28 NOVEMBRE
Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco.
Al Mattutino
Apolytìkion del santo.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo Stefano, martire insigne.
Gloria. Del martire. Tono 4.
Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, la corona dell’incorruttela: avendo la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.
E ora. Theotokìon.
Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Il canone del santo padre ha questo acrostico: Cristo ti incorona con la corona dei martiri, o beato. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.
Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.
Camminando sulla via stretta dell’ascesi con la vastità del martirio, hai ristretto l’assalto dei nemici ed ereditato ampia vita, o beato.
Come un tempo Samuele, l’omonima di Anna portò di nuovo frutto da radice sterile e ti offrì come dono a Dio, segnando la grazia della tua vita, o sapiente.
Unendoti come sacratissimo alla divina schiera dei monaci, risplendevi di virtù come astro lucentissimo, illuminando misticamente i fedeli, o santo Stefano.
Costringendo il corpo nella reclusione della stretta abitazione, elevasti il tuo intelletto alle realtà celesti, o sapiente, modellandolo con belle ascensioni.
Theotokìon. Glorifichiamo con voci sacre, o popolo sacro, la Sovrana santa, porta inviolata, santuario puro della castità, bella fra le donne.
Il canone del martire. Acrostico: Dammi un dono pacifico, o martire. Teofane.
Ode 1. Tono pl. 2. Stesso irmòs.
Ricevendo corone sacre di vittoria come atleta, o Irenarco, ti sei trasferito dalla terra nella pace insuperabile e alla luce e alla vita vera, o beatissimo.
Spegnendo la fiamma dei persecutori con i torrenti del sangue, hai irrigato l’intelletto dei fedeli, facendo rifiorire piamente la brama ardente della vita eterna, o martire Irenarco.
Theotokìon. O tenda contenente Dio, che nel tuo grembo contenesti e partoristi il Verbo incircoscrivibile, liberami, o pura, dall’ondata dei mali che mi angustiano terribilmente.
Del santo padre. Ode 3. Irmòs.
Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.
Il tuo intelletto abbellito dall’inclinazione verso Dio, o padre, si è mostrato splendido e realmente pieno di ogni carisma e partecipe allo splendore divino.
Strettamente legato all’icona di Cristo e di sua Madre, o beato, col potere del Divino Spirito respingesti il decreto empio dell’imperatore iniquo.
Incatenando con ferro te, che avevi cuore di ferro, il folle ti mandò via sotto guardia, come guardia degli insegnamenti della fede, o beatissimo Stefano.
Con i tuoi passi chiaramente splendenti, o santo, camminasti luminosamente sulle vie del martirio e schiacciasti le teste dei nemici, o Stefano dall’animo nobile.
Theotokìon. Da te, unica pura, si è incarnato il Verbo più che divino, come lui sa e ha salvato noi, che adoriamo la sua divina condiscendenza per compassione.
Del martire. Stesso irmòs.
Fortificato dal potere divino e andando senza timore verso gli agoni, o beatissimo, soffristi maltrattamenti e torture dai nemici, o atleta, martire valorosissimo.
Cristo, il grande arbitro, ti ha donato la forza di annientare l’inganno e svergognare il nemico che si vanta sfacciatamente e sbuffa invano, o martire.
Il coro dei santi annientò il serpente principe del male col potere del divino Spirito, lottando fortemente con pene eroiche e sopportando flagelli e catene.
Theotokìon. Celebriamo la figura di Giacobbe di un tempo, la scala divina, estesa chiaramente dalla terra fino all’altezza celeste, la pura Maria, palazzo del Sovrano.
Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.
Kàthisma del santo.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Ti sei mostrato modello dei monaci, splendente ornamento degli atleti, adornando gli uni e gli altri, o ammirabile Stefano, perciò hai anche ricevuto duplice corona, dell’ascesi e della lotta, o padre; implora Cristo con fervore per noi, tuoi cantori, o Stefano.
Gloria. Del martire, uguale.
