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21 Dicembre

Memoria della santa martire Giuliana di Nicomedia.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Questi è il nostro Dio, nessun altro sarà considerato, gridava il profeta nello Spirito; egli ha scrutato tutta la via della scienza e dopo ciò, assumendo la carne, si farà simile ai mortali: egli infatti sta per nascere dalla Vergine Madre di Dio, divenendo a me accessibile, lui, per natura inaccessibile.

O purissima Madre di Dio, riconosciamo nel tuo grembo il mucchio di frumento, che inesprimibilmente, oltre intelletto e ragione, porta quella spiga non coltivata, che tu generi nella grotta di Betlemme e che con la grazia nutrirà tutto il creato di divine conoscenze e libererà la stirpe umana dalla fame che distrugge l’anima.

La giovenca senza macchia che porta in grembo il vitello grasso, avanza verso la santa grotta, in virtù di mirabile disposizione, per partorirlo e avvolgerlo in fasce come un mortale e deporlo in una mangiatoia come fanciullino. Con gioia il creato già comincia a festeggiare, magnificando colui che opera sulla terra simili portenti.

Altri stichirà, della santa.

Stesso tono. Come generoso fra i martiri.

Dopo esserti tinta col rosso del tuo sangue un abito di salvezza, o celebratissima, risplendente nello spirito, ti fidanzasti al Signore, Re immortale, che ti custodisce intatta, incorruttibile per i secoli dei secoli, nei celesti talami, come bellissima vergine pura.

Hai sperimentato i tormenti, provato il fuoco, resistito agli strazi della carne, nobilmente hai sopportato il bollore delle caldaie, senza venire vinta nella tua determinazione, senza sacrificare agli idoli: ma chinando davanti a Dio il capo, tramite la pena della spada sei ascesa ai cieli incoronata.

Come dote preziosissima, offristi allo sposo, o gloriosa atleta, una santa folla che ha creduto grazie ai prodigi che operasti con la tua fede, mostrandoti in Cristo superiore alle pene, al fuoco bruciante, alle torture: in Cristo che dal cielo, o vergine, divinamente operando ti ha concesso la vittoria.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Festeggia, Sion, rallegrati, Gerusalemme, città di Cristo Dio, accogli il Creatore, racchiuso in una grotta e in una mangiatoia. Apritemi le porte: entrando per esse vedrò colui che, avvolto in fasce come fanciullino, tiene in sua mano il creato, colui che gli angeli cantano con voce incessante come Signore datore di vita, che salva la nostra stirpe.

Apòstica prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Sono compiuti gli oracoli di tutti i profeti: Cristo nasce nella città di Betlemme, dalla pura Madre di Dio.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Gloria degli abitanti della terra, loro vanto e onore, o preziosa Betlemme, divina città madre, accogli il tuo Creatore.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Il Verbo del Padre, per cui tutto esiste, si mostra impassibilmente e senza mutamento come una ipòstasi da due nature.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Città di Betlemme, prepara per il Creatore la grotta, la mangiatoia e le fasce: egli viene in te per essere partorito.

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perche dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiando di questa vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Canone da due Odi, da cantare alla Grande Compieta. Acròstico. Di martedi.

Ode 8. Tono 2. Irmòs.

Per aver disprezzato l’ordine tirannico i tre nobili fanciulli furono gettati nella fornace, ma essi glorificavano Dio inneggiando: benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Allontaniamo da noi il sonno della pigrizia e con animo vigile inneggeremo al Cristo, nato dalla Vergine: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Sia sufficiente la buona condotta nel tesoro delle nostre anime, affinchè con volto splendente cantiamo al Cristo nato: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Il talento moltiplicato per le nostre buone opere offriamo in dono a colui che lo ha donato, come mirra, oro e incenso a Cristo che viene per nascere dall’Ancella di Dio.

Ode 9. Irmòs.

Il tuo grembo ha potuto contenere Dio incontenibile, generando per noi la gioia di tutti, perciò ti inneggiamo, Vergine Madre di Dio.

Cristo ha chiesto ai fedeli che attendono la sua venuta di vegliare: e infatti viene a nascere da una Vergine.

Nella tua seconda parusia, o Cristo, colloca alla destra, a fianco delle tue pecore, me che venero la tua venuta nella carne.

Nel tuo primo avvento salvasti Adamo: nella tua seconda parusia, o Cristo, salva i fedeli che venerano il tuo Natale.