25 Novembre
Memoria della santa megalomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio.
Al Mattutino.
Apolytìkion della festa. Tono 4.
Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio palesemente la Vergine si mostra e preannunzia a tutti Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.
Gloria. Della santa.
Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.
Cantiamo l’illustre sposa di Cristo, la divina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito ai più abili tra gli empi e ora, incoronata come martire, chiede per tutti la grande misericordia.
E ora. Di nuovo il tropario della festa.
Dopo la prima sticologìa, kàthisma della santa.
Tono 1. I soldati a guardia.
Venuta impavida alla lotta, beatissima martire, con coraggio confessasti Cristo, confutasti un empio e insensato tiranno, confondesti le turbe dei retori e volasti alle celesti dimore: perciò ti glorifichiamo.
Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.
Il frutto dei giusti Gioacchino e Anna, la nutrice della nostra vita, ancora lattante, è offerta a Dio nel santuario e l’ha benedetta il sacro Zaccaria; come Madre del Signore, tutti, con fede, diciamola beata.
Dopo la seconda sticologìa, kàthisma della santa.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
La vergine venerabile, la sapiente Caterina, veramente corroborata dalla potenza di Cristo, entra esultante nello stadio; abbattuto con forza un crudele tiranno e tutta la moltitudine degli empi nemici, lieta cantava senza sosta a gran voce: Cristo, mia gloria, salvatore e liberatore, accogli ora il mio spirito.
Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
Prima del concepimento, o pura, fosti consacrata a Dio e generata sulla terra, in dono fosti a lui offerta compiendo la promessa paterna; tra lampade luminose affidata al tempio divino dall’infanzia, puramente, come vero tempio divino, apparisti ricettacolo della luce divina e inaccessibile; solenne davvero il tuo incedere, o sola sposa di Dio e sempre Vergine.
Dopo il polyèleos, kàthisma della santa.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
La famosa e divina città di Alessandria, per la tua venerabile memoria festeggia e celebra le tue lotte, che generosamente sostenesti per Cristo, o Caterina e vantandosi molto, a te grida: O vergine dalle molte lotte che nelle celesti dimore vivi ora col tuo Creatore, salve, martire mirabilissima.
Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.
Esulti Davide, l’innografo e danzino in coro Gioacchino e Anna, perché un frutto santo è nato da loro, Maria, la luminosa lampada divina, che entra gioiosa nel tempio; vedendola, l’ha benedetta il figlio di Barachia, esclamando lieto: Salve, prodigio dell’universo.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.
Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, tutte le sue volontà in loro.
Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (25,1-13).
Il Signore disse questa parabola: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge, invece, insieme con le lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui il Figlio dell’uomo verrà.
Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della vittoriosa. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Della santa. Tono 2.
Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e hai fatto tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.
Dopo questo, recitiamo i canoni della festa e questi due per i santi. Il canone di santa Caterina ha questo acrostico: Caterina illustrissima con canti celebro.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
Alla testa dei suoi carri il Faraone fu inghiottito un tempo grazie alla verga di Mosè, quando prodigiosamente con un segno di croce colpì il mare e lo divise, ma salvò Israele che poté fuggire e passare a piedi asciutti cantando un cantico al Signore.
Per le preghiere della tua martire Caterina, Signore, illumina l’occhio ottenebrato della mia anima e per dissolvere le nubi dei miei peccati funesti, o Cristo, concedimi lo splendore della sua pura luce.
Guidata rettamente dai divini precetti del Signore e ardendo d’amore per lui, affrontasti le lotte, Caterina, con prontezza e confondesti lo spirito dei tiranni con la sapienza e la grazia dei tuoi discorsi.
Guidata sui flutti dalla mano potente di Cristo, gloriosa martire, sfuggisti alla tempesta degli idoli e senza spruzzi navigasti con la vela della croce sospinta dai soffi divini dello Spirito, cantando un cantico al Signore.
Ornata di splendore verginale, sapientissima Caterina e possedendo la divina conoscenza dal cielo, animata di coraggio virile, svergognasti le autorità supreme di un sapere menzognero e su di esse prevalesti a viva forza.
Theotokìon. Proclamare che tu sei la pura Madre di Dio ci distoglie da ogni eresia, poiché tu partoristi, divina Genitrice, colui che si fece carne senza mutamento, colui che domina tutto il creato, l’eterno Verbo di Dio.