O atleta dall’animo nobile, la terra e il mare si sono divisi i tuoi strenui agoni, con cui hai sciolto l’arroganza dell’inganno ed ereditato la gloria eterna sovramondana con tutti i martiri, o beato; prega dunque Cristo per quanti ti onorano, o beatissimo Irenarco.
E ora. Theotokìon.
Santissima Sovrana, rifugio di quanti sono nelle sventure, riconciliazione con Dio dei peccatori, salva da ogni pericolo e cattiveria degli uomini, da tremenda condanna e passioni indegne quanti con fede sicura sempre ti invocano, o lodatissima Vergine.
Oppure stavrotheotokìon.
Stando presso la croce del tuo Figlio e Dio, o Vergine, gridavi con dolore, gemendo e piangendo con ardore: Ahimè, dolcissimo, come sopporti calci da uomini fuorilegge, i ferimenti dei chiodi e la morte dei malfattori, prendendoti chiaramente cura di salvare il genere dei mortali?
Del santo padre. Ode 4. Irmòs.
Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.
Illuminato dalla luce dello Spirito attraverso la divina preghiera, hai dato luce ai ciechi, o padre o ispirato da Dio, imitando il tuo Sovrano e Dio.
Apparisti da lontano a coloro che erano nel mare, o beato, guidando al porto sereno con la divina grazia quanti avevano chiamato con fede il tuo nome, o padre Stefano.
Consacrato come vittima sacra, ti offristi a colui che si offrì per te, Stefano e ora riposi nelle tende dei primogeniti esultando.
Per la tua nobile parola, colui che prima era emiplegico apparve tutto sano, stupito dalla grazia donata copiosamente dall’alto a te, martire, per la salvezza degli uomini.
Theotokìon. In te, purissima ho messo la speranza della mia salvezza, al tuo riparo mi sono rifugiato, o Vergine; sii mio aiuto, strappandomi dalle sventure.
Del martire. Stesso irmòs.
Sei corso lealmente, lottasti lealmente e sei stato incoronato lealmente, fortificato e custodito illeso dalla legge di Dio, o beatissimo.
Non sopportasti di nuotare nell’errore, o glorioso e come intelligente, aderisti esultante alla conoscenza di Dio, ricevendo luce intellettiva e mostrandoti illuminatore.
L’abisso del pozzo, accogliendoti, non ti ha nascosto affatto, o beatissimo martire, poiché ti ha riconosciuto come vero martire della divina passione di Cristo, o Irenarco.
Consacrati e sacrificati e dilaniati nello stesso tempo e bruciati con fuoco da ogni parte, non rinnegaste Cristo, o atleti ammirabili.
Theotokìon. Sei rimasta vergine dopo il parto come prima del parto, poiché hai partorito il Verbo Dio, che per la tua mediazione ci ha liberati, o purissima.
Del santo padre. Ode 5. Irmòs.
Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto per te vegliano, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.
L’arbitro, l’unico nostro Dio, che ti ha rinforzato contro gli omicidi, ha incoronato realmente le tue fatiche ascetiche con l’onore del martirio, o santo Stefano.
Lottando gloriosamente, o martire, trovasti nelle carceri un’assemblea di compagni martiri a cui ti unisti e circondandoti come le stelle un sole senza tramonto, furono maggiormente illuminati.
Con parole divine proclamiamo beati i santi confessori e imitatori della divina passione, i trecentoquarantadue che hanno vinto gli atei.
Per l’icona di Cristo il popolo illustrissimo dei santi ha sopportato lo strappo dei cappelli per scherno, la recisione delle orecchie e delle mani e la bruciatura delle divine membra.
Theotokìon. O Santissima, sola ad aver realmente generato sulla terra il Santissimo, santifica quanti sempre ti dichiarano Theotòkos e salvali con la tua mediazione.
Del martire. Stesso irmòs.
Il martire dall’animo nobile ha colpito il nemico con la spada della pazienza e della fermezza e l’ha sottomesso sotto i suoi talloni, ridicolizzandolo e svergognandolo.
