti per l’ascesi. Per questo, o Melania, con affetto ti celebriamo.

Ikos.

Fuggendo le delizie del mondo, hai largamente distribuito i cumuli d’oro, mettendoli piamente nelle mani dei poveri. Raggiunti poi i luoghi santi, ti sei fatta tutto a tutti, conducendo una vita pari agli angeli e tutti soccorrendo. Accendendo la lampada della tua anima con l’olio della beneficenza, sei entrata con Cristo nel talamo divino, dove godi del suo regno. Per questo, o Melania, con affetto ti celebriamo.

Sinassario

Il 30 di questo mese memoria della santa martire Anisìa di Tessalonica.

Stichi. Al fianco destro trafiggono Anisìa, costola di Adamo. Una lancia trafisse il giorno trenta Anisìa.

Lo stesso giorno memoria di santa Teodora di Cesarea.

Stichi. Morendo, Teodora, spezzò il legame della carne al quale mai in vita fu soggetta.

Lo stesso giorno memoria di san Filetèro martire.

Stichi. Filetèro patì la passione dei martiri anche se poi partì per il cielo in pace.

Lo stesso giorno il beato Leone, archimandrita, si addormentò in pace.

Stichi. Lasciando l’effimero Leone giunse là dove regna il Leone di Giuda.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Avendo fondato spiritualmente la casa della tua anima sulla confessione di Cristo, i flutti dei tormenti, sopraggiungendo, non la scossero perché tu cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Riconoscendo Cristo come Sole di giustizia, o martire, non accettasti di sacrificare empiamente al sole per ordine del tiranno, ma cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Imporporata dal tuo sangue prezioso, o martire, cingesti la tua fronte col diadema vittorioso e ormai stai in letizia presso Dio, Re immortale.

Theotokìon. Colui che circonda la terra e il cielo di nubi, o purissima Madre di Dio, è stato generato dal tuo grembo e, avvolto in fasce, riposa nella greppia, sciogliendomi dalla catena delle colpe.

Della santa. Lo stesso.

Portando il giogo di Cristo, o teofora, con i tuoi congiunti lavoravate la vostra anima con l’aratro della preghiera; avendo poi coltivato il campo delle virtù, vi deliziate di gloria celeste nei secoli.

Come l’olivo del salmo, piantato nella casa di Dio, o Melania, misticamente rallegri con l’olio delle tue fatiche i cuori e i volti dei fedeli, che celebrano i tuoi agoni.

Estinguendo la fornace delle passioni con la rugiada della continenza, hai fatto sgorgare con la pioggia delle tue preghiere o Melania, un mare di guarigioni per inghiottire le pene che assalgono i fedeli che ti onorano.

Theotokìon. Davide definì te, Vergine pura, come il vello che accolse la pioggia del cielo, inaridendo i torrenti dell’empietà e irrigando i cuori dei fedeli, insteriliti dal peccato.

Della martire. Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Donasti i tuoi beni alle vedove, agli orfani, ai poveri e a tutti i bisognosi, amando i decreti infallibili dell’Onnipotente e ricercasti il calice realmente consacrato del martirio; avendolo bevuto, saziasti, o vergine, il tuo desiderio.

In dote portasti a Cristo digiuno, lacrime, mortificazioni delle tue passioni e il sangue versato quando il tuo fianco fu trafitto; perciò egli ti dona la corona che non appassisce, le pure nozze e la fama immortale.

Dimori con gli angeli nello splendore, riunita ai cori delle Vergini, alla folla dei martiri, faccia a faccia con il tuo Sposo, contemplandolo e comunicando alla sua raggiante gloria e gridando: Opere tutte, cantate al Signore.

Theotokìon. Ecco, il principe che deve governare è sorto dalla tribù di Giuda, perché tu hai partorito, o pura Vergine, la promessa di un tempo, l’attesa delle genti, il Cristo al quale cantiamo: benedite il Signore, opere tutte del Signore.

Della santa. Il parto della Theotòkos.

Avendo reso il corpo e il cuore tempio della Trinità eccelsa, edificasti, o ammirabile, case divine in cui raccogliesti schiere e cori di monache, che a una voce inneggiano, glorificando Cristo nei secoli.

Risplendente di saggezza, coraggio, castità e santità, praticasti l’umiltà che ti elevò fino al cielo eccelso e con cui abbattesti l’orgoglioso serpente, o venerabile; perciò ti onoriamo come vittoriosa.

Con la tua misericordia attirasti la misericordia; elargivi, donavi ai poveri; la tua giustizia rimane in eterno e il profitto di essa non invecchia, o santa teofora Melania, gloria dei fedeli, che senza sosta sempre ti celebrano.

Theotokìon. Scosso dalla tempesta delle passioni, affondo nel baratro della disperazione; o Madre purissima, salvami e sarò salvato: partoristi infatti e deponesti nella mangiatoia, come un bimbo, il Dio Salvatore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che canta: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della martire. Ode 9. Irmòs.

Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Quanti davano culto alle statue di pietra e non al Creatore, non potendo soffrire di vederti consacrata a Dio, ti colpirono con la loro spada, procurandoti con la morte la vita immortale.

