7 Dicembre
Memoria del beato nostro padre Ambrogio, vescovo di Milano.
Al Mattutino
Apolytìkion. Tono 4.
Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Ambrogio. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.
Dopo la solita sticologia i canoni dell’Oktòichos e del santo per 6 stichi. Acròstico: Loderò l’immenso Ambrogio. Giuseppe.
Ode 1. Tono 4. Irmòs.
Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.
Rischiarato da divini bagliori, o beato, illumina con le tue implorazioni quanti piamente celebrano questa tua splendida e luminosa santa dormizione.
Il Verbo di Dio ti dona un verbo di sapienza, adorno di lingua veritiera, o gerarca Ambrogio, che confuta il pensiero insensato degli eretici.
Purificando dall’accecamento delle passioni lo sguardo della tua anima, o beato, la rendesti capace di accogliere l’irradiamento del santo Spirito.
Con i tuoi sapienti dogmi cacciasti il flagello dell’arianesimo; come pastore guidasti ai pascoli della vera fede il tuo gregge spirituale.
Theotokìon. Senza seme, per volere del Padre, concepisti dal divino Spirito, il Figlio di Dio e nella carne partoristi colui che è senza madre dal Padre e senza padre per noi.
Un altro canone del santo. Acròstico: Celebro con canti la grande gloria del divino Ambrogio. Di Teofane.
Ode 1. Tono pl. 4.
Il bastone tagliato da Mosè separò l’elemento indivisibile, il sole vide un suolo mai visto, le acque inghiottirono il perfido nemico, Israele passò attraverso l’inaccessibile oceano acclamando: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.
Con la tua divina luce, sole supremo, dissolvi la nebbia del mio peccato: Nella tua consueta misericordia hai davvero pietà delle anime e allontani le tenebre delle passioni nella tua unica benevolenza, onnipotente Signore che solo ti lasci piegare.
Con la bellezza dei tuoi divini dogmi la Chiesa si orna splendidamente e si mostra adorna con fede sicura e rifulgendo in modo ortodosso sta alla destra della gloria di Cristo, suo sposo.
Avendo come armatura la santità e lo spirito rischiarato dalla divina gloria, venerabile padre, ci appari come spada sfolgorante dei cristiani, tromba di un giorno di festa, che spezza l’orgoglio delle eresie e risveglia il coraggio di tutti i fedeli.
Theotokìon. L’anteriore ai secoli, coeterno al Padre, da te, divina sposa, prese carne e divinizzò divinizzandola la natura dei mortali; perciò presso il nato da te possediamo te, Sovrana Theotòkos, come principio e di salvezza e propiziazione del mondo.
Ode 3. Irmòs.
Non è la scienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, sapienza enipostàtica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.
Gerarca venerabile, divinamente iniziato a tutta la conoscenza delle sacre Scritture, spiegasti chiaramente agli indotti ciò che è difficile cogliere.
Ricevuta da Dio grande grazia e potere, al contatto con la tua veste guarivi da tanti mali chi a te si avvicinava, o Ambrogio.
Splendente di sapienza, prontamente annientasti per ordine di Dio l’eresia mortale, che nella sua follia volle audacemente a te avvicinarsi.
Theotokìon. Rinnovasti la stirpe umana, tu che sola partoristi il Signore, Creatore della nostra natura, perciò ti glorifichiamo, piena di grazia divina.
Secondo canone. Tu sei saldezza.
I doni dello Spirito santo, o beato, fecero sorgere nel tuo cuore un’onda che irrigò i solchi della fede.
Purificando lo sguardo della tua anima, raggiungesti, o beato, la vetta della contemplazione illuminato dallo Spirito.
Per le tue parole la Chiesa è incoronata, o sapiente, con una corona dai fini gioielli e si perpetua il regno della fede.
Theotokìon. Sii propizio a me, caduto in molti peccati, o pura, supplica con insistenza il nato da te.
Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu la luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.
