11 Dicembre
Memoria del nostro santo padre Daniele stilita.
Al Mattutino
Apolytìkion. Tono 1.
Divenisti colonna di pazienza imitando i progenitori, o santo: Giobbe nelle pene, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Daniele, santo nostro padre, prega Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.
Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Celebro con inni Daniele lo stilita. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
Cantiamo un inno di vittoria al Signore che un tempo ha condotto il suo popolo attraverso il mar Rosso, poiché si è glorificato.
O beato Daniele, manda un bagliore luminoso dal cielo a me, che voglio celebrare con inni la tua memoria.
Sorgesti realmente ai confini come grande sole, o padre, rischiarando le assemblee dei fedeli con la luce delle virtù.
Sottomettendoti alle leggi del Sovrano, o padre, mortificasti la carne con la continenza e la subordinasti allo spirito.
Theotokìon. Il Signore nato immutabile da te, Madre di Dio, si mostrò uomo, restando anche dopo l’incarnazione ciò che era.
Ode 3. Irmòs.
O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.
Spaccasti il mare delle passioni col bastone della continenza, o padre, lo attraversasti senza essere sommerso e raggiungesti il monte della vera impassibilità e ti unisti a Dio con la purezza dell’intelletto.
Sollevato all’altezza delle virtù, divenisti conosciuto al mondo stando in alto sulla colonna e sfolgorando lo splendore dei tuoi straordinari prodigi a quanti con fede in te confidavano.
Fondato sulla pietra della conoscenza di Dio, ti mostrasti impassibile a ogni astuzia dei demòni e innalzando sulla terra il tuo corpo sulla colonna, desti ali all’anima verso il cielo.
Theotokìon. Strappami, o Sovrana dall’assalto delle passioni e lotta contro i nemici che mi contrastano, rafforzami sulla pietra dei precetti di Dio, illumina la mia anima, o porta della divina luce.
Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.
Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Adornasti divinamente la tua anima con continenza, fatiche e preghiere, divenendo compagno degli angeli, o beato e conseguisti realmente i carismi dei prodigi per sanare le malattie di quanti con fede ti onorano; perciò allontani anche le folle dei demòni, o beato e doni guarigioni agli uomini, o ammirabile Daniele; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Venite fedeli tutti, magnifichiamo in armonia la Regina Madre del Demiurgo e lodandola gridiamo: Vergine illustre, principio della gioia, salva quanti ti venerano e proteggili con le tue preghiere; come Madre di Dio hai la franchezza di liberare da tutte le afflizioni ed esaudire le richieste di quanti gridano a te con fede: prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti piamente adorano la tua pura prole.
Oppure stavrotheotokìon.
Vedendo la passione di croce del tuo Figlio e Dio, o purissima, con i visceri dilaniati gridavi gemendo amaramente: O impresa realmente tremenda! O Sovrano, come ti stendi volontariamente e ricevi morte nella carne! Perciò lodo la tua indicibile e inesprimibile volontà, o Salvatore venuto per salvare la tua creazione perduta. Sorgi pure, o Figlio e riempi di gioia il mio cuore tu, che con la tua passione hai riempito tutto di letizia.
Ode 4. Irmòs.
Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.
Hai visto il servo di Dio Simeone come sole splendente sulla colonna, o illustre padre e fosti divinamente illuminato dal divino splendore che faceva scaturire, o Daniele e hai camminato sulle orme della sua condotta.
Mettesti in fuga le falangi demoniache con l’arma della fede e sommergesti nei torrenti delle preghiere il loro danno, o padre, respingesti il male che facevano ai navigatori e salvasti quanti con fede cantano a Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.
Salendo sulla colonna, o beatissimo padre, stavi lì tutte le notti come incorporeo, ottenendo l’occhio vigile dell’anima e ricevendo come uno specchio puro lo splendore dello Spirito e i riflessi divini con intelletto puro.
Theotokìon. Le leggi di natura furono rinnovate in te, purissima, poiché hai generato realmente oltre ragione e verbo il Verbo legislatore, che ha liberato dall’irrazionalità il genere umano, che canta con fede: Gloria alla tua potenza, filantropo.
Ode 5. Irmòs.
Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.
Per ottenere la gloria propizia, o padre, mortificasti i desideri della carne e frenasti gli assalti delle passioni con le pene della continenza e ti mostrasti fiume di miracoli e fonte di guarigioni, o illustre.
Il mirabile Simeone, o beato, ti apparve con due angeli, mostrandoti la via su cui aveva camminato sulla terra, gridando, o padre: Vieni e stai con me, innalzandoti a Dio con la grazia.
Folgorato dalla luce senza tramonto e splendidamente divina, o padre, allontanasti la tenebra dei demòni e la caligine delle passioni e ti mostrasti colonna lucente e scala che porta realmente i fedeli a Dio.
Theotokìon. Generando il Sovrano, ti sei rivelata superiore alle potenze superne e divinizzasti la natura dei mortali, o unica lodatissima, perciò i fedeli ti glorificano con anima e lingua come verissima Theotòkos, o Vergine.
Ode 6. Irmòs.
Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.
Il tuo intelletto illuminato per vicinanza a Dio, o padre, rimase inattaccabile dal fuoco dei piaceri, o padre e superiore alle passioni e più alto delle inclinazioni passionali del corpo.
Con l’anima riempita dai flussi vivificanti dei carismi dello Spirito, o beatissimo sapiente in Dio, hai fatto scaturire torrenti di guarigioni che prosciugano realmente i rivi delle passioni.