La città dei Tessalonicesi, vergine martire, si gloria delle tue fasce e delle tue lotte, mentre la Chiesa dei primogeniti possiede il tuo divino spirito che si allieta con i giusti.

I Magi hanno portato con fede al bambino di Betlemme mirra, oro e incenso, mentre l’atleta con il suo sangue, la lotta del martirio, intercedendo presso di lui per noi.

Theotokìon. Santissima Genitrice di Dio, ramo fiorito sulla radice di Iesse, tu oggi per noi partorisci il fiore della divinità, il Cristo, Dio incontenibile e ora anche bambino in fasce.

Della santa. Col morbo della disubbidienza.

Salisti sapientemente, o beata, alla sommità della pura perfezione, raggiungesti i cori degli angeli nel cielo, abbracciasti l’oggetto del tuo desiderio e trovasti la fonte di ogni bene; perciò tutti ti magnifichiamo.

Ti allieti con i cori degli asceti, tu che con l’ascesi mortificasti le passioni; a viso scoperto contempli lo splendore di Dio, del quale non avevi avuto che riflessi, o Melania inneggiatissima.

Seguendo la via stretta raggiungesti la distesa senza limiti del paradiso, là dove i cuori in festa esultano di gioia, là dove si trova l’albero della vita, ricordandoti senza sosta di tutti noi, che celebriamo la tua dormizione.

Theotokìon. Colui che è portato sulle spalle dei cherubini siede ora nelle braccia della Vergine pura; ecco, è avvolto in fasce colui che scioglierà i lacci dei nostri peccati e come bambino è nutrito di latte, colui che dona il cibo ad ogni vivente.

Irmòs. Col morbo della disubbidienza, Eva ha introdotto la maledizione, ma tu, Vergine Theotòkos, col germoglio del tuo concepimento hai fatto fiorire nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion della martire. Udite, donne.

L’urna delle tue reliquie, facendo scaturire fragrante unguento, cura molti mali dei mortali, o gloriosa vergine martire Anisìa; perciò festeggiamo la tua memoria luminosa: in essa tu implora Cristo per i tuoi cantori.

Della santa. Uguale.

Melania illustrissima, vanto delle monache, con la tua intercessione presso Dio, purifica e illumina me, divenuto tutto nero nell’anima e nel corpo per l’oscurità delle passioni: affinché con gioia ti celebri e splendidamente festeggi la tua luminosa memoria.

Della festa, uguale.

Colui che con il Padre sempre è Dio, da tutta l’eternità, per opera dello Spirito santo è ora ineffabilmente partorito da te, Vergine, a Betlemme, nella grotta divina; è stato deposto, avvolto in fasce, in una mangiatoia di animali senza ragione per sciogliere le catene delle colpe.

Alle lodi, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Venite, potenze.

Ineffabile mistero, superiore all’intelletto! Dio nasce sulla terra per compassione vestendo la forma di servo per strappare dalla schiavitù dell’alieno quanti gridano con affetto fervido: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Una stella dall’alto rivelò ai magi l’Emmanuele nato nella grotta, colui che è sole di giustizia, sole incircoscritto e racchiuso nella mangiatoia, rivestito di carne materiale, al quale acclamiamo: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Ora sulla terra si manifesta bambino colui che dal Padre è generato prima dei secoli. Rallegrati, creato tutto, si allietino i cieli, vedendo gli ingannati di un tempo di nuovo familiari di Dio, a lui acclamando: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Volontariamente sei sceso, Signore, piegando i cieli e abitando indicibilmente un grembo verginale ti sei fatto conoscere come neonato, generato in una grotta e hai fatto tornare gli uomini sulla via migliore, che hai mostrato a quanti acclamano: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Considerando se stessa pura e incorrotta dopo il tremendo e inesprimibile parto, la Vergine gridava: Imperscrutabile Signore, io ti stringo come bimbo in fasce e con i pastori con fede ti glorifico, acclamando: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Apòsticha stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

Sarai pascolata con verga di ferro, o Giudea, perché sei ribelle e resisti ai profeti; al Figlio che è stato generato, il Padre dà infatti in eredita le genti e in suo possesso tutta la terra, ma respinge te, o sanguinaria, perché non accetti di acclamare: Il Re d’Israele, il Cristo è giunto.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Grida, Davide, padre di Dio e profeta: Astro luminoso, rifulso prima della stella del mattino! Ma quale astro annunci col tuo grido? Quello che senza seme è partorito dalla Vergine giovinetta. A lui, o popoli, per la gioia della Theotòkos, gridiamo dicendo: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Dillo apertamente, profeta Isaia: Ecco, la Vergine senza sposo concepirà e senza seme partorirà il Creatore e dominatore di tutti i secoli: a lui gridiamo splendidamente salmeggiando per la gioia della Theotòkos: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Tutto il creato, vedendo te, Artefice e Creatore di tutte le cose, partorito nella carne a Betlemme, è rinnovato e riplasmato: il sole effonde la sua luce e la terra esulta; i re magi dalla Persia offrono doni al Re di tutti; i pastori sbalordiscono di stupore e con la sua genitrice, adorano Dio nella carne. O meraviglia: colui che nutre è nutrito da una Madre purissima per salvare e riplasmare il mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.