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27 NOVEMBRE

Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; avendo infatti la tua forza, ha sconfitto i tiranni e spezzato le audacie impotenti dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Canto inni al martire Giacomo il persiano. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto al Cristo Dio che ha diviso il mare e ha guidato il popolo che aveva liberato dalla schiavitù dell’Egitto: perché egli si è grandemente glorificato.

Per le tue preghiere dammi splendente luce e grazia dai cieli, o glorioso martire Giacomo, che ora stai incoronato presso il trono di Cristo.

Sorgesti come luminosissima alba dall’oriente e illuminasti la Chiesa di Cristo con il fulgore dei tuoi supplizi, o beato Giacomo.

Dimostrandoti giovane oppositore, come vincitore, diventasti degno della ricompensa e delle cose perfette e della gloria eterna, martire Giacomo.

Theotokìon. Trombe profetiche ti predissero un tempo insegnando il mistero che ti riguarda, Madre di Dio Vergine e contemplarono da lontano i tuoi prodigi.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno hai ucciso il peccato e infondi il tuo timore nel cuore di chi a te inneggia.

Purificato con la falce delle torture, divenisti come una vite eletta di Cristo e portando molto frutto, sei stato portato nei tini del Salvatore.

Sapientemente disprezzasti le cose corruttibili che facilmente svaniscono e scorrono, o incoronato e scegliesti con intelligenza la saldezza più preziosa delle cose sempre immutabili.

Il taglio del tuo corpo per la crudeltà dei tiranni ti procurò corone, o luminoso Giacomo e la dolcezza della delizia del paradiso.

Theotokìon. L’umanità ottenne sapientemente misericordia con il tuo divino parto, o Vergine, unendosi secondo ipostasi con il Sovrano di tutti, o divina sposa.

Irmòs. Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno hai ucciso il peccato e infondi il tuo timore nel cuore di chi a te inneggia.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Facendo sorgere per i terrestri come astro nuovo dalla Persia il divino Giacomo, indimenticabile martire, Cristo allontanò la tenebra dell’inganno e illuminò i fedeli con la grazia dello Spirito. Perciò celebrando la sua memoria, festeggiamo con fede e acclamiamo dicendo: o atleta dalle molte lotte, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Macchiando dall’infanzia la mia povera anima, io, impuro mi sono sporcato con parole e opere, o Vergine e non so che cosa fare o dove rifugiarmi e altra speranza all’infuori di te, Vergine, non conosco. Ahimè, misero! Perciò supplice ora accorro a te, Purissima e ti imploro confessando: Ho peccato! Prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché in te ho posto ogni speranza, o Sovrana.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo te l’agnello, pastore e redentore in croce l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: Mentre il mondo esulta ricevendo la liberazione, le mie viscere invece ardono vedendo la tua crocifissione, che subisci per viscere di misericordia, Dio più che buono, Signore senza malizia; A lei con fede gridiamo: Abbi compassione, o Vergine di noi e dona la remissione delle cole a quanti con fede venerano la sua passione.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annuncio della tua economia e ho dato gloria a te, solo amico degli uomini.

Fortificato dalla corazza data a te da Dio, o glorioso, bruciasti tutto l’errore degli adoratori del fuoco.

O martire Giacomo, che hai confidenza con Dio, chiedi purificazione per noi, che festeggiamo la tua venerata memoria.

I rivi del tuo sangue scorrendo dalle tue membra, o beatissimo, spensero tutta la fiamma dell’inganno.

Theotokìon. Volgi i miei pensieri, o Purissima, al riparo serenissimo dell’impassibilità e della purezza.

Ode 5. Irmòs.

Fonte della luce e Creatore dei secoli, Signore, guidaci alla luce dei tuoi precetti: all’infuori di te altro Dio non conosciamo.

Divenisti terra davvero buona e fertile, o sapiente, tagliato con l’aratro dei supplizi amari, portando al Creatore un raccolto abbondante di frutti.

Spegnesti, o eccelso, le frecce roventi del nemico con il sangue delle membra amputate del tuo corpo, o beatissimo, rivelandoti cinto di speranza e fede.

Come sacro olocausto offerto a Cristo, o sapientissimo, con le tue membra terribilmente amputate offrivi ogni giorno un’ode adatta e un inno d’offerta.

