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22 Dicembre

Memoria di santa Anastasia farmacolitria, martire.

Al Mattutino

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Divinamente gioisce oggi il creato, poiché Cristo Signore, Figlio del mio Dio, nasce da Vergine pura rendendo immortale tutta la stirpe umana e sciogliendo la maledizione della progenitrice Eva; perciò offriamo un canto al nostro benefattore.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono 3. La Vergine oggi.

Inneggiando alla Vergine che portava in seno il Verbo sempiterno, il giusto Giuseppe esclamava: Ti vedo divenuta tempio del Signore, perché porti colui che viene a salvare tutti i mortali e mostrare templi divini, nella sua misericordia, i suoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50 e i canoni.

Canone della vigilia. Acròstico: Al grande giovedì canto un grande inno.

Tono pl. 2 Irmòs.

Grazie al bastone di Mosè il mar Rosso si divide in due e le sorgenti dell’abisso sono dissecate, anzi esso diventa un passaggio per il popolo senza armi, ma una tomba per le armate del faraone e a Dio si canta un’ode: gloriosamente si è glorificato Cristo nostro Dio.

L’insondabile sapienza di Dio causa d’ogni bene e fonte di vita, nella santa Madre non sposata ha costruito la sua casa; rivestendosi di un tempio di carne, gloriosamente si è glorificato Cristo nostro Dio.

La sapienza di Dio senza principio, iniziando i Magi, invita le primizie delle genti, per nutrire misticamente quanti erano privi di ragione nella mangiatoia delle bestie, mistica mensa che si affrettano a raggiungere, camminando allo splendore della stella con doni.

Ascoltiamo ora le voci profetiche che si compiono nello Spirito, perché la Vergine, che ha concepito sta per partorire il preesistente che il cielo e gli angeli hanno rivelato ai Magi e ai pastori come bambino.

Canone della santa. Acròstico: Le tue insigni pene io, Giuseppe, loderò, o martire.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un’ode di vittoria a Dio che compie prodigi immensi con braccio alzato, salvando Israele, poiché si è glorificato.

La tua memoria oggi celebriamo con fede, o Anastasia, poiché con sublimi prodigi l’ha glorificata il Cristo nato nella carne nella città di Betlemme.

Il mondo proclama senza sosta con gioia le tue virtù, i tuoi miracoli e le tue imprese, o Anastasia, splendore dei martiri.

Cantiamo le tue pene, le tue lotte, le tue ferite, i tuoi prodigi notevoli, il tuo amore per il Signore e la tua intimità con Dio.

Theotokìon. Da ricco che era si impoverì nascendo per amore dalla Vergine; i Magi, re d’oriente, sono già partiti per vederlo con fede e adorarlo incarnato.

Un altro canone della santa. Acròstico: Ti canto con affetto, o martire Anastasia. Giuseppe.

Tono pl. 4. Irmòs.

Rivolgiamo un canto, popoli, al nostro prodigioso Dio, che sottrae alla servitù Israele, cantando e gridando un inno di vittoria: Cantiamo all’unico Sovrano.

Cantiamo un inno al nostro Dio che la Vergine partorirà nella carne nella città di Betlemme e come neonato depositerà nella mangiatoia, affinché salvi la stirpe umana.

Non cercando altro che l’ineffabile bellezza di Cristo, o gloriosa Anastasia, disprezzavi le bellezze di questo mondo e con la tua fermezza fosti degna o martire, dell’eredità immortale.

Illuminata dalla luce dello Spirito, disprezzavi sapientemente l’oscura notte dell’errore, o venerabile e ora dimori nel divino splendore della Trinità eterna.

Theotokìon. Dio invisibile appare ai nostri occhi nel suo immenso amore prodigiosamente partorito da te, Vergine Madre, privandosi dei suoi tesori per donare il tesoro dell’immortalità alla stirpe umana.

Della vigilia. Ode 3 Irmòs.

Il Signore, Re di tutto e Dio creatore, senza mutamento ha rivestito la nostra povertà umana; nella carne viene portato come bambino e in una mangiatoia; ricevendo l’adorazione, grida: Mangiate il mio corpo e sarete stabiliti nella fede.

Il Cristo che ora viene per riscattare il mondo con il suo proprio sangue, Erode vuole ucciderlo prima del tempo, precedendo Pilato nella sua follia e nella sua crudeltà omicida fa sgozzare un gran numero di bambini.