Kàthisma. Tono 4. Tu che volontariamente.
Possedendo parole di vita, o sapiente padre, irrighi le menti dei fedeli e sempre con la grazia le rendi feconde, mentre annienti i pensieri degli eretici, facendo straripare la grazia delle guarigioni e lavando veramente qualsiasi macchia di passioni, o divino sacro mistico Ambrogio.
Gloria.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Imitando lo zelo del profeta Elia, come Giovanni Battista, coraggiosamente denunciasti in pubblico l’iniquità del sovrano; ornasti di virtù divine il trono episcopale e colmasti l’universo dei tuoi numerosi miracoli; con lo studio approfondito delle sacre Scritture hai consolidato la fede dei cristiani e convertisti gli infedeli; venerabile gerarca Ambrogio, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
E ora. Theotokìon.
Cantiamo la nuova arca e la porta del cielo, il santo monte, la nube luminosa, la scala celeste, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e l’immenso tesoro di tutto l’universo; poiché in essa si compì la salvezza, il mondo fu sgravato dal suo antico debito; per questo noi le gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti venerano con fede il tuo puro parto.
Oppure stavrotheotokìon.
Assistendo alla passione di tuo Figlio, accostandoti maternamente alla croce, lavata da fiumi di lacrime, acclamavi: Ahimè, Verbo divino! Come sopporti schiaffi, sputi e fruste, croce e morte? Ma per la salvezza della stirpe mortale sopporti questo; così gridava a te, Salvatore filantropo, la Theotòkos che noi ti presentiamo per l’intercessione, chiedendoti, o Sovrano, di concederci le tue ricche misericordie.
Ode 4. Irmòs.
Per amore della tua immagine, o compassionevole, sei salito sulla tua croce e scomparvero le genti: sei tu, infatti, filantropo, mia forza e mio inno.
Apparisti gerarca unto con myron sacerdotale, formando sacerdoti santi, dando a tutti la salvifica purificazione.
Serbasti le pecore del tuo gregge da ogni danno causato dal nemico e oscurasti l’eresia di Ario con lo splendore delle tue omelie, o beato.
Fortificato come una muraglia dalla potenza dello Spirito santo, respingesti, o beato, gli spiriti funesti e perversi, che non sopportavano i tuoi richiami.
Theotokìon. Colui che volontariamente formò tutto l’universo, volontariamente si lascia formare nelle tue caste viscere per salvare quanti ti riconoscono pura Madre di Dio.
Secondo canone. Ho inteso, Signore.
La ricchezza dei tuoi dogmi, illustre gerarca e la tua vita risplendente di bagliore divino attraggono i nostri cuori come incenso soave.
Eri insieme ministro del sacrificio divino e vittima offerta in oblazione, o beato, presentandoti alla mensa di Cristo.
Il celeste Signore ti pose come astro del cielo nel firmamento della nostra fede per rischiarare il mondo con i tuoi divini dogmi.
Theotokìon. Senza lasciare la sua divinità, il Verbo condivise la nullità degli uomini con i quali conversò, avendo preso carne dal tuo seno, o pura Vergine.
Ode 5. Irmòs.
Tu, mio Signore, sei luce che viene nel mondo, luce santa che trae dalle tenebre dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.
Con l’intelletto splendente di luce immateriale, balenavi raggi di guarigioni e miracoli, o beato Ambrogio.
Distruggendo i templi degli idoli, erigesti te stesso come sacro tempio dello Spirito, o Ambrogio ispirato da Dio.
Gli imperatori temevano te, che splendevi di grandi virtù e non spezzarono il limite che la tua lingua fissò loro.
Theotokìon. Il Dio che con sapienza ha creato tutto per suo volere, volendo riplasmare gli uomini, ha abitato il tuo grembo, o Vergine.
Secondo canone.
Perché mi hai respinto.
