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26 DICEMBRE

Sinassi della santissima Theotòkos.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

I canoni della festa come nella festa. Dopo la terza ode il kontàkion della festa. Dopo la sesta ode questo kontàkion.

Kontàkion. Tono pl. 2.

Colui che prima della stella del mattino dal Padre è stato generato, senza madre, sulla terra, senza padre, da te oggi si è incarnato, perciò una stella evangelizza i magi e gli angeli, con i pastori, cantano il tuo parto puro, o piena di grazia.

Ikos.

La mistica vigna che ha prodotto il grappolo non coltivato, lo portava tra le braccia come su rami e diceva: Tu sei mio frutto, tu sei mia vita; da te so che ancora sono ciò che ero, tu sei il mio Dio; vedendo infatti inviolato il sigillo della mia verginità, ti proclamo Verbo immutabile fatto carne; non conosco seme, ma conosco te, che poni fine alla corruzione: sono infatti pura, dopo che tu sei uscito da me, perché tu lasci il mio grembo come lo avevi trovato; per questo tutto il creato danza e grida con me: Salve, piena di grazia.

Sinassario.

Il 26 di questo mese sinassi della santissima Sovrana nostra, la Theotòkos.

Stichi. La Madre incontaminata non avendo conosciuto marito, accolga come dono purissimo le mie preghiere. Il 26 canto alla più pura delle madri.

Per la fuga in Egitto:

Stichi. Viene a te colui che un tempo ti creò: trema, Egitto e credi che costui è Dio.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Eutimio, vescovo di Sardi, il confessore.

Stichi. Stando presso Cristo, beatissimo Eutimio, ottieni il pieno appagamento del tuo desiderio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Costantino il giudeo.

Stichi. Come rosa tra le spine dei giudei, fiorì pur morendo il divino Costantino.

Memoria anche del nostro beato padre Evaristo.

Stichi. Si sforzava Evaristo con la parola e l’azione di piacerti fino alla fine, o Verbo.

Memoria del santo nuovo ieromartire Costantino il Russo che fu martirizzato a Costantinopoli nell’anno 1743.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Katavasìe, solo quelle giambiche: Ha salvato il suo popolo, ecc. Non si canta Più venerabile, ma si canta invece l’ode 9. con i suoi megalinaria.

Exapostilarion.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, Oriente degli orienti; e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: e infatti dalla Vergine è nato il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno il Dio Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è fatto carne e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo; una stella lo indica, i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Vergine Theotòkos, che hai partorito il Salvatore, tu hai rovesciato l’antica maledizione di Eva, perché sei divenuta Madre del beneplacito del Padre, portando in seno il Dio Verbo incarnato; non può questo mistero essere scrutato; con la sola fede noi tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, che dopo il parto apparve ancora vergine: salve, città vivente del Re e Dio in cui Cristo dimorò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo, acclamando: Madre di Dio, prega l’incarnato da te per la nostra salvezza

Gloria. Tono pl. 2.

Oggi l’invisibile natura si congiunge ai mortali, uscendo dalla Vergine; oggi l’essenza infinita a Betlemme è avvolta in fasce; oggi Dio, per mezzo di una stella conduce i magi ad adorarlo e a preannunziare la sua sepoltura di tre giorni con l’oro, la mirra e l’incenso; perciò salmeggiamo: O incarnato dalla Vergine, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi colui che è senza principio assume un principio e il Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i pastori proclamano il prodigio e noi senza fine acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia le antifone della festa. Al posto del trisagio Quanti in Cristo siete battezzati. Al posto dell’Axion estìn: E’ facile perché privo. Kinonikòn della festa E dopo si canta La tua nascita, Cristo.

Alla Compieta

Canone del santo ieromartire Eutimio. Acròstico: Padre, Cristo nelle sue fasce ti avvolge in bende. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Hai piamente venerato con i supplizi il Signore che sempre è, è nato ed è stato avvolto in fasce e sei andato lui pieno di fiducia, o Eutimio.

