Passa al contenuto principale

19 Dicembre

Memoria del santo martire Bonifacio.

Al Mattutino

I canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Con fede ti canto, o martire radioso. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Tu che, generato dalla Vergine, sommergesti gli ufficiali superiori, ti supplico, sommergi la trirema dell’anima nell’abisso dell’impassibilità, affinché nella mortificazione del corpo col timpano a te canti un inno di vittoria.

Imitando con pensiero zelante gli agoni dei valorosi atleti, lottasti strenuamente e uccidesti il serpente con le tue vivificanti lotte, o sacro Bonifacio, compagno degli angeli.

Vedendo sulla terra l’inganno del nemico davvero diffuso, o nobile atleta, con animo incrollabile entrasti nello stadio, accendendo l’anima con l’amore divinissimo, o felicissimo.

Illuminato da divina sapienza, o beato, confutasti gli stolti empi annunziando Cristo che volle apparire fatto simile allo spessore del corpo, o martire Bonifacio dalle molte lotte.

Theotokìon. Il monte di Dio previsto da Daniele, la dimora spirituale, la venerabile lapide, la santificazione della gloria, la mensa che ha contenuto il pane divino, la santa Vergine inneggiamo con canti.

Ode 3. Irmòs.

Poiché la sterile Chiesa delle genti ha partorito e la sinagoga dai molti figli è sfiorita, gridiamo al nostro prodigioso Dio: Santo sei tu, Signore.

Come bramosa di libertà superna, o glorioso, ti liberai dal giogo della servitù imitando la santa passione di colui che per compassione si fece servo, o insigne.

Rivelandoti superiore ai pensieri carnali, raccolto nella mutazione divina, sopportavi lieto di essere assalito da tutti i mendicanti, o martire Bonifacio.

Rinnegasti te stesso e ti presentasti agli agoni e alle lotte contro i nemici tenendo l’arma della croce e divenendo vincitore, sei stato glorificato, o martire Bonifacio.

Theotokìon. Dio sovraessenziale svuotò se stesso senza svuotare nel tuo grembo il seno paterno e divenne tuo Figlio per salvare l’umanità, o purissima.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha partorito e la sinagoga dai molti figli è sfiorita, gridiamo al nostro prodigioso Dio: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onorando Dio, da lui fosti onorato, o beato ornamento dei martiri Bonifacio, perciò ti ha ornato con una corona di gloria divina; per questo oggi festeggiando oggi la tua santissima memoria ti chiediamo di pregare il Signore per noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per il divino Spirito, purissima Vergine, hai contenuto e senza corruzione partorito il Creatore e Dio e plasmatore di tutto; glorificandolo ti inneggiamo, o Vergine, come palazzo del Re della gloria e redenzione del mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

E a te, pura e castissima Vergine, davvero una spada trapassò il cuore come vedesti tuo Figlio sollevato sulla croce, o Maria, purissima e benedetta, rifugio e muro dei peccatori e sostegno del mondo.

Ode 4. Irmòs.

Per amore della tua immagine stavi in croce e stupirono le genti, poiché tu, filantropo, sei mio forza e mio inno.

Proclamando beata la resistenza degli atleti per l’imitazione della venerabile passione, ad essi ti sei assimilato, o beatissimo martire divinamente assennato.

Emulando con fede i divini martiri, o felicissimo, hai consegnato te stesso come carico preziosissimo a colei che lo desiderava, o ispirato da Dio.

Saggiato come oro nel crogiuolo dei tormenti, ti rivelasti lucentissimo, portando il marchio della passione del Creatore.

Theotokìon. Constatando sigillata la verginità dopo il parto, o fanciulla, magnificavi con fede il Verbo indicibilmente generato dal tuo grembo.

Ode 5. Irmòs.

Fa’scendere su di noi, Signore, la tua illuminazione e dissolvi la bruma delle nostre colpe, o buono, donando la tua pace dall’alto.

Come stella luminosa sei sorto dalle regioni occidentali e addentrandoti strenuamente nella lotta, di nuovo sei sorto sull’occidente illuminando i confini.

Lottasti da martire sopportando uncini e aculei metallici, spuntando per grazia tutte le punte del maligno.

Vennero meno tutte le macchinazioni del nemico contro di te, o ispirato da Dio: e infatti con tensione inflessibile verso Dio subisti il supplizio della carne come un incorporeo.

Theotokìon. Grido a te, Vergine: lava da ogni macchia la mia anima e salvami, tu che sulla terra hai dato un corpo al vero Dio Salvatore.

Ode 6. Irmòs.

Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridò dall’interno del cetaceo: scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Per le ferite che piagarono la tua carne, piagasti gli atei malati di ignoranza e ti rivelasti medico degli infermi, o atleta Bonifacio.

Innalzandoti verso Dio con l’offerta degli agoni, o beato, abbattesti i nemici invisibili e divenisti aiuto dei disperati, o atleta.