Canone di san Mercurio. Acrostico: La forza di Mercurio mi custodisca. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
La verga che Mosè aveva tagliato ha separato l’elemento che non si poteva dividere, il sole ha visto un suolo che non aveva mai visto, le acque hanno inghiottito il perfido nemico, Israele ha attraversato il mare invalicabile, cantando: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.
Esultando con i cori superni presso la fonte d’ogni bene nel pieno gaudio divino, proteggi, o illustre Mercurio, i fedeli che festeggiano con affetto la tua santa memoria cantando al Signore, poiché con gloria si è glorificato.
Liberamente entrasti nello stadio del martirio, fortificato dalla potenza di Cristo che spontaneamente sopportò per noi la salvifica passione nella sua carne e gridasti gioiosamente: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.
Sapientemente disprezzasti il decreto del tiranno, beato Mercurio, gloriandoti di confessare Cristo e soffristi con gioia ogni sorta di tormenti, gridando per colui che ti diede la forza: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.
Theotokìon. Nella carne presa dalla Vergine apparve colui che si fece uomo per noi a nostra immagine e suscitò come fedele testimone della sua passione il generoso atleta Mercurio che gridava: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.
Della santa. Ode 3. Irmòs.
In principio, con la tua intelligenza, consolidasti i cieli e fondasti la terra sulle acque: o Cristo, stabiliscimi sulla roccia dei tuoi precetti, poiché non c’è santo all’infuori di te, solo filantropo.
Con slancio volontario sei venuta alla passione imitando il Cristo volontario e, vincendo brillantemente il tetro principe del mondo, ottenesti la corona, Caterina, divinamente ispirata.
Enunciando chiaramente, con la forza del tuo spirito, il dogma della conoscenza di Dio, sconfiggesti i tiranni, che precipitarono nel baratro degli empi, illustre martire illuminata dalla divina sapienza.
È annientato ora da una fragile vergine colui che sussurrò all’orecchio di Eva l’uguaglianza con Dio, poiché la martire Caterina, armata della croce, confuse colui che si vantava senza limiti.
Theotokìon. Con la forza della vita che dal tuo grembo è sorta sul mondo, rialza la mia anima ridotta alla morte, cancella le cicatrici e i marchi del peccato, sola Genitrice senza macchia del nostro Dio.
Del santo. Tu sei mia saldezza.
Tutto infiammato d’amore divino, disprezzasti come fossero un sogno, illustre martire, il fuoco, le catene, la spada e i tormenti.
Subendo le terribili flagellazioni e ricevendo la guarigione delle tue ferite, santo martire, lodasti il tuo Creatore.
Appoggiandoti al divino scettro, come generoso atleta umiliasti l’orgoglio del nemico, martire forte.
Theotokìon. Prefigurando il tuo parto ineffabile, Vergine pura, apparisti come un roveto che bruciava senza in alcun modo consumarsi.
Kathisma della santa.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Avendo ricevuto dalla bocca di Michele la vera sapienza celeste, illustre martire invitta nelle lotte, stupisti i retori semplicemente con la tua sapienza e con quella di Dio distruggesti l’errore; perciò il Creatore, vedendo la tua lotta si avvicinò per fortificarti, invitandoti a salire lassù, poiché là ti attendevano i tesori; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. Del santo. Tono 4. Presto intervieni.
Il martire Mercurio, lottando confuse il perfido seduttore; per il suo valore da Cristo ha ricevuto la corona; ai cori celesti è ora unito e gioisce della meritata gloria immortale; per questo celebriamo con fede la sua sacra memoria.
E ora. Della festa. Stesso tono. Stupì Giuseppe.
L’agnella pura, il talamo incontaminato, Maria, Madre di Dio, con gioia è straordinariamente introdotta nella casa di Dio; la scortano splendidamente gli angeli di Dio, tutti i fedeli sempre la dicono beata e grati cantano senza sosta a lei a gran voce: Tu sei nostra gloria e salvezza, o purissima.
Della santa. Ode 4. Irmòs.
Tu sei la mia forza e la mia potenza, Signore, mio Dio e mia gioia; senza lasciare il seno del Padre hai visitato la nostra povertà; così con il profeta Avvacùm a te grido: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.