Concedi purificazione delle macchie della mia anima, glorioso martire di Cristo, come ricompensa dei tuoi dolori e dei rivi del tuo sangue, o inneggiatissimo.

Theotokìon. Accordando anche la voce alla verità nel tuo venerabile e tremendo parto, col cuore e la bocca ti proclamiamo pubblicamente pura Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Accerchiato dall’abisso dei miei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: dalla fossa, mio Dio, fammi risalire

Accogliendo l’ammonimento dei tuoi familiari, affrontasti con gioia le lotte, o glorioso e ricevesti le corone della vittoria.

Sopportavi patendo come in corpo estraneo, o martire Giacomo e con le membra mutilate, rivolgevi l’inno al Sovrano.

Indossasti la tunica della salvezza e della letizia, tinta col tuo sangue, o sapientissimo, come martire vittorioso.

Terminato il cammino del martirio, ricevesti la sacra corona di vittoria e ora degnamente danzi con i cori dei martiri, glorioso Giacomo.

Theotokìon. Ignara d’uomo concepisti, o Vergine restando vergine e rivelasti i segni della reale divinità di tuo Figlio e Dio.

Irmòs. Accerchiato dall’abisso dei miei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: dalla fossa, mio Dio, fammi risalire.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Persuaso dalla tua buona consorte, o uomo dall’animo saldo e temendo il tremendo tribunale, disprezzasti, o Giacomo, il pensiero dei persiani e il timore che incutevano e divenisti martire mirabile, col corpo tagliato come tralcio.

Ikos.

Gemiamo tutti dal profondo dell’anima versando lacrime, all’amara vista del martire fatto a pezzi; radunatesi infatti come cani latranti, le folle feriscono le membra del martire mirabile e generoso fra i martiri. Chi è dunque? Se vi piace, aspettate un poco che io dica e dirò con sollecitudine tutto, come egli sia stato offerto in sacrificio al Signore, col corpo tagliato come un tralcio.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Stichi. Sgozzato e con le membra amputate, il persiano diceva: Si salvino le membra della mia anima. Il ventisettesimo giorno il persiano fu sgozzato e fatto a pezzi.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Pinufrio, morto in pace.

Stichi. Pinufrio rifulse nei cieli come un nuovo arcobaleno con i colori di molte virtù.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Natanaele, morto in pace.

Stichi. Lasciando il mondo, anima, corri a Dio. Così gridava Natanaele mentre stava per soffocare.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli, disprezzando l’empio culto della statua d’oro elevata nella piana di Dura, in mezzo alle fiamme salmodiavano ricoperti di una fresca rugiada: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Col corpo mutilato, o martire, con il vigore del pensiero e la pazienza dell’anima perseveravi irremovibile, rafforzato dalla divina fede, o Giacomo, acclamando: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Volgendo i tuoi pensieri alla chiamata celeste, mentre ti accerchiavano i supplizi non sprofondasti, ma sopportavi facilmente le ferite degli iniqui e mentre venivi fatto a pezzi cantavi: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Beato sei tu e bene sarà ora per te, o beatissimo, poiché vincesti l’efferatezza indomabile del maligno e la follia del tiranno e gridasti con tutto il cuore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ti mostrasti lampada rifulgente come oro di luce senza tramonto, di fiamma e splendore divino, illuminando tutto il mondo con il raggio della venerata verginità e salvando quanti cantano: benedetta sei tu, che generasti Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

Il Dio disceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei, mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, acclamatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rinvigorito dalla forza di Dio, disperdesti le falangi e le ostilità dei malvagi, o beato e ricevendo potere, prendesti la corona della vittoria acclamando: benedite Cristo per tutti i secoli.

Consideravi l’amputazione delle membra come aggiunta di beni, o martire, non guardando ai dolori del momento, ma pensando all’imminente e bella incoronazione dei martiri, preparata dal Giudice incorruttibile.

Ricevendo forte pazienza oltre la natura, fosti come sicura torre, o beato, affrontando l’ira e le frecce dei nemici, senza paura acclamando: benedite Cristo per tutti i secoli.