Non c’è Dio, dice nel suo cuore l’insensato al colmo della follia, smanioso di uccidere Cristo, fallendo lo scopo del suo progetto temerario; per la morte di bambini innocenti si arma tutto e sporca la terra di sangue.

Della santa.

La pietra che i costruttori.

Ecco, nasce nella grotta sovraintellettualmente colui che il Padre genera prima dell’aurora: dal cielo un astro l’ha mostrato chiaramente agli scrutatori degli astri; e noi, fedeli, inneggiamolo.

Brilla ora per noi la memoria, l’annuale e santa festa della martire vittoriosa; da lei illuminati cantiamo al Dio che l’ha magnificata degnamente con numerosi prodigi.

Tu apristi la tua bocca in mezzo allo stadio per parlare di Dio, confessando la passione di Cristo e soffrendo con ardore; perciò, o venerabile, tu divieni porto e rifugio di quanti sono sempre afflitti.

Theotokìon. Ecco, il nostro unico Dio, portando la carne ricevuta da te, o Vergine, in modo ineffabile, viene a farsi partorire nella grotta, affinché io, caverna di briganti, diventi tempio dello spirito divino.

Un altro.

O Signore, creatore.

Circondato di fasce come un bambino, il Signore inaccessibile si mostra ai nostri occhi, riposando nella mangiatoia; monti e colli esultate di gioia divina, rifulgete.

Con la tua audace fede smussavi le parole dei tiranni come frecce infuocate, ricca come sei della parola di salvezza e l’amore divino dirigeva i moti del tuo cuore, Anastasia.

Cerco solamente il Signore, dicevi o martire; ho legato la mia anima al suo amore unico, voglio riflettere riccamente i suoi puri raggi con semplicità di vita.

Theotokìon. Vergine senza nozze, tu porti incarnato in grembo colui che porta tutto il creato nella sua mano; tu partorisci e deponi nella mangiatoia il Dio anteriore ai secoli, contemplato come bambino.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kàthisma della santa.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Imitando la virtù dei martiri con compassione di cuore ogni giorno con fervore li servivi nelle necessità e con fede e gioia lavavi le loro ferite, disprezzando le pene passeggere; perciò, alla fine imprigionata, sopportasti anche molte pene lottando strenuamente, illustrissima Anastasia; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della vigilia.

Tono 4. Dell’incarico segretamente.

Celebrando la vigilia del Natale di Cristo, fedeli, festeggiamo e degnamente andiamo tutti incontro come i magi, recando le virtù in dono e cantando il nuovo cantico degli angeli al nostro Dio, glorificato dall’universo e partorito in Betlemme senza seme dall’ancella di Dio Vergine.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo, o Cristo, il tuo mistero ineffabile, il profeta disse: Hai posto la forza del tuo amore sovrano, Padre compassionevole, poiché inviasti nel mondo, o buono, il tuo Figlio unigenito come propiziazione.

Come pioggerella sulla terra vergine che partorisce il Signore, come pioggia sul vello scendi per compassione, per nascere e conversare con i mortali, perché il tuo Padre ha inviato nel mondo te, Figlio unigenito, come propiziazione.

Ricevendo la carne umana dal seno di Abramo, vieni a concedere grazia su grazia, a salvare la tua immagine e a renderla immortale, perché il Padre tuo ha inviato nel mondo te, Figlio unigenito come propiziazione.

Avendo sete, Davide un tempo, aveva desiderato bere la bevanda nuova che dalla grotta di Betlemme sta per sorgere per placare tutta la sete che nell’anima provano Adamo e Davide, dai quali discende il Cristo, che sta per nascere nella carne.

Della santa. Prevedendo in ispirito.

Cantate genti, popoli applaudite: lo splendore dell’universo nasce dalla grotta; splendente per i suoi raggi la martire Anastasia fuggì lontano dalle tenebre dell’errore brillando più chiaramente del sole.

La gloria dei martiri di Cristo ottenesti con la tua premura, illustre santa, perché con zelo, affetto e fede con le tue mani lavavi le loro piaghe; con loro ti celebriamo concordi.

Terminasti con coraggio ogni sorta di lotta e ricevesti abbondantemente la grazia dei miracoli, Anastasia; perciò tutto il mondo ha te come rifugio e riparo sicuro e si pone sotto la tua protezione.

Martire dal nome sublime, Anastasia, per la potenza della croce spezzasti la spada dei nemici invisibili; sei dunque tu la fonte di numerosissimi miracoli e lavi il fango delle più diverse malattie.