Mostrasti la resistenza degli atleti, martire lodatissima, opponesti al nemico la più grande fermezza e con la forza della croce lo stritolasti sotto i piedi, Caterina, gloria dei martiri vittoriosi.
Come sposa di Cristo, beata Caterina, splendesti del luminoso fulgore della luce divina e apparisti radiosa di bellezza; perciò canti al Sovrano: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.
Disprezzasti l’arroganza del tiranno e con la divina sapienza espressa dalle tue parole, come dall’abisso strappasti alle seduzioni demoniache gli erranti, che per te appresero a cantare a Cristo: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.
L’illustre e luminosa festa della tua gloriosa memoria, martire lodatissima, che calpestasti la superbia del nemico, come sole è sorta su noi, che oggi ad alta voce cantiamo al Signore: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.
Theotokìon. Abbatti ora, o fanciulla, il potere degli atei nemici delle icone tua, del Dio nel tuo grembo ineffabilmente incarnato illuminando tutto il mondo e di tutti i santi; illumina i fedeli che ti venerano, o unica celebratissima.
Del santo. Ho udito, Signore.
Signore, ho intuito il mistero della tua opera di salvezza, ho meditato sulle tue azioni e glorificato la tua divinità.
Ti sei unito al Creatore con le sofferenze del tuo divino martirio, illustre Mercurio e da lui ricevesti fulgida corona, quale invincibile lottatore.
Essendoti spogliato, o martire, della tunica di corruzione e di morte, hai ora rivestito quella che ti fu tessuta dalla grazia superna.
Illustre martire, avendo combattuto il peccato fino a spargere il sangue, ti sei dimostrato vincitore e degno della gloria di lassù.
Theotokìon. Sempre Vergine, il Verbo della salvezza discese su di te come pioggia per prosciugare il diluvio del politeismo.
Della santa. Ode 5. Irmòs.
Perché mi hai respinto lontano dal tuo volto, luce inaccessibile? Me infelice, le tenebre esterne mi hanno avviluppato; fammi tornare, te ne supplico e dirigi i mie passi verso la luce della tua legge.
Ardente d’amore per il tuo Signore e desiderosa di contemplare la sua bellezza prodigiosa, illustre martire, raggiante delle grazie della tua verginità consegnasti te stessa ai tormenti.
Ornasti il tuo splendore verginale col fulgore delle tue sacre lotte per salire con sollecitudine alle nozze celesti di Cristo; e ora, o beata, sei unita al tuo Sposo, nella gioia e nella luce.
Ti rivelasti come una giovane splendida che amava un unico amore e dietro di lui con fermezza terminasti bene la tua corsa, gridando: Mio sposo, corro sulla traccia del tuo myron spirituale versato.
Theotokìon. Noi tutti riconosciamo in te, Vergine pura, la vera Madre di Dio: con conoscenza proclamiamo Dio e Verbo colui che con gioia partoristi di tua volontà in due nature, divina Vergine sposa.
Del santo. Vegliando all’alba.
Teso e dilaniato da continue ferite, Mercurio, sopportasti la tortura fortificato dalla speranza.
Avendo consolidato il tuo cuore sulla roccia mistica, o Mercurio, non mutasti parere, malgrado la pietra che ti schiacciava con il suo peso.
Avendo partecipato alle sofferenze del Signore, condividi ora la sua gloria e il suo divino splendore.
Theotokìon. Uccidi il mio vivissimo peccato, o Vergine che partoristi la vita, che con la sua morte sconfisse la morte.
Della santa. Ode 6. Irmòs.
L’abisso delle mie colpe, la marea del peccato mi sconvolgono e mi sospingono violentemente verso il baratro della disperazione; tendi verso di me la tua mano potente e come Pietro sui flutti salvami, o divino nocchiero.
Il Verbo puro e buono, vedendoti tutta imporporata del sangue del tuo martirio, radiosa per la luce della tua splendente verginità, ti accolse come sposa nella sua dimora celeste.
Fosti capace di spezzare con la croce la forza dei tiranni e respingere la vanità della sapienza di quaggiù, illustre Caterina dai pensieri sublimi, fonte zampillante di dottrina divinamente ispirata.