Nella tua divina memoria, o padre, la processione dei sacerdoti e il coro dei fedeli si rallegrano con gli angeli incorporei e la Chiesa esulta di gioia nello spirito per le tue parole, o padre Ambrogio.
Ti sei mostrato un agricoltore tracciando il solco della retta fede e della dottrina; seminando dogmi e facendo crescere la spiga, produci per la Chiesa il celeste pane dello Spirito.
Di Abramo imitasti il sacrificio e la pura fede, pronto a immolare per amore del Creatore, come un altro Isacco, la tua vita; e senza essere ferito dalla mancanza di fede, divenisti amico del Creatore.
Theotokìon. Tu che sei protettrice del mondo, Madre sempre vergine, conducimi e guidami nella via retta sui sentieri di giustizia, raddrizza i miei pensieri, rettificando le vie dell’anima.
Ode 6. Irmòs.
A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.
Roma celebra le tue virtù sante: come splendida stella effondesti per tutto il mondo il bagliore dei tuoi miracoli, o gerarca, mirabile nella fede.
Vegliando davanti a Cristo fosti riccamente illuminato dai chiari raggi dell’aldilà e nella luce divina illumini ogni giorno quanti con fede ti onorano.
A Dio consacrasti anima e corpo e li rendesti capaci di accogliere i carismi divini, mentre il tuo cuore, padre venerabile, si dedicava alla dolcezza del suo amore.
Theotokìon. Della mia anima, o Vergine, sana le piaghe, prendendomi sotto la tua ombra divina; rischiara anche il mio spirito, oscurato dalla mia negligenza e dalla perversità del nemico.
Secondo canone. Perdonami, Salvatore.
Ricevendo come servo buono e fedele il talento dal Verbo, o sapiente e portandolo alla banca per farlo fruttare, lo hai reso puro e con l’interesse al tuo Sovrano, o Ambrogio.
Hai fatto brillare i tuoi santi ornamenti con lo splendore delle tue fatiche, fosti il pastore delle pecore spirituali, che col tuo bastone dottorale guidavi all’ovile della fede.
Imitasti lo zelo di Elia, biasimando l’imperatore macchiato dal sangue e lo cacciasti dai sacri recinti, salvaguardando così il rispetto dovuto a Dio.
Theotokìon. Trovando realmente con fede in te, nostra Sovrana, protezione, rifugio e baluardo indistruttibile, per le tue preghiere la tua città è preservata dalla disgrazia, dall’afflizione e da tutti i pericoli.
Irmòs. Perdonami, Salvatore, molte sono infatti le mie iniquità e traimi dall’abisso dei mali, ti supplico, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, o Dio della mia salvezza.
Kontakion. Tono 3. La confessione della fede.
Rifulgendo per i dogmi divini, oscurasti l’errore di Ario, venerabile pastore Ambrogio, iniziatore ai misteri divini; operando prodigi per la potenza dello Spirito, sanavi ogni sorta di malattie; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.
Sinassario
Il 7 di questo mese memoria del nostro venerabile padre Ambrogio, vescovo di Milano.
Stichi. Ambrogio, spogliandosi della sua veste di carne, meritò di gustare la divina ambrosia. Il settimo giorno la sua anima eletta si avvia al paese immortale che gli era caro.
Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodòro.
Stichi. Gioiva per il taglio della spada, Atenodòro, mentre lo spirito gli veniva tolto dalla spada.
Lo stesso giorno san Neòfito moriva annegato.
Stichi. Neòfito, morto in mezzo alle acque, vive presso le fonti delle acque mistiche.
Lo stesso giorno san Domezio muore, trafitto da una spada.
Stichi. Prendi e ricevi, martire di Cristo Domezio: dài la testa e ricevi grande corona.
Lo stesso giorno i santi Isidoro, Akepsimàs e Leone perirono nel fuoco.
Stichi. Bruciarono Isidoro con altri due martiri e Dio con gli stessi doni lo onora per sempre.