Un altro. Ho udito, Signore.

Già si compiono le parole profetizzate nello Spirito, perché nella grotta la Vergine sta per partorire colui che compie ogni cosa.

Cercando con affetto la gloria dei martiri, la trovasti lottando strenuissimamente con animo risoluto, o anima perseverante.

La tunica intessuta dalla grazia dall’alto indossasti realmente spogliandoti del tuo corpo, martire vittoriosa e celebratissima.

Theotokìon. Dal tuo grembo luminoso, o pura, procede incarnato il Re sovracceleste, che giace in una mangiatoia come sul trono.

Ode 5. Irmòs.

Uniti nel vincolo dell’amore, come fratelli affettuosi al Sovrano dell’universo che ama il mondo e ha dato in riscatto l’amato suo Figlio e ci accorda pace, diamo gloria.

La sapienza di Dio che trattiene le grandi acque, che doma gli abissi e mette un freno al furore delle onde, scendendo come pioggia sul vello, ha posto la sua dimora nel seno della Vergine.

Con la stella Cristo chiama i magi, discepoli del divino Balaàm, si avvolge in fasce colui che circonda il cielo di nubi, riposa nella mangiatoia colui davanti al quale tremano i cherubini, trova posto nella grotta colui che riempie l’universo.

Della santa.

Donaci la tua pace.

Cantiamo, Cristo filantropo, la tua incarnazione e con fede veneriamo le tue fasce che slegano dalla maledizione la stirpe umana che glorifica te, Dio Salvatore.

Temprando la mente con l’amore divino, o martire veramente gloriosa, ti sei rivelata una spada che taglia tutte le falangi dei demòni con divino ardimento.

La tua anima illuminata da lotte grandiose, brilla più chiaramente del sole, venerabile Anastasia e fa scaturire per l’universo fonti di guarigioni.

Theotokìon. E’ venuto tra i suoi, con prodigioso parto, il Verbo del Padre, che ha preso corpo dalla Vergine e si lascia vedere nella grotta come un bambino per bontà estrema.

Un altro. Vegliando gridiamo.

Come sta scritto, la stella di Giuda è sorta sulla terra dei caldei per invitare gli scrutatori degli astri a venerarlo.

Lottasti secondo le regole, illustrissima martire e mettesti in fuga il nemico, con l’aiuto potente dello Spirito.

La resurrezione di Cristo rappresenti con il tuo nome, o illustre, sconfiggendo i nemici invisibili.

Theotokìon. Cristo scende nella grotta sotto terra per nascere dalla Vergine pura; gioisca tutto il creato.

Della vigilia.

Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato e non potendo più sopportare la tempesta come Giona grido a te, Signore: Riconducimi dalla corruzione.

I cieli, riconoscendoti Signore, per mezzo della stella narrano ai Magi la tua gloria, invitandoli ora alla conoscenza e alla divina venerazione.

Si lavi ognuno dalla sporcizia e, puro, si avvicini al Cristo puro, che riposa nella mangiatoia come un bambino, purificando le passioni dei cuori.

Della santa. Imitando il profeta Giona.

Il Cristo, splendente da visceri materni per viscere di compassione nella città di Betlemme, ha glorificato oggi la memoria della vittoriosa.

Stritolata da ogni flagello, schiacciasti il nemico sotto i tuoi bei piedi che annunciano la salvezza, o illustre Anastasia beata in Dio.

Sopportando strenuamente l’assalto di crudeli tormenti e del fuoco, fosti glorificata, o santa Anastasia, sostegno dei martiri.

Theotokìon. O Madre di Dio, tu che sei città vivente del nostro Dio, nella città di Betlemme partorisci il Cristo divenuto ineffabilmente uomo perfetto per compassione verso di noi.

Un altro.

Effondo la mia supplica.

Assumendo la nostra natura si lascia vedere come un bambino il compassionevole, che forma i bambini nel grembo; viene posto in fasce in una mangiatoia colui che per bontà dipana il groviglio delle mie passioni.

Imitando strenuamente le lotte per Cristo dei santi martiri e servendo alle loro necessità pulivi le loro piaghe, o beata, arricchendoti gloriosamente dello splendore da essi rifulgente.

Effondi gocce di guarigioni come pioggia di carismi divini e fermi i fiumi delle passioni, aiutando chi si trova in grave pericolo, o illustre martire di Cristo, eponimo della divina Anàstasi.

