24 Dicembre
Memoria della santa martire Eugenia.
Al Mattutino
Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.
Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta (3).
Dopo la prima sticologia, Kàthisma.
Tono pl. 2. Le potenze angeliche.
Ora sono compiuti gli oracoli dei profeti: domani il nostro Dio oltre ogni comprensione sarà partorito dalla Vergine Maria, che dopo il parto rimane come era: si radunano i magi portando doni, vegliano nei campi i pastori e noi pure cantiamo: O tu che sei nato dalla Vergine, Signore, gloria a te.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia.
Tono pl. 4. Autòmelo.
Facendo tacere il canto dei flauti dei pastori, parla la schiera angelica e dice: Smettete di vegliare, voi che guidate i greggi; acclamate inneggiando: E’ nato Cristo Signore, lui che, come Dio, si compiace di salvare la stirpe umana.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Il salmo 50. Quindi si recitano i canoni, due della vigilia con gli irmì per 10 stichi e uno della santa per 4. Canone della vigilia. Acròstico: Anche oggi canto un grande sabato. Senza irmì le prime 4 odi.
Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.
Colui che un tempo seppellì sotto i marosi il tiranno inseguitore, lo seppellirono sotto terra i figli dei salvati; ma noi come le fanciulle cantiamo al Signore, perché si è grandemente glorificato.
Signore mio Dio, un inno natalizio e un’ode prefestiva canterò a te a al tuo divino Natale, che mi dà rinascita e mi riporta alla nobiltà originaria.
Le creature celesti e terrestri, vedendoti in trono nell’alto e insieme quaggiù nella mangiatoia, si meravigliavano del tuo potere, perché sei apparso oltre l’intelletto Dio-uomo in due nature.
Per riempire tutto della tua gloria, piegasti i cieli fino a terra e sei venuto; come pioggia sul vello scendesti in un grembo vergine, dal quale ora vieni a nascere duplice, Dio e uomo.
Un altro della vigilia.
Acròstico alfabetico. Giuseppe.
Ode 1. Tono 2. Irmòs.
L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.
Vieni censito per ordine di Cesare, tu che vuoi scrivere, Re dell’universo, il genere umano nel libro della vita; vieni tra i tuoi come straniero, affinché l’esiliato dal paradiso sia richiamato al cielo.
Accogli, Betlemme, il Cristo, perché viene da te in un corpo per aprirmi il paradiso; grotta, prepàrati a vedere paradossalmente impoverirsi per sua ricca compassione l’incontenibile, in te contenuto.
Come buono Cristo viene donando ad Adamo una strana rinascita; esulta, natura tutta dei mortali, deserto sterile, è venuto il Sovrano a renderti fertile.
Canone della santa. Acròstico: La gloria di Eugenia con sublimi inni canto. Di Teofane.
Ode 1. Tono e irmòs uguali.
Eugenia, martire di Cristo, esultando ora di gioia in cielo con gli angeli, come vergine pura e martire incoronata, prega affinché sia donata grazia a quanti con fede ti inneggiano, o beatissima.
Udendo gli inni divini, o santa sposa di Cristo, volavi verso la nobiltà suprema come luce infatti rifulgeva nel tuo cuore la teologia dei cantici inspirati, scacciando tutto l’ateismo.
Dimenticando la natura femminile, il tuo intelletto correva verso energie virili: per grazia divenisti virile, dirigendoti risolutamente verso Dio, o martire Eugenia, omonima della nobiltà divina.
Illuminata da fulgore spirituale, divinamente sapiente, hai reso molti partecipi di splendore; di esso rendi degni i tuoi cantori con le tue suppliche, ora che sei libera dal peccato, o beatissima martire Eugenia.
Theotokìon. Morti per l’albero della conoscenza, o pura, fummo richiamati in vita da Cristo Dio, albero della vita sorto in modo ineffabile da te, Theotòkos; supplicalo con confidenza di salvare le nostre anime.
Della vigilia. Ode 3. Irmòs.
Tutto il creato, vedendo te, che hai sospeso tutta la terra sulle acque, partorito in una grotta, tremò di spavento gridando: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.