Sopportando con pazienza le pene dei tormenti, illustre martire, calpestasti colui la cui astuzia fece un giorno cacciare Adamo dalle delizie del paradiso e cingesti la corona del regno dei cieli.
Theotokìon. Vergine Madre di Dio, supplica il mio giudice, tuo Figlio, perché nell’ora del giudizio mi usi misericordia e mi salvi dalla terribile punizione; poiché in te sola ripongo la mia speranza.
Del santo. La mia supplica rivolgo.
Il Verbo eterno ti fortificò vedendo che sopportavi per lui, sapiente martire, ogni forma di tormento e ti esortò per mezzo di un angelo ad aver coraggio, Mercurio, senza temere l’ostilità dei tiranni.
Il serpente multiforme fu ucciso e calpestato dall’atleta e generoso soldato di Cristo, poiché con gioia si lanciò volontariamente verso i tormenti navigando verso la morte.
Offristi al tuo Sovrano tutta la predilezione del cuore, o beato; subendo per lui le torture, fosti da lui incoronato come vincitore; alla sua presenza, ora, nei cieli, esulti con tutti i martiri.
Theotokìon. Alla voce dell’angelo concepisti, o Vergine senza macchia, l’Angelo del gran consiglio e nella carne partoristi dal tuo santo grembo colui che con amore ineffabile ci mostrò l’ingresso della vita.
Kontàkion della santa.
Tono 2. Cercando le cose di lassù.
Pieni di divina ispirazione, date ora inizio a una sacra danza, amici dei martiri, per celebrare la sapientissima Caterina: poiché nello stadio essa predicò Cristo e calpestò il serpente, disprezzando la scienza dei retori.
Ikos.
La martire, ricevuta dall’infanzia la sapienza da Dio, apprese bene anche tutta la sapienza profana; conosciuti da questa, secondo la ragione, il movimento e la struttura degli elementi e conosciuto colui che dal principio li creò con il verbo, essa gli offriva giorno e notte il ringraziamento e abbatté gli idoli con quanti stoltamente ad essi davano culto, disprezzando la scienza dei retori.
Sinassario.
Il 25 di questo mese memoria della santa megalomartire Caterina.
Stichi. Alla sua grande sapienza Caterina aggiunge la gloria del martirio e la verginità. Colei che trionfò nel duello oratorio offre a Cristo, il venticinque, la sua testa tagliata.
Lo stesso giorno i santi centocinquanta rètori che per santa Caterina credettero in Cristo muoiono nel fuoco.
Stichi. Nel fuoco muoiono trovando le corone i retori un tempo nell’errore.
Lo stesso giorno la santa imperatrice, sposa di Massenzio, muore di spada.
Stichi. La moglie dell’imperatore mortale, uccisa trovò il talamo di un imperatore immortale.
Lo stesso giorno san Porfirio lo stratilata con duecento suoi soldati muoiono di spada.
Stichi. Con il tuo esercito, Porfirio, alla spada ti offri come vero stratilata.
Lo stesso giorno, memoria della passione del santo megalomartire Mercurio.
Stichi. Mercurio, sottoposto alla spada, procura ai nemici di Cristo il loro annientamento.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Pietro l’esicasta.
Stichi. Serenamente lasciando il mare di questa vita, giungi al porto sereno, o Pietro.
Lo stesso giorno i santi seicentosettanta martiri periscono uccisi di spada.
Stichi. Vengono uccisi sei centinaia di uomini e con loro altre sette decine.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Della santa. Ode 7. Irmòs.
La condiscendenza di Dio turbò il fuoco a Babilonia un tempo; perciò i fanciulli nella fornace danzavano con passo gioioso come in un prato fiorito, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Sei la gloria dei martiri e fosti iniziatrice nella fede, conducendo a Cristo, tuo sposo luminoso, una folla di martiri con i quali canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Il tuo verbo, o sapientissima, strappò molti dalla mania idolatrica in vista della salvezza e li rivelò martiri luminosi, che con te a gran voce acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Si presenta a te la giovane che ti seguì; venendo trafitta dalla spada imitò la tua immacolata passione, gridando a dicendo a te, Creatore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Vergine Madre di Dio, il Santo dei Santi che santamente ti rese sua dimora, incarnandosi nacque da te per salvare i fedeli che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Del santo. I fanciulli ebrei nella fornace.