Lo stesso giorno il santo vescovo di Nitria Ammone, si addormentò in pace.
Stichi. Tre cose del padre Ammone hai visto, o Nitria: fuga dal mondo, ascesi e uscita da questa vita.
Lo stesso giorno i santi martiri Gaiano e Gaio perirono arsi vivi.
Stichi. Anche se sei immerso nella fornace, o Gaio, non ti lascio entrare solo, dice Gaiano.
Lo stesso giorno i santi trecento martiri d’Africa perirono di spada.
Stichi. O Trinità, per cantare la tua gloria si fanno tagliare la testa le cinque sessantine.
Lo stesso giorno il beato Ignazio, che riposa presso le Vlacherne, si addormenta in pace.
Stichi. Di buone opere la tua bisaccia era colma, o padre, quando lasciasti questa vita vana.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Prisco, Martino e Nicola, dei quali il primo morì di fame, l’altro fatto a pezzi e l’ultimo arso vivo. La loro sinassi si tiene presso il muro delle Vlacherne.
Stichi. Prisco sulla terra perì di fame senza pane, ma gli angeli celesti gli donarono il pane celeste. Gli empi fecero a brandelli la carne di Martino macellandolo. Nicola per non immolare agli idoli, venne immolato nelle fiamme guadagnando il cielo.
Lo stesso giorno l’inaugurazione della Santissima Madre di Dio nel Curatore.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Nella fornace persiana i figli di Abramo, infiammati dalla pietà più che dall’ardore delle fiamme, gridavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.
Il divino suono dei tuoi dogmi come fulmine attraversò tutta la terra e la fama dei tuoi miracoli straordinari, sapientissimo padre, rifulse illuminando i cuori ottenebrati.
Seguendo i precetti del Salvatore, o padre, moltiplicasti come servo buono il talento che ti aveva affidato, divenendo così degno della gioia del Signore.
Aprendo la tua mente teologa, hai fatto sgorgare i flutti dei tuoi sacri dogmi, irrigando l’insieme dei credenti, padre Ambrogio, iniziatore ai sacri misteri.
Theotokìon. Ecco, Vergine, nel tuo grembo concepisti il Verbo del Padre, il Figlio coeterno e lo partoristi nella carne, donando redenzione a tutti quelli che per Adamo erano caduti, o purissima.
Secondo canone.
I fanciulli dalla Giudea.
Ti rivelasti puro specchio delle virtù, o beato in Dio, riflettendo l’esatta immagine della fede, illuminando quanti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
La tua vita, o santo, apparve modello dei sommi sacerdoti e vetta di ortodossia per quanti cantano con fede e sempre a Dio gridano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ti rivelasti misurato nel comportamento, eccelso nella parola, rispettabile nella vita, o padre Ambrogio e inflessibile nel cantare con fede: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Implora ora il Dio compassionevole che concepisti, o Madre, affinchè rimuova la sozzura del peccato dall’anima di quanti cantano con fede: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ode 8. Irmòs.
Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Mortificando le membra e i pensieri carnali, vivificasti la tua anima, o beato; per gli uccisi dalle passioni sei la fonte da cui sgorga la guarigione e che dona loro la vita per salmeggiare: Opere tutte, benedite il Signore.
Conoscendo in anticipo nello Spirito Santo il tuo trapasso dal tuo corpo, o sapiente, l’annunziasti a quanti stavano con te; poi con letizia corresti al cielo gridando: Opere tutte, benedite il Signore.
Purificando corpo, cuore e spirito dal tormento delle passioni, come i divini discepoli, ricevesti dall’alto la luce incandescente dello Spirito, o Ambrogio, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.
Theotokìon. Apparisti più alta dei cieli concependo, o purissima, Dio celeste che unisce le cose terrestri alle celesti e concede la sua conoscenza a tutti quelli che gridano: Opere tutte, benedite il Signore.
Secondo canone. Al suono della musica.