Profeticamente il tuo piede rimase nella rettitudine, o martire sapiente, con spirito immutabile, intralciando il grande macchinatore e adornando le vie del martirio.
Tu respingesti la cattiveria dei persecutori, mostrandoti martire senza malizia e puro e per la tua morte cruenta, o Irenarco, sei stato incoronato con le corone dell’incorruttela.
Theotokìon. Conoscendo misticamente da lontano l’abisso ineffabile del tuo divino parto, o divina Sposa Vergine, il coro divinamente splendente dei profeti ti prefigurò con simboli sacri.
Del santo padre. Ode 6. Irmòs.
Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.
Gli inventori della cattiveria non potevano sopportare la forza dei tuoi discorsi, o Stefano, perciò l’ingannatore ti consegnò molto crudelmente alle catene, alle pene e alla morte violenta.
Appeso dai piedi e bruciato senza pietà nel fuoco come il pane, o Paolo, ti offristi in olocausto e affidandoti come sacrificio a Dio, divenisti degno di coabitare con i martiri.
I trentotto santi monaci di Efeso lottarono lealmente e chiusi insieme, finirono la vita soffocati; con fede e affetto proclamiamoli beati.
Ti opponesti con fermezza ai giudici e col corpo schiacciato da colpi, desideravi morire per Cristo, l’unico immortale, o ammirabile e glorioso Pietro.
Theotokìon. Con cuore sicuro diciamo beata la Genitrice di Dio, unica lodatissima, bella fra le donne, baluardo inespugnabile dei cristiani, Sovrana pura.
Del martire. Stesso irmòs.
Camminavi sulle acque guidato dalla mano che dona vita, o Irenarco e salvato, facesti sommergere in esse il culto dei persecutori con preghiera assidua, o sacratissimo.
Scambiando le piccole realtà per quelle grandi, le sacre donne si consegnarono alle torture, uccidendo nello spirito il serpente che soppiantò Eva, il principe della malvagità.
All’Agnello immolato, come vittime immacolate e offerte perfette, i santi fanciulli si presentarono esultanti come sacrificio vero e profumo soave.
Theotokìon. Ecco, il Signore si è ora incarnato dal tuo sangue puro, o Vergine Madre e per inesprimibile misericordia si è unito ai mortali senza mutamento, operando la nostra salvezza.
Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.
Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.
La Chiesa celebra oggi una lieta festa nella tua memoria e celebrandoti con fede, ti acclama: O divino Stefano, vanto dei santi monaci.
Ikos.
Davvero per tutta la terra è corso il suono delle belle opere da te mirabilmente compiute, o sapiente martire santo; ti imploro dunque, per la tua familiarità con Dio, o santo, chiedi che mi sia data una parola capace di celebrare le lotte da te sostenute da parte di nemici visibili e spirituali; tu che dapprima nell’ascesi hai abbattuto mortificandoli tutti i moti della carne, in seguito, con la lotta del martirio, hai messo in rotta il tiranno, o divino Stefano, vanto dei santi monaci.
Sinassario.
Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre confessore Stefano il nuovo.
Stichi. O nuovo Stefano, il tuo capo colpito da un legno ha trovato degnamente una corona che non invecchia. Il ventotto il vigore di Stefano il nuovo fu spezzato.
Lo stesso giorno, per la venerazione delle sante icone, sant’Andrea perì trascinato per terra.
Stichi. Dice Andrea: sono fatto di terra, dunque la terra mi uccida, poiché venero le immagini del suo Plasmatore.
Lo stesso giorno, san Pietro perì colpito per le sante icone.
Stichi. Colpendo Pietro per le icone, hanno trovato per grazia la sua carne come roccia.
Lo stesso giorno, sant’Anna perì colpita, perché denunziasse santo Stefano.
Stichi. Anna, colpita violentemente con fruste, si è mostrata incoronata degnamente da Cristo.
Lo stesso giorno, memoria dei santi martiri che confessarono con santo Stefano per le sante icone.