Mostrando in figura l’ineffabile tua incarnazione, moltiplicasti visioni e ispirasti profezie e ora, o Dio compassionevole, le compi venendo nella carne a nascere dalla Vergine pura nella città di Davide.
La terra curvò le spalle per ricevere il Creatore, che negli eccelsi riceve dagli angeli la gloria, dal cielo una stella, dai pastori la lode, dai magi doni, da tutto il mondo la riconoscenza.
L’oracolo del divino Balaàm è ora compiuto perché una stella è sorta da Giacobbe e conduce verso il sole della gloria i magi recanti doni dalla Persia.
Un altro. Come giglio è fiorito.
Sciogliendomi dai legami dei mali, ti sei avvolto in fasce come un bambino, o Signore; sei venuto, o filantropo e io venero la tua divina condiscendenza.
La Vergine sta per generare colui che scioglie le passioni croniche delle nostre anime, colui che viene nel tempo e senza tempo rifulge dal Padre.
Per cercare me, smarrito nella trasgressione, come cielo tu abitasti la grotta, preparandomi le dimore dell’aldilà, o misericordiosissimo, nella tua compassione.
Della santa. Sulla pietra della fede.
Come sacrificio incontaminato ti offristi al Sovrano, con mente perfetta rigettasti la ricchezza corruttibile gridando: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.
Senza difetto si mostrò la tua purezza, nella lotta rifulse la tua fermezza, l’azione infatti ti fece salire alla contemplazione acclamando: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.
Affascinata dall’amore per la continenza, conservando il vanto della purezza, divenisti con sapienza molto abile, acclamando a Cristo: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.
Theotokìon. Cantiamo Maria, la purissima Theotòkos, come colei che ci procura la salvezza, o fedeli, gridando piamente: Non c’è puro come te, purissima e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Irmòs. Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha esultato infatti il mio cuore nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.
Esulta, Sion, prepàrati, Betlemme: colui che tutto in sua mano contiene, inviando la stella, ha svelato la sua smisurata condiscendenza: poiché colui davanti al quale tremano le potenze dei cieli, realmente nasce, senza mutamento, dalla Vergine, l’unico nostro Dio.
Gloria. Della santa.
Tono 4. Ineffabilmente concepita.
Esercitata nelle fatiche dell’ascesi, fosti glorificata nelle lotte del martirio, dopo aver guidato numerosi eletti al Signore; abbandonando i beni passeggeri per amor di Dio, lottasti virilmente; perciò dopo la fine hai trovato la vita eterna, o Eugenia simile agli angeli, sempre insieme con il tuo Sposo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
E ora. Della vigilia.
Stesso tono. Dell’incarico segretamente.
Celebrando la vigilia del Natale di Cristo, fedeli, festeggiamo e degnamente tutti andiamo incontro come magi recando le virtù in dono e cantando il nuovo cantico degli angeli al nostro Dio generato in Betlemme senza seme dalla Fanciulla serva di Dio; l’universo lo glorifica.
Ode 4. Irmòs.
Prevedendo la tua venuta da una Vergine Avvacùm sbalordì gridando: Tu, Redentore, sei venuto incarnato da Teman, per richiamare Adamo esiliato.
Il Signore è vicino, viene ora la salvezza del mondo, l’attesa delle genti; prepara la grotta, città di Betlemme e voi pastori con i magi, andate incontro.
Unito ai mortali con forza divina nell’unione senza confusione, per la somiglianza della carne, Salvatore, ci rendi incorruttibili e ci salvi attraverso ciò che hai assunto.
Il Verbo si mostra nello spessore della carne e nella sua provvidenza ineffabile dimora fra noi; venite, fedeli, contempliamo la sua gloria, come Unigenito di Dio Padre.
Un altro canone.
Sei venuto da una Vergine.
O creato, respingi ora ogni invecchiamento, vedendo il Creatore creato per rinnovarti e divenire bambino per restituirti l’originaria bellezza.
Ecco, arrivano i magi, stupiti per il prodigioso parto, guidati dalla divina stella e vedono il Sole sorgere dal nube verginale e gli portano doni.