Fosti strumento della divina serenità calmando l’agitazione delle passioni ed esortando i fedeli a cantare con tutto il cuore: Lodate il Signore, esaltatelo nei secoli.
Per trasmettere la salvezza acquisisti la potenza del Verbo, o beato; con questa ci rivelasti l’Uno della Trinità, che prende ineffabilmente dalla Vergine una carne simile a quella di tutti i mortali.
Come nubi i tuoi divini insegnamenti piovono le guarigioni di cui si abbeverano i cuori dei fedeli che cantano: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.
Theotokìon. Ti proclama beata, o venerabile, la schiera degli angeli, ti magnifica la natura dei mortali, poiché in te abbiamo trovato gioia quanti ti inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.
Irmòs. Al suono della musica e di tutti gli strumenti, mentre i popoli adoravano la statua d’oro, i tre fanciulli, rifiutando di inchinarsi, inneggiavano al Signore, glorificandolo per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò esultando, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.
Vivesti nell’estasi gli onori riservati ai santi nell’eternità; sei salito verso di essi ricevendo con letizia, o glorioso, la ricompensa delle tue fatiche.
Come divino grappolo maturo degnamente fosti messo in riserva nelle botti dei cieli per versare il vino dell’immortalità e la grazia delle guarigioni a chi si accosta a te con fede, o Ambrogio.
O padre Ambrogio, iniziatore dei sacri misteri, in mezzo ai pastori tu brilli come un lampo per sapienza, grazia e ortodossia dei dogmi, perciò noi fedeli, con affetto, con inni degnamente ti diciamo beato.
La Chiesa, avendo te come astro dalla luce diurna, fuga la tenebra di ogni errore e risplendendo per i fulgori dei tuoi sacri dogmi ti proclama beato.
Theotokìon. Lieti ti rivolgiamo, o Vergine, il saluto angelico: Salve, tu che ci liberi dalla maledizione, redenzione dei nostri dolori, tu che divinizzi i mortali con il tuo ineffabile concepimento.
Secondo canone. Stupì di questo.
Eri un olivo fertile nella casa del Signore, con il tuo olio hai riempito sapientemente la lampada delle virtù: con essa, sapiente padre, sei entrato nel celeste banchetto, dove ora con gli angeli gioisci della vita eterna e immateriale.
Ungendo la tua anima con l’unzione delle virtù, ti rivelasti di continenza, modello di vita, fiaccola della Chiesa, custode della santità, colonna di sacra dottrina che senza sosta flagella l’errore delle eresie.
Compiuta la tua corsa, padre sapiente e custodita senza difetto la tua fede, guadagnasti le dimore e la beatitudine dei cieli, ricevendo la corona della meritata gloria; con la tua preghiera salva le nostre anime da ogni male.
Theotokìon. Apparisti, o Vergine, Madre di Dio, partorendo oltre natura in un corpo il Verbo buono, che il Padre, come buono, generò dal suo cuore prima dei secoli e che ora conosciamo oltre i corpi, anche se indossa un corpo.
Irmòs. Stupì di questo il cielo e sbalordirono i confini della terra, poiché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo seno divenne più ampio dei cieli: per questo, Madre di Dio, schiere di angeli e uomini ti magnificano.
Exapostilarion.
Con i discepoli.
Difensore dell’ortodossia, fondamento della Chiesa, sostegno dei gerarchi e vescovo sapiente ti rivelasti, o Ambrogio, guidando il gregge ai pascoli della pietà, respingendo come belve indomabili le torme dei non ortodossi, spiegando la consustanzialità della Trinità santa, o araldo di Dio
Theotokìon.
Tremendo prodigio, o purissima! Ineffabilmente generasti il Verbo consustanziale, che prima rifulge dei secoli dal Padre: perciò ti proclamiamo veramente e propriamente Theotòkos, o Sovrana, perché sei vera genitrice di Dio: supplicalo di salvare la stirpe umana, o beata in Dio.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