Trascinato a terra come pietra preziosissima, o teoforo, abbattesti la fortezza dell’errore e sostenesti maggiormente con la fede i cuori dei fedeli.

Theotokìon. Il roveto ardente un tempo raffigurava te, illustrissima, che non bruciasti affatto, o purissima; e infatti come quello, tu non ti bruciasti dando un corpo a Dio.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridò dall’interno del cetaceo: scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Hai volontariamente offerto te stesso come vittima pura a colui che per te sta per nascere dalla Vergine, o santo, o sapiente Bonifacio incoronato.

Ikos.

Come la stella d’oriente ha condotto i magi dalla Persia, così il cenno divino ha condotto te dall’occidente, o uomo di mente divina, per adorare Cristo, che si è compiaciuto di nascere in una grotta, come Re di tutto il creato e a lui offrire doni: fede, carità e speranza, come incenso, mirra e oro. Tu dunque ti sei offerto tutto a lui come dono senza macchia, gridando ed esclamando con coraggio al giudice tiranno: io sono servo del mio Cristo, o sapiente Bonifacio incoronato.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo martire Bonifacio.

Stichi. Cercando ossa di martiri, Bonifacio trovò se stesso martire, uccisa dalla spada. Il diciannove Bonifacio fu decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Elia, Probo e Aris.

Stichi. Venendo decapitato dalla spada, Probo con zelo imita te, martire Elia. Aris entrò nella fornace con aria marziale e la sua fede ardente era la sua armatura.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo e Polieuto.

Stichi. Quali onori tributeremo al valente Timoteo, che nel fuoco ha trovato una fine così onorabile? A Cesarea Polieuto, per amore non finto, entrando nel fuoco trovò la fine sospirata.

Lo stesso girono memoria dei santi martiri Eutichio e Tessalonìki e di duecento uomini e settanta donne uccisi dalla spada con loro.

Stichi. Con Eutichio muori di spada, o Tessalonìki, riportando vittoria. Settanta donne e venti decine di uomini vi hanno seguito senza paura nel supplizio.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Gregenzio, vescovo d’Etiopia.

Stichi. Lasciando ogni legame carnale, raggiungi il luogo in cui la carne non fa sentire le sue esigenze, o Gregenzio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I figli di Abramo un tempo a Babilonia calpestarono la fiamma della fornace, acclamando con inni: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Non avendo piegato il ginocchio agli idoli, fosti gettato nella fornace veramente più grande, nella quale, o martire, fosti refrigerato mentre gridavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Cercando di sciogliere la forza della tua confessione di fede, il seduttore versa crudelmente nei tuoi visceri piombo fuso, ma viene pubblicamente umiliato.

Offrendo con zelo la tua testa alla decapitazione, tagliasti il capo dell’astutissimo malvagio nemico con la spada del tuo valore, o martire di Cristo divinamente ispirato.

Theotokìon. Perché possa inneggiarti con voci sante, o Fanciulla, scampami con le tue preghiere da passioni, pericoli e afflizioni e pensieri maligni che cercano di farmi del male.

Ode 8. Irmòs.

Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Operando convenientemente la tua salvezza, mentre cerchi le reliquie dei martiri Cristo ti rafforza per diventare ciò con fede cerchi, o Bonifacio.

A una beata signora fosti dato come tesoro beato, o beato; arricchito da esso ella cantava con cuore lieto: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Con impegno un’illustre donna innalzò un sacratissimo tempio nel quale depose te, che eri divenuto tempio della Trinità divina, o atleta di Cristo Bonifacio.

Tu che sei morto per amore del Creatore, con la tua vivificante intercessione risani quanti, caduti nella morte delle passioni, gridano: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Theotokìon. Scendendo in te, pure, come lui sa, colui che è oltre Dio, si è incarnato e ha divinizzato i mortali che cantano, o Vergine: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Irmòs. Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Col morbo della disubbidienza Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Sapendoti carico sacro, l’insigne si allietò gridando: Ti ho inviato come servo e ti ricevo come vero signore, o beato, che mi hai liberato dalla schiavitù del male con le tue preghiere gradite al Signore.

Come un giglio nella valle dei martiri sei fiorito, o Bonifacio, elevandoti come una palma, come cedro profumato, come un cipresso scelto per profumare le anime dei fedeli.

La tua memoria, o atleta, è sorta oggi come un sole che illumina i tuoi cantori e dissolve la bruma delle passioni con lo splendore dei tuoi divini carismi, o martire santo e ammirabile.

Come un sole che sorge dall’occidente e giunge alla città dell’oriente, per trovarvi il martirio, sei sorto di nuovo per una vita meravigliosa e sei giunto all’illustre Roma, cingendola con le tue suppliche.

Theotokìon. Con la tua luce, purissima, rischiara me, trattenuto dalla tenebra del peccato, o Theotòkos e dammi di camminare nel giorno dei tuoi divini precetti, o divina sposa, affinché t’inneggi, o inneggiatissima.

Irmòs. Col morbo della disubbidienza Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.