Ecco, arriva l’Agnello senza difetto, che la Vergine porta e il Padre dona in cibo per togliere il peccato dal mondo; gioisca il creato in questa festa!
Si sono avverate oggi le predicazioni dei profeti di Cristo: è giunta infatti ed è apparsa la salvezza attraverso la carne per quanti sono in pericolo nella tenebra.
Della santa. Lo stesso irmòs.
Sei venuto incarnato da una Vergine, o Altissimo, fidanzando a te stesso gli ordini delle vergini che hanno bramato solo te, che sei conosciuto come lo Sposo delle vergini.
Togliendo il velo della tua nascita carnale, splendidamente col battesimo indossasti la veste incorruttibile della rigenerazione, o martire illustre.
E’ sorto il raggio luminoso nel tuo cuore scacciando l’oscura notte dell’errore col fulgore della grazia, o martire di Cristo Eugenia, vergine bella.
Splendidamente e magnificamente illustrasti la tua vita prima con l’ascesi, mortificando le passioni della carne, poi gloriosamente risplendendo nella lotta, o Eugenia.
Theotokìon. Più elevata degli angeli divenisti, o lodatissima, generando l’Angelo del gran consiglio del Padre, il filantropo, divenuto uomo per grande compassione.
Della vigilia. Ode 5. Irmòs.
Vedendo la luce senza sera della tua teofania, avvenuta benevolmente per noi, Isaia vegliando di notte acclamava: Ecco, la Vergine ha concepito in grembo e partorirà il Verbo incarnato e tutti i terrestri si allieteranno.
Rinnovi i terrestri, o Creatore, divenendo terrestre: mangiatoia, fasce e grotta, infatti, sono simboli della tua umiliazione; lo sposo poi di tua Madre, creduto tuo padre naturale, rappresenta ora la volontà del Padre che ti genera.
Con la mirra rappresentano la morte, con l’oro il potere regale, con l’incenso la divinità, i re delle genti, principi recanti doni a te, partorito in una grotta da una Madre senza nozze.
Venendo incarnato dall’ignara di nozze, o Verbo coeterno al Padre, abiti una grotta e usi la mangiatoia come un trono. Con la tua tremenda economia sbalordisci magi e pastori e angeli, che stupiti acclamano: Gloria.
Un altro.
Sei divenuto mediatore.
Che il popolo seduto un tempo nell’oscurità veda la luce splendente senza sera, che la stella un tempo rivelò agli adoratori del fuoco della Persia.
In una piccola grotta è venuto il grande Re per magnificare il mio essere umiliato e arricchire con la grande povertà l’impoverito, lui che è oltre Dio.
Ora da Giacobbe, come disse Balaàm, Cristo nasce e dominerà con la grazia sulle genti e il suo regno sarà senza fine.
Della santa. O illuminazione.
Vedendo la tua strada diretta alla salvezza, il serpente nemico delle anime agitò contro di te, o atleta, abbondanti tentazioni, cercando di sciogliere il tuo vigore, ma tu lo hai calpestato, o pura.
A Cristo, datore dei beni, benefattore e sposo delle anime, apparisti tutta bella, raggiante di esercizi ascetici e splendente della lotta dei martiri, o Eugenia, vergine bella di Cristo.
La corona delle grazie riposa sul tuo capo, perché apprezzavi la sapienza divina, disprezzando la gloria di tuo padre e i suoi tesori e con forza seguivi il tuo amato Sposo, o sapientissima.
Theotokìon. Sorgendo da te, genitrice di Dio, la vita nel mondo invita a partecipare alla vita eterna quanti prima la morte tratteneva, gridando con fede: Altro Dio all’infuori di te non conosciamo.
Della vigilia. Ode 6.
Fu rinchiuso, ma non trattenuto nelle viscere del cetaceo Giona: portando infatti la figura di te, apparso e partorito nella carne, come da un talamo uscì dal mostro; nascendo infatti ora nella carne per subire morte e sepoltura, stai per risorgere il terzo giorno.