Stichi. Venerando la tua immagine nella carne, o Verbo, i santi morirono di morte violenta.
Lo stesso giorno, memoria del santo martire Irenarco e delle sette sante donne, sue compagne.
Stichi. La spada assassina colloca Irenarco dalla tua parte, o Salvatore, principio della pace. Nella città di Sebaste la spada fu morte per sette venerabilissime donne.
I santi martiri Timoteo e Teodoro, vescovi, Pietro, Giovanni, Sergio, Teodoro e Niceforo, presbiteri, Basilio e Tommaso, diaconi, Ieroteo, Daniele, Caritone, Socrate, Comasio, Eusebio, monaci ed Etimasio perirono a Tiberiopoli.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Del santo padre. Ode 7. Irmòs.
Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.
Per la volontà che tutto regge, ti fu indicata la fine, o beato, perciò proponendoti un’ascesi ancora più intensa, raggiungesti la gloria, venendo ucciso per Cristo, Dio di tutti.
Portando il nome del primo atleta, sei stato glorificato con lui, poiché lapidato e trascinato e colpito senza pietà, riempisti la terra di sangue e desti la tua anima a Dio esultando.
Trascinato senza pietà sulle vie della città, o martire Stefano, spianasti la via del martirio dei credenti e percorrendola con fermezza, raggiungesti chiaramente la città celeste.
Theotokìon. I sacratissimi profeti prefigurarono molto eloquentemente il mistero del tuo venerabile parto, o Pura e ora noi, intendendo chiaramente il compimento, piamente ti diciamo beata.
Del martire. Stesso irmòs.
Infiammando il tuo intelletto, o beatissimo, ti staccasti dall’affetto per la carne e bruciando nel fuoco, o sapiente, gridavi il canto dei fanciulli: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Beata l’assemblea dei divini fanciulli e beato il coro santo delle sette donne, che sopportarono insieme con fermezza le raschiature, il fuoco e furono ritenute degne dei beni celesti.
Con la tua semplice invocazione, Irenarco, sono allontanati gli spiriti della malvagità, che ti sanno atleta e martire invitto di Cristo, che canta con fervore: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Theotokìon. Desta alla pratica delle azioni divine me, trattenuto dall’indolenza, o pura, rafforzami contro i nemici, che sempre mi guerreggiano terribilmente e mi attirano con pensieri avversi.
Del santo padre. Ode 8. Irmòs.
Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.
Come belve scelleratissime presero tutti insieme l’agnello di Cristo colpendolo, uccidendolo e seppellendolo con gli uomini iniqui, vivendo insieme nell’empietà per i secoli.
Il nemico ti spezzò crudelmente il capo, che Dio ha cinto negli eccelsi con corone di vittoria, o grande lottatore incoronato, vanto dei martiri e di tutti i santi padri.
Opponendosi con pazienza al persecutore, il giusto Andrea di senno divino è colpito con percosse e ucciso senza pietà, cantando a Cristo Sovrano nei secoli.
Divenuto già santissimo tempio, o grande lottatore Stefano, avevi nel tuo cuore come dimorante colui che riposa in tutti i santi per tutti i secoli.
Theotokìon. O Vergine piena di grazia divina, ti supplico, con l’aspersione del sangue divino disceso dal fianco del tuo Figlio e Dio, lavami dalla sozzura che proviene dalla malvagità del peccato.
Del martire. Stesso irmòs.
Col sangue ancora stillante e adorno della bellezza delle pene, ti sei presentato a colui che assegna la vittoria, ricevendo da lui i premi della vittoria, o Irenarco.
Elevato dall’amore dell’Onnipotente, hai abbassato il ciglio innalzato dei persecutori e umiliasti l’arroganza degli idoli, o martire atleta, beatissimo Irenarco.
Rendimi degno della compassione divina, o martire, liberando da sventure e pericoli me, che con fervida fede ti onoro, o Irenarco e mi rifugio al tuo riparo.