Il Signore adagiato nella mangiatoia ricevette da te, beato, come dono di nascita i rivi del tuo sangue e le piaghe delle percosse, più preziose dell’oro, dell’incenso e della mirra.

Alla sua nascita il Signore ricevette dai magi l’oro e da te, gerarca, riceve la purezza del tuo amore per lui e la forza della tua pazienza incrollabile.

Imitando con la tua morte la morte del Sovrano, gridavi parole simili alle sue, pregando apertamente per i tuoi uccisori, o venerabilissimo rivelatore di cose sacre.

Theotokìon. Da te, Santissima, nasce oggi nella carne il Creatore dell’universo ed è avvolto in fasce colui che ha avvolto il mare nella tenebra, o Madre sempre vergine.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Come sacerdote, al posto dell’oro, dell’incenso e della mirra, offristi il sangue limpido del martirio al Cristo nato a Betlemme.

Con saldezza d’intelletto e nobile spirito confutasti l’empio Leone, adirato contro il Salvatore.

Imitasti Stefano, il protomartire di Cristo, o Eutimio, pregando per la salvezza degli assassini.

Adempisti con zelo il precetto del Salvatore e desti la tua anima per i tuoi amici, o nostro padre.

Theotokìon. Divenisti dimora capiente per il Creatore incircoscrivibile contenendolo nella carne, o Purissima piena di grazia.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, Sole di giustizia, elevato sulla Croce, la Chiesa dal suo posto sinceramente acclamava: gloria alla tua potenza, Signore.

Con il volto schiaffeggiato, o beato, fosti illuminato dal divino fulgore e dalla sapienza superna, divenendo compagno di Cristo, che per noi fu schiaffeggiato nella carne.

Disprezzando la dignità del sacerdozio, non risparmiando la canutezza e disonorando la tua anzianità, i folli ti colpivano senza pietà, o Eutimio.

Come preziosissimo dono al Salvatore, avvolto in bende e adagiato nella mangiatoia, offristi il tuo venerabile sangue, versato con affetto per lui, o padre Eutimio.

Avvolto nelle fasce del Salvatore e cinto del suo amore, si avvicinava a lui con le piaghe stillanti sangue colui il cui sangue scorreva per mano dell’omicida.

Theotokìon. Colui che creò gli esseri immateriali nasce oggi nella carne da te, Madre di Dio; a lui cantiamo: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.

Ode 5. Irmòs.

Tu, Signore, mia luce, sei venuto nel mondo, luce santa che trae dal buio dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

A te, Salvatore, si offre, come icona animata, colui che venerava l’immagine della tua purissima carne e la tua figura corporea.

A te, Sovrano, si offre il pastore epònimo della letizia, portando nel suo corpo le cicatrici del tuo corpo.

Spegnesti il fuoco della furia degli empi con i rivi del tuo sangue ingiustamente versato, o sacratissimo beato Eutimio.

Con la forza dei tuoi insegnamenti respingesti l’assalto degli atei, o beato e onorasti appropriatamente l’icona del Creatore.

Theotokìon. Il flusso della corruzione terminò, poiché la Vergine partorì senza corruzione colui che liberò dalla corruzione la natura umana corrotta.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Imitando con lo spogliamento la nudità del Salvatore di tutti, o padre e sopportando il dolore delle percosse, versasti il tuo sangue per il suo sangue.

Arricchito d’amore, speranza e fede, beni in eterno immutabili, o beato Eutimio, li offri a colui che è nato dalla Vergine.

Celebrando per Cristo, secondo la legge, la divina liturgia del verbo, o padre di senno divino, fosti ricompensato con la fine tramite sangue.