È distrutto e abbattuto ora il muro dell’inimicizia antica per la tua venuta nella carne e la spada fiammeggiate non impedisce più a nessuno l’ingresso; con fede comunico all’albero vivificante dell’Eden, divenendo nuovamente il giardiniere delle piante immortali, come un tempo in paradiso.
L’ade regna con il peccato in Adamo fino a te, ma la sua arrogante tirannia è soppressa, o Redentore, quando nasci nella carne dalla tribù di Davide e siedi sul trono del suo regno, regnando nei secoli.
Infanticida, ma uccisore di Cristo fu Erode: anche se falciò l’erba tenera degli innocenti, non riuscì a prendere e uccidere il frumento della nostra vita, la spiga della salvezza; essendo infatti egli stesso la fonte della vita, per divina potenza sfugge al tiranno.
Un altro.
Circondato dall’abisso.
Strano il modo in cui Cristo viene tra i suoi; diventiamo estranei ai nostri peccati e accogliamo colui che dimora nella anime dei miti.
Betlemme tu non sei la minore delle città: in te nascerà infatti il Re e Signore, per pascere il popolo di suo possesso.
Come la stretta grotta accoglierà te, o inconcepibile, che il mondo non può contenere? Come sarai visto bambino tu, che sei senza principio come il Padre?
Della santa. Stesso irmòs.
Alle palpebre non desti sonno fino a uccidere ogni amore di piacere, perfezionando te stessa come pura dimora per il Creatore.
Imitando i costumi dell’Egitto, colei che era tutta nefandezza di nome e di fatto, ebbe l’audacia di calunniare la tua rispettabile condotta.
Desti prova di ferma costanza, fosti arricchita dalla grazia delle guarigioni e per il possesso della fede, guidasti una comunità monastica.
Theotokìon. Misticamente tutti i profeti, o purissima, manifestarono il tuo indicibile parto, raffigurando spiritualmente e predicendo a tutti il futuro.
Irmòs. Circondato dall’abisso dei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: Dalla corruzione, o Dio, fammi tornare.
Kondakion della vigilia. Tono 3.
Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli; danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
Un altro, della santa.
Tono 4. Sei apparso oggi.
Fuggendo la gloria effimera del mondo, amasti Cristo, serbando illesa la nobiltà della tua anima, o martire di mente divina, Eugenia celebratissima.
Ikos.
Sempre adorna, o vergine, di vita e parola pura e di grazia, ti offristi in sacrificio a colui che per noi s’incarnò dalla Vergine e nacque sulla terra per ineffabile compassione; il Sovrano infatti degnamente ha ornato di duplice corona di gloria te, venerabile, che come un incorporeo hai serbato la castità; come sposa senza macchia sei entrata con lui nel celeste talamo, tutta splendente, variamente adorna delle tue lotte, o martire di mente divina, Eugenia celebratissima.
Sinassario.
Il 24 di questo mese memoria della santa vergine e martire Eugenia e delle sue compagne.
Stichi. Ottenuta già la corona dei santi per l’ascesi, imporporasti ineffabilmente, o Eugenia, la tua candida veste. Il 24 Eugenia perì di spada.
Lo stesso giorno la santa martire Vassìlla compagna di martirio di santa Eugenia, muore uccisa dalla spada.
Stichi. Chi dubita che fosti decapitata da spada, martire Vassìlla, base della divina fede?
Lo stesso giorno il santo martire Filippo, padre di santa Eugenia, muore ucciso dalla spada.
Stichi. La spada uccide Filippo, la cui bocca fu davvero una spada a doppio taglio contro l’errore.
Lo stesso giorno i santi Protàs e Giacinto, eunuchi e compagni d’ascesi di santa Eugenia, muoiono uccisi di spada.
Stichi. La spada decapitò Protàs e Giacinto, che ottennero da Dio i primi onori.
Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Nicola, monaco.
Lo stesso giorno il santo martire Achaicòs, muore ucciso dalla spada.
Stichi. Achaicòs, gettando fuori dall’anima ogni affanno, tutto gioioso diede la testa alla spada.
Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Antioco.
Stichi. Per Antioco era un orrore la vita e il suo chiasso, perciò lasciò la terra con lo spirito esultante.
