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17 Novembre

Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Vegliando nelle preghiere, operando continui prodigi, con le tue belle opere ti sei guadagnato il nome. Prega dunque Cristo Dio, o padre Gregorio, di illuminare le nostre anime, affinché non ci addormentiamo nei peccati per la morte.

Dopo la lettura del salterio e delle Kathisme del tono corrente, due canoni dall’oktòichos, poi questo canone dei santi con l’acrostico: Gregorio taumaturgo, ecco il mio elogio. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Dei tuoi miracoli manifesta anche per me il potere divino liberandomi ora dall’abisso del peccato, venerabile padre Gregorio, illuminandomi con la tua fulgida luce, sì che possa cantarti una lode veramente di te degna.

Eri sapiente, sensato, diligente, beato padre Gregorio, preferendo la nobiltà dell’anima alle voluttà della carne, raccogliendo laboriosamente gli insegnamenti della sapienza, di cui si nutre questa stretta compagna di Dio.

Vedendoti prendere la temperanza come sorella e collaboratrice delle buone opere, il malvagio serpente aizzò contro di te gli aguzzini, che con la tua magnanimità confondesti, sanando una donna tormentata dalle passioni, o Gregorio.

Passando la tua vita in esilio, o venerabile Gregorio, ti rivelasti agli occhi di tutti degno di onore per virtù, pietà e amore per Dio, dal quale accolto, ricevesti il tuo celebre potere dei miracoli, che ti fa splendere come un sole sul mondo.

Theotokìon. Da regale radice, Vergine pura, germogliasti e in modo inesplicabile partoristi Cristo Dio Verbo, quando l’unica persona in due nature s’incarnò ineffabilmente dalle tue caste viscere.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Purificando il tuo spirito dal gorgo delle passioni e colmatolo di sapiente contemplazione, divenisti, o Gregorio, magnifica dimora della sapienza, avendo come ricchezza il dono della profezia.

Meditando, o beato, la scrittura divinamente ispirata e sapientemente scelta una vita dalle molteplici forme, in te stesso saggiamente riproducesti l’unica immagine della virtù, o Gregorio.

Il gerarca iniziato per divina mistagogia al mistero della teologia ne illumina noi perché adoriamo la Trinità consustanziale, coeterna, increata.

Guidato da Dio, che cercavi con tutto il cuore, per mistagogo avevi Maria, la pura Madre di Dio e il figlio del tuono, che ti fecero vedere la luce della Trinità divina.

Theotokìon. In te, Vergine pura, tutti riconoscemmo la verga che produsse Cristo, fiore di immortalità e l’incensiere d’oro, poiché nelle tue braccia, o beata, portasti il carbone dell’Essere divino.

Irmòs. Tu che in principio stabilisti i cieli con sapienza e fondasti la terra sulle acque, sulla pietra dei tuoi comandamenti, o Cristo, rinsaldami perché non c’è santo all’infuori di te, solo filantropo.

Kathisma. Tono 3. La confessione della fede.

Nuovo Mosè divenisti per le opere, ricevendo dalla mistica teofania sul monte le tavole della fede, legiferando per i popoli la devozione al mistero della Trinità santa, o Gregorio: perciò noi fedeli tutti veneriamo la tua memoria, chiedendo per mezzo tuo la grande misericordia.

Theotokìon.

Del Verbo divenisti divina dimora, Vergine Madre purissima più santa degli angeli; sono coperto di fango più di tutti, insozzato dalle passioni carnali: purificami nei flutti divini, tu che ci procuri con le tue preghiere, o venerabile, la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, la Vergine Madre del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto che aveva fatto nascere senza dolore, con lacrime materne gridò: Figlio mio, che passione soffri, volendo salvare la natura umana dalle sue infami passioni!

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o amico degli uomini.

Ricevuto il seme del Verbo come terra buona, divino padre, lo centuplicasti come dice il Vangelo, poiché tu conduci ancora a Dio con la tua dottrina i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Come folgore rifulse la tua vita, o padre, allontanando l’errore dei demòni, poiché la loro oscurità si dileguò alla luce della tua virtù; perciò il custode del tempio dell’errore che rovina le anime, rotolando come una pietra, fu illuminato come una gemma.

Meritasti di contemplare la nube della luce divina; come Mosè ricevette la legge scritta da Dio, tu fosti iniziato all’esatta teologia; così divenisti legislatore, venerabile Gregorio, per la Chiesa di Cristo.

Evitasti gli inganni dei retori, illuminato dal Verbo della grazia, davvero arricchito dell’autorità apostolica contro i demoni, o padre: infatti il principe delle tenebre fugge il tuo splendore lampeggiante, o Gregorio.

