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30 Dicembre

Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania, dal momento che il 31 del mese si celebra la conclusione della festa del Natale.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di santa Anisìa.

Tono 4. Come generoso.

Già risplendente per il fulgore della verginità, o illustre, hai brillato per le lotte del martirio; non accettando di prostrarti al sole, hai subìto l’ingiusta uccisione, imporporandoti col sangue: e stai ora con la corona presso il sole della gloria, illuminata dai suoi fulgidi splendori.

Manifestando con le lacrime l’intimo amore appassionato del cuore, nella tua compunzione, o gloriosa, irroravi la terra e con i capelli l’asciugavi, considerandola sgabello di Cristo, vedendo come già presente colui che amavi; e abbracciando con la mente i suoi piedi, illuminavi la tua anima con divinissime contemplazioni.

Dopo aver disperso la tua ricchezza e aver soccorso i poveri, ti sei sposata, incorrotta, al Creatore e gli hai offerto come dote, o celebratissima, i rivi del tuo sangue e l’imitazione della passione subita da lui, che solo, o Anisìa, ti ha fatto prendere dimora nel talamo divino, come vittoriosa e martire.

Altri stichirà, di santa Melania.

Stesso tono. Tu che sei stato chiamato.

Tu che sei stata unita ai cori degli angeli, quando la divina passione ti infiammò e ti indusse a volare oltre le cose visibili, per amore dell’impassibilità e della purezza, allora conquistasti il tuo coniuge incerto con parole divinamente persuasive, perché rigettasse il tumulto fugace della vita. Così con lui hai trovato la vita e il diletto eterni e ora supplichi, o Melania, per la salvezza delle nostre anime.

Tu che amasti la vita degli angeli, quando cominciasti a disprezzare le delizie del piacere per darti alla continenza, alla veglia, al dormire per terra e all’umiltà, allora divenisti vaso purissimo del divino Spirito, da lui ornata di manifesti carismi, o sapientissima. Attirasti così folle al tuo zelo divino e le offristi, o Melania, al Sovrano e Salvatore delle nostre anime.

Tu che fosti resa splendente dalla bellezza delle virtù, quando compisti il verbo salvifico e distribuisti ai poveri e ai bisognosi i tuoi ingenti ammassi d’oro, allora ricevesti i beni celesti, arricchendoti di giustizia, incorruttela e redenzione, o venerabilissima. Perciò onoriamo la tua dormizione e con insistenza ti supplichiamo di pregare il Creatore per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Di Giovanni monaco.

Si rallegrino i cieli ed esulti la terra, perché oggi si è veramente fatto un solo gregge di angeli e uomini. O prodigio! L’invisibile vien visto, l’immenso è racchiuso in uno spazio, colui che non ha principio comincia; il Figlio di Dio diviene Figlio dell’uomo; la Vergine ignara d’uomo appare Madre di Dio e la Madre dopo la gravidanza si ritrova vergine. Il Verbo incarnato del Padre è deposto in una mangiatoia e dei pastori divengono araldi partecipi del mistero. I magi dall’oriente portano doni e guidati da una stella adorano il Salvatore che è nato. Con loro anche noi, che amiamo questa festa, aprendo prontamente gli scrigni del cuore, offriamogli azioni buone; fede, speranza e amore, al posto di oro, incenso e mirra e a lui acclamiamo con le parole degli incorporei, a lui che viene a salvare dalla corruzione la nostra stirpe: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Apòsticha stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

I magi dall’oriente, adorando offrirono doni al Re, rifulso dalla Vergine Regina: Dio, Creatore e vero Re. Ad essi la purissima stupita diceva: Ditemi, voi che rendete culto al fuoco e al sole e camminate nelle tenebre: come avete conosciuto che colui che, oltre ogni intelligenza, illumina l’universo ha preso carne ed è nato sulla terra in una grotta e nella sua compassione dona al mondo la grande misericordia?

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Seguendo le parole di Balaàm, risposero i magi alla pura, spiavamo il sorgere di una stella pura e luminosa. E vedendo ora apparire questo astro insolito, con la sua guida, abbiamo intrapreso il viaggio senza indugiare. Chi è dunque colui che tieni tra le braccia come bambino? Come dunque sei stata fatta degna di servire a questo mistero, o santissima venerabile? Per lui il mondo ha ottenuto la grande misericordia.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Disse la Vergine ai magi: A voi che chiedete dirò ciò che oltrepassa ragione e pensiero; perché capisco che per divino volere siete giunti qui dal mio bambino. Nuovi e straordinari sono gli eventi, come vedete: poiché colui che, come il Padre è pensato al di fuori del tempo, ha volontariamente assunto la mia povertà per arricchire quanti giustamente erano divenuti poveri e avevano perduto la vita divina del paradiso. È lui che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. Stessa melodia.

La purissima, vedendo il Dio anteriore ai secoli divenuto bambino per aver preso da lei un corpo, tenendolo con le mani e coprendolo di baci, piena di gioia gli diceva: Dio altissimo, Re invisibile, come dunque ti vedo e non riesco a comprendere il mistero della tua smisurata povertà? Poiché una minuscola grotta e di proprietà altrui ti accoglie ora che sei nato senza violare la mia verginità, conservando il mio grembo come prima del parto e donando la grande misericordia.

E ora. Stessa melodia.

Assumesti la forma di Adamo, tu che sei perfettissimo in forma di Dio e vuoi essere tenuto tra le mani, tu che stringi in mano l’universo con la tua potenza. Così esclamava la pura e castissima e diceva: Ti avvolgerò dunque in fasce come bambino? E come allatterò te, che nutri l’universo? Come non stupirò per la tua povertà che trascende il pensiero? Come ti chiamerò ‘Figlio mio’, io che ho ora il titolo di serva tua? Canto e benedico te, che doni al mondo la grande misericordia.

Il resto del vespro e la conclusione