I santi Bitimione e Afrodisio si addormentarono in pace.
Il santo neomartire Achmèt, martirizzato a Costantinopoli nel 1682, muore ucciso di spada.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.
Della vigilia. Ode 7. Irmòs.
Prodigio ineffabile: colui che liberò dalla fornace i santi fanciulli dalla fiamma, giace bambino in una povera mangiatoia a salvezza di quanti cantano: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.
Il nemico ingannatore viene colpito vedendo che il bambino giacente nella povera mangiatoia è Dio; geme perché viene abbattuto dalla divina mano grazie alla quale noi troviamo la salvezza cantando: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.
Beata mangiatoia: perché ricevendo come un bambino il Creatore, diviene come il trono cherubico, per cui noi troviamo la salvezza cantando: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.
Secondo legge mortale tu accetti, come un bambino, di essere avvolto dalle fasce con cui sciogli i legami dei miei peccati, concedendo libertà ai fedeli che gridano: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.
Alla tua nascita intemporale come al tuo parto nella carne, unica è la tua divinità, o Cristo, con il Padre e lo Spirito a salvezza di noi che cantiamo: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.
Un altro. Per empio decreto.
Piovano dall’alto acqua le nubi, poiché colui che santamente fa delle nuvole la sua base, portato su nube verginale, viene a far splendere la luce senza sera per quanti prima erano ottenebrati e in pericolo.
O divina armata angelica, preparati a cantare l’ineffabile condiscendenza del Signore; magi, venite, pastori, affrettatevi, è venuto Cristo, benevolenza e redenzione delle genti.
Che cosa è questa prodigio strano e immenso? Come porto te, che porti con la parola l’universo, Figlio mio eterno, ineffabile parto? Così parlava la purissima, tenendo con timore Cristo nelle braccia.
Della santa. Stesso irmòs.
A tutti spiegasti la verità delle scritture da Dio ispirate, mostrando virile la tua femminilità, per questo prodigio meravigliasti molte genti e brillantemente le guidasti, o beata, a credere in Cristo.
Saggiamente avvizzisti la follia degli idoli, o illustre, con i tuoi insegnamenti divini e fidanzasti a Cristo, Re dell’universo, una folla innumerevole di vergini, illuminate dal sangue dei martiri.
Vedendo la tua vita divina, la gloriosa Vassìlla ti imitò con ardore per fidanzarsi a Cristo, abbandonando ogni inclinazione carnale e ora è ben degna della letizia dei martiri.
Theotokìon. Curasti il male della morte concependo senza seme la vita enipostàtica, Vergine purissima, Genitrice di Dio pura, perciò celebrandoti ti definiamo fonte d’immortalità.
Della vigilia. Ode 8. Irmòs.
Sbalordisci tremando, cielo e siano scosse le fondamenta della terra: ecco infatti viene avvolto in fasce colui che tutto regge in mano e una piccola mangiatoia lo ospita! Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.
Adamo legato è sciolto e a tutti i fedeli è data libertà mentre sei avvolto in fasce, Salvatore e in una grotta angusta vieni posto in una mangiatoia per bestie; perciò celebrandoti, nel tuo Natale, con fede offriamo un inno prefestivo.
Cessa l’errore dei persiani, gli scrutatori di astri, infatti, re dell’oriente portano oro, mirra e incenso in dono a Cristo, Re di tutti, per il suo Natale. Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.
O meraviglia nuova, o bontà e condiscendenza inaudita: Ecco, infatti, viene considerato come un bambino il Dio che abita negli eccelsi e che vuole sfuggire a Erode. Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.
Un altro.
Un tempo la fornace.
Ammirando la sublimità del mistero davvero ineffabile che copriva i cieli di conoscenza, la casta Sovrana e disse: Il trono celeste brucia accogliendoti e come ti porterò, Figlio mio?
Figlio mio, simile al Padre nei cieli, come impoverendoti hai preso le sembianze di un servo e come io coricherò nella mangiatoia delle bestie te, che liberi tutti gli uomini dalla loro irragionevolezza? Io canto la tua compassione.