Theotokìon. Colui che plasmò l’uomo a sua immagine, per grande misericordia lo plasma di nuovo da te, Vergine Madre di Dio, indossandolo tutto.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Offristi a Cristo, nato dalla Vergine, il sangue del tuo martirio, sopportato con coraggio, o gerarca Eutimio, così come i magi offrirono i loro doni, perciò indossi doppia corona di vincitore e stai presso la Trinità santissima intercedendo per la nostra salvezza.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Mescolando l’unzione divina del sacerdozio col tuo sangue, la rendesti sacratissima, acclamando: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Prendesti la grazia del divino protomartire di cui fosti prezioso imitatore, o beatissimo Eutimio, ricompensando con benedizione quanti senza pietà ti uccidevano.

Rafforzando i tuoi piedi sulla pietra della fede, restasti inconcusso da tutti gli assalti delle tentazioni, acclamando: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Theotokìon. Salve, sacra dimora divina dell’Altissimo, poiché grazie a te, Theotòkos, fu donata la gioia a quanti acclamano: benedetta tu fra le donne, Sovrana incorrotta.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Lottasti fortemente davanti al tribunale, o padre Eutimio, poiché avevi ben appreso la fermezza perfetta dell’amore, o beatissimo, scegliendo di morire per i tuoi amici che gridano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Col verbo e l’intelletto illuminati hai ottenuto un’anima e un volto luminosi e ora sei divenuto più luminoso, o Eutimio, opponendoti fino al sangue agli imperatori odiatori di Dio e gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

I potenti empi della terra si lanciarono su di te per ucciderti, o beato, ma tu, guardando al Redentore nato da Madre ignara di uomo, gridasti: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Ecco, ora è realmente sorto un Signore e una guida dalla stirpe di Giuda, poiché tu, Purissima, generasti il Cristo, preannunziato dall’attesa delle genti; a lui cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ti sei trasferito da quaggiù al riparo sereno, o padre, poiché sei stato liberato come un uccello dal laccio di coloro che ti cacciavano, benedicendo con buon animo colui che ti salvava, o ieromartire.

Illuminato dal fulgore sorto dall’oriente superno e riverberando in modo soprannaturale la luce irraggiata dalla stella ineffabilmente sorta ora da Giuda, ti sei trasferito presso il Sovrano.

Divenisti degno di camminare nella delizia del paradiso, accolto come vincitore là dov’è l’esultanza della beatitudine luminosa dei santi, o Eutimio.

O beatissimo, che hai confidenza con Dio, chiedi ora tranquillità per la Chiesa contro la furia minacciosa e remissione delle colpe per i tuoi cantori.

Theotokìon. Germogliasti un virgulto dalla radice di Iesse, o Genitrice di Dio purissima, partorendo oggi per noi Cristo, il fiore della divinità, Dio incircoscrivibile, apparso ora come piccolo bimbo avvolto in bende.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio.

Ancora grondante e rorido di sangue caldo stavi davanti a Cristo, o Eutimio di senno divino; offrendogli dunque le tue piaghe, o padre beato, supplica per i tuoi cantori.

Al Cristo nato e incarnato, o santo, hai offerto in dono canutezza venerabile, adorna dei carismi della gerarchia, arrossati dal sangue del tuo martirio, o padre, fede ortodossa, speranza sollecita e amore intatto e realmente immutabile, o sapientissimo.

Con la lingua mossa dallo Spirito predicasti i dogmi della verità, dai quali fluisce la grazia rifulsa da Dio; fosti lira della pietà di senno divino, fondamento incrollabile dell’ortodossia, bocca stillante miele, rivelandoti tesoro di sapienza e voce risonante della Chiesa, o santo.

Gloria. E ora. Tono 4.

Dimorasti in una grotta, Cristo Dio, una mangiatoia ti accolse, pastori e magi ti adorarono. Si compiva allora l’annunzio dei profeti e le potenze angeliche stupivano acclamando e dicendo: Gloria alla tua condiscendenza, o solo filantropo.