Theotokìon. Salve, monte santo e calcato da Dio; salve, rivelazione delle realtà indicibili, tremenda impresa, spettacolo delle realtà difficilmente comprensibili; salve, Vergine, richiamo dei caduti.
Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.
Del santo padre. Ode 9. Irmòs.
Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.
Esulti vedendo le schiere degli angeli, dei patriarchi, dei padri, dei profeti, degli apostoli e di tutti i giusti, o ispirato da Dio; danzando con loro, ricordati e sii difensore di quanti sulla terra ti dicono sinceramente beato.
Col splendore dei prodigi e delle sante ferite divenisti come luce, come aurora, come grande sole, come cielo ornato di stelle, rendendo realmente splendenti le menti di quanti ti lodano, o martire Stefano, grande lottatore.
Respingendo i principi della tenebra prima con le fatiche ferme dell’ascesi, infine, o padre, li portasti alla totale perdizione con le durissime lotte, o Stefano, ornamento dei martiri e vanto dei santi padri.
La tua memoria glorificata ovunque rischiara oggi tutta la terra con i raggi luminosi dei doni dello Spirito; illumina, santifica anche noi, che ora la celebriamo con esultanza, o beato in Dio.
Theotokìon. O piena di grazia divina, ricettacolo della luce, che sei realmente sostegno dei martiri e vanto di tutti i santi padri, salva i tuoi cantori da pericoli e sventure e dall’assalto dei nemici.
Del martire. Stesso irmòs.
Hai raggiunto proprio l’ultimo e il supremo dei desideri, o Irenarco sapiente in Dio e sei divenuto compagno di Dio, salmeggiando con gli incorporei: Santa, santa, santa sei tu, Trinità onnipotente.
Liberato dai lacci dei tuoi persecutori, ti sei riposato nella dimora celeste, o glorioso e ti sei unito alle schiere dei martiri con i tuoi compagni di lotta, perciò onoriamo la tua memoria, celebrandola con grande gioia.
Con il potere e il vigore dati da Cristo, attraversasti il mare violento dei tormenti e tutto splendente, tutto cosperso copiosamente dai flussi di luce dello Spirito, raggiungesti il porto superno.
Theotokìon. Non potendo conoscere il prodigio imperscrutabile del tuo parto, o Madre Vergine, lo glorifichiamo meglio in silenzio e glorifichiamo te, sola beatissima e bella fra le donne, o lodatissima.
Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.
Exapostilarion del santo. Ci ha visitati dall’alto.
Hai ricevuto da Cristo duplice corona, o Stefano: per esserti esercitato all’estremo nell’ascesi e per aver reso testimonianza come cultore della sua icona e di quella di tutti i santi: con loro, ricordati di noi.
Un altro, uguale.
Svergognasti come atei quanti non veneravano l’icona di Cristo, o Stefano e ti sei adornato con gli ornamenti dei segni del martirio, perciò con fede ti diciamo sempre beato.
Theotokìon.
Casta e pura Sovrana, unica ignara di nozze, Regina e Signora, implora tu il nostro Redentore da te partorito, perché salvi il mondo da tutti i mali e le tribolazioni.
Allo stico stichirà dall’oktòichos.
Gloria. Del santo. Tono 3.
Consacrato a Dio dal seno materno, come un secondo Samuele, o santo Stefano, sei divenuto corona dei fedeli, ciò che giustamente è significato dal tuo nome; sei divenuto bastone e sostegno della pietà, pura dimora del divino Spirito. Chiedi per noi che ti onoriamo la grande misericordia.
E ora. Theotokìon.
O Madre di Dio, avvocata di tutti i supplici, in te confidiamo, in te ci gloriamo, in te è tutta la nostra speranza. Intercedi per i tuoi inutili servi presso colui che da te è nato. Oppure stavrotheotokìon. Grande è la potenza.
Una spada ha trapassato il tuo cuore, o purissima, al vedere il tuo Figlio in croce e gridavi: Non rendermi priva di prole, o Figlio mio e Dio mio, che mi hai conservata vergine dopo il parto.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