Terra tutta, rallegrati: ecco, Cristo sta per nascere a Betlemme; sussulti di gioia il mare, si allieti il coro dei profeti contemplando oggi il compimento delle tue parole e tutti i giusti esultino di gioia!
Della santa. Il Dio sceso.
Provata nel fiume e nel fuoco, con coraggio e fermezza attraversasti gli elementi ostili, cantando a Cristo e con fede gridando: Sii più che benedetto, o Cristo, nei secoli.
Apparendoti prodigiosamente nel carcere dove eri detenuta, Cristo ti sosteneva con i suoi tesori e il suo Natale e ora unita agli angeli in cielo, lo glorifichi nei secoli.
Il tuo Sposo ti orna di splendore con doppia corona, vergine e martire Eugenia e nella camera luminosa delle nozze eterne ti accoglie con giustizia il Signore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.
La luminosa grazia di Dio ti fa ora risplendere chiaramente nelle dimore celesti di luce: di essa ti supplichiamo, con le tue preghiere incessanti, colma quanti festeggiano la tua divina memoria.
Theotokìon. Fonte davvero limpida d’immortalità ti sappiamo, o Theotòkos, per aver partorito il Verbo del Padre immortale, che libera dalla morte tutti quelli che lo esaltano per tutti i secoli.
Irmòs. Il Dio sceso nella fornace per soccorrere i figli del popolo ebraico e mutare la fiamma in fresca rugiada, voi tutte sue opere, cantatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Della vigilia. Ode 9. Irmòs.
Non meravigliarti, o Madre, benché tu veda come bambino colui che il Padre genera dal suo seno prima dell’aurora; perché io sono venuto a risuscitare e glorificare la natura decaduta dei mortali, che con fede e affetto ti magnificano.
Nel tuo prodigioso parto, Figlio eterno, sfuggendo le doglie venni colmata di beatitudine sopranaturale; ma vedendoti ora fuggire davanti ad Erode, la mia anima è dilaniata dalla spada della tristezza, ma tu vivifica e salva chi ti celebra.
Sono andato in terra d’Egitto, o Madre, ma con un terremoto ho abbattuto i manufatti dell’Egitto; quando andranno nell’ade i nemici che invano cercano la mia anima, come unico potente esalterò e salverò chi ti celebra.
Si rallegri il creato: viene creato infatti il Creatore e Dio anteriore ai secoli, che si fa conoscere neonato; con doni i magi gli vadano incontro, i pastori ammirino con fede il prodigio e i mortali con gli angeli si allietino.
Un altro. Il Figlio del Padre.
Tutti i regni della terra cantino con gioia e si allietino le famiglie delle genti, monti, colli, valli, fiumi, mare, tutto il creato magnifichi oggi il Signore partorito!
Come previdero i profeti, negli ultimi tempi ti sei rivelato come giustizia, divenendo mortale; apparisti a tutti gli uomini nella città di Betlemme di Giudea, una stella ti indicava, o incomprensibile, agli astrologi.
Ecco, il Verbo santissimo nel suo possesso, viene in un corpo estraneo con uno strano parto per il ritorno dell’esiliato e noi, cantiamo il Dio santissimo per noi impoverito.
O dolcissimo bambino, come nutrirò te, che nutri l’universo? Come reggerò te, che sostieni il mondo con il tuo volere? E come avvolgerò in fasce te, che avvolgi tutta la terra di nubi? Così parlava la santissima, che con fede magnifichiamo.
Della santa. Stesso Irmòs.
Avendo trovato la tua dimora nei cieli, tu ora assapori realmente le delizie del paradiso con le vergini e i martiri come pura vergine, o beatissima e illustre Eugenia.
Oltre comprensione e ragione ottenesti compimento del tuo desiderio, perché di ogni desiderio hai raggiunto il vertice, chiaramente illuminata dai raggi emanati dalla luce della Trinità sovrana, o beatissima Eugenia.
Tenendo in mano la lampada della verginità, sei adorna anche della corona dei martiri e ora non smettere di implorare con le tue preghiere la salvezza per i fedeli che ti onorano con affetto, o illustre Eugenia.