Theotokìon. Guarendo la natura degli umani corrotta dall’antica trasgressione, nasce il nuovo bambino e senza lasciare il trono divino, che egli divide col Padre, siede nel tuo grembo, o ignara di nozze.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Kontakion della santa.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Quanti sono nelle prove e nelle afflizioni, accorrendo al tuo tempio ricevono le sacre guarigioni per la divina grazia in te inabitante, o Anastasia: sempre infatti fai scaturire per il mondo le guarigioni.

Ikos.

Tu che hai il nome della risurrezione del Signore, con la tua intercessione fammi ora risorgere dalla mia caduta, versando nella mia anima una stilla dei tuoi prodigi, o martire ed estinguendo il bruciore del tremendo peccato: di continuo infatti salvi il mondo dalle molteplici passioni da cui anch’io sono stretto. Tutto infatti accordando a tutti, tu fai scaturire per il mondo le guarigioni.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria della santa megalomartire Anastasia, la farmakolytria.

Stichi. Dissolvendo nella fiamma ogni filtro nocivo, Anastasia è per i fedeli rimedio celeste. Come argento purificato nel fuoco, muore il 22 dicembre.

Lo stesso giorno memoria di Crisògono martire.

Stichi. Possedendo un’anima d’oro, Crisògono sereno piega il collo alla spada con forza eburnea.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Teodota e dei suoi figli.

Stichi. Teodota, ardente per Dio e colma di fuoco, sopporta il fuoco con i carissimi figli.

Lo stesso giorno memoria di san Zoìlo martire.

Stichi. Zoìlo, abbandonando una vita che scorre, nella terra dei viventi trovò sereno approdo.

Lo stesso giorno inaugurazione della Grande Chiesa di Dio.

Stichi. Sollevano i sacerdoti di Cristo le porte, raffigurando per noi le visioni di Davide.

Lo stesso giorno corsa con le torce nella Chiesa di Dio.

Stichi. La corsa delle torce intorno al tempio oggi rappresenta la corsa del fuoco di Dio in ogni dove.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Un tempo a Babilonia i fanciulli non temettero la fiamma della fornace, ma gettati in mezzo alla fiamma cantavano refrigerati: Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri.

Scuotendo il capo e prevedendo la disgrazia, Erode cercava l’occasione per uccidere il Cristo, Sovrano della vita e della morte, Dio dei nostri padri.

Voi tutti amici di Cristo, accompagnatelo nella sua fuga in Egitto e là veneratelo, invocandolo divinamente e a una voce glorificatelo.

Chi non è con me, contro di me agisce; disperde visibilmente, colui che non raccoglie con me, dice Cristo: perciò veneriamo la sua discesa nella carne.

Della santa. Nella fornace i fanciulli.

Il Re e Dio di tutti viene per nascere nella città di Betlemme, colui che ha magnificato con infiniti miracoli la venerabile Anastasia, siccome aveva subìto per lui i supplizi.

Non davi culto malvagio a idoli morti, Anastasia, venerando senza sosta Cristo, unico Dio vivente e illuminasti la tua passione con la sua passione vivificante.

Quanti accorrono al tuo tempio con grande fede sono liberati da gravi malattie, da debolezza, passioni e dolori, ricevendo di continuo riccamente forza da Cristo Dio.

Theotokìon. Il Verbo incarnato oltre comprensione dal tuo grembo, pura, viene e inizia il preeterno, nella mangiatoia riposa, avvolto in fasce, per sciogliere i lacci dei nostri peccati.

Un altro. Nella fornace i fanciulli.

I cori degli incorporei glorificano in cielo, sulla terra noi mortali veneriamo, vedendo te, Cristo, Dio di tutti assimilato a noi e deposto in una mangiatoia.

Vanificasti la fiamma dell’errore con la tua presenza nella fornace come i fanciulli: rivelasti così l’amore ardente per il tuo Sovrano e Sposo, o ispirata da Dio.