Theotokìon. Tu sei protezione e baluardo di tutti i fedeli, che sono sempre in pericolo nella profondità dei mali e nella tempesta delle afflizioni, o Theotòkos, unico rifugio dei mortali.
Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.
Kontakion. Tono pl. 4. Come primizie.
Come astro dalle molte luci, tu, o beato, salito sulla colonna, hai illuminato il mondo con le tue opere sante e dileguato la tenebra dell’errore, o padre: fa’ dunque rifulgere nel cuore dei tuoi servi la luce senza tramonto della conoscenza.
Ikos.
Sordido è il mio canto di lode per le tue lotte, o padre, perché il mio cuore non è puro: l’ho infatti vergognosamente contaminato. Ma tu dammi una parola, o santo, affinché celebri con purezza la tua condotta di vita, per la quale anche gli angeli sbalordirono: come un incorporeo infatti, tu hai ricevuto la luce senza tramonto della conoscenza.
Sinassario.
L’11 di questo mese memoria del santo nostro padre Daniele lo stilita.
Stichi. Allontanandosi dai terrestri e anche dalla terra, Daniele abitò prima sulla colonna e ora nel cielo. L’undicesimo giorno Daniele partì dalla colonna e raggiunse l’apice.
Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Luca il nuovo, stilita.
Stichi. La colonna sollevava Luca alla vetta, mentre Luca correva con l’intelletto a Dio.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Akepsima e Aithalà.
Stichi. Così diceva Akepsima: Vedendomi subire la spada, o Aithalà, seguimi come io ti ho seguito.
Lo stesso giorno memoria di un certo martire Mirace e una narrazione giovevole.
Lo stesso giorno la lotta del santo martire Barsaba.
Stichi. Sacrificando, Barsaba vivi liberato dalla spada: bramo vivere lassù, dove la speranza mi innalzi.
I santi martiri Terenzio, Vincenzo, Emiliano e Vévea.
Stichi. I tagliati sono in tre, allo stesso modo un solo Dio in tre persone e una sola essenza.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Nella fornace i fanciulli ebrei calpestarono con coraggio la fiamma e mutarono il fuoco rugiada gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.
Le schiere degli angeli si stupirono per il tuo stato, o beatissimo teoforo, poiché assumesti nel corpo la loro condotta, gridando: O Dio, tu sei benedetto.
Risplendendo per la sublimità della luce immateriale della condotta e per il fulgore della profezia, baleni i raggi delle guarigioni su noi, che piamente ti onoriamo, o taumatòforo Daniele.
Dissolvi la caligine delle mie passioni con lo splendore delle tue preghiere, o beatissimo e guida sulle vie della vita me, che grido: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.
Theotokìon. Sii propizia, o Vergine a me, ferito dalla spada del peccato e cura con le bende della tua intercessione me, che grido: Benedetto il frutto del tuo grembo.
Ode 8. Irmòs.
Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.
Raggiungesti esattamente gli ultimi desideri, l’apice delle virtù, o padre teòforo, sollevandoti con le ali delle opere perfette e gridando con gli incorporei: Benedite, fanciulli, sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.
Il potere di Dio ti rese chiaramente forte, sostenendoti nel sopportare il peso del gelo, l’ardore del sole, la decomposizione della carne e il disagio dei vermi, gridando: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.
Circondato da molte sventure e afflizioni, o ammirabile Daniele, ti rivelasti un nuovo Giobbe; imitasti la mitezza di Davide e la semplicità di Giacobbe e l’assennatezza di Giuseppe, gridando al Sovrano: Sacerdoti, beneditelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.
Theotokìon. Considerandoti Theotòkos, o santissima Sovrana, ora ti diciamo beata seguendo le tue parole, o lodatissima, poiché generasti per noi il Dio beato, che lodiamo in due nature e una sola ipòstasi, gridando: beneditelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.
Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Theotòkos.
Ecco, trasferendoti e compiendo il cammino, o padre, ti si sono aperte le porte dei cieli, le schiere degli angeli ti hanno accolto e Cristo datore di corone ti ha incoronato con la gloria della giustizia; lodiamolo, fedeli e magnifichiamolo.
Fioristi come giglio di campo nel prato delle lotte e ti sollevasti come cipresso all’altezza della perfezione, ti mostrasti come ulivo salmodico, rallegrando i nostri volti e cuori con l’olio delle tue fatiche.
Il creato ti conobbe come colonna fondata sulla base delle virtù, torre incrollabile, fonte di prodigi, porto sereno, tesoro di guarigioni, ricettacolo dello Spirito, perciò celebra oggi la tua memoria, o Daniele.
La tua memoria sorge oggi per noi più splendida del sole, o santo, illuminando i cuori dei fedeli con la luce della giustizia; perciò allontanando l’oscurità delle passioni corruttrici dell’anima, celebrandola piamente, ti lodiamo.
Theotokìon. O Salvatore, che sei nato e hai serbato incorrotta dopo il parto la tua Genitrice, abbi pietà di me, quando siederai a giudicare le mie azioni, come Dio misericordioso senza peccato e filantropo, ignora le empietà e i miei peccati.
Irmòs. Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Theotòkos.
Exapostilarion. Nel sacro Spirito.
Torchiato dal gelo e dalla calura, o padre, sollevato in alto col corpo, hai resistito senza piegarti, come un diamante, alle necessità della natura, o mirabilissimo Daniele: perciò Dio ti ha fatto degno di godere come figlio della gloria immortale.
Theotokìon, uguale.
Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo come conviene, perché tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli d’ogni sorta.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