Hai trovato riposo e refrigerio presso Dio, passando per il fuoco dei tormenti implacabili e l’acqua di prove inaudite; prega dunque Cristo, martire Eugenia, di salvare le nostre anime.
Theotokìon. Accogliendo in grembo come il vello la rugiada dal cielo, ci hai partorito, o purissima Vergine, colui che dispensa il cibo divino dell’immortalità a quanti lo cantano con fede e ti riconoscono Theotòkos.
Irmòs. Il Figlio del Padre senza inizio, nostro Signore e Dio, incarnato da una Vergine, ci è apparso per illuminare le tenebre e radunare ciò che era disperso: perciò, o Theotòkos lodatissima, noi ti magnifichiamo.
Exapostilarion proeòrtion.
Con i discepoli conveniamo.
Colui che abita la luce inaccessibile e tiene in sua mano l’universo, per ineffabile compassione è nasce da una Vergine ed è avvolto in fasce come bambino e deposto in una grotta, in una mangiatoia di animali senza ragione. Affrettiamoci verso Betlemme per adorarlo con i magi, portando come doni i frutti di nobili azioni.
Della santa, uguale.
Non fu di alcun impedimento per lotte perfette la debolezza femminile, corroborata, o Cristo, dalla tua forza invisibile: perciò la martire Eugenia lottò generosamente e ora tu hai congiunto la sua gloriosa memoria a quella della tua sacra nascita apportatrice di luce, tramite la Vergine santa, o Sovrano.
Alle lodi, stichirà prosòmia della vigilia.
Tono pl. 2. Venite, potenze.
Ineffabile mistero, superiore all’intelletto! Dio nasce sulla terra per compassione vestendo la forma di servo per strappare dalla schiavitù dell’alieno quanti gridano con affetto fervido: Benedetto sei tu, Salvatore, unico filantropo.
Dunque, Israele dal cuore pesante, scuoti la nube dalla tua anima, riconosci il Creatore concepito nella grotta: egli è l’atteso delle genti e interromperà le tue feste perché non hai voluto cantare: Nasce Cristo, Re di Israele.
O sole, figlio mio, come ti nasconderò nelle fasce? Come abbraccerò te, che tutto reggi? Come guarderò te, che gli esseri dai molti occhi non osano guardare? Così diceva l’ignara di nozze, portando Cristo.
Con cantici nuovi cantate, pastori, rigettate la scienza magica, magi; stillate esultanza, monti e colli e voi, figlie di re, venite con gioia alla Madre di Dio; popoli, diciamo: Benedetto colui che nasce; o nostro Dio, gloria a te.
Gloria. Tono pl. 2. Uguale.
Su, Betlemme, prepara ciò che serve al parto; vieni, Giuseppe, regìstrati con Maria; santissima è la mangiatoia, teofore le fasce: la vita, in esse avvolta, spezzerà le catene della morte, stringendo i mortali per renderli incorruttibili, o Cristo nostro Dio.
E ora. Uguale.
O grembo beato della divina fanciulla, spiritualmente divenuto più ampio del cielo! Colui infatti che il cielo non contiene, tu lo porti in te racchiuso; o beate mammelle della Vergine, che allatteranno colui che nutre ogni spirito, il Cristo fatto carne nel grembo di una fanciulla ignara d’uomo.
Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.
Tono 2. Casa di Efrata.
Divenisti dimora dell’Artefice dell’universo, o Vergine: in te infatti abitò il Signore della gloria, che ora viene per essere partorito.
Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.
Nasce piccolo bimbo a Betlemme dalla Vergine, il Dio anteriore ai secoli, in una mangiatoia di animali senza ragione: quale prodigio!
Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.
O spirituali schiere di angeli negli eccelsi, con i pastori e i magi, acclamate al Dio che viene partorito: Gloria a te.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.
Ricevi, Betlemme, la divina Metropoli: viene per generare in te la luce senza tramonto; angeli, stupite nel cielo; uomini, glorificate sulla terra; magi dalla Persia, portate il dono gloriosissimo; pastori in veglia, intonate l’inno trisagio; ogni spirito lodi l’Artefice dell’universo.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