Effondi piogge di guarigioni, sedando la fiamma delle malattie e prepari le genti a cantare sempre: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Theotokìon. Meraviglia che sbalordisce la mente, ciò che si compie per te, Vergine Madre: stai per partorire e deporre in una mangiatoia il Dio inaccessibile ai cherubini e incontenibile per natura.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Obbedendo alle leggi dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte, disprezzando l’ordine insensato del re di Babilonia; tutti insieme nel fuoco che non poteva consumarli, cantavano degnamente la lode dell’Onnipotente: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Invitati a Betlemme, andiamo con l’intelletto a contemplare il prodigio con gli angeli e i pastori, cantando negli eccelsi gloria al Dio, che concede ai mortali benevolenza e pace. Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Osservando la legge d’amore, abbiamo sentimenti di amore fraterna, facendo tra noi pace ed essendo unanimi, poiché arriva Cristo, principe della pace, per pacificare l’universo e salvare quanti gridano: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

L’iniquo Erode salutò con una menzogna la nascita di Cristo e chiese ai Magi come dovesse adorarlo; non temeva di perseguitare il Dio nascosto, non ebbe pietà dei bambini e fu incapace di cantare: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Della santa.

Colui che gli angeli.

Oltre comprensione l’intemporale nasce nel tempo e i Magi gli portano doni come al Re manifestato e, per mezzo della stella, il cielo proclama la sua gloria.

Il divino Crisogono ti prescrisse, o santa, di compiere valorosamente la tua lunga corsa; con lui con cantici sacri onoriamo te, che lottasti per difendere la verità.

E’ come una pioggia salvifica, o illustre, il tempio che possiede le tue reliquie, in cui ogni fedele si rifugia e viene venendo liberato dal male, dalla tempesta e da qualsiasi pericolo.

Theotokìon. Ecco, arriva il Signore presente ovunque per nascere dalla Vergine nella città di Betlemme; creazione gioisci, andando incontro al tuo Dio e glorificandolo per tutti i secoli.

Un altro. Nella fornace i fanciulli.

Colui che è attorniato in cielo da migliaia e miriadi di angeli, nascendo trova riparo in una grotta e noi sue opere cantiamolo come Signore.

Divenisti tempio della Trinità, Anastasia, frequentando i luoghi santi nella preghiera e nel digiuno, gridando: benedite, opere, il Signore.

Rinvigorita dalle potenti parole dell’atleta Crisogono, calpestasti l’audace impotenza degli idoli, lottando con valore.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, partorirai nella città di Betlemme, per ineffabile misericordia l’immutato Signore, Creatore dei secoli.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli, calpestando la fiamma, lodavano Dio cantando: Benedite, opere del Signore, il Signore.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

All’immortale e insolita mensa che il Sovrano ha preparato nella povera grotta, venite fedeli, partecipiamo elevando i nostri cuori, conoscendo il Verbo ineffabilmente incarnato, che magnifichiamo.

Andate, dice Erode ai capi dei Magi, cercate questo bambino e quando l’avrete trovato, venite presto ad informarmi. Egli infatti tramava il crimine nel suo cuore, ma la scaltrezza dell’empio fu vanificata.

Nato dal Padre prima dei secoli, il Creatore, nasce ora dalla Vergine: egli, Sapienza, Verbo e Potenza di Dio; e noi che riconosciamo l’unità delle sue due nature, divine e umana, magnifichiamo il Signore.

Come uomo apparisti, realtà, non fantasia; così nel modo dello scambio sei davvero Dio nella natura assunta, o Salvatore; perciò la tua divina venuta da una Vergine onorando magnifichiamo.

Della santa. La nube luminosa.

La Vergine si avvicina, eccola, partorirà nella grotta il Re dell’universo che assume la nostra carne e la gloriosa martire Anastasia lo predica valorosamente, lottando fulgidissimamente e vincendo l’invisibile nemico.

Abbellita più dalle pene che dai raggi del sole, sei rifulsa, o martire di Cristo e illumini l’universo con la luce delle tue grandi lotte e le grazie dei prodigi; perciò con sacre melodie ti celebriamo con fede, o Anastasia.

Tortora bellissima, rondine preziosa, colomba magnifica, dalle ali dorate, con fede ti diciamo beata, o martire e celebriamo la tua solennissima memoria; ottienici oggi la liberazione da ogni male.

Tu che trovasti gloria, martire Anastasia, prega senza sosta Cristo perché la otteniamo anche noi, che piamente con fede celebriamo la tua santa festa, venerando l’urna delle tue sante reliquie, fonte di santificazione.

Theotokìon. Santa Vergine Madre, tu partorisci nella città di Betlemme il Dio Verbo sovradivino, che ha assunto la natura mortale e allatti maternamente e porti come trono fiammeggiante colui che nutre l’universo, tu che sei più santa dei cherubini.

Un altro.

Realmente Theotòkos.