Scatenandosi con tanta furia su di te, il nemico principe della malizia e corruttore d’anime, spinse senza successo i tiranni ad abbattere il vigore della tua anima, o glorioso, poiché eri rivestito di tutta l’armatura di Cristo.

Theotokìon. Limpida fonte d’immortalità ti conosciamo, Madre di Dio, genitrice del Verbo del Padre immortale che salvò dalla morte quanti lo sovresaltano nei secoli.

Irmòs. Il Dio disceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei, mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, acclamatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Con inni, fedeli, magnifichiamo unanimi il Verbo, Dio da Dio, che ineffabilmente incarnato per noi da Vergine santa, viene con inenarrabile sapienza a rinnovare Adamo, miseramente caduto nella corruzione per un cibo.

Danzando con i martiri come martire, o beatissimo e stando presso il trono di Cristo, con le tue preghiere libera da terribili pericoli quanti celebrano con letizia la tua memoria e la tua luminosa festa.

Realmente hai preso dimora nei cieli come martire, o Giacomo, dove sono i cori dei martiri, dove riposa la sacra folla di tutti i santi, dove sono gli spiriti dei giusti, dove è la Chiesa dei primogeniti.

Portando la lampada stai ora davanti al Redentore di tutti, per cui sopportasti l’amputazione delle membra del tuo corpo e disprezzasti valorosamente la prova del fuoco e dei flagelli; perciò tutti con fede e affetto ti diciamo beato.

Adorno della porpora variopinta del tuo sangue, ora regni con Cristo, o Giacomo, poiché tramite la passione trovasti la fonte dell’impassibilità, di cui divenisti degno di deliziarti nei secoli, o beatissimo.

Theotokìon. Come genitrice di Dio divenisti Madre di Dio e secondo verità, o pura, ti glorifichiamo come Theotòkos e accordando il nome alla natura delle cose, pubblicamente e a gran voce ti portiamo la divina voce.

Irmòs. Con inni, fedeli, magnifichiamo unanimi il Verbo, Dio da Dio, che ineffabilmente incarnato per noi da Vergine santa, viene con inenarrabile sapienza a rinnovare Adamo, miseramente caduto nella corruzione per un cibo.

Exapostilarion. Udite, donne

Ardente di zelo per Cristo, bruciasti l’inganno dei persiani, martire Giacomo; mentre il tuo corpo veniva tagliato come tralcio di vite, per volere del tiranno, o sapientissimo, intonavi a ogni taglio un canto e un inno conveniente alla Trinità inaccessibile.

Theotokìon.

Maria, purissimo incensiere d’oro, sei realmente divenuta ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te il Figlio prese dimora e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Giorgio siciliota.

Riuniti oggi con fede, o voi amate vedere, considerate la singolare e inconsueta lotta di Giacomo, che dalla Persia per noi rifulse come la stella apparsa ai magi e ci guidò alla vera conoscenza. Questo generoso infatti, cadendo rovesciava i nemici; mentre gli venivano recise le membra, snervava i tiranni, rinvigorito dalla provvidenza celeste e gridava: Voi recidete le mie membra sensibili, ma ho Cristo che spiritualmente diviene tutto per me. Perciò prevedendo la vita futura, attraverso la morte stabilita per tutti, a quella si affrettava; ed ora che in essa dimora, chiede al Dio datore di corone il perdono, l’illuminazione e la grande misericordia per noi, che celebriamo la sua memoria.

E ora. Theotokìon.

Stesso tono. O straordinario prodigio!

Dominato dalla tenebra dell’ignoranza e oppresso dal sopore di pesante scoraggiamento, avvolto nella caligine dell’angustia e bloccato dai pericoli, non trascurarmi, affinché non mi perda del tutto. Sovrana misericordiosa, strappami a tutte queste tentazioni, perché dopo Dio ho te come sola speranza.

Oppure stavrotheotokìon.

Come sopportare, o Verbo, di vedere la tua ingiusta immolazione? Come contemplare chiusi i tuoi occhi divini che illuminarono i ciechi? Come vedere silenziose le tue labbra che aprirono le labbra del muto? Laceratevi, mie viscere, spèzzati, mio cuore, non sopporto di vivere. Così gridava la venerabilissima, piangendo amaramente.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.