Passa al contenuto principale

29 Novembre

Memoria del santo martire Paràmono.

Al Mattutino

Apolytíkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza infatti ha sconfitto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demoni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La solita sticologia, poi diciamo i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Concedi, o martire, la grazia di inneggiarti. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek.

Con le luci raggianti dello Spirito, illumina, o martire Paràmono, il cuore di chi celebra la tua memoria luminosa e fortificami per permanere nelle divine leggi.

Ti arricchisti luminosamente, o beato, con la buona lode dei martiri, ricevendo i gioielli del martirio e ti impreziosisti con ferite belle, o Paràmono, perciò con fede ti diciamo beato.

Colmo dalle acque vivificanti dello Spirito, rinfrescasti i riarsi dalla calura cattiva dell’ateismo e li guidasti all’acqua del riposo, o, glorioso.

Theotokìon. Partoristi nel tempo colui che è senza tempo e divenne uomo, o pura; supplicalo senza sosta, come Figlio tuo e Dio, di sanare le passioni croniche della mia anima, o purissima.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Mortificandoti per Cristo, abbattesti l’esaltazione del nemico e tagliasti le sue falangi con la spada della pazienza.

Disperdesti il cattivo piano contro la nostra fede e lottasti strenuamente, o atleta martire Paràmono.

Ti fortificasti con la divina grazia come forte soldato e considerasti un sogno i tremendi supplizi, o atleta Paràmono.

Theotokìon. Fortifica il mio pensiero che si ribella per tante passioni, Madre di Dio purissima, affinché debitamente ti magnifichi.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Il martire Paràmono, lottando con vigore, spense il fuoco del politeismo con i fiumi del sangue, perciò conseguendo la grazia divina delle guarigioni, allontana demòni e ferma malattie. Per le sue preghiere, o, Cristo, salva le nostre anime.

Theotokìon.

Tutti lodiamo oggi la grazia della Madre del nostro Dio, poiché attraverso lei rifulse la gioia nel mondo e tutta la natura umana, conoscendo lo scioglimento dalla maledizione, acclama con gioia: Per le sue preghiere, Signore, liberaci dalle afflizioni.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio e Dio sulla croce, o, Vergine inneggiatissima e senza nozze, lodavi lacrimando e acclamando: Gloria al tuo tremendo volere, o Verbo, poiché volontariamente fosti ucciso tu, vita di tutti, per salvare il mondo dalla corruzione, o più che buono.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, Sole di giustizia, elevato sulla Croce, la Chiesa dal suo posto sinceramente acclamava: gloria alla tua potenza, Signore.

Con il cuore fortificato dal coraggio e infervorato dall’audacia, o glorioso, considerasti i molti supplizi come frecce di bimbi, o martire di Cristo.

Guardando gli atleti uccisi per ordine del tiranno, il martire Paràmono prese zelo divino simile a loro e solo, da sé, si avviò alla passione.

Disteso e trafitto senza pietà con lance, vincevi l’astuzia del nemico e Cristo, il ricompensatore, ti incoronò, o beato Paràmono.

Ammirando la pazienza dei martiri e lodando la loro fine, o, glorioso, condividesti lo zelo della loro fede e la loro illustrissima passione.

Theotokìon. Con il tuo parto vivificante, Vergine Maria, ringiovanisti tutti gli uomini morti per la trasgressione del precetto; perciò ti magnifichiamo e con divina devozione ti diciamo beata.

Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come luce in questo mondo, luce santa che trae dalla cupa ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

Come dono prezioso presentasti te stesso al tuo Creatore, patendo e vincendo l’eresia, o vanto dei martiri.

Spezzasti le statue e gli idoli dei demòni, o sapiente, avendo lo spirito fortificato sulla pietra della divina fede, o, Paràmono.

L’orda dei demòni coraggiosamente colpisti con la ferita del tuo corpo, o atleta dall’animo valoroso, perciò ti diciamo beato.

Theotokìon. Uguale in onore al Padre e allo Spirito, il Signore si incarnò dal tuo sangue puro, divenendo mortale.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Non ti piegasti durante le lotte, piuttosto ti alzasti con vigore per la divina lotta; perciò ottenesti la corona di gloria.

Ti aggregasti alla schiera dei martiri, morti con tutto il cuore prima della tua passione, o indimenticabile e con loro divenisti degno del palazzo celeste.

Le lance ti resero seguace di Cristo ed essendo ferito, o, martire, volasti a lui incoronato, uccidendo gli insensati con le spade della pazienza.