Illuminato dal fulgore dello splendore celeste, generoso oplita, ora rischiari i fedeli che cantano: Signore nostro Dio, tu sei benedetto nei secoli.
Lodavi il Benefattore dell’universo, infiammato di zelo per lui e consumato dal fuoco materiale, cantando: Signore nostro Dio, tu sei benedetto nei secoli.
Quanti rendevano culto a una pietra, avendo duri come pietra i loro cuori, caricarono sul tuo collo una pietra pesante, o martire Mercurio, che cantavi: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.
Per mescolare il tuo venerabile sangue a quello del Re filantropo, partecipasti alla sua passione, Mercurio, cantando: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.
Theotokìon. La profondità del tuo mistero, Madre di Dio purissima, sbalordisce i cori degli angeli, poiché in te s’incarnò colui al quale cantiamo: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.
Della santa. Ode 8. Irmòs.
Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei fece scaldare la fornace per i fedeli del Signore; ma, quando li vide salvi per opera di una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e redentore; voi sacerdoti lodatelo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Docile ai tuoi insegnamenti, l’imperatrice fu guadagnata al culto del vero Dio e sopportò fermamente la durezza delle pene per meritare il regno eterno dei cieli, cantando: sacerdoti, lodate il Signore; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Alla preghiera dei martiri si aggiunga quella dei fedeli, poiché a Cristo la vittoriosa martire chiede i beni che procurano la salvezza per i fedeli, che festeggiano con affetto la sua memoria santissima e venerabile cantando: Popolo, esalta Cristo nei secoli.
Aprendo le porte del paradiso, lo Sposo celeste ti accolse e ti fece abitare nella sua dimora luminosa, condividendo il suo regno con te, poiché tu condividesti le pene con lui; ormai alla sua presenza in splendidi vesti, figlia di re, ricordati di tutti noi.
Con argomenti sofistici il perfido tiranno si sforzò di persuaderti, sperando di spezzare la tua resistenza; ma tu, desiderando le nozze di Cristo, illustre martire, cantasti: Sacerdoti, benedite il Signore; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Theotokìon. Madre di Dio pura, tu sei più santa dei cori degli angeli in cielo, poiché concepisti in grembo vergine, senza conoscere uomo, il Dio loro Creatore e Signore, che senza mutamento s’incarnò, in una sola ipòstasi e due nature, senza confusione.
Del santo. Stesso Irmòs.
In te il coro dei martiri accolse un membro luminoso, abbellito dal santo fulgore delle tue inestimabili lotte e della testimonianza che rendesti con la tua fede; ora non smetti di cantare: sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Con spirito di fede lottasti, illustre Mercurio e svergognasti il nemico con il tuo coraggio; come atleta vittorioso, ora esulti nei cori degli angeli, con i quali non smetti di cantare: Sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Trovando sotto i colpi della spada la tua suprema perfezione e l’oggetto del tuo desiderio, beato Mercurio, irrigasti la terra con il tuo sangue e lasciasti più bianco della neve il tuo corpo illustre e vittorioso, cantando: sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.
Theotokìon. Noi tutti, fedeli, ti cantiamo, Vergine pura, come causa della nostra restaurazione: inesplicabilmente partoristi la divina causa di tutto, il Dio che restaurò, nel suo amore, la sua immagine spezzata dal peccato, o piena di grazia più che benedetta.
Della santa. Ode 9. Irmòs.
Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perchè Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque magnificano Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.
Sei passata ai luminosi talami, adorna delle vesti nuziali, recando nella destra la lampada verginale e con l’altra la tua testa recisa e ora, accanto a Cristo tuo sposo, proteggi i tuoi cantori.
Fu accolta la tua preghiera, o donna di mente divina: poiché il Sovrano, o venerabile, salva dalle tentazioni quanti con fede invocano il tuo nome e dà loro salute, liberandoli da ogni sorta di mali dell’anima e del corpo; perciò con gioia, o Caterina, ti diciamo beata.
Attraversando agile e leggera il mare di questo mondo, senza sperimentarne le ondate, sapientissima martire, sei ora approdata a un porto tranquillo offrendo a Cristo, come multiforme ricchezza, la schiera dei martiri, o Caterina vergine beatissima.