Theotokìon. Da lungi ti prefigurò, purissima, l’arca contenente la legge scritta da Dio, poiché nel tuo seno concepisti il Verbo fonte di vita, che riunì le anime dei fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Con la coltivazione dei tuoi discorsi dissodasti cuori sterili per deporvi il seme divino e presentare come copiosi frutti, santo gerarca, la salvezza dei credenti.

Il divino gerarca Fèdimo, infiammato di zelo per Dio, ti consacrò vescovo, confidando con fede in colui che tutto vede, così come nella santità della tua vita, o padre santo.

Con i flutti dei tuoi dogmi estinguesti il braciere degli idoli e con la tua dottrina rafforzasti i credenti, elevandoti al vertice della contemplazione sul modello del veggente Samuele e mostrandoti come un albero ai tuoi persecutori.

Liberandomi da tutti i mali con la tua intercessione, divino gerarca, straccia il registro dei miei peccati: perché come sacerdote hai ricevuto da Dio il potere di rimettere i peccati.

Theotokìon. Abbellita dagli splendori della tua verginità, copristi, o Vergine, la vergogna e la difformità della prima Eva generando Cristo, che concede la veste dell’immortalità ai fedeli che ti glorificano.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Per miracolo inaridisti lo stagno fratricida di cui due fratelli disputavano il possesso e fermasti la piena del fiume piantandovi il bastone, che per divino volere divenne un albero.

Non sopportando di vedere insultato Dio, divorato da zelo per lui, o Gregorio, con le tue preghiere annientasti il popolo dai vani pensieri.

L’empio che voleva annientarti, il miserabile figlio di Israele, fu messo a morte lui stesso, glorificando Dio in te, Gregorio, che ne osservi i comandamenti.

Theotokìon. Lo Spirito creatore si posò su di te e il Verbo di Dio dimorò nel tuo grembo, Vergine purissima e inesplicabilmente si fece carne, restando ciò che era, senza mutare.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion.

Tono 2 Cercando le cose di lassù.

Ricevuto il potere di operare molti miracoli hai terrorizzato i demoni con segni tremendi ed hai allontanato i mali dagli uomini, o sapientissimo Gregorio: sei perciò chiamato taumaturgo, avendo preso il nome dalle opere.

Ikos.

Da dove comincerò, misero qual sono, a intessere lodi, considerando tante azioni più che mirabili? Se metto mano alla vita del santo, non ne sono assolu-tamente all’altezza; la sua vita divina supera infatti ogni intelletto; se guardo ai miracoli, anche qui resto confuso, perché sono più numerosi della sabbia: per questo egli si chiama taumaturgo, avendo preso il nome dalle opere.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo padre nostro Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Stichi. In vita Gregorio fece miracoli: dal Sovrano che lo accoglie nelle dimore divine ottiene licenza di farne di più. Il 17 novembre terminò i suoi giorni.

Lo stesso giorno memoria del beato Lazzaro di Zografou, il confessore.

Stichi. Lazzaro non ti raffigura più, Verbo, ma ti vede vivente.

Lo stesso giorno memoria dei beati Zaccaria Skitotomou e Giovanni.

Il beato Gennadio che fu asceta nel monastero di Vatopedi e ne fu anche dispensiere, vedendo pure il miracolo dell’olio colante dall’orcio vuoto, si addormenta in pace.

Lo stesso giorno il beato Longino si addormenta in pace.

Stichi. Hai un grande atleta, o Cristo: Longino. Hai anche un grande asceta: Longino.

Lo stesso giorno san Gennadio, patriarca di Costantinopoli, si addormenta in pace.

Stichi. Gennadio trovò l’Eden come corona, apparendo ginnasta nella palestra spirituale.

Lo stesso giorno san Massimo, patriarca di Costantinopoli si addormenta in pace.

Stichi. Nelle pene Massimo genera come figli le opere d’una vita pura come giglio.

Lo stesso giorno il beato Giustino si addormenta in pace.

Stichi. Il tuo ascetico e vigilante occhio ci svela il prodigio degli asceti, o Giustino.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Vanto dei padri, gloria dei dottori, torcia della Chiesa, incrollabile colonna della fede sei tu, o Gregorio, che canti: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Splendido di prodigi illuminasti tutto il mondo; perciò nella nostra assemblea ti diciamo beato, noi che godiamo delle tue parole e cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Per tutti gli afflitti da malattie fosti fonte di guarigione, poiché fu sparsa con abbondanza sulle tue labbra la grazia dello straordinario potere, che ci spinge a cantare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tutto ora si colma di luce divina grazie a te, purissima: apparisti infatti come porta per cui il nostro Dio entrò a contatto col mondo, illuminando i fedeli che acclamano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Noi che per te siamo riccamente illuminati dallo splendore della Trinità santa e consustanziale e celebriamo oggi la tua festa, chiediamo, o Gregorio, di essere illuminati dalla tua grazia di taumaturgo per acclamare: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate in tutti i secoli.