Theotokìon. O Purissima, libera dagli scandali della vita me, avvolto da pensieri empi nella notte della cecità, sempre oscurato dalla malizia del nemico.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria del santo martire Paràmono e dei santi trecentosettanta martiri che con lui confessarono.

Stichi. Paràmono patisce per te, Cristo mio, conoscendo infatti che sei l’unico Dio muore per te solo. Trecentosettanta uomini danno la testa alla spada. Paràmono il ventinove muore.

Lo stesso giorno memoria di san Filomeno martire.

Stichi. Vennero inchiodati i piedi di Filomeno, che amava Cristo ed era amato da Dio.

Lo stesso giorno memoria di san Nicola, arcivescovo di Tessalonica e del santo ieromartire Giovanni di Persia e di sei santi martiri, che la roccia aprendosi accolse quando erano perseguitati.

Stichi. Cristo aprì un a pietra per la sepoltura di sei uomini, lui che morto ebbe una pietra come sepolcro.

Lo stesso giorno memoria di sant’Urbano, vescovo di Macedonia, morto in pace.

Stichi. Colui che rende lo spirito nelle mani degli angeli è Urbano, la cui vita era simile agli angeli.

Lo stesso giorno memoria di san Dionigi, vescovo di Corinto, ucciso dalla spada.

Stichi. Dionigi oltre all’episcopato per investitura divina, riceve il rango di martire dalla spada.

Lo stesso giorno memoria di san Pancosmio, morto in pace.

Stichi. Tutto il mondo non valeva quanto Pancosmio; preferiva l’Eden e solo quello ottenne.

Lo stesso giorno memoria di san Pityrun, morto in pace.

Stichi. Pityrun, Signore, eseguì la tua volontà e ora presso di te in cielo è salito per ordine tuo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Vallerino, morto di spada.

Stichi. Per la preziosissima corona anche la spada sopporto, gridò il martire Vallerino.

Lo stesso giorno morì san Fedro, gettato nella resina bollente.

Stichi. Fra tante forme di tormenti solo Fedro lottò strenuamente nella resina bollente.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Arricchito manifestamente da Dio con la grazia delle guarigioni e dei prodigi, o Paràmono, martire sapiente, guarisci quanti acclamano: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Non ti spaventasti vedendo distesi davanti a te gli attrezzi di tortura, o illustre, che avevi tutto l’interesse rivolto ai cieli e acclamavi: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Con il fuoco del sangue bruciasti tutta la materia empia dell’ateismo, o atleta glorioso e con la rugiada dei tuoi miracoli rinfreschi quanti sono nell’arsura delle afflizioni, o Paràmono.

Theotokìon. Salve, tu che partoristi gioia agli uomini, salve, cielo e trono cherubico e palazzo magnificentissimo del Re dei secoli, Sovrana purissima.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Siamo stati arricchiti ottenendo te come custode vigile dei fedeli, martire vittoriosissimo, poiché tu addormenti sempre le illusioni dei demòni e i flussi cattivi del corpo e i tormenti dei pensieri di quanti acclamano: Opere tutte inneggiate al Signore.

Con i rivi del tuo santo sangue ti tingesti una porpora che non invecchia ed essendo illuminato, o beato, dimori nei cieli acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Come agnello puro, vittima senza macchia e olocausto santificato sulla brace delle lotte, ti offristi a Cristo, tuo arbitro, cantando, o sapiente martire: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Le ombre della legge e le sante predicazioni dei profeti predissero che saresti divenuta genitrice di Dio, o purissima, carissima al Dio al quale tutti cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ecco, è rifulsa la splendida memoria del luminoso atleta, irraggiando attraverso il divino Spirito i cuori di tutti i fedeli, che con gioia danzano e con fede lo diciamo beato.

Come compagno dei trecentosettanta invitti martiri, con i quali giace il tuo corpo, o, martire di Cristo, prega con loro per la nostra salvezza.

Percorrendo lo stadio pieno di svariati supplizi, trionfaste splendidamente incoronati e ora dimorate nei cieli con Cristo, vincitore del mondo.

Giungesti dalla terra e ottenesti le ricompense delle tue lotte e ora fai sgorgare fiumi di guarigioni per noi, che ti onoriamo e piamente festeggiamo la tua memoria, o Paràmono.

Theotokìon. Illumina gli occhi della mia anima oscurati dalla cecità del peccato generatore di corruzione, Madre di Dio, Sovrana purissima, poiché tu sei soccorso e illuminazione dei fedeli, o pura.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Quindi il resto del Mattutino e la conclusione.