Ora che sei nei celesti talami, dove danzi col coro delle vergini, risplendente delle perle del martirio, o sapientissima Caterina, sciogli i vincoli delle mie colpe, ardentemente implorando il benefattore di tutti, per il quale effondesti il tuo sangue.
Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, o Vergine, partorendo corporalmente, oltre natura, il Verbo buono, che il Padre buono ha fatto sgorgare dal suo cuore prima di tutti i secoli; e ora noi lo contempliamo trascendente i corpi, benché rivestito di un corpo.
Del santo. Stupì ogni orecchio.
Il sangue del martire spande il profumo della grazia, con una parola ineffabile sono cacciati i cattivi odori delle nostre passioni, le sue ossa fanno sgorgare fiotti di guarigioni e irrorano le anime di coloro che cantano il loro potere miracoloso.
Santamente ti celebriamo, o martire, come grande torre della Chiesa di Cristo, come colonna irremovibile, come muro davvero incrollabile, come forte soldato di Dio onnipotente, come distruttore dei nemici, come universale lampada spirituale.
Ricevesti un angelo di luce per accompagnarti nella lotta, per questo non temevi le torture, le bruciature provocate dalle fiamme, i terribili colpi e la spada tagliente, atleta di Cristo coraggioso e vittorioso.
Come un giorno di luce, di allegria e di gioia è sorta la tua divina memoria su noi che ti veneriamo, Mercurio: ricordati di noi, che oggi festeggiamo la tua memoria, liberaci da prove, pericoli e passioni.
Theotokìon. La mia anima accecata dalle passioni, oscurata e minacciata da pensieri perversi, rischiarala tu, porta della luce, liberami da pericoli, prove, afflizioni, perché glorifichi te, speranza e forza dei fedeli.
Exapostilarion della santa. Nel sacro Spirito.
Fortificasti l’animo delle donne, o venerabilissima vergine Caterina, gloria dei lottatori e, unita a Dio, confutasti la follia dei filosofi, che è delirio e mito, con l’assistenza di colei che è davvero purissima e Madre di Dio.
Del santo, stessa melodia.
Del tutto schiacciasti al suolo gli schieramenti dei nemici e la boria dei demoni e ricevesti la corona, o beato Mercurio, dalla mano del tuo Creatore, come martire della verità: e tutti tu salvi da ogni sorta di tristi lacci posti dallo straniero.
Della festa, stessa melodia.
I penetrali del tempio ti ricevono oggi, Vergine Madre di Dio, per le mani del sommo sacerdote; in essi dimorasti, dai tre ai dodici anni, nutrita per mano di un angelo divino, come arca santa di colui che creò tutto.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 prosòmia stichirà della santa, ripetendo il primo.
Tono 4. Hai dato come segno.
Celebrando la sacratissima memoria della tua nobile lotta, o Caterina inneggiatissima, glorifichiamo con voci che mai tacciono colui che ti diede salda pazienza, ti rese vittoriosa e ti concesse una parola capace di atterrire i retori, Gesù, filantropo, Salvatore e Signore (2).
Martire volontaria ti rivelasti, gloriosissima Caterina, confutando con forza il tiranno e abbattendo con la luce della conoscenza di Dio e la divina grazia la tremenda follia del politeismo; perciò ti ha coronata come martire e vergine purissima Cristo, Salvatore delle nostre anime.
O gloriosissima Caterina, ricevesti la grazia dello Spirito all’aprirsi della tua bocca dopo aver con zelo purificato te stessa nell’ascesi; con saldo pensiero umiliasti l’alterigia dei tiranni e con divina sapienza opponesti alla bellezza del corpo lo splendore dell’anima, o decoro degli atleti.
Gloria. Della santa. Tono 2. Di Babila.
Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, o venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e facesti tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.
E ora. Della festa. Stesso tono.
Oggi è condotta al tempio la Vergine purissima per divenire dimora di Dio, Re dell’universo, che nutre tutta la nostra vita. Oggi la purissima dimora consacrata, come vitella di tre anni, è introdotta nel Santo dei santi; a lei come l’angelo acclamiamo: Salve, sola benedetta fra le donne.
Grande dossologia, apolytìkion e congedo.
Alla liturgia.
I typikà e le odi 3 del canone della festa e 6 del canone della santa.