Monti, balzate di gioia, colli, cingetevi di allegrezza, perché ora la Vergine si avvicina per partorire il Signore.

Nella tua santa memoria il creato oggi, Anastasia, si allieta, glorificando il Verbo che tu glorificasti nelle tue membra.

Ora che splendi di luce fulgidissima, illumina i tuoi cantori, o martire, procurando a tutti noi benevolenza celeste.

Theotokìon. Tutto il creato irraggi oggi letizia, perché la Vergine si appresta a partorire il Verbo Dio da Dio, divenuto mortale.

Irmòs. Realmente madre di Dio, da te salvati, ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion della santa.

Con i discepoli conveniamo.

Gloriosa vergine martire, vanto dei vittoriosi, sapientissima Anastasia, non cessare di implorare colui che ora viene per essere partorito dalla Vergine fanciulla, la pura Madre di Dio, in una grotta, in una mangiatoia, di liberare dai peccati tutti coloro che festeggiano la tua santissima memoria e con affetto ti cantano.

Della vigilia, stessa melodia.

La tua luminosa memoria, martire Anastasia, predica la nascita di Cristo dalla Vergine, convocando a Betlemme i magi dalla Persia con doni e i pastori con gli angeli per l’inno: tu hai infatti presentato te stessa al Sovrano come oro, incenso e mirra, lottando con senno divino.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia alfabetiche.

Tono pl. 2. Venite, potenze angeliche.

La sapienza creatrice arriva ora, le nubi profetiche stanno per aprirsi, la grazia rischiara il cielo, la verità è rifulsa, l’oscurità degli enigmi scompare, Adamo esulta perché si apre la porta dell’eden: Dio nostro plasmatore si lascia plasmare.

Compiendo gli oracoli e le visioni dei profeti, il Verbo nasce nello spessore della carne e riposa in una greppia per animali: o suprema umiliazione, prodigio di salvezza per cui cantiamo: nasce Cristo, Re di Israele.

Per neutralizzare il veleno del peccato e restaurare l’antica immagine, t’incarni e succhi latte lasciandoti avvolgere in fasce, tu che con un cenno avvolgi l’universo; a te canto, o Verbo, angelo del consiglio paterno, per cui divento immortale.

Senza lasciare il seno paterno ti mostri mortale e portato in braccio dalla Vergine, chiami con una stella i magi dalla Persia, perché adorino te, Dio e re, che con un soffio delle tue labbra annienti i capi empi delle genti, pascolando il popolo salvato.

Gloria. Tono pl. 2. Uguale.

Sarai pascolata con verga di ferro, Giudea, perché sei ribelle e resisti ai profeti; al Figlio generato, infatti, il Padre dà in eredità le genti e in suo possesso tutta la terra, ma respinge te, sanguinaria, perché non accetti di acclamare: Cristo, re d’Israele, è giunto.

E ora. Uguale.

Tripudia, Davide: dai tuoi fianchi, infatti, è il Cristo; gioisci, Iesse, perché la tua radice fiorisce; dai tuoi lombi, o Giuda, verrà il Signore; come Balaàm, guardate, genti: secondo la parola del grande Isaia, ecco, l’augustissima Vergine partorirà il bambino, l’Emmanuele.

Apòsticha stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Già brilla la stella sulla grotta e voi, pastori con gli angeli e magi con i doni, preparatevi ad andargli incontro.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Cristo è vicino; la stella già splende; si affaccia la celeste moltitudine dell’esercito delle potenze spirituali.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Salve, Betlemme, giunge il pastore d’Israele, suo salvatore: non sarai più la minima, o Giudea, tra i capoluoghi.

Gloria. Della santa.

Tono pl. 1. Di Byzas.

Il giorno di vigilia dell’incarnazione di Cristo Dio oggi rifulge con la festa dell’illustrissima martire Anastasia: ecco, la Vergine si affretta a Betlemme per deporre in una greppia di animali senza ragione, come bambino avvolto in fasce, colui che ci libera dalla maledizione antica e salva le nostre anime.

E ora. Stesso tono.

Non affliggerti, Giuseppe, osservando il mio grembo: vedrai infatti colui che da me nascerà e ti rallegrerai e come Dio lo adorerai. Cosi diceva la Madre di Dio al suo sposo, venendo a partorire Cristo. E noi celebriamola, dicendo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te e grazie a te è con noi.

Quindi il resto, come di consueto e il congedo.