Ricevendo come nuovissimo specchio i raggi della divinità primordiale, o beatissimo, rischiarasti il mondo rinviando i riflessi della sua luce sui fedeli ortodossi che cantano: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate in tutti i secoli.

Protetto da Dio, come fondamento della fede sul monte come un altro Mosé, legiferasti per i fedeli insegnando a cantare: Sacerdoti benedite, popolo esaltate in tutti i secoli.

Theotokìon. Sei divenuta sede della luce senza tramonto o santissima, raggiante di splendori verginali e hai illuminato quanti con tutta l’anima ti riconoscono vera Theotòkos e gridano: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esalta in tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Rifulgendo per lo splendore della tua eccelsa vita, oggi stai accanto alla grande luce, coronato come vincitore per i tuoi prodigi divini, padre venerabile Gregorio, gerarca e taumaturgo, torcia della Chiesa e gemma della vera fede.

Supplica il Signore di dirigere oggi, o taumaturgo, con la tua intercessione, il sacerdozio regale, eletto e santificato; possano i fedeli che festeggiano la tua memoria, trovare grazie a te il regno dei cieli.

Respinti con successo gli attacchi dei demoni e dominati gli affanni della carne, o beato taumaturgo, come sacro ministro, innocente, immacolato, rivestito dell’ornamento della giustizia, stai ora con fiducia davanti al trono del nostro Dio.

Theotokìon. Apparisti Madre Dio prodigiosamente partorendo corporalmente il Verbo buono che il Padre proferì dal suo seno prima dei secoli, o Vergine, poiché egli è buono e malgrado la sua veste di carne noi lo sappiamo trascendente.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Exapostilarion. Sotto gli occhi.

Acclamiamo con melodie divine, o amici della festa, il gerarca Gregorio, che diede prova di sé nel mondo per miracoli d’ogni specie: così, per la sua intercessione, otterremo il perdono delle colpe.

Theotokìon.

L’insidiosissimo e astutissimo nemico che mi invidiò la vita divina e beata di un tempo nel paradiso e mi rese esule dall’Eden, alla tua nascita, o Vergine, viene messo a morte.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo la prima.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, tu che santamente splendi con sapienza per la sacratissima teologia, colonna della Chiesa, suo stabile dottore, ammirabile strumento del Paràclito, spirito celeste, cetra dello Spirito, sublime pastore e dolce agnello, pecora diletta del Pastore supremo, fonte zampillante dottrina e flutti di guarigione, gerarca Gregorio, prega Cristo di donarci la grande misericordia (2).

Salve, splendore dei sacri gerarchi, fulgida dimora delle virtù, sostegno della Chiesa e modello di dignità sacerdotale, fiume fluente flutti divini che disseta tutta la terra per dare in abbondanza frutti spirituali di salvezza e lavare il pantano delle eresie; angelo terrestre, uomo celeste, bocca che medita la lode di Dio, Gregorio, degno erede di colui che concede al mondo la grande misericordia.

Con la pioggia delle tue sacre preghiere prosciugasti uno stagno, causa di discordia tra fratelli; per un bastone mutato in albero sbarrasti per grazia divina il corso di un fiume straripato, o Gregorio e distruggesti gli altari dei demoni; con le tue fervide preghiere a Dio sciogliesti l’inverno dell’ateismo; con i tuoi miracoli consolidasti le anime per condurle al benefattore di tutti, da cui ricevesti il meritato salario; pregalo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 4.

Con rispettoso timore per il gerarca celebre per i prodigi, anche le cose inanimate prodigiosamente si trasformavano: lo stagno infatti divenne terra ferma per ammonire i fratelli; il bastone divenne albero per imbrigliare il fiume; la pietra con una parola si trasformò per portare gli increduli alla conoscenza di Dio: per essa, o Dio, concedi alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

La tua protezione, Vergine Madre di Dio, è spirituale luogo di cura: rifugiandoci in essa, siamo liberati dalle malattie dell’anima.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Ricevuto da Dio il sacerdozio e rivestito dall’alto il divino vello, rendesti figli della luce ed eredi di Dio gli antichi figli dell’incredulità, perché la grazia della sapienza era effusa sulle tue labbra, beatissimo taumaturgo Gregorio: perciò anche ora, nella tua memoria, prega Cristo Dio per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Madre di Dio, affinché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Hai dato come segno.

La Sovrana purissima, vedendo crocifisso il Re del creato, gridava lamentandosi: Ahimè, Figlio divino, come sopporti dolori, tu che sei Dio impassibile? Le schiere degli angeli stupiscono tremanti vedendo il mistero della tua ineffabile crocifissione, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Segue il resto del mattutino e la